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(Adnkronos) - “Cosa nostra è ancora una realtà. Esiste e si va riorganizzando. Ed è lungi dall’essere sconfitta. Certo, non spara più, non ha più bisogno di uccidere, ma i suoi traffici, i suoi affari li fa, eccome. Sa realizzare i propri obiettivi di controllo del territorio con la cura di sempre, come fa da oltre 170 anni ”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è il Procuratore generale di Palermo Lia Sava, che alla vigilia della inaugurazione dell’anno giudiziario, fa il punto sulla situazione della mafia sul territorio del distretto della Corte d’Appello di Palermo. Ma non solo. Parla, a tutto tondo, di criminalità giovanile, di droga, di carceri, e di degrado sociale, soprattutto dopo gli ultimi fatti di sangue che hanno coinvolto dei giovani a Palermo e Monreale. “Le estorsioni sono ancora una emergenza e nella relativa realizzazione ci sono mutamenti che allarmano perché, a volte, constatiamo amaramente che sono gli stessi imprenditori che chiedono al mafioso di riferimento di mettersi ‘a posto’ con il pizzo”- spiega il magistrato – “Questo che cosa significa? Che se stiamo riuscendo a “contenere” Cosa nostra, è solo perché c'è un'attività requirente eccellente, che si esplica in tutto il distretto. Un’attività attenta, strategica e scrupolosa”. E ricorda i numerosi “punti a favore dello Stato” ottenuti nell’anno appena trascorso sul fronte dell’antimafia. “Siamo confortati dagli ottimi risultati dell'attività requirente del distretto, non soltanto con riferimento alle indagini in primo grado, ma anche riguardo alle attività del secondo grado. Invero, la Procura generale, in sintonia con le Procure del distretto, è riuscita a vedere confermate, anche in Cassazione, importanti processi di criminalità organizzata riguardanti tutti i nostri circondari”. Ricorda, ancora, “l'indagine dei 181” del gennaio 2025 e tutte le altre operazioni che si sono susseguite nel corso dell’anno. “In particolare, l’inchiesta dei “181” riguardava quasi tutti i mandamenti di Palermo ed è stata il risultato di grande sapienza investigativa, degna di menzione per lo spiccato acume con il quale si è riusciti a ricondurre ad unità attività di osservazione ed analisi dei territori interessati portate avanti con determinazione e competenza da diverse forze di Polizia”. Il magistrato punta poi la lente di ingrandimento sulla “situazione delle carceri”. E spiega: “Il settore carcerario ci allarma particolarmente, perché al suo interno si verificano episodi di estrema gravità che devono essere arginati. A partire dai telefoni cellulari che entrano nelle celle, unitamente ad altri sofisticati sistemi di comunicazione con l’esterno”. Un’altra preoccupazione per il Procuratore generale Lia Sava è legato alla criminalità giovanile. Nell’ultimo anno a Palermo sono aumentati i reati commessi dai più giovani, anche minori. Coinvolti in casi di aggressioni o persino omicidi. “Per risolvere o attenuare tutta questa violenza sono ormai indispensabili e non più rinviabili alcuni interventi di sistema - sottolinea Lia Sava - Invero, non si può pensare di lasciare tutto nelle mani della magistratura e delle forze dell'ordine. E’ impensabile, non possiamo fare da soli e utilizzando solo lo strumento repressivo. Occorre altro. Bisogna intervenire in primo luogo, attraverso la 'bonifica estetica' di determinati territori, dove il brutto impera e si innesca una sorta di effetto moltiplicatore del degrado, humus di violenza, spesso inaudita”. Occorre, poi “cercare di affrontare il problema della recidiva che non consente agli ex detenuti di venir fuori dalla spirale del crimine perché non trovano, all’esterno sbocchi occupazionali”. Sava descrive la situazione dei detenuti che quando lasciano l’istituto di detenzione, magari ancora giovanissimi, tornano a delinquere. Per il magistrato “occorre dare – e non solo promettere – agli ex detenuti opportunità lavorative”. E aggiunge: “Esiste un organismo, il Consiglio di Aiuto Sociale, istituito diversi anni fa, è funzionale proprio a dare concrete opportunità lavorative agli ex detenuti attraverso un'azione sinergica di diverse istituzioni. Ebbene, se funzionasse il Consiglio di Aiuto Sociale nel circondario di Palermo, potremmo recuperare anche i più giovani e inserirli nel mondo del lavoro, perché chi lavora non accetta certo con facilità l'offerta deviante del crimine comune ed organizzato”. Continua il Procuratore Generale, “quindi, da un lato recuperare bellezza e salubrità per i nostri quartieri, e dall'altro, creare opportunità lavorative, magari impegnandosi a far funzionare il Consiglio di Aiuto Sociale”. Infine, secondo Lia Sava, sarebbe opportuno “avviare strumenti per una gestione etica dei social, invero gli episodi che si sono verificati nell’ultimo anno, sono sconcertanti – dice Lia Sava – Occorre una educazione all’utilizzo