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(Adnkronos) - Italiani e stitichezza. "L'86% ne ha sofferto nell'ultimo anno, il 72% fatica a identificarne adeguatamente i principali sintomi e più del 42% è a conoscenza che la mancanza di trattamento della stitichezza può rendere ancora più difficile l'evacuazione". Sono i dati di un nuovo report Focaldata lanciato oggi e commissionato da Norgine – MoviGo, che permette di avere una visione di insieme sulla stitichezza in Italia, evidenziandone la diffusione e l'impatto che essa ha sulla salute degli adulti in Italia. Emergono, inoltre, ulteriori informazioni, come ad esempio, "una potenziale difficoltà mostrata dalle persone nell’affrontare un tema che può causare imbarazzo e questo può contribuire a ritardare la ricerca di soluzioni". L’indagine 'Constipation State of the Nation' è stata condotta da Focaldata, sono state intervistate 16.734 persone in 9 mercati (Regno Unito: 2.020, Australia: 2.055, Germania: 2.008, Francia: 2.022, Italia: 2.086, Spagna: 2.022, Svezia: 2.010, Norvegia: 1.009, Danimarca: 1.502). "Il 29% delle persone intervistate afferma di sentirsi a disagio nel discutere le proprie condizioni di salute intestinale con familiari o amici - si legge nel report - il non sentirsi a proprio agio riguardo questo tema sia una problematica che non è esclusiva italiana, ma presente anche nei mercati coinvolti nell’indagine. Inoltre, evidenzia come generalmente le persone coinvolte nello studio si sentono più a proprio agio a parlare di politica, denaro e religione che delle proprie abitudini intestinali". Danilo Lembo, Direttore medico di Norgine Italia, afferma: “È fondamentale abbattere lo stigma che circonda la stitichezza e incoraggiare comunicazioni aperte per normalizzare le conversazioni sulla salute intestinale. È importante che le persone non ignorino i primi segnali di stitichezza, perché più si aspetta, più può essere difficile rimettere in moto la corretta dinamica". Sono emerse anche disparità regionali, con livelli più alti di stitichezza nel Sud Italia rispetto al Nord-Est. Il Sud Italia ha la più alta percentuale di persone che soffrono spesso di stitichezza, con il 26% che ne ha sofferto "sempre" o "frequentemente" nell'ultimo anno, rispetto al Nord-Est, che ha il tasso più basso con solo il 19%. Il report ha mostrato il significativo impatto che la stitichezza ha anche sul benessere fisico e mentale, così come il suo sorprendente effetto sulla produttività. "Circa il 31% delle persone in Italia ha perso giorni di lavoro a causa della stitichezza. La stipsi incide negativamente sul 62% degli italiani durante l'orario lavorativo. Di questi, quasi un terzo (il 32%) lamenta un aumento significativo dei livelli di stress", sottolinea il report. "Il report ‘Constipation State of Nation' ha fatto luce su un problema di salute spesso ignorato – continua Lembo - Molti pazienti si sentono ancora in imbarazzo a discutere di questi problemi con i professionisti sanitari. Questi risultati sono un campanello d'allarme e sottolineano l'urgente necessità di una maggiore consapevolezza e accesso a soluzioni efficaci. È importante ricordare che la stitichezza è curabile, ma un trattamento precoce è fondamentale per evitare che diventi un problema più complesso. Affrontarla prima può far risparmiare tempo e disagi".
