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(Adnkronos) - Una forte ondata di maltempo si è abbattuta ancora una volta sull'Italia oggi, sabato 14 febbraio. Colpito in particolare il Centro-Sud, con piogge intense, temporali e raffiche di burrasca. Scattata quindi l'allerta arancione su parte di Sardegna, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e allerta gialla in Calabria, Toscana, Umbria e su parte di Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia. Sono oltre 50 gli evacuati dopo la mareggiata che ha allagato le case a ridosso degli scogli nella zona della foce del Tevere nel Comune di Fiumicino. I vigili del fuoco sono al lavoro dalle 7.30 di questa mattina in via Passo della Sentinella, con la squadra territoriale di Ostia, i sommozzatori e il nucleo Saf per l’evacuazione dei nuclei familiari. Una donna disabile di 82 anni, che era rimasta intrappolata in casa dall'acqua, è stata portata in salvo e affidata al personale Asl. Sul posto anche Polizia e 118. ''A seguito delle segnalazioni pervenute alla Sala Operativa della Polizia Locale e dell’intervento dei Vigili del Fuoco, il Funzionario dei vigili del fuoco presente sul posto ha accertato la sussistenza di un pericolo attuale e concreto per la pubblica e privata incolumità'', il sindaco di Fiumicino ''ha emanato un’ordinanza contingibile e urgente per disporre l’evacuazione delle abitazioni situate in via Passo della Sentinella, nel tratto compreso tra il civico 56 e il civico 274'', fa sapere in una nota il Comune di Fiumicino. ''Il provvedimento si è reso necessario a causa degli allagamenti provocati dall’innalzamento del livello del fiume Tevere e delle avverse condizioni meteomarine - si legge nella nota - Le mareggiate e il forte vento stanno infatti ostacolando il naturale deflusso delle acque verso la foce. La situazione è monitorata dalle autorità presenti sul posto''. Dalla mezzanotte di oggi sono circa 100 gli interventi eseguiti dai vigili del fuoco del comando di Roma sul territorio di Roma e provincia in seguito al maltempo. La natura delle richieste di intervento gestite dalla Sala Operativa dei vigili del fuoco varia dagli allagamenti di abitazioni, negozi, cantine, alla segnalazione di piante e rami pericolanti. Inoltre alcuni fulmini si sono abbattuti su alberi, pali (della luce o del telefono) e cabine elettriche. Tra queste la centrale termica di via di Grottarossa 214 a Roma, dove il personale dei vigili del fuoco e i tecnici Enel sono intervenuti per la messa in sicurezza. Sono Palermo, Messina, Catania e Trapani le province maggiormente colpite dall'ondata di maltempo che nelle ultime ore si è abbattuta anche sulla Sicilia. Dal 12 febbraio sono stati portati a termine 647 interventi, concentrati principalmente sulla rimozione di alberi pericolanti e sulla messa in sicurezza di elementi costruttivi danneggiati dalle raffiche di vento. La Regione Calabria ha chiesto lo stato di emergenza nazionale per i danni del maltempo che negli ultimi giorni ha duramente colpito il territorio. A farlo sapere, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, con una nota, nella quale comunica di aver convocato d'urgenza, in mattinata, una giunta straordinaria nel corso della quale è stata deliberata la richiesta formale al governo del riconoscimento dello stato di emergenza nazionale. Una delibera specifica, inoltre, è stata approvata per chiedere anche "il riconoscimento dello stato di calamità naturale per il compatto agricolo, zootecnico e della pesca, messo in ginocchio dall'ondata di eccezionale intensità che ha devastato campagne, colture e infrastrutture rurali, compromettendo il lavoro di migliaia di imprenditori". Il governatore si dice certo che "già nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri saprà dare risposte tempestive e concrete per sostenere un territorio già profondamente segnato dalla violenza del ciclone Harry e che, nelle ultime 48 ore, ha dovuto fronteggiare nuove perturbazioni di straordinaria forza, con raffiche impetuose, nubifragi, mareggiate e un'ondata di maltempo che ha provocato smottamenti, esondazioni, ingrossamento dei corsi d'acqua e cedimenti di argini in diverse aree della nostra regione". "Anche questa volta contiamo danni ingentissimi. Fortunatamente, però, non registriamo vittime né dispersi", precisa