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(Adnkronos) - Mentre la Russia continua ad attaccare l'Ucraina, il presidente Usa Donald Trump non si arrende e lavora ancora a un incontro tra Putin e Zelensky. L'Ucraina centrale e sudorientale è finita nel mirino di ''un massiccio attacco russo'' questa mattina. Lo ha dichiarato il governatore di Dnipropetrovsk. Tre persone sono morte e 42 sono rimaste ferite nei raid aerei condotti dalle forze armate russe nella notte e stamattina contro l'Ucraina. A Zaporizhzhia, una persona è stata uccisa e 25 sono rimaste ferite, come ha dichiarato il governatore regionale Ivan Fedorov. Un morto e sei feriti si sono registrati anche nell'oblast di Donetsk, come ha riferito il governatore regionale Vadym Filashkin. La terza vittima si è registrata nei raid russi condotti sull'oblast di Kherson dove una persona è stata uccisa e sette sono rimaste ferite, come ha annunciato il governatore Oleksandr Prokudin. ''I raid russi hanno distrutto delle abitazioni private, danneggiato numerose strutture, tra cui bar, stazioni di servizio e siti industriali'', ha scritto su Telegram Fedorov. Da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022, Dnipropetrovsk era stata in gran parte risparmiata da intensi combattimenti. Dnipropetrovsk non è una delle cinque regioni ucraine (Donetsk, Kherson, Lugansk, Zaporizhzhia e Crimea) che Mosca ha pubblicamente rivendicato come territorio russo. "È assolutamente chiaro che Mosca ha utilizzato il tempo destinato alla preparazione di un incontro a livello di leader per organizzare nuovi attacchi massicci", scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un post su X, commentando gli attacchi russi nella notte e denunciando raid con 540 droni, 8 missili balistici e 37 altri tipi di missili contro la popolazione civile. "L'unico modo per riaprire una finestra di opportunità per la diplomazia è attraverso misure severe contro tutti coloro che finanziano l'esercito russo e sanzioni efficaci contro Mosca", ha ribadito Zelensky concludendo: "Questa guerra non si fermerà alle sole dichiarazioni politiche, sono necessari passi concreti. Ci aspettiamo azioni concrete dagli Stati Uniti, dall'Europa e dal mondo intero". L'esercito ucraino ha intanto dal canto suo affermato di aver colpito due raffinerie di petrolio a Krasnodar, nel sud della Russia, e a Syzran, nella regione russa di Samara, durante la notte. In particolare nella raffineria di Krasnodar, che produce annualmente tre milioni di tonnellate di prodotti petroliferi leggeri, si sono verificate numerose esplosioni e un incendio. Le autorità russe di Krasnodar hanno dichiarato che la caduta di detriti di droni ha danneggiato una delle unità della raffineria e che è scoppiato un incendio su un'area di 300 metri quadrati. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 11 droni ucraini nella regione di Krasnodar durante la notte. Si è inoltre verificato un incendio nella zona della raffineria di petrolio di Syzran, che prima di agosto aveva una capacità di lavorazione di 8,5 milioni di tonnellate all'anno, ha affermato l'esercito ucraino. Il governatore regionale di Samara ha confermato un tentativo di attacco a un'impresa industriale avvenuto durante la notte, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Intanto il presidente americano, rivela all'Afp un funzionario della Casa Bianca, sta ancora cercando di organizzare un incontro tra i leader di Russia Vladimir Putin e Ucraina Volodymyr Zelensky. "Il presidente Trump e il suo team per la sicurezza nazionale continuano a dialogare con funzionari russi e ucraini per realizzare un incontro bilaterale, volto a fermare le uccisioni e porre fine alla guerra", ha spiegato il funzionario, in risposta alle affermazioni del presidente francese Emmanuel Macron, che aveva espresso il timore che Trump potesse essere "manipolato" da Vladimir Putin. Secondo quanto rivela il Financial Times, inoltre, durante l'incontro alla Casa Bianca con i leader europei e Zelensky della scorsa settimana, Trump avrebbe suggerito di dispiegare forze di peacekeeping cinesi lungo una zona neutrale di 1.300 km come parte di un possibile accordo di pace con la Russia. L'idea, inizialmente avanzata da Mosca nel 2022, sarebbe stata accolta con scetticismo dai partner europei e respinta da Kiev per via del sostegno di Pechino all’industria bellica russa. La Casa Bianca ha però definito le indiscrezioni "false", precisando che in merito "non c’è stata alcuna discussione". Pechino, dal canto suo, ha negato ogni intenzione di inviare contingenti militari, dichiarando che i report "non sono veritieri". Il presidente Zelensky ha ribadito la sua contrarietà a un coinvolgimento cinese, accusando Pechino di aver aiutato la Russia sia nella produzione di armi sia nel reclutamento di cittadini cinesi per combattere in Ucraina. Kiev ha, invece, mostrato apertura alla possibile partecipazione della Turchia a una futura forza di peacekeeping, con Recep Tayyip Erdogan che ha offerto Ankara come sede per nuovi negoziati e ha confermato la disponibilità a contribuire alla sicurezza ucraina in caso di cessate il fuoco. Intanto gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di sistemi di difesa aerea Patriot e di altre armi alla Danimarca, che intende usarli per aumentare il suo sostegno alla difesa dell'Ucraina rispetto alla Russia. L'accordo, del valore di 8,5 miliardi di dollari, è stato approvato dal Dipartimento di Stato americano e include la vendita di sei lanciatori, sistemi radar e di guida e i relativi missili. Negli ultimi mesi l'Ucraina ha ripetutamente richiesto sistemi Patriot agli alleati occidentali per proteggere meglio le sue città dagli attacchi aerei russi. I Paesi membri della Nato stanno acquistando sistemi di difesa e armi dagli Stati Uniti per consegnarli alle forze armate ucraine aggirando così la riluttanza dell'Amministrazione Trump a finanziare ulteriori consegne di armi a Kiev.
