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(Adnkronos) - Una palazzina di due piani è parzialmente crollata nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 15 gennaio, nella località Il Matto, nel comune di Arezzo, dopo un'esplosione. La deflagrazione, avvenuta intorno alle 17.22, ha provocato anche lo sviluppo di un incendio, domato dai vigili del fuoco del comando di Arezzo e del distaccamento di Cortona, intervenuti sul posto. Il bilancio è di tre persone ferite gravi. Secondo l'aggiornamento, fornito dal 118 della Asl Toscana sud est, un uomo di 63 anni è stato trasportato in codice 2 all'ospedale San Donato di Arezzo. In codice 2 anche una donna di 71 anni, anch'essa trasferita al San Donato. Gravissime le condizioni di una donna di 76 anni, rimasta ustionata nell'esplosione: la paziente è stata trasportata in codice 3 al Centro Grandi Ustionati di Cisanello, a Pisa, con ambulanza della Croce Bianca e medico a bordo. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti, oltre ai vigili del fuoco e al personale sanitario, anche carabinieri e altre forze dell'ordine. Per coordinare le operazioni di soccorso è stato attivato il gruppo maxiemergenze del 118 di Arezzo, con l'impiego dell'elisoccorso Pegaso 2, automedica e diverse ambulanze infermierizzate. Oltre ai primi mezzi già sul posto, è stata disposta un'attivazione aggiuntiva della Misericordia di Arezzo e di un'ulteriore ambulanza della Croce Rossa di Arezzo. I vigili del fuoco hanno proseguito a lungo le verifiche tra le macerie per escludere la presenza di altre persone coinvolte, anche con le unità cinofile. Al momento non risultano dispersi. Sono in corso accertamenti per chiarire le cause dell'esplosione e del conseguente crollo dell’edificio.
(Adnkronos) - Il paradosso della digitalizzazione italiana emerge con forza dai dati più recenti: mentre il mercato dell'intelligenza artificiale cresce del 58% nel 2024 e le grandi aziende con oltre 250 addetti superano il 50% di adozione Ia, il 70,2% delle imprese italiane rimane bloccato a un livello base di digitalizzazione secondo il Digital intensity index. Un divario che rischia di compromettere la competitività del tessuto produttivo nazionale, considerando che le pmi rappresentano circa il 45% del fatturato del Paese. I numeri raccontano una storia di opportunità mancate e di un sistema imprenditoriale che fatica a tenere il passo con la rivoluzione digitale. L'adozione dell'intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è passata dal 5% nel 2023 all'8,2% nel 2024, raggiungendo il 16,4% nel 2025 secondo i dati Istat. Una crescita significativa che però nasconde profonde disparità dimensionali e settoriali. "Fare impresa in Italia oggi con l'intelligenza artificiale è un'opportunità ma si può tramutare in una condanna", afferma Manabe Repici, ceo di Strategenius agency, evidenziando come molte aziende non abbiano ancora compreso come sfruttare appieno il potenziale del digitale e l'importanza della reputazione e della presenza online. La situazione diventa ancora più critica se si considera che gli investimenti nel digitale in Italia cresceranno solo dell'1,5% entro il 2025, con l'Ia che si posiziona al terzo posto tra le aree di spesa Ict". Il gap digitale delle pmi italiane non è solo una questione tecnologica ma rappresenta una sfida strutturale per l'intero sistema economico. Mentre le grandi aziende accelerano nell'adozione di tecnologie avanzate, le piccole e medie imprese rischiano di essere superate da concorrenti meno capaci ma più abili nel marketing digitale. "Le pmi - sottolinea Repici - rappresentano circa il 45% del fatturato nazionale, ed è cruciale per loro colmare il gap digitale per evitare di essere superate da concorrenti meno capaci, ma più abili nel marketing digitale". La trasformazione digitale sta creando nuove opportunità lavorative e modificando profondamente il modo in cui i consumatori cercano informazioni online. L'intelligenza artificiale non si limita a migliorare l'efficienza operativa ma sta ridefinendo interi modelli di business. Il mercato dell'Ia in Italia, trainato principalmente dalle sperimentazioni con la Generative Ia, mostra un dinamismo che contrasta con l'inerzia di gran parte del tessuto imprenditoriale. "Siamo in un momento di transizione, dove l'Ia può fungere da ponte