Occhiuto, ringraziando "i calabresi, che hanno seguito con grande senso di responsabilità le indicazioni fornite dalle autorità competenti, la Protezione civile regionale, i vigili del fuoco, le forze dell'ordine, i sindaci e tutti gli amministratori locali: una catena istituzionale che ha funzionato ancora una volta in modo efficace e coordinato". "Adesso la Calabria è chiamata alla fase della ripartenza. Siamo pronti a rimboccarci le maniche, a sostenere le comunità colpite, a ricostruire ciò che è stato danneggiato e a trasformare anche questa prova in un'occasione di coesione e forza. La Calabria saprà rialzarsi, come ha sempre fatto, con determinazione e orgoglio", conclude Occhiuto. La situazione resta critica nel Cosentino, dove nella tarda serata di ieri il fiume Crati ha ceduto lungo l'intero tratto della foce, provocando estese esondazioni che hanno interessato il versante sud, nel territorio di Corigliano Rossano, e quello nord, nel Comune di Cassano allo Ionio. Le acque hanno invaso diverse abitazioni, causando l'interruzione dell'energia elettrica e gravi difficoltà alla viabilità locale. I vigili del fuoco, col supporto di un elicottero del Reparto Volo di Lamezia Terme, sono tuttora impegnati nelle operazioni di soccorso per trarre in salvo circa 40 persone rimaste bloccate nelle proprie case prive di corrente elettrica. Attualmente sono circa 80 gli interventi ancora da espletare in tutta la provincia, principalmente legati a frane e allagamenti. Il Crati nel pomeriggio di ieri ha superato i 5,50 metri, arrivando con una forza inaudita. Sono almeno tre i punti in cui l'argine destro è crollato, uno poco più sopra della ferrovia, due a valle della Ss 106, invadendo case, terreni, aziende, progetti". A scriverlo, in un post, è il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi. Il primo cittadino, intorno alle 17 di ieri, aveva già dato l'ordine di evacuazione in tre punti della città: contrada Foggia, Thurio e Ministalla; all'arrivo dell'acqua, dunque, molti erano già fuori dalle abitazioni, mentre altri sono stati raggiunti grazie a Comune, Protezione civile, carabinieri, Polizia, vigili del fuoco. Tuttavia, "molta gente è ancora fuori di casa, al freddo, perché non ha voluto altre sistemazioni, ne sto incontrando a Ministalla, a Thurio, a Foggia", dichiara Stasi. "Siamo qui e siamo stati qui durante tutta la notte - prosegue -, lavorando per consentire alle imprese di intervenire sull'argine rotto, in condizioni difficili ed al buio, perché ogni ora è preziosa. Una delle rotture, forse la più impressionante a monte della ferrovia, è stata già fortemente ridotta e si sta lavorando contemporaneamente sulle altre". Stasi non risparmia critiche a chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza: "C'è rabbia oltre che stanchezza: lo dico senza giri di parole e senza ipocrisia - afferma il sindaco -. C'è rabbia perché la furia della piena ha rotto un argine che avrebbe già dovuto essere messo in sicurezza, perché ci sono i soldi fermi da anni proprio per questi tratti, perché lo abbiamo chiesto ripetutamente". Non è la prima volta che accade: già nell'estate 2015, si verificò una tremenda alluvione a Corigliano e Rossano, che provocò danni ingenti e sfollati. "Stiamo lavorando per rallentare, fermare, mitigare, senza sosta, ma c'è gente che per la seconda volta in pochi anni ha perso tutto, che aspetta di poter tornare in casa per capire quali mobili deve buttare, che aspetta di raggiungere i campi e gli animali con la speranza di trovare ancora qualcosa", ribadisce il primo cittadino. Infine, l'appello: "Spero, almeno, che stavolta questa gente venga tenuta in considerazione e gli venga data la possibilità di ripartire, perché l'ultima volta hanno dovuto rifare tutto da soli".
