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(Adnkronos) - Mentre l’innovazione tecnologica cambia gli scenari della sicurezza con inedita rapidità, l’Europa è chiamata a rispondere alle sfide globali tra i giganti dell’innovazione e i nuovi equilibri geopolitici. Tra carenza di profili professionali e normative in continuo aggiornamento, quale sentiero prenderanno l’Italia e l’Unione Europea per sviluppare e consolidare la loro posizione in settori cruciali nelle tecnologie abilitanti e nella transizione digitale? Se ne è parlato a Roma nella giornata inaugurale del 'Master universitario di ii livello in homeland security – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management' dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm). Giunto alla XVIII edizione, organizzato da Ucbm Academy e diretto dal professor Roberto Setola, ordinario di Automatica presso la facoltà dipartimentale di ingegneria Ucbm, il master è un punto di riferimento per istituzioni e aziende per il reperimento di figure specializzate nella prevenzione e gestione delle minacce cyber. “Il master in homeland security Ucbm è giunto alla sua diciottesima edizione – ha sottolineato Setola- è un corso che vuole formare professionisti della sicurezza puntando da un lato a una visione olistica in cui si integrano aspetti di sicurezza fisica, logica e cyber. Dall’altro il master homeland security Ucbm crede nella collaborazione pubblico-privato partendo dall’assunto che nessuno può fare sicurezza da solo, che la sicurezza è un obbligo etico e morale e che fare sicurezza non è un costo ma un investimento per le aziende. Questi sono gli obiettivi principali del master Homeland security di Ucbm: in questi diciotto anni i nostri studenti si sono detti soddisfatti di quanto hanno appreso e messo in pratico nei loro contesti lavorativi e professionali". Tra gli autorevoli ospiti della giornata il Questore di Roma Roberto Massucci che nella sua lezione ha sottolineato: "Oggi è una giornata importante perché, come rappresentante delle istituzioni ho la possibilità di incontrare i giovani del master in Homeland Security, professionisti che si interessano al mondo della sicurezza guardando al loro futuro professionale in un tempo in cui il tema della sicurezza sta diventando sempre più trasversale. Abbiamo parlato dell’esigenza di mettere in sicurezza territori e comunità e del valore aggiunto che aziende e persone possono dare alla sicurezza complessiva del sistema, in una collaborazione sempre più strutturata tra mondo privato e mondo pubblico per raggiungere il vero obiettivo principale nel mondo della sicurezza che è quel miglioramento continuo in grado di costruire il benessere della comunità”, ha aggiunto ancora. Per affrontare senza incertezze il quadro attuale non bastano le competenze ma serve disporre delle tecnologie abilitanti in grado di far avanzare il Paese lungo la complessa transizione digitale: ne ha fornito un quadro la dottoressa Donatella Proto, direttore generale direzione tecnologie abilitanti Mimit, ministero delle imprese e del made in Italy. “L’innovazione non è soltanto una questione di risorse, ma anche di competenze e di definizione di un nuovo quadro regolatorio – ha sottolineato Proto - L’innovazione è lo strumento per garantire la competitività del Sistema Europa e passa attraverso le università e la loro capacità di collaborare con le imprese. Per questo, poiché sicurezza e innovazione sono strettamente correlati e il tema delle competenze è uno dei prerequisiti per governare l’innovazione, master come quello in Homeland security rappresentano uno dei contenitori su cui investire per governare questo cambiamento così rapido che vede l’Europa stretta nella morsa globale in un nuovo ordine multipolare”. Le nuove minacce espongono in particolare agli attacchi le grandi istituzioni di interesse nazionale, come gli istituti bancari. A descrivere l’esperienza di Intesa Sanpaolo, che dal 2022 supporta il master homeland security Ucbm, l’ex generale dei Carabinieri Antonio De Vita, chief security officer del gruppo bancario, Francesco Zio, Corporate and Physical Security di Intesa Sanpaolo e Elisa Zambito Marsala, head of education ecosystem and global value programs Intesa Sanpaolo che ha sottolineato: “Intesa Sanpaolo sostiene dal 2022 il master in homeland security, valorizzando una partnership strategica con l’università Campus Bio-Medico di Roma, eccellenza riconosciuta a livello internazionale. In un contesto geopolitico e tecnologico sempre più complesso, la sicurezza rappresenta un fattore abilitante fondamentale e lo sviluppo di competenze qualificate è essenziale per rafforzare la resilienza e la competitività delle imprese. Investire nell'alta formazione significa contribuire in modo concreto alla crescita di professionalità in grado di affrontare le sfide globali presenti e future”, ha aggiunto. Altro tassello fondamentale nel sistema della sicurezza è costituito dalla Polizia postale che previene e contrasta il cybercrimine e tutela la sicurezza delle comunicazioni. Del nuovo quadro normativo e del bilanciamento tra pubblica sicurezza e sicurezza nazionale ha parlato il direttore del servizio della Polizia Postale e della sicurezza Cibernetica Ivano Gabrielli: “La sicurezza cibernetica oggi è uno degli assetti principali a cui deve guardare la sovranità degli stati. Presidiare le infrastrutture critiche e tecnologiche e i domini cibernetici dal punto di vista delle interrelazioni che avvengono nel mondo delle imprese e istituzioni è centrale in tutte le agende politiche del mondo occidentale. Bisogna infatti avere competenza nel comprendere chi fa cosa, quali siano le interazioni, soprattutto all’interno di un quadro normativo molto complesso. I professionisti che si formano al master in Homeland Security Ucbm hanno la capacità di orientarsi tra le istanze della tecnica e quelle della compliance giuridica per poter costruire al meglio le architetture di sicurezza destinate a supportare e perimetrare le attività economiche e della pubblica amministrazione”. Il master in 'Homeland security Ucbm – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management', mira a formare tecnici e professionisti in grado di supportare il processo di analisi delle esigenze di sicurezza, di identificazione delle contromisure da adottare e di progettare e sviluppare soluzioni integrate per ciò che riguarda l’attuazione, la gestione e l’esercizio di procedure e sistemi di sicurezza. Il Master è articolato in attività didattica, tirocinio formativo e project work per complessivi 60 crediti (Cfu) e un totale di 1500 ore. Nei suoi sedici anni di vita il master in Homeland Security Ucbm ha formato e avviato oltre 450 figure oggi attive nelle più importanti realtà industriali italiane, dove garantiscono la sicurezza delle infrastrutture e la continuità dei servizi.