tra le generazioni più anziane e i giovani nativi digitali", osserva Repici, evidenziando come questa tecnologia possa facilitare l'integrazione tra competenze tradizionali e innovazione digitale. Un aspetto cruciale per un Paese dove molte pmi sono ancora gestite da imprenditori di generazioni precedenti, spesso restii al cambiamento tecnologico. Le prospettive future del mercato indicano una polarizzazione sempre più marcata tra aziende digitalizzate e quelle che restano ancorate a modelli tradizionali. L'automazione dei processi e la gestione avanzata dei dati diventeranno fattori discriminanti per la sopravvivenza sul mercato. Paradossalmente, però, emerge anche una nuova domanda di competenze umane uniche. "La spontaneità e l'autenticità diventeranno sempre più importanti in un mondo saturo di contenuti generati dall'Ia", prevede Repici, suggerendo che l'elemento umano manterrà un ruolo centrale nonostante l'avanzata dell'automazione. La sfida per le pmi italiane non è solo tecnologica ma culturale. Il ritardo nell'adozione digitale rischia di trasformarsi in un handicap strutturale in un mercato sempre più competitivo e globalizzato. 'La chiave del successo sarà la capacità di adattarsi e innovare, sfruttando le potenzialità dell'Ia per creare un futuro più prospero e sostenibile', conclude Repici. Un monito che suona come un ultimatum per migliaia di piccole e medie imprese che devono scegliere tra evolversi o rischiare l'obsolescenza. Il tempo per colmare il divario digitale si sta esaurendo. Mentre le grandi aziende corrono verso l'innovazione e il mercato dell'Ia continua la sua crescita esponenziale, le pmi italiane devono affrontare una trasformazione che non è più rinviabile. La digitalizzazione non è più un'opzione ma una necessità per garantire la sopravvivenza e la competitività del sistema produttivo nazionale.
(Adnkronos) - "Fermiamo i botti di Capodanno, causa di shock e morte tra la fauna selvatica e di stress e panico tra cani e gatti domestici. Magari sostituendoli con opzioni a basso rumore oppure giochi di luci". Questa la richiesta del Wwf Italia in vista dei festeggiamenti di fine anno. I botti, spiega il Wwf, "provocano traumi, disorientamento, fughe caotiche e shock immediati negli animali selvatici, con conseguenze spesso mortali, ma anche effetti a lungo termine, come alterazioni comportamentali e danni al sistema riproduttivo. Causano panico, ansia e stress negli animali domestici. I botti in città possono danneggiare anche la vegetazione: le alte temperature e le scintille possono innescare incendi o provocare bruciature a chiome e tronchi di alberi, mentre i residui chimici ricadono sul suolo compromettendo la salute di alberi e aiuole urbane. A tutto questo si aggiunge un inquinamento atmosferico non trascurabile, per la presenza di metalli pesanti, particolato e perclorati". Da qui l'appello ai Comuni affinché "vietino, con una apposita ordinanza, i botti di Capodanno nel loro territorio, come Roma e altri Comuni hanno fatto negli ultimi anni, purtroppo con un livello di rispetto delle regole ancora troppo basso da parte dei cittadini". “Ogni inizio anno i notiziari ci raccontano di ferimenti e incidenti causati dai botti - dice Eva Alessi, responsabile Sostenibilità Wwf Italia - Le sofferenze degli animali difficilmente verranno raccontate ma sono ormai documentate. Basta vedere come reagiscono i nostri animali domestici, terrorizzati, con il cuore impazzito, mentre cercano rifugio sotto letti o tavoli. Ci vuole poco ad immaginare le conseguenze per la fauna selvatica. Per molti la fuga improvvisa si conclude con la morte. Come Wwf chiediamo ai Comuni di emettere con anticipo ordinanze di divieto di botti, petardi e fuochi pirotecnici, vigilando in anticipo per prevenire situazioni di pericolo”. Si stima - ricorda il Wwf - che ogni anno in Italia migliaia di animali muoiano a causa dei botti di fine anno. Di questi circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, tra cui rapaci che, spaventati, perdono l’orientamento e finiscono spesso contro ostacoli. Molti abbandonano improvvisamente il loro dormitorio invernale (alberi, siepi o tetti) e vagano al buio senza trovare riparo, morendo per il freddo a causa del dispendio energetico improvviso in una stagione caratterizzata da basse temperature e scarsità di cibo.