(Adnkronos) - Cresce nelle pmi italiane la consapevolezza del ruolo decisivo delle competenze manageriali nella gestione dei passaggi critici del proprio percorso di crescita: ricambio generazionale, nuovi assetti societari, trasformazione digitale, sempre più spesso trovano nella formazione dei dirigenti la leva capace di trasformare i processi di cambiamento in nuove leve di competitività. Lo conferma la graduatoria dei piani formativi finanziati con l'Avviso 2/2025 di Fondirigenti, pubblicata ieri, che fotografa bisogni, priorità e livelli di maturità delle imprese chiamate a governare, al loro interno, cambiamenti rapidi e complessi. Sono 152 i piani finanziati, che coinvolgeranno 239 dirigenti per un totale di 13.753 ore di formazione, con una media di 57,6 ore per dirigente e una richiesta media di finanziamento di poco più di 12mila euro per piano. Il dato più significativo è che il 75% dei piani formativi presentati ha superato la soglia di ammissibilità, con oltre la metà dei progetti idonei (53%) nella fascia più alta di valutazione, tra 85 e 100 punti. Una positiva evoluzione, che conferma il trend già evidenziato con i precedenti Avvisi, segno dell’elevata qualità delle proposte e di una progettualità più matura e consapevole da parte delle imprese. Vista la qualità complessiva dei progetti e dell'ampiezza della risposta, il cda di Fondirigenti ha deliberato di andare oltre lo stanziamento iniziale di 1,5 milioni di euro, euro per finanziare tutti i 152 piani idonei, per un investimento complessivo di oltre 1,8 milioni di euro che premia la crescita della progettualità nelle pmi. "La graduatoria - sottolinea Massimo Sabatini, direttore generale di Fondirigenti - restituisce l'immagine di pmi sempre più consapevoli del fatto che, per attraversare fasi complesse come un passaggio generazionale o un'operazione societaria, servono competenze adeguate di governo, metodo e visione, dove la formazione può fare la differenza Colpisce, in particolare, la crescita della qualità progettuale degli interventi, nelle fasce di merito più alte, segno che le imprese stanno investendo in percorsi sempre più concreti e immediatamente utili, per prendere decisioni migliori e più tempestive". A livello territoriale, Veneto ed Emilia-Romagna hanno registrato il maggior numero di piani approvati, seguite dalla Lombardia; nel Mezzogiorno spicca la Campania. Diverse regioni con poche candidature hanno tuttavia raggiunto il 100% di approvazione, indice di una capacità progettuale solida e diffusa. I piani valutati evidenziano una adeguata correlazione tra i processi di 'metamorfosi' aziendale e i percorsi di rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali, funzionali a ridefinirne l’identità, la struttura organizzativa e la visione strategica. I casi più virtuosi testimoniano un pensiero strategico di cambiamento, volto a garantire continuità e crescita nel lungo periodo, che comporta una profonda trasformazione culturale e organizzativa. Rispetto ai contenuti, i progetti nell'area del passaggio generazionale mostrano una forte attenzione alle competenze in materia di governance, alla mappatura e valorizzazione delle competenze, al mentoring e trasferimento del know-how, alla definizione di KPI e sistemi di performance management per rendere la transizione più solida. Dal canto loro, l'area delle operazioni societarie evidenzia un approccio orientato al rafforzamento strutturale delle competenze manageriali, con focus ricorrenti su finanza strategica, valutazione d'impresa, compliance e gestione del rischio, spesso con un'attenzione che si estende alla conoscenza delle filiere e dei mercati internazionali. L'area della trasformazione digitale funzionale alla crescita delle pmi si conferma infine di particolare interesse, soprattutto sui temi dell’Intelligenza Artificiale, integrazione dei sistemi, cybersecurity, analytics e governance dei dati. "Con l'Avviso 2/2025 - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - abbiamo voluto mettere a fuoco i momenti chiave in cui le Pmi si giocano continuità e competitività, ovvero il ricambio generazionale, gli assetti societari e la trasformazione digitale come leva di efficienza e di governo La risposta così ampia e di elevata qualità pervenuta dalle imprese conferma, da un lato, lo straordinario ruolo abilitante della formazione continua nelle grandi trasformazioni aziendali, dall'altro chiama sempre più in causa Fondirigenti come partner delle imprese, soprattutto di quelle di minori dimensioni, per aiutarle a trasformare cambiamento e complessità in momenti di opportunità di crescita". "Il Fondo sottolinea - ha sempre avuto come tratto distintivo quello della qualità dell'azione formativa: l'innalzamento dell'asticella e la qualità dei piani ricevuti mostrano che il sistema produttivo e manageriale è pronto ad impegnarsi in questa direzione". La