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(Adnkronos) - La salute della colonna vertebrale dei giovani ha visto giorni migliori. Durante l'età evolutiva rappresenta un sistema in costante trasformazione, che può dare problemi. "In questo contesto, la scoliosi idiopatica e la lombalgia emergono non solo come sfide cliniche, ma come fenomeni complessi che richiedono una comprensione profonda delle dinamiche tridimensionali del rachide. Si stima che circa il 20% dei giovani abbia sofferto di mal di schiena in modo persistente o ricorrente", spiega all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. "I fattori di rischio includono, fra gli altri: l'obesità, la genetica, ma soprattutto lo stile di vita sedentario e i fattori psicologici come lo stress e l'ansia - sottolinea Bernetti - Un dato allarmante emerso dalla ricerca recente riguarda il legame tra 'screen time' (tempo trascorso davanti a schermi di smartphone, tablet e pc) e dolore lombare. Una meta-analisi del 2024 ha rilevato che per ogni ora addizionale di utilizzo quotidiano di dispositivi elettronici, il rischio di lombalgia nei bambini e negli adolescenti aumenta del 26%. Il meccanismo patogenetico è legato non solo alla postura flessa prolungata (spesso definita 'Text Neck' o 'i-Posture'), ma anche alla riduzione drastica dell'attività fisica". Bernetti è presidente del convegno 'Schiena in salute: prevenzione e terapia dall'infanzia all'età adulta', che si terrà a Lecce il 31 gennaio presso l'Istituto scolastico Marcelline di viale Otranto, 67. L'evento - che vede il patrocinio dell'università del Salento, della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) di cui Bernetti è segretario generale e dell'Asl Lecce - rappresenta un'occasione di approfondimento e confronto in tema di scoliosi e lombalgia. In particolare, è prevista la lettura magistrale di Stefano Negrini, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa e principale ricercatore al mondo sulla scoliosi, oltre all'intervento dello stesso Bernetti sull'inquadramento diagnostico terapeutico della lombalgia. "L'obiettivo - racconta Bernetti - è anche quello di scardinare falsi miti come ad esempio quello che il nuoto sia indicato per la scoliosi, quando invece indagini condotte da ricercatori internazionali hanno dimostrato che il nuoto non può essere considerato una terapia per la scoliosi e, in determinate condizioni, può persino risultare controindicato. Parallelamente al mito del nuoto, permangono preoccupazioni diffuse riguardo all'uso degli zaini scolastici e alla pratica di sport considerati 'pericolosi' come il tennis o la scherma. Tuttavia - precisa l'esperto - l'idea che uno zaino troppo pesante possa essere la causa scatenante della scoliosi è stata smentita da numerosi studi. Uno zaino dal peso eccessivo può causare affaticamento muscolare, cattiva postura temporanea o lombalgia, ma non modifica la struttura ossea delle vertebre in modo tale da generare una deformità scoliotica, anche se sicuramente è un fattore di rischio per lo sviluppo di condizioni dolorose del rachide. La raccomandazione scientifica attuale non è quella di eliminare lo zaino, ma di ridurre il peso eccessivo e al contempo favorire uno stile di vita attivo che renda la schiena capace di sopportare i carichi quotidiani". "Un altro tabù del passato riguardava gli sport asimmetrici. In passato, si temeva che l'uso prevalente di un lato del corpo, come nel tennis o nella scherma, potesse peggiorare la curva scoliotica. La ricerca moderna - precisa il medico-fisiatra - non ha trovato alcuna prova di questa correlazione. In realtà, per un ragazzo affetto da scoliosi, la pratica di qualsiasi sport scelto per passione è preferibile alla sedentarietà. Lo sport contribuisce al benessere globale, al tono muscolare e all'autostima, fattori cruciali per l'aderenza a lunghi trattamenti riabilitativi o ortopedici. Gli sport 'in carico' (pallavolo, basket, calcio, tennis, atletica) sono oggi considerati benefici perché costringono il sistema posturale a vincere la forza di gravità, rinforzando la muscolatura antigravitaria. Anche sport un tempo sconsigliati possono essere praticati, a patto di affiancarli a programmi di esercizi posturali specifici". L'epidemiologia della scoliosi idiopatica mostra una prevalenza variabile tra il 3% e il 12%, a seconda della latitudine e dei criteri di screening adottati. "Sebbene la causa esatta rimanga ignota (idiopatica nel 70-80% dei casi) - illustra Bernetti - la ricerca suggerisce una natura genetica multifattoriale complessa, con una chiara familiarità spesso riscontrabile nell'anamnesi del paziente. L'incidenza della patologia e il suo rischio di progressione sono strettamente legati al genere e alla maturazione ossea. Nelle fasi iniziali e per curve di lieve entità, il rapporto tra maschi e femmine è pressoché paritario, ma tende a sbilanciarsi drasticamente a favore del sesso femminile man mano che la gravità della curva aumenta. Il periodo di massimo rischio per la progressione della scoliosi coincide con il picco di crescita puberale, ovvero la fase in cui lo scheletro assiale subisce l'allungamento più rapido". "La diagnosi precoce - rimarca l'esperto - è l'elemento determinante per il successo del trattamento della scoliosi e delle patologie vertebrali. Poiché la scoliosi è generalmente asintomatica (non provoca dolore nelle fasi iniziali), può progredire silenziosamente fino a diventare evidente solo quando ha raggiunto gradi elevati. Le indagini di screening, storicamente condotte nelle scuole, hanno lo scopo di individuare i giovani nel periodo di massimo rischio (10-14 anni). Anche a casa i genitori possono prestare attenzione ad alcuni segni rivelatori di un'alterazione posturale: asimmetria delle spalle (una spalla più alta dell'altra); scapole asimmetriche (una più sporgente o più alta); variazione del profilo dei fianchi (uno più dritto, uno più curvo). Bisogna poi riferirsi a medici specializzati - raccomanda Bernetti - nella diagnosi e nella gestioni di queste condizioni cliniche troppo spesso banalizzate".