dei social” . E propone: “Perché non inserire a scuola un’ora a settimana per fornire ai ragazzi strumenti per una gestione eticamente corretta dei social? Serve qualcuno che faccia comprendere che, ad esempio, inneggiare al bullismo, alla violenza, alla sopraffazione sul più debole, non solo può integrare estremi di gravi reati ma è anche eticamente aberrante. Il momento educativo inserito nel circuito scolastico potrebbe essere molto utile, specie quando, come frequentemente accade, anche i genitori non hanno ben chiaro il corretto perimetro dell’utilizzo delle piattaforme”. Quindi, per far fronte all’emergenza del disagio giovanile, per il Procuratore generale Lia Sava sarebbe importante agire su tre fronti “rimediare al degrado dei luoghi, creare opportunità di lavoro, anche per gli ex detenuti, ed educare, con interventi di sistema, all’utilizzo dei social”. Un ultimo aspetto che viene affrontato dal Procuratore generale Sava riguarda “l'attività requirente del distretto”. “Quest'anno alcune delle nostre Procure hanno dovuto sostenere carichi di lavoro significativi, a prescindere dal numero dei magistrati presenti in organico. Pensiamo alla Procura di Termini Imerese, ad esempio, che si è trovata a operare con sostituti giovanissimi e senza il Procuratore Capo, in congedo per raggiunti limiti di età.” Il Procuratore Generale, poi, ha sottolineato la positiva interazione della magistratura requirente con l’avvocatura, con le forze dell’ordine, manifestando grande apprezzamento per la notevole sinergia istituzionale con il Prefetto Massimo Mariani “abbiamo lavorato molto bene insieme – spiega - Il Prefetto ci è stato sempre molto vicino per tutte le esigenze dei tanti magistrati sotto protezione e le forze dell'ordine si sono fatte carico di tutelarli con una professionalità e un’attenzione degni di elogio”. E ricorda anche i convegni organizzati a Palazzo di Giustizia grazie, ancora una volta, alla sinergia fra Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, Procura Generale e Procura Distrettuale . “In particolare, mi riferisco agli incontri realizzati per il 23 maggio e per il 19 luglio, ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questi momenti di respiro internazionale di confronto con Procuratori europei, americani e sudamericani sono stati molto importanti per due ordini di motivi. Il primo luogo perché Palermo continua ad essere un vessillo per le affinate tecniche investigative nel contrasto al crimine organizzato, anche transnazionale e, in secondo luogo, perché è stato possibile un confronto affinato sulle tecnologie più utili a contrastare i reati realizzati attraverso il dark web, utilizzando le cripto valute ed altri affinati sistemi potenziati da un utilizzo criminale dell’intelligenza artificiale. Ebbene, secondo noi questi momenti di confronto ad alto livello, fortemente voluti dal Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo Giovanni Melillo, sono stati un bellissimo (ed utilissimo) modo per ricordare Falcone e Borsellino, perché proprio con loro e con Rocco Chinnici è iniziato il fruttuoso percorso della cooperazione internazionale che deve proseguire”. Il Procuratore generale conclude l’intervista ricordando il Protocollo firmato il 28 gennaio scorso, dalla Procura generale e dalla Procura di Marsala con l’Università Lumsa di Palermo che vede protagonisti il mondo accademico, attraverso dottorandi e gli studiosi di Diritto penale e procedura penale. Si tratta di uno strumento di grande utilità non solo scientifica ma potrà essere funzionale ad avvicinare gli studenti di giurisprudenza al funzionamento 'dall’interno' di un processo penale. Potrà esse un piccolo tassello per far comprendere come funziona il sistema giustizia in concreto e provare a proporre soluzioni per risolvere problemi organizzativi che tanto ci affliggono. Con i Professori Antonio Pulvirenti, Angelo Mangione e l’apporto del Professore Giampaolo Frezza, io, l’avvocato Generale Sergio Barbiera ed il Procuratore Fernando Asaro abbiamo concordato di essere i piloti di un progetto di studio in questa direzione. I relativi risultati di analisi di tematiche scaturenti dallo studio di sentenze passate in cosa giudicata verranno messi a disposizione dell’università e degli operatori del diretto che operano nelle aule di giustizia, nell’ottica di fornire strumenti per una migliore organizzazione possibile dei mezzi umani e materiali con i quali ci confrontiamo ogni giorno. Peraltro, nell’estate del 2025, sempre con l’Università Lumsa, insieme al Presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca, abbiamo sottoscritto con il Professore Gabriele Carapezza, un protocollo volto allo studio delle potenzialità dell'intelligenza artificiale nei processi organizzativi delle nostre attività, grazie ad un’analisi sinergica svolta da Dottorandi, Magistrati e Personale Amministrativo. Queste iniziative con l’Accademia potranno servire a creare un ponte fra la fascia di giovani fra i 18-25 anni e prepararli ad essere gli operatori del diritto esperti, maturi e consapevoli del sistema giustizia che verrà”. (di Elvira Terranova)