graduatoria completa è disponibile sul sito di Fondirigenti: https://www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - Semplificare e razionalizzare le normative, in modo da recuperare competitività e innovazione, pur rispettando gli obiettivi di sostenibilità. Questo lo scopo di una serie di pacchetti – non solo in materia ambientale – presentati nell’ultimo anno dalla Commissione europea per venire incontro alla richiesta, avanzata da più parti, di alleggerire gli oneri delle imprese. L’organo esecutivo del blocco, che solo qualche anno fa centrava un ambizioso traguardo con il Green Deal, nel 2025 ha presentato dieci pacchetti, alcuni specifici: l’Omnibus I, dedicato a sostenibilità e regole ESG, e Omnibus VIII – Ambiente, che interviene direttamente su emissioni industriali, rifiuti, economia circolare e autorizzazioni. La Dichiarazione di Budapest del novembre 2024 d’altronde lo ha detto chiaramente: serve una “rivoluzione di semplificazione“, perché “non è più possibile mantenere lo status quo”. “Per rafforzare la nostra competitività, occorre sfruttare in modo globale e coerente tutti gli strumenti e le politiche, a livello sia dell’Ue che degli Stati membri”. L’organo guidato da Ursula von der Leyen sta dunque cercando di raggiungere i traguardi ambientali fissati “in modo più efficiente, meno costoso e più intelligente”, e soprattutto senza affossare le imprese. La Commissione prevede che le imprese risparmieranno circa 1 miliardo di euro all’anno, portando i risparmi derivanti dagli Omnibus e da altre iniziative di semplificazione già presentate a quasi 11 miliardi di euro all’anno. L’obiettivo complessivo di 37,5 miliardi di euro di risparmi annuali sui costi amministrativi entro il 2029 sarebbe così più vicino. Vediamo allora di che cosa si tratta e a che punto siamo. Va subito precisato però che non esiste ancora un testo definitivo unico e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, perché molte delle modifiche proposte sono in corso di esame da parte dell’Europarlamento e del Consiglio. Il Pacchetto Omnibus I, presentato dalla Commissione il 26 febbraio 2025, mira a semplificare radicalmente le norme ESG, riducendo gli oneri burocratici con lo scopo di rendere la sostenibilità “più accessibile e più facile da attuare”. Ecco i suoi punti chiave: - semplificazione obblighi CSRD (rendicontazione sulla sostenibilità) e CSDDD (due diligence di sostenibilità): proposta una riduzione di circa l’80% del numero di imprese obbligate; - semplificazione del meccanismo CBAM (che prevede un adeguamento del carbonio alle frontiere); - ‘Stop the Clock’: introduzione di uno slittamento di due anni, al 26 luglio 2027, per l’entrata in vigore degli obblighi di rendicontazione per diverse categorie di imprese; - PMI: introduzione di standard di rendicontazione più semplici e volontari per le piccole e medie imprese; - revisione soglie: innalzamento delle soglie dimensionali (dipendenti, fatturato, attivo di bilancio) per le imprese soggette alla rendicontazione di sostenibilità; - allineamento normativo: coordinare le scadenze degli standard europei (ESRS) per facilitare l’adeguamento delle aziende. Il pacchetto Omnibus VIII – Ambiente, presentato il 10 dicembre 2025, riguarda più ampiamente la normativa ambientale europea. Comprende sei proposte legislative che intervengono su emissioni industriali, economia circolare, valutazioni ambientali, dati geospaziali e gestione delle sostanze pericolose. Per quanto riguarda la direttiva sulle emissioni industriali (IED), che ha l’obiettivo di prevenire e monitorare l’inquinamento provocato dai grandi stabilimenti, l’idea è di semplificare gli obblighi di reportistica, non più per singolo sito ma per azienda, con l’eliminazione di alcuni requisiti di certificazione e una semplificazione del database della direttiva. Ad esempio, si vuole eliminare l’obbligo di includere i piani di trasformazione e concedere più tempo agli operatori per la predisposizione dei Sistemi di Gestione Ambientale (SGA). Gli agricoltori e gli operatori del settore dell’acquacoltura saranno esentati da alcuni obblighi di rendicontazione; inoltre, l’ambito delle attività agricole sarà semplificato e le duplicazioni per le aziende agricole biologiche saranno ridotte. Altro asse centrale del pacchetto è la responsabilità