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(Adnkronos) - La Commissione Europea, dopo i numerosi episodi di sorvoli non autorizzati ad opera di droni di provenienza ignota avvenuti in diversi Stati membri, lancia un piano per contrastarli. Il piano per "combattere le crescenti minacce poste dai droni alla sicurezza dell'Ue" punta a modellare un approccio comune tra gli Stati membri nell'ostacolare questo tipo di attività. "L'ambiente di sicurezza dell'Europa è cambiato profondamente. Tutto può essere usato come arma contro di noi e l'Europa ha bisogno più che mai di agire unita ed essere preparata", ha detto la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Sovranità tecnologica e alla sicurezza, Henna Virkkunen, presentando il piano insieme ai commissari Magnus Brunner (Interno) e Apostolos Tzitzikostas (Trasporti) e sottolineando che si tratta di "un'iniziativa globale, integrata e intersettoriale, perché la sicurezza non cresce a compartimenti stagni". "L'uso dei droni nella guerra in Ucraina ha cambiato la natura del conflitto, ma sono stati utilizzati anche in attacchi ibridi contro le infrastrutture critiche dei nostri Stati membri. I droni sono stati usati in violazione dello spazio aereo degli Stati membri, hanno interrotto le operazioni aeroportuali e quasi causato quasi collisioni con aerei civili", ricorda Virkkunen, evidenziando che un utilizzo doloso e irresponsabile dei droni "influisce sulla protezione delle infrastrutture critiche, delle frontiere esterne, dei porti, degli snodi di trasporto e degli spazi pubblici, comprese le aree densamente popolate, nonché sulla sicurezza marittima e sulla sicurezza energetica", con minacce che "colpiscono direttamente la sicurezza dei nostri cittadini, danneggiano la nostra economia e hanno anche un forte impatto sulla percezione pubblica". Il piano d'azione mira dunque a sviluppare un approccio unitario a livello europeo, misure per sostenere i Paesi membri "attraverso un'azione coordinata e per integrare le misure nazionali, rafforzando una risposta efficace", prosegue la vicepresidente. L'obiettivo è quello di migliorare la preparazione Ue, potenziare le capacità di rilevamento, intensificare le risposte collettive e rafforzare la prontezza difensiva. Nel pratico, spiega Virkkunen, si tratta di sostenere l'innovazione "e un massiccio incremento delle capacità industriali", concentrando i finanziamenti "dove conta", lavorando sull'interoperabilità e sostenendo direttamente i progetti industriali, anche attraverso il lancio di un Forum industriale per droni e sistemi antidrone (D-tect Forum). Il piano passa anche dall'adattamento delle regole per le operazioni dei droni aerei alle nuove realtà di sicurezza, attraverso un Pacchetto per la sicurezza dei droni, in modo che i droni possano essere identificati e tracciati, anche se Tzitzikostas sottolinea che gli operatori civili e amatoriali non avranno nulla da temere. Previsti anche una valutazione del rischio coordinata delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per droni e sistemi antidrone al fine di istituire, insieme agli Stati membri, una Cassetta degli attrezzi per la sicurezza dei droni, sulla falsariga di quanto avvenuto con il 5G, altra tecnologia esposta a potenziale utilizzo maligno. La stessa infrastruttura 5G europea è inclusa nel secondo fronte del piano, ossia il rilevamento e il tracciamento delle attività maligne dei droni, spiega Virkkunen, esortando a sfruttare la rete europea a tal fine. "I droni collegati a una rete 5G dovrebbero essere rapidamente identificati, tracciati e neutralizzati se maligni. I droni non collegati possono essere rilevati attraverso l'impiego urgente del rilevamento cellulare, trasformando le antenne 5G in una capacità radar distribuita in una determinata area o in tutto il Paese, sfruttando la capacità di calcolo delle reti centrali all'avanguardia e software basati sull'intelligenza artificiale. Sto descrivendo una tecnologia esistente che dobbiamo ora implementare", sfruttando il vantaggio europeo di poter contare su fornitori di telecomunicazioni nazionali, "potenziale immenso sia per la sicurezza interna che per le applicazioni di difesa. A tal fine, invito gli Stati membri e l'industria a testare e distribuire su larga scala queste tecnologie di rilevamento basate sulla rete cellulare. La Commissione lancerà un invito a manifestare interesse". La terza parte del piano