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(Adnkronos) - “Le emozioni sono sempre fortissime. Dal primo podio in Val Gardena non ci ho capito più niente. Sono in un ciclone di emozioni ed è una cosa che mi stravolge, mi travolge. Da un mese e mezzo non dormo più la notte. So ciò che vale mio figlio". Mamma Irene Franzoni risponde all’Adnkronos e si commuove. Il giorno dopo la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Milano Cortina di Giovanni, nella discesa a Bormio, però non c’è pericolo. Nessun sogno, tutto vero: "La notte prima della gara ero andata a dormire alle 21, mi sono svegliata alle 2. Da lì ho recitato tutti i rosari e le preghiere possibili e immaginabili. Speravo solo che arrivasse in fondo sano e salvo". Mamma Irene racconta l’incontro con Giovanni dopo la vittoria e non trattiene le lacrime: "L'ho aspettato fino all'ultimo – spiega - perché tra conferenze e altre cose è stata un’attesa lunghissima". Poi, è bastato uno sguardo: "Non capivo più nulla, volevo solo abbracciare mio figlio. Era impossibile. Poi ci siamo visti, mi ha guardata e mi ha detto ‘Mamma’, mostrandomi la medaglia. E niente, l’ho abbracciato". Irene fa i complimenti anche a Dominik Paris, bronzo nella gara di ieri: "Ho conosciuto tre anni fa sua madre e l’ho ringraziata, dicendole che Domme sta dando molte cose a Giovanni. Paris è leggenda, meritava questo traguardo da tempo". Per Irene, la medaglia scintillante conquistata da Giovanni è anche una rivincita: "Ha superato un infortunio, ci ha messo un po' per ripartire. Vedere arrivare in cima Von Allmen, che gareggiava con lui negli anni passati, non è stato semplice". Lo svizzero ha vinto l'oro al termine di una gara perfetta: "Sono andata da Franjo ieri, presentandomi. Poi gli ho detto che ricordo le loro gare junior e che i prossimi saranno anni di battaglie. Hanno rinunciato a tante cose perché credevano in quello che facevano". Mamma Irene guarderà adesso le prossime gare (forse) con un po’ di tranquillità in più: "Ormai, Giovanni è diventato grande. Riesce a capire le situazioni e a gestirle, insieme a tutte queste emozioni. Non perdere il focus è tanta roba". A Milano Cortina, non è finita: “Ora che ha messo la prima medaglia al collo si può divertire. Vedremo, chissà...". (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)
(Adnkronos) - "Inps è tutto il welfare in Italia. La sua trasformazione sta andando avanti e per questo sono molto felice. Tutti i nostri dipendenti ci stanno credendo fortemente. Vogliamo restituire al Governo, allo Stato, un istituto che sia sempre più trasparente, efficace, dinamico e fruibile, cioè sempre più al servizio dei nostri cittadini”. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, durante la Conferenza nazionale della Dirigenza Inps intitolata "La forza dei valori" che è iniziata oggi a Roma. Punti chiave, spiega Fava sono: “Responsabilità, senso del dovere, senso del sacrificio e soprattutto il benessere dei cittadini. Il loro interesse che corrisponde al nostro lavoro”. Due giorni ricchi di incontri e approfondimenti: “Queste due giornate sono importantissime perché i protagonisti sono le nostre risorse umane, tutti i nostri dipendenti, dal primo all’ultimo. Vogliamo passare con loro questi due giorni per andare incontro al futuro del nostro Istituto e quindi al nuovo modello di servizio che stiamo portando avanti” conclude Fava.
(Adnkronos) - Riciclare per raggiungere l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma spiega all’Adnkronos la chiave (oltre all’urgenza) per ridurre la dipendenza da filiere esterne che sono decisive per le tecnologie della transizione ma che si trovano nelle mani di Paesi terzi rispetto all’Italia e all’Europa. Su tutti, la Cina: Pechino detiene infatti un quasi monopolio nell’esportazione di queste materie prime, e può limitarne l’accesso secondo convenienza. Ma con il ritorno della politica di potenza a livello globale e l’indebolimento al multilateralismo, la priorità per l’Unione europea e per l’Italia è diventata cercare l’autonomia nelle filiere più strategiche, anche attraverso l’economia circolare. “Con il gas e il petrolio eravamo totalmente dipendenti, perché noi non li avevamo”, spiega De Santoli, ma ora “non è detto che dobbiamo continuare a comprare i materiali critici”. Anzi, “l’indipendenza passa dall’affrancamento” dall’obbligo di comprare altrove, e il “riutilizzo in qualche modo all’infinito” dei materiali che sono già nella propria disponibilità gioca un ruolo fondamentale verso l’autonomia. In questo modo, infatti, è possibile immaginare di “creare una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici“, sottolinea ancora il prorettore. E “l’Italia, grazie alla sua esperienza nel riciclo, può diventare un hub del riuso di componenti strategici. È un’occasione unica per un’industria autonoma e competitiva”. “Su alcuni settori sicuramente più alcuni che altri possiamo diventare delle oasi autonome in cui far sviluppare componenti e servizi che possono addirittura essere esportati in Europa: è quello il nuovo corso ed è quella l’indicazione che dobbiamo dare per il futuro”, spiega. Resta un altro grande nodo strutturale: il costo dell’energia, che continua a rappresentare un freno per la competitività delle imprese europee ed italiane. Anche in questo caso, per De Santoli si deve puntare a una “vera filiera europea dell’energia”, nella quale il Bel Paese può giocare un ruolo di primo piano. “Enel, Eni e persino la cinese Byd stanno valutando l’Italia come base produttiva per le gigafactory per le batterie”, ricorda l’esperto. Certo, l’Italia attualmente, sottolinea De Santoli, ha “i costi più alti d’Europa, che a loro volta sono i più alti del mondo”. E allora come fare? “L’unica via, anche con l’attuale mercato dell’energia, è sviluppare massicciamente le rinnovabili. Cosa che, anche senza riforme di mercato, riduce l’impatto del gas sul prezzo finale”. Il problema, continua, “non è il costo del solare o dell’eolico, ma la lentezza con cui li integriamo nel sistema. Se raggiungiamo il 60% di penetrazione elettrica al 2030, i benefici saranno immediati per famiglie e imprese”. Per il prorettore, i due “grandi fronti” su cui dobbiamo agire sono l’eolico offshore e l’idrogeno. “Siamo ancora indietro, ma dobbiamo arrivare a 2,1 GW entro il 2030. Le nostre coste profonde richiedono piattaforme galleggianti, una tecnologia che possiamo sviluppare in Italia. Anche la Danimarca sta investendo qui: perché non farlo noi per primi”? Infine, parlare di energia oggi porta per forza di cose al tema dei data center, che assorbono circa il 3% dei consumi globali e raddoppieranno entro dieci anni. Un problema anche perché, spiega l’esperto, “concentrano energia laddove le rinnovabili, invece, sono distribuite”. Di conseguenza, conclude De Santoli, “dobbiamo ripensare il modello: la rete va resa più flessibile, con accumuli diffusi e logiche di prossimità energetica. L’intelligenza artificiale può aiutarci a ottimizzare il sistema, ma serve pianificazione: i data center dovranno essere costruiti dove esiste un mix energetico sostenibile, o dotati di fonti rinnovabili proprie”.