estesa del produttore (EPR), che impone ai produttori di farsi carico anche del fine vita degli articoli che immettono sul mercato. In particolare, il pacchetto prevede la sospensione temporanea – fino al 1° gennaio 2035 – dell’obbligo di nominare un rappresentante autorizzato in ciascuno Stato membro per i produttori europei che vendono prodotti in altri Paesi. I contratti già in essere potranno essere mantenuti, mentre i produttori che non intendono nominare un rappresentante beneficeranno di una riduzione dei costi amministrativi. La Commissione chiarisce però che la riforma strutturale dell’EPR sarà affrontata con un altro atto: il Circular Economy Act, previsto per il 2026. L’Omnibus Ambiente interviene anche sulle autorizzazioni e sulle Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA). L’obiettivo è ridurre le duplicazioni burocratiche e accelerare le decisioni, con particolare attenzione a progetti considerati strategici, come reti elettriche, data center ed economia circolare. La Commissione propone: - scadenze più chiare per il rilascio dei permessi; - maggiore ricorso a strumenti digitali; - una presunzione di interesse pubblico per alcune tipologie di progetti. Non è ancora chiaro quali siano, ma la Commissione ha precisato che debbano contribuire “alla resilienza dell’Ue, alla decarbonizzazione o all’efficienza delle risorse”. Per gli imballaggi, la Commissione fa riferimento all’introduzione di linee guida (non di norme nuove) per semplificare l’implementazione del nuovo Regolamento, per facilitare la conformità da parte degli Stati membri. Sul fronte dei dati, Bruxelles punta a superare strumenti ritenuti costosi e poco efficaci. È il caso del database SCIP (Substances of Concern In articles as such or in complex objects (Products)) – al quale attualmente le imprese devono notificare la presenza di sostanze “estremamente preoccupanti” negli articoli che immettono sul mercato – che potrebbe essere abrogato e sostituito da soluzioni digitali più integrate, come il Passaporto digitale dei prodotti. Analogamente, la Commissione considera troppo onerosa la Direttiva INSPIRE del 2007, che impone agli Stati membri di produrre una serie di dati geografici (su acqua, suolo, biodiversità, ecc.) in formato armonizzato, interoperabile e consultabile online, e propone di sostituirla con un portale unico open data, più snello e standardizzato. La Commissione ha poi annunciato che anche la Direttiva quadro sulle acque sarà rivista e modificata nel 2026, e che sono possibili interventi mirati sulla Nature Restoration Law. In entrambi i casi, però, il contenuto specifico è ancora oggetto di confronto politico. I pacchetti dunque sono stati presentati. Ma a che punto si trovano del loro percorso verso l’adozione? Omnibus I ha già visto voti e posizioni negoziali del Parlamento europeo e sta seguendo un iter più avanzato rispetto al pacchetto ambiente. Tuttavia, anche qui la procedura non è ancora conclusa. Il 9 dicembre 2025 intanto è stato trovato l’accordo di Consiglio e Parlamento. Omnibus VIII invece si trova nella fase iniziale dell’iter: è ora all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio. Il 19 gennaio 2026 la commissione parlamentare competente (comitato ENVI) ha avuto uno scambio di vedute con la commissaria europea per l’Ambiente Jessika Roswall — ma non è stata ancora adottata una posizione finale formale. C’è tuttavia un punto da ricordare: come per gli altri pacchetti Omnibus, la Commissione non ha effettuato una valutazione d’impatto nemmeno su quelli green, ritenendola non necessaria. Ma la Ombudswoman Teresa Anjinho ha recentemente contestato la mancanza di analisi e giustificazioni adeguate delle prime misure Omnibus, specificando che “in futuro, sarà necessario trovare un migliore equilibrio tra un’amministrazione agile e il rispetto di standard procedurali minimi per l’elaborazione delle leggi. Alcuni principi di buona normazione non possono essere sacrificati neppure in nome dell’urgenza”. E mentre associazioni e ong criticano la semplificazione perché, afferma il Wwf, “rischiano di demolire decenni di protezione della natura, con effetti immediati su aria, acqua, ecosistemi e salute pubblica”, per Roswall “non c’è contraddizione tra elevati standard ambientali e competitività: sono due facce della stessa medaglia”