passa dal sostegno diretto agli Stati membri nel rispondere a queste minacce in modo coordinato e unito. "Chiediamo ai Paesi membri di nominare dei coordinatori nazionali. Sosterremo un'iniziativa di dispiegamento antidrone su larga scala sfruttando gli appalti congiunti e lavorando allo sviluppo di capacità software europee sovrane di Comando e controllo per uso civile e militare", e l'esecutivo europeo intende anche esplorare con gli Stati membri la possibilità di creare squadre di reazione rapida antidrone che siano pronte ad assistere i Paesi membri in caso di necessità. La vicepresidente esecutiva sottolinea come tutte queste azioni siano progettate per sostenere e potenziare le iniziative nazionali di difesa. Sotto la guida del commissario alla Difesa Andrius Kubilius, la Commissione "rafforzerà il suo sostegno alla Coalizione per le capacità prioritarie sui droni e sistemi antidrone, nonché all'Iniziativa europea per i droni da difesa con l'Ucraina, sfruttando lo strumento di difesa dell'Ue", spiega Virkkunen, ricordando che investimenti nei sistemi di droni e sistemi antidrone sono già in corso e prevedendo che gli Stati membri investiranno più di sette miliardi di euro in questo ambito nel quadro dello strumento Safe. "La cooperazione con l'Ucraina sarà centrale in questo piano d'azione. Inoltre, questo piano d'azione aprirà opportunità di cooperazione dedicate con altri partner che condividono interessi di sicurezza simili. Una forte cooperazione tra Ue e Nato rimarrà essenziale per la rapida attuazione di questo piano d'azione", conclude Virkkunen.
(Adnkronos) - "Il mercato del noleggio a lungo termine in Italia ha registrato una crescita del +33% nel 2024, superando 1,2 milioni di veicoli in circolazione. Quali sono, secondo lei, i principali fattori che hanno spinto questa espansione così significativa? Da quando ho iniziato 7 anni fa il mondo è cambiato e si sta profilando sempre di più una fase di forte incertezza economica, segnata prima dalla pandemia e poi dai conflitti internazionali. Questo ha portato gli acquirenti a forti incertezze sull’acquisto del nuovo anche grazie ad un aumento significativo dei tassi di interesse e dei prezzi delle auto". Così, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Valentina Calastri, consulente specializzata nel noleggio auto a lungo termine per privati, professionisti e aziende. "Oggi - spiega - i consumatori hanno molto insicurezza e manifestano maggiore cautela nelle scelte di acquisto. Aggiungerei anche che le continue modifiche sulle normative relative ad inquinamento ed emissioni fanno sì che le auto si svalutino in tempi brevi non permettendo di stimare il reale valore di un’auto nel medio-lungo periodo e rischiando di rendere un mezzo acquistato in utilizzabile già nel breve periodo. Per queste ragioni il noleggio a lungo termine risulta più vantaggioso a livello psicologico oltre che economico, eliminando le incognite legate al possesso, offrendo un costo mensile fisso e predeterminato, che consente di pianificare la spesa senza i rischi della svalutazione o dell’evoluzione del mercato. Una soluzione quindi che dà stabilità e prevedibilità al consumatore". "Nel medio periodo personale di attività - chiarisce - ho sempre visto un miglioramento del mercato quindi per me è un segnale di continuità, non come un nuovo picco straordinario. Credo che andremo verso una fase più matura, con ritmi di crescita meno esplosivi ma più stabili dati anche dai rinnovi dopo scadenza. Non si tratta di un trend ma di un’affermazione di un servizio che funziona e che agevola il consumatore. Le condizioni che lo hanno spinto a scegliere il noleggio a lungo termine restano tutte presenti: costi del nuovo elevati, incertezza normativa, attenzione alla gestione e prevedibilità della spesa. Difficilmente questi fattori verranno meno nel breve periodo". "Nel lungo periodo - fa notare - posso pensare ad una crescita più graduale, causata da un ampliamento del pubblico. Il servizio nlt (noleggio lungo termine) è sempre più apprezzato dai privati e pmi, non per convenienza occasionale ma per scelta razionale. Al di là dei mezzi, il mercato diventerà più selettivo: conteranno meno i volumi e di più la capacità di offrire consulenza, chiarezza e soluzioni realmente adatte alle esigenze del singolo cliente. Quindi ipotizzo che il noleggio a lungo termine si consoliderà come modello di riferimento, destinato a crescere