(Adnkronos) - Quando il mare chiama, lo Stato deve rispondere. Con questo motto l'Anab, l'associazione nazionale degli assistenti bagnanti lancia la proposta di una gestione pubblica della categoria. "La salvaguardia delle vite umane in contesti balneari -spiega ad Adnkronos/Labitalia Guido Ballarin, presidente nazionale Anab- rappresenta un diritto fondamentale ed è parte integrante del concetto moderno di bene pubblico. Oggi, la sicurezza in spiaggia è affidata quasi integralmente agli stabilimenti balneari privati, con conseguenze operative, economiche e sociali significative. Proporre una gestione dello Stato per gli assistenti bagnanti significa non solo tutelare meglio i cittadini, ma generare anche entrate statali dirette e indirette, rafforzando professionalità e coesione territoriale", sottolinea. Professionalità che, sottolinea Ballarin, in Italia al momento spesso e volentieri mancano, "nella misura di un 20% della forza lavoro necessaria per la stagione estiva.Questo deficit si traduce in difficoltà operative per gli stabilimenti, in particolare nei periodi di punta". "E gli stipendi, quando sono accettabili, si aggirano tra 1.300 e 1.800 euro mensili, ma con contratti poco rappresentativi e scarsa tutela. Noi segnaliamo da tempo che 'salari bassi e stagione troppo corta' rendono la professione poco attrattiva, aggravando la carenza di personale", aggiunge. Secondo Ballarin "la durata della stagione varia significativamente: dal maggio a settembre al Nord, e periodi ancora più corti al Sud. Questo rende incerto il lavoro e svilisce la professione". E l'assenza di assistenti bagnanti va di pari passo con spiagge meno sicure. "Sebbene le ordinanze impongano la presenza di un bagnino ogni 80–150 metri, nelle spiagge libere il servizio è spesso assente, soprattutto per motivi economici. Nel 2024 sono stati registrati 221 decessi per annegamento, con oltre il 50% dei casi verificatisi nelle spiagge. Questo evidenzia il ruolo cruciale degli assistenti bagnanti nel prevenire tragedie e l’urgenza di un servizio sistematico e continuativo", continua ancora. E qui arriva la proposta dell'Anab: "si propone la creazione di un corpo statale di assistenti bagnanti, analogamente ai vigili del fuoco o alla forestale, con contratti nazionali stabilizzati, formazione coerente e organico centrale. Il passaggio sotto gestione statale dovrebbe migliorare le condizioni economiche e normative, garantendo formazione continua, stabilità contrattuale e riconoscimento professionale. E il servizio non sarebbe gratuito: i concessionari balneari pagherebbero un canone proporzionato a metratura, presenze, redditività allo Stato, generando un fondo nazionale stabile per sostenere il servizio", aggiunge ancora. Per Anab i benefici derivanti da questa scelta non sarebbero pochi. "Uno Stato unico coordinatore assicurerebbe la presenza del servizio anche sulle spiagge meno profittevoli o libere, garantendo migliori standard di sicurezza. E stipendi garantiti, formazione certificata e qualità contrattuale renderebbero il lavoro più sostenibile e attraente per i giovani", aggiunge. Inoltre, per Ballarin, "l'insieme dei canoni, armonizzati a livello nazionale, costituirebbe una fonte di entrata stabile, in controtendenza rispetto alla situazione attuale di canoni relativamente contenuti rispetto ai ricavi. Con un servizio centralizzato e regolato, le responsabilità legali sarebbero chiaramente definite, diminuendo l’esposizione dei concessionari e dello Stato stesso. Una gestione statale, sinergica con le campagne come 'Spiagge Sicure', promuoverebbe una cultura della balneazione consapevole e sicura". In conclusione per Ballarin: "La proposta di un servizio di assistenza balneare gestito dallo Stato non è solo un passo verso maggiore sicurezza, ma una vera e propria strategia di equo sviluppo socioeconomico. Equiparare la figura dell'assistente bagnanti a quella dei corpi civili nazionali significa restituire dignità a una professione troppo spesso marginale". "Parallelamente, lo Stato può trasformare un bisogno sociale in un modello di investimento pubblico-professionale, con ritorni in sicurezza, occupazione e turismo", conclude.