(Adnkronos) - "Le due organizzazioni di riferimento del mondo fieristico in Italia sono Aefi, storicamente legata alle aree fieristiche e che recentemente ha allargato anche agli organizzazione, e It-Ex, nata nel febbraio 2024. Per razionalizzare lo sforzo produttivo, le relazioni che abbiamo, sia con il pubblico che con le stesse aziende e aree fieristiche, abbiamo firmato un accordo di collaborazione che ci porterà a coordinare una nuova normativa, che è stata già in parte presentata. C'è un 'libro bianco' molto interessante che è stato prodotto da Aefi che mette in evidenza quelle che sono le caratteristiche e soprattutto le strategie da seguire per il settore fieristico. Quindi inizia una nuova stagione per rafforzare il ruolo della manifattura italiana, della creatività e dell'unicità italiana nel mondo. E il sistema fieristico è il veicolo più raggiungibile per farlo anche a costi sostenibili in assoluto". Così, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX, l'associazione che rappresenta le fiere italiane a valenza internazionale, commenta l'intesa siglata ieri tra le due associazioni rappresentative del sistema fieristico nazionale, Aefi (Associazione esposizioni e fiere italiane) e It-Ex (Italian association of international exhibitions) a Palazzo Piacentini a Roma, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per rafforzare e strutturare in modo stabile il coordinamento delle rispettive attività.
(Adnkronos) - Meno plastica, più buone pratiche e attenzione all’ambiente per ridurre ulteriormente l’inquinamento da plastica, stimolare la partecipazione, la raccolta differenziata e il riciclo, intensificando le attività di educazione e sensibilizzazione sui comportamenti virtuosi. Ruota intorno a questi cardini l’accordo siglato tra Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm) e Plastic Free Onlus, uno dei maggiori soggetti del volontariato nazionale e internazionale attivo nella lotta all’inquinamento da plastica. Alla firma hanno partecipato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi e Margherita Maiani, segretaria generale di Plastic Free Onlus, e il referente regionale Plastic Free Onlus del Lazio, Lorenzo Paris. Grazie a questo accordo, coordinato dal direttore Operations Antonio Bottini, Ucbm entra nella 'Rete delle Università per l'Ambiente Plastic Free', network nazionale dedicato allo scambio di buone pratiche per la riduzione dell'uso della plastica, promuoverà nuove iniziative e potrà aderire a quelle promosse da Plastic Free Onlus accrescendo così in tutta la comunità universitaria la consapevolezza su questi temi. La collaborazione tra l’Università Campus Bio-Medico di Roma e Plastic Free Onlus si inserisce in un percorso avviato da diversi anni dall’Ateneo sul fronte della sostenibilità ambientale. In questo contesto, Ucbm ha istituito il Dipartimento di Scienze e Bio-Tecnologie, valorizzando linee di ricerca collegate alle grandi sfide globali delineate dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdgs) delle Nazioni Unite. A conferma di questo impegno, nell’ambito della campagna 'That’s Life', l’Università ha donato a tutti gli studenti borracce riutilizzabili, promuovendo uno stile di vita attento alla sostenibilità ambientale a partire dalle piccole scelte quotidiane. Parallelamente, sono stati installati all’interno dell’Ateneo distributori di acqua microfiltrata, con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo della plastica monouso. Più di recente Ucbm ha adottato al suo interno il Sistema di Gestione Ambientale con Certificazione ISO 14001 ed è inoltre membro della 'Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile”' (Rus), promossa dalla Crui. "Grazie a questo accordo con Plastic Free Onlus avviamo un’azione concreta per ridurre l’uso della plastica monouso nei nostri spazi - ha sottolineato l’ad e dg di Ucbm Andrea Rossi - Il nostro campus vive a contatto con un’area naturale protetta come la Riserva di Decima Malafede, qui la sostenibilità non è un tema astratto, è responsabilità quotidiana. Coerentemente con l’approccio One Health, vogliamo tradurre il legame tra ambiente e salute in scelte reali, capaci di incidere sul modo in cui viviamo l’Università ogni giorno. Questo percorso ha anche un valore educativo, perché il cambiamento passa da comportamenti semplici, ripetuti e condivisi. È un impegno che chiediamo a tutta la comunità accademica, con un obiettivo chiaro: ridurre l’impatto e aumentare la consapevolezza". “Con l’ingresso dell’Università Campus Bio-Medico di Roma nella nostra Rete delle Università per l’Ambiente - ha ricordato Margherita Maiani, segretario generale di Plastic Free Onlus - si consolida un’alleanza preziosa tra impegno ambientale e formazione scientifica centrata sulla persona. L’inquinamento da plastica non è più solo un’emergenza ecologica: è una minaccia concreta per la salute pubblica, che richiede competenze trasversali, ricerca rigorosa e una visione integrata dell’essere umano e dell’ambiente che lo circonda. Le micro e nanoplastiche sono ormai state rinvenute nei polmoni, nel sangue, nella placenta e in altri tessuti del corpo umano, con possibili effetti sul sistema endocrino, sul neurosviluppo e sul metabolismo. Per questo è così importante poter contare su un Ateneo come il Campus Bio-Medico, che unisce scienza, cura e responsabilità sociale: insieme possiamo costruire un cambiamento culturale profondo, che metta al centro la salute delle persone e del pianeta”.