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(Adnkronos) - Mario Adinolfi 'usa' il calcio per attaccare il mondo musulmano. Il giornalista e fondatore del 'Popolo della Famiglia' ha commentato, a modo suo, i tanti episodi, piuttosto insoliti, per usare un eufemismo, andati in scena durante la finale di Coppa d'Africa tra Marocco e Senegal. Dalle proteste per il rigore di Brahim Diaz, con il Senegal che ha abbandonato momentaneamente il campo in segno di dissenso, gesto che la federazione marocchina, dal canto suo, ha usato come pretesto per presentare ricorso. E poi c'è l'asciugamano 'voodoo' di Mendy, che alcuni tifosi hanno provato a sottrarre all'ex portiere del Chelsea. Tutta legna al fuoco, insomma, per Adinolfi: "Si può affermare che le sceneggiate da sottosviluppati a cui abbiamo dovuto assistere nel corso della finale Marocco-Senegal comprovano l’inferiorità civile e culturale del mondo islamico", ha scritto sulla propria pagina Facebook, "continuo a rafforzarmi nel pensiero che la predicazione maomettana sia stata e sia un crimine verso la dignità della persona umana". Ma non solo: "PS. Ovviamente prova ulteriore sono anche le carceri egiziane, ciò che hanno fatto a Regeni, il regime talebano, le bande libiche, i tagliagole di Hamas che dominano Gaza, i folli ayatollah che sparano in mezzo agli occhi dei manifestanti e impiccano quelli che arrestano, gli affiliati all’Isis che comandano in Siria, gli animali di Boko Haram che rapiscono e uccidono i cristiani in Nigeria, i pakistani che li perseguitano e li condannano a morte per blasfemia, i tunisini e gli algerini che spacciano e stuprano. Però con le immagini dalla finale di Coppa d’Africa quanto sia l’Islam il male del mondo lo avete capito persino voi".
(Adnkronos) - Cassa Depositi e Prestiti ha pubblicato il bando per la messa a disposizione di nuovi posti letto per studenti, in base alla convenzione siglata con il ministero dell’Università e della Ricerca e in linea con quanto previsto dalla revisione del Pnrr, sancita in legge di Bilancio 2026. Il Mur ha affidato a Cdp l’attuazione nell’ambito del Pnrr, del nuovo investimento 'Fondo per gli alloggi destinati agli studenti' finanziato dall’Unione Europea – Next Generation Eu, a cui è assegnata una dotazione complessiva di 599 milioni di euro. L’obiettivo è raggiungere entro il 15 maggio 2027 la soglia di 60mila alloggi. Le candidature sono aperte a soggetti sia pubblici sia privati. (VIDEO) Per accedere ai contributi finanziari, le candidature potranno essere presentate attraverso il servizio telematico dedicato a partire dal 20 gennaio (alle ore 12.00) fino ad esaurimento della dotazione dell’investimento e in ogni caso non oltre il 29 giugno 2026 (alle ore 23.59). L’atto d’obbligo, con cui i candidati ammessi a ricevere il contributo si impegnano a garantire gli alloggi secondo le condizioni poste dal bando, dovrà essere inviato a Cdp entro il 15 luglio 2026. Gli interventi per rendere disponibili i posti letto dovranno concludersi entro il 15 maggio 2027. A seguito della messa a disposizione degli studentati, Cdp potrà erogare ai gestori delle strutture un contributo economico a fondo perduto entro il 30 giugno 2027. Ciascuna richiesta di ammissione dovrà prevedere almeno 18 nuovi posti letto per residenza, gli immobili dovranno trovarsi nel territorio di capoluoghi di provincia sede di ateneo o aree limitrofe. I gestori delle strutture saranno tenuti a garantire tariffe di almeno il 15% inferiori rispetto ai valori medi di mercato e riservare almeno il 30% dei posti letto, con prezzi ulteriormente contenuti, agli studenti fuori sede capaci e meritevoli anche se privi di mezzi. Inoltre, dovrà essere assicurata per 12 anni la destinazione d’uso prevalente degli immobili ad alloggio o residenza per studenti universitari. L’importo del contributo potrà essere fino a un massimo di circa 20mila euro per ogni posto letto. Cdp si avvarrà, oltre a Fintecna, della collaborazione con l’Agenzia del Demanio per tutte le verifiche sugli immobili. Un comitato di investimento composto da cinque membri esterni, di cui uno designato dal ministero con funzioni di presidente e quattro da Cdp, individuati tra soggetti di comprovata ed elevata qualificazione professionale, si occuperà del controllo di ammissibilità delle domande per l’accesso ai contributi e delle altre attività previste dal bando. Le modalità di partecipazione al bando saranno illustrate anche in un ciclo di webinar. Il primo appuntamento è previsto per il 4 febbraio. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web di Cassa Depositi e Prestiti.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.