(Adnkronos) - La formazione manageriale come vera e propria infrastruttura strategica, determinante per la resilienza del sistema produttivo e l'efficacia delle politiche attive del lavoro. E' il messaggio cardine emerso da 'Futuro presente', l’evento di Fondirigenti svoltosi oggi all’Auditorium Togni di Federmanager, dedicato alla presentazione dei risultati delle iniziative progettuali di studio e modellizzazione delle competenze promosse dal Fondo. Un appuntamento che, come sottolineato dal presidente Marco Bodini, rappresenta la sintesi di un percorso strutturato di ricerca e co-progettazione volto a trasformare l'analisi dei fabbisogni dei dirigenti industriali in percorsi di alta formazione per imprese e management. I numeri certificano il ruolo di guida del Fondo: 14.200 imprese aderenti, oltre 84.300 manager interessati, con un trend di crescita costante nel tempo. L’esercizio 2025 si è chiuso con una raccolta record di 40 milioni di euro, che ha permesso di finanziare oltre 2.800 piani formativi per un totale di 412.000 ore di formazione a beneficio di circa 22.000 dirigenti. I dati riflettono un trend di crescita della domanda che dal 2021 ha segnato un +40%, evidenziando la necessità di un mix bilanciato tra competenze tecniche e soft skills. In un mercato del lavoro in costante mutazione, la capacità di guidare i processi di cambiamento si rivela infatti decisiva quanto la padronanza delle tecnologie abilitanti. E in questo senso, saper anticipare le tendenze relative alle competenze diviene decisivo. Le iniziative strategiche, promosse dai soci Confindustria e Federmanager, sono state realizzate in sinergia con università ed enti di ricerca proprio per tradurre i trend emergenti in modelli organizzativi replicabili. I progetti, sviluppati secondo il framework Esg, hanno coperto ambiti fondamentali: dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dal welfare aziendale alla resilienza delle filiere. Il patrimonio di strumenti generato - modelli modulari, piattaforme digitali e tool di autovalutazione - punta a definire il profilo di competenze di un nuovo modo di essere manager: una figura strategica capace di sintetizzare l'innovazione tecnologica con la valorizzazione del capitale umano, facendo leva sul ruolo decisivo della formazione continua. In questo senso, il direttore generale Massimo Sabatini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un lifelong learning strutturato: in un contesto di obsolescenza accelerata, dove i dati Ocse indicano un ciclo di vita delle competenze digitali inferiore ai tre anni, la formazione cessa di essere episodica per farsi permanente. In questa prospettiva, i fondi interprofessionali sono chiamati sempre più a garantire qualità e misurabilità degli interventi, operando in una logica di sussidiarietà rafforzata dalle nuove linee guida del Ministero del Lavoro. Al dibattito, moderato dalla giornalista Maria Cristina Origlia, hanno preso parte Pierangelo Albini (Confindustria), Mario Cardoni (Federmanager), Natale Forlani (Inapp) e Massimo Temussi (ministero del Lavoro). Di particolare rilievo il contributo dei soci del Fondo, Confindustria e Federmanager: il direttore generale di Federmanager, Mario Cardoni, ha sottolineato in particolare il valore delle iniziative strategiche che consentono di far emergere i reali fabbisogni su cui orientare i piani formativi che devono essere non solo di qualità ma utili: Pierangelo Albini, direttore lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria, ha messo in risalto il contributo decisivo della formazione continua per la competitività delle imprese, e l’importanza di disporre di competenze manageriali sempre aggiornate e capaci di guidare le transizioni. L’evento si è concluso con il conferimento dei premi di laurea Giuseppe Taliercio, istituiti da Fondirigenti per valorizzare il merito dei giovani ricercatori sui temi del management. I riconoscimenti sono stati assegnati a Pietro Campana (Università di Napoli Federico II), Elisa Fasoli (Università di Pavia) e Benedetta Zanotti (Università Cattolica di Piacenza) per i loro studi su trasformazione digitale, leadership sostenibile e attrazione dei talenti nelle pmi. Contributi scientifici che, onorando la memoria di Giuseppe Taliercio, contribuiscono a delineare nuovi paradigmi di competenze manageriali necessari per garantire la competitività del Paese nel lungo periodo. Tutti i materiali presentati durante l’evento, comprese le tesi di laurea e le sintesi delle iniziative strategiche, sono disponibili gratuitamente sulla library online del Fondo, accessibile su www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.