(Adnkronos) - "La nostra bussola è chiara. È la Costituzione e in particolare l’articolo 97, che ci ricorda che cosa significa essere civil servant. Siamo manager, gestiamo risorse, governiamo processi complessi. Ma la gestione delle risorse è il mezzo, non il fine. Il fine è essere al servizio della comunità nazionale. Ed essere al servizio delle persone richiede una direzione, un orientamento saldo. Questa direzione sono i valori". Con queste dichiarazioni Valeria Vittimberga, direttore generale Inps, è intervenuta in occasione della Conferenza nazionale della Dirigenza Inps, dal titolo ‘La forza dei valori’, svoltasi a Roma. Per Vittimberga l'integrità dell’Istituto è un punto chiave "integrità significa una cosa semplice e difficilissima: che il potere riconosca dei limiti a se stesso. In una grande amministrazione pubblica il potere non è mai astratto. È negli atti, nei tempi, nelle interpretazioni, nelle priorità. Ogni volta che scegliamo la coerenza invece della convenienza, la chiarezza invece dell’ambiguità, la responsabilità invece dello scaricabarile, stiamo facendo molto più che rispettare una regola: stiamo rendendo credibile lo Stato”. “L’Inps non osserva la società da fuori - prosegue - la attraversa. Ed è per questo che ha una responsabilità unica nel trasformare l’equità in architettura concreta delle politiche pubbliche. Centralità della persona Perché ci sia vera equità, non dobbiamo mai dimenticare il centro. E il centro è la persona. La persona è il limite invalicabile”. L’attenzione alla sostenibilità sociale è sempre alta: “Tenere insieme sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale non è un compromesso. È un dovere verso le generazioni che verranno. Sostenibilità significa anche sostenibilità individuale: inclusione, dignità, assenza di discriminazioni. E poiché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, la prima forma di sostenibilità è una società inclusiva nel lavoro. In questo l’Inps è al fianco delle politiche attive del lavoro, a favore di donne, giovani, neet, persone con disabilità. Responsabilità sociale significa famiglia, anziani, fragilità, disabilità”. Infine l'innovazione: "Noi siamo innovativi. Ma non soltanto nella tecnologia. Innovare non significa correre più veloce. Significa scegliere dove andare. La tecnologia moltiplica le possibilità. Ma non decide le priorità. Un’innovazione pubblica senza valori disumanizza. Un’innovazione governata rafforza giustizia, efficienza, prossimità. Innoviamo per migliorare la qualità delle decisioni, ridurre l’arbitrarietà, liberare tempo per la relazione umana. L’intelligenza artificiale è una grande opportunità e una grande sfida. Per questo stiamo lavorando a un modello di intelligenza artificiale del welfare, sovrano, affidabile, alimentato da dati certificati. Un’innovazione giusta. Un’innovazione umana. In questo scenario complesso” conclude Vittimberga.
(Adnkronos) - Da rifiuto a risorsa grazie allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani. Questo l’obiettivo di Neofos, un programma di sperimentazione con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal Mase - Materie Prime Critiche e guidato da Gruppo Cap, insieme a MM Spa, Politecnico di Milano (Polimi) e Università di Bologna (Unibo). Il progetto coinvolge tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica, creando un modello di economia circolare unico in Italia per integrazione territoriale. Il fosforo è un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali, di particolare interesse per il settore dell’automotive, come le batterie litio-ferro-fosfato. A causa del progressivo depauperamento delle riserve minerali globali e della sua designazione come Critical Raw Material, cresce l’interesse per le attività di Urban Mining, che permettono di produrre localmente fosforo e ridurre la dipendenza dai mercati extra Ue. In questo scenario Cap, da sempre impegnata nello sviluppo di progetti di economia circolare, ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto che partirà dall’impianto di Bareggio, dove sarà installato un primo impianto dimostrativo, capitalizzando l’esperienza e il know-how acquisito negli anni nella gestione della BioPiattaforma di Sesto San Giovanni. Al contempo, con il coinvolgimento di MM, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano, il progetto si radica strategicamente sul territorio, consentendo di testare soluzioni innovative direttamente nei grandi impianti di uno dei poli d’eccellenza europei nel trattamento acque. Nel dettaglio, il progetto Neofos mira a sviluppare approcci circolari innovativi per il recupero del fosforo e per la produzione di materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate. Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue tramite la tecnologia S2Ebpr (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico, nel pieno rispetto dei nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale. In questa fase, MM mette a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio reali e imprescindibili per la modellazione dei processi di rimozione biologica e per la definizione degli scenari di implementazione tecnologica su scala metropolitana. In parallelo, Neofos prevede il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento. Il materiale estratto sarà trasformato in sali di fosforo (struvite) o in altri composti puri, utilizzabili come fertilizzanti o in processi industriali. Con l’ottimizzazione dei processi sarà possibile ottenere prodotti di alta qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando la sostenibilità complessiva. Infine, il focus di indagine si sposterà sull’integrazione delle tecnologie e sulla loro scalabilità. Verranno valutati costi, benefici ambientali e possibilità di applicazione su larga scala, definendo strategie per la gestione dei materiali secondo i criteri di End of Waste e massimizzando efficienza e sostenibilità. In questo modo, Neofos punta a creare un modello replicabile di gestione del fosforo che coniughi innovazione, economia e rispetto dell’ambiente.