(Adnkronos) - Dopo due anni e mezzo di diminuzioni, tornano a crescere nel I semestre 2025 le emissioni di CO2 (+1,3%), nonostante i consumi energetici complessivi siano rimasti stazionari (gas +6%, petrolio -2%, generazione elettrica da rinnovabili -3%). Lo evidenzia l’Analisi Enea del sistema energetico nazionale che rileva, inoltre, prezzi di elettricità e gas tra i più elevati in Europa e un trend negativo per la transizione energetica (-25%) misurato dall’indice Ispred. In particolare, riguardo ai prezzi, quello dell’energia alla Borsa italiana (120 €/MWh media semestrale) è risultato doppio rispetto a quello di Spagna (62 €/MWh) e Francia (67 €/MWh). “Di fatto, ne risente la produzione industriale dei settori energy intensive, che resta inferiore di oltre il 10% rispetto a quella dell’intera industria manufatturiera, già sui minimi di lungo periodo”, spiega Francesco Gracceva, il ricercatore Enea che cura l’aggiornamento trimestrale. Dall’analisi emerge che nel primo trimestre le fonti rinnovabili hanno registrato un forte calo della produzione idroelettrica (-20%) ed eolica (-12%), non compensato dall’aumento del fotovoltaico (+23%), che è cresciuto in linea con il progressivo incremento della capacità installata (+3,3 GW). I consumi di gas naturale sono stati invece sostenuti dal clima rigido del primo trimestre 2025, che ha spinto i consumi per il riscaldamento. Una situazione che rispecchia sostanzialmente il quadro europeo dove l’inverno rigido ha fatto salire il consumo di gas (+5%), mentre sono diminuite le rinnovabili (-3%), con il solo fotovoltaico in crescita (+20%). Segno positivo anche per la produzione di energia nucleare (+2%), legata all'aumento della produzione francese. “Nel complesso i consumi energetici dell’area euro sono stimati stazionari e così le emissioni di CO2, un dato in chiaro contrasto con la traiettoria necessaria per il target 2030, che richiede un calo medio annuo di circa il 7%”, sottolinea Gracceva. A livello di settori, in Italia si rileva una contrazione dei consumi nei trasporti (-1%), concentrata nel primo trimestre, e un incremento nel civile (+3%), attribuibile principalmente all’aumento della domanda di gas per riscaldamento e alla maggiore domanda elettrica del settore terziario. Nel complesso, nel semestre la domanda elettrica nazionale risulta in lieve aumento (+0,4%), confermando la sostanziale stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi energetici in Italia. Il peggioramento dell’indice della transizione Enea Ispred è da attribuirsi soprattutto alla componente decarbonizzazione: “Nei prossimi cinque anni le emissioni di CO2 dovranno scendere del 6%, quasi il doppio di quanto fatto negli ultimi 3 anni. Se la traiettoria delle emissioni seguisse il trend degli ultimi 3 anni, il target 2030 sarebbe raggiunto non prima del 2035”, prosegue Gracceva. Sul fronte sicurezza energetica, e con particolare riferimento al gas, il sistema è risultato solido anche per la bassa domanda invernale. Un contributo è arrivato anche dall’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna, che a maggio e giugno ha portato il gas liquefatto ad essere la prima fonte di approvvigionamento di gas italiana (35% del totale), superando l’import dall’Algeria. Nel sistema elettrico europeo sono divenute sempre più frequenti le ore con prezzi zero o negativi, fino a un massimo raggiunto in Spagna con una media di oltre 6 ore al giorno. “Si tratta di segnali di un eccesso di produzione di elettricità da fonti intermittenti, in primis il fotovoltaico, e di flessibilità non adeguata a gestire la variabilità delle rinnovabili. Ma è notevole come sul mercato italiano questi effetti risultino al momento radicalmente più contenuti, con prezzi zero solo nello 0,5% delle ore nella zona Sud, a conferma del persistente ruolo del gas nella fissazione dei prezzi sul mercato all’ingrosso”, conclude Gracceva.