ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Meglio non provocare Adama Traoré. L'attaccante spagnolo del West Ham è da ieri il protagonista assoluto di video e meme su X dopo la prova di forza - letterale - nel finale del derby perso 3-2 contro il Chelsea. Traoré, 31 anni, è appena arrivato agli Hammers nel mercato invernale e ha trovato subito il modo di lasciare il segno nella sentitissima sfida con i blues. Avanti 2-0 a Stamford Bridge, il West Ham è stato rimontato e sconfitto in extremis. Il Chelsea ha trovato il gol del 3-2 nel recupero e gli ultimi minuti del match sono diventati una corrida. Traoré, in un duello nei pressi della bandierina, ha 'accompagnato' Cucurella sul fondo afferrando e scaraventando l'esterno dei blues oltre la linea di fondo. Quindi, il gigantesco attaccante si è voltato minacciosamente verso il guardalinee. E qui, con un errore imperdonabile, è entrato in scena Joao Pedro. L'attaccante del Chelsea ha avuto la brillante idea di spingere Traoré alle spalle. Lo spagnolo si è girato e ha iniziato a 'caricare': lo sguardo di Joao Pedro, terrorizzato, rimbalza da un post all'altro. In campo, nel giro di pochi secondi, è successo di tutto: accenno di maxirissa, mani al collo assortite, caos totale. Joao Pedro, almeno, si è salvato.
(Adnkronos) - "Le Olimpiadi rappresentano sicuramente un’ottima vetrina internazionale per Milano e per tutte le altre aree coinvolte nell’evento. L’eredità importante che eventi come questi lasciano sul territorio è data in particolare dalle infrastrutture (in termini di viabilità, collegamenti, impianti sportivi, strutture dedicate) che sul mercato immobiliare ha sempre avuto un impatto positivo, in parte è stato già scontato nel 2025 con un maggiore interesse da parte di investitori che hanno comprato per mettere a reddito la casa durante l’evento". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia Fabiana Megliola, responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa. "A beneficiare delle Olimpiadi Invernali nel primo semestre del 2025 - sostiene - è stata l’area di Rogoredo che ha visto una crescita dei prezzi del 16% da attribuire in modo particolare agli investitori che hanno acquistato in vista proprio di questo importante avvenimento sportivo. Hanno scelto soprattutto Rogoredo Vecchia, dove ci sono immobili ante ’67 che si scambiano a prezzi medi di 3000 euro al mq. Hanno acquistato bilocali da 140-150 mila euro. Anche l’area intorno a via Ripamonti, pur registrando prezzi stabili, ha avuto delle migliorie e un maggiore interesse nell’acquisto. Erediterà lo studentato a cui sarà destinato il Villaggio Olimpico: 1700 posti-letto accessibili nei prossimi anni". "Eventi come le Olimpiadi - spiega - lasciano anche strutture impiantistiche rinnovate o nuove che sono apprezzate soprattutto da chi pratica sport e che potrebbe interessarsi ad affittare o acquistare una casa vacanza nei luoghi migliorati. Su Milano a prescindere dalle Olimpiadi prevediamo, per il 2026, un aumento dei prezzi compreso tra +2% e +4%". "I giochi olimpici - sottolinea - porteranno soprattutto turisti (si stimano 2,5 milioni di visitatori, molti stranieri con una permanenza media di tre notti) e questo avrà un effetto positivo sul settore ricettivo, sulla ristorazione, sul commercio. Anche Milano, che già da diverso tempo attira acquirenti stranieri, potrà beneficiare di un aumento di interesse anche per l’immobiliare. Le Olimpiadi genereranno ricchezza che potrebbe poi essere investita nel mattone, sia esso residenziale sia non residenziale". "Il commercio della città inclusa la ristorazione - osserva Fabiana Megliola - trarrà beneficio dall’evento. Il retail a Milano nella prima parte del 2025 ha dato segnali positivi, grazie anche ai flussi turistici che hanno spinto il commercio in città. Questi ultimi si sono riversati soprattutto nelle zone centrali, tra cui via Torino che continua a rappresentare un polo di attrazione per il settore della ristorazione, inclusa quella da asporto, con valori di vendita compresi tra 6500 e 14500 euro al mq e canoni di locazione tra 550 e 1400 euro al mq annuo". "Se - avverte - guadiamo all’area più vicina ai siti olimpici, negli ultimi tempi, si registra un discreto dinamismo nell’area della Fondazione Prada, dove si stanno affittando spazi destinati a gallerie d’arte e organizzazione di eventi, con canoni medi di 200-250 euro al mq annuo. Non distante su corso di Porta Romana si osserva prevalentemente l’insediamento di attività di servizi alla persona e di ristorazione; si affitta da 320 a 600 euro al mq annuo. Sempre elevato l’interesse per i locali commerciali del distretto della ristorazione di via Marghera, via Ravizza e via Sanzio dove, negli ultimi tempi, si sono posizionate nuove attività legate al food. Si affitta da 500 a 1000 euro al mq annuo, si vende intorno 10 mila euro al mq".
(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.