in modo meno rumoroso, ma decisamente più stabile". Quali sono oggi gli errori più frequenti che privati e aziende commettono quando si avvicinano al noleggio a lungo termine? "Il primo errore, molto diffuso sia tra i privati sia tra le aziende - sottolinea Valentina Calastri - è valutare il noleggio esclusivamente in base al canone mensile, senza analizzare cosa includa realmente il contratto. Franchigie assicurative, scoperti, penali a fine noleggio o servizi esclusi possono fare una grande differenza nel periodo di noleggio". "Un secondo errore - avverte - riguarda la scelta non corretta di durata e chilometraggio. Spesso si sottostimano le percorrenze o si opta per formule poco coerenti con l’uso reale del veicolo, con il rischio di conguagli e costi extra a fine contratto. Un ulteriore errore che spesso riscontro con le aziende, è quello di non inserire il noleggio all’interno di una strategia di mobilità più ampia, limitandosi a sostituire l’acquisto con il noleggio senza una vera analisi fiscale, finanziaria e operativa". "Credo - continua - che la mobilità privata e le pmi saranno i segmenti più dinamici. Categorie che vogliono avere servizi semplici e costi controllabili. Per le aziende strutturate, invece, il focus non sarà tanto sull’aumento dei volumi quanto sull’ottimizzazione e sulla razionalizzazione delle flotte. Sul fronte dei veicoli, continueranno a essere centrali i suv compatti e i crossover, per la loro versatilità e per il buon equilibrio tra costi, spazio e utilizzo quotidiano. Vedo in prospettiva un aumento delle motorizzazioni ibride, soprattutto full e plug-in, percepite come la soluzione più 'di transizione' e meno rischiosa rispetto all’elettrico puro che vedo come un’imposizione data dalle normative sempre più restringenti ma poco adattabile alla vita reale data anche la mancanza di infrastrutture adeguate. Il mercato dovrà fare i conti anche con le soluzioni a guida autonoma che ridurranno la necessità di avere un mezzo proprio e che in alcune parti del mondo sono già utilizzate sui veicoli commerciali leggeri per la distribuzione degli acquisti e-commerce". Per Valentina Calastri "la vera esigenza futura di mobilità sarà la flessibilità di contratti e mezzi. I clienti chiederanno contratti più adattabili, possibilità di revisione in corso d’opera e soluzioni che riducano l’esposizione al rischio tecnologico e normativo. La proprietà di un mezzo sarà sconveniente a molti per l’ampia offerta dei servizi e il noleggio a lungo termine non sarà più solo una formula finanziaria, ma uno strumento per la mobilità, sempre più personalizzato e orientato al servizio". In che modo il suo approccio umano e su misura riesce a fare la differenza per il cliente, trasformando il noleggio a lungo termine in un’esperienza semplice e senza stress? "Ho sempre cercato - afferma - di essere quasi una 'psicologa' nell’approccio verso i miei clienti. Sembra una banalità ma molte volte ascoltare il cliente, farlo parlare, capire le sue esigenze instaura un rapporto di fiducia che si traduce anche in una forte riduzione dei costi che andrà a sostenere. Mantenendo un approccio consulenziale, io non propongo soluzioni preconfezionate. Parto sempre da un’analisi puntuale delle reali esigenze di mobilità, dell’utilizzo del veicolo, del contesto fiscale e delle aspettative nel medio periodo. Questo mi permette di strutturare contratti 'tailor made', evitando scelte inefficaci o costi nascosti che spesso emergono solo nel tempo e sono controproducenti per la fiducia verso il servizio". "La vera differenza - assicura - non la fa il prodotto ma come si propone il servizio al cliente. La mia consulenza nasce proprio dall’esigenza di dare ordine e chiarezza a un settore che, per l’utente medio, appare complesso e poco trasparente. Inoltre mi sforzo quotidianamente di essere per i clienti una presenza costante. Li seguo in ogni fase: dalla scelta iniziale alla gestione quotidiana, fino alla riconsegna del veicolo. Questo si traduce per il cliente in decisioni semplici, riduzione dello stress garantendo continuità, soprattutto nei momenti critici. Il cliente non acquista un canone, non noleggia solo un’auto, ma ottiene una gestione della mobilità chiara, consapevole e senza sorprese. Quella tranquillità, costruita su competenza, ascolto e fiducia, che trasforma una consulenza in una relazione stabile".
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.