(Adnkronos) - Il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, ha partecipato su invito del presidente della commissione Giustizia, Ciro Maschio, all’audizione nell’ambito dell’esame del Disegno di legge delega c. 2628 Governo, recante 'Delega al Governo per la riforma della disciplina dell’ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile'. Alemanno ha ringraziato il presidente della commissione per l’invito e il Governo per avere inserito nel testo della delega un’espressa tutela della tutela dell’attività svolte dai professionisti ex lege 4/2013, quali i tributaristi. Il presidente dell’Int ha rimarcato alcuni passaggi della delega in particolare, oltre all’art. 2 lettera a che contiene la tutela dei professionisti associativi ai sensi della legge 4/2013, un passaggio della relazione introduttiva alla Delega: '...il Legislatore delegato non sarà chiamato ad attribuire ai dottori commercialisti e agli esperti contabili nuove competenze professionali, bensì a censire le attività professionali già previste in altre disposizioni di legge (ove sia eventualmente prevista anche la riserva di attività)...'. Un concetto che Alemanno ritiene, non solo assolutamente condivisibile per evitare l’attribuzione di nuove riserve lesive della concorrenza e dannose per i contribuenti, ma la cui enunciazione ed applicazione è resa obbligatoria dalle normative europee in tema di modifiche o nuove regolamentazioni delle professioni (Diretta Ue 2018/958) recepita nel nostro ordinamento con decreto legislativo n° 142/2020 e oggetto di raccomandazione da parte della Corte dei Conti Europea che ha stigmatizzato l’eccesso di attività professionali con funzioni riservate. “Non abbiamo mai posto in dubbio le attuali attività riservate ai dottori commercialisti e agli esperti contabili", dichiara Alemanno. "Infatti non siamo mai entrati -continua Alemanno- nel merito di funzioni collegabili ad istituti come l’adempimento collaborativo o la disciplina della crisi d’impresa per fare solo due esempi delle tante riserve già a favore delle predette professionalità, ma ribadiamo con forza che il tributarista qualificato svolge legittimamente attività professionali in quanto libere e non soggette a riserva, ma lo fa anche in virtù di precise norme legislative come quelle relative alle funzioni di intermediario fiscale abilitato o di assistenza e rappresentanza del contribuente presso l’ Amministrazione finanziaria o in caso di verifiche e accertamenti, nonché la previsione normativa che lo autorizza all’iscrizione nell’albo dei Ctu e dei periti presso il tribunale quale ausiliario del Giudice, anche in questo caso solo alcuni esempi a mero titolo esemplificativo". Il presidente dell’Int ha poi evidenziato come la tutela delle professioni ex lege 4/2013 sia stata inserita per la prima volta in una delega di riforma dell’ordinamento dell’attività di dottore commercialista ed esperto contabile, poiché promulgata successivamente ai precedenti testi ordinamentali di tali professioni, pertanto oggi è doverosa una specifica tutela delle attività svolte dal tributarista in quanto professionista associativo ai sensi della Legge 4/2013. Ciò anche alla luce della Sentenza del Consiglio di Stato n° 9408/2024 che ha decretato la legittimità di un sistema professionale fatto di Ordini e di associazioni e dichiarando tale quadro organizzativo in ambito professionale coerente con il principio della concorrenza. Alemanno ha poi concluso riservandosi di inviare alla Commissione una memoria già predisposta, ma che sarà rivista alla luce di quanto dichiarato da altri soggetti auditi, in cui evidenzierà aspetti delle sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale che indicano in modo inequivocabile quanto il tributarista debba comunicare per evidenziare il proprio status professionale evitando fraintendimenti o identificazioni con altri figure professionali e/o ribadiscono la legittimità del libero esercizio di attività professionali libere o per le quali siano state indicate in capo al tributarista abilitazioni da specifiche leggi dello Stato.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.