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(Adnkronos) - I tagli al Washington Post, con il licenziamento di 300 giornalisti, non sono solo la notizia di un ridimensionamento, voluto dal proprietario Jeff Bezos, fondatore di Amazon e uno degli uomini più ricchi al mondo. Sono anche la fotografia di un passaggio che rischia di minare le fondamenta del glorioso giornalismo americano. Questo perché non si sta parlando solo di bilanci da far quadrare e di 'sacrifici' necessari per la sostenibilità finanziaria dell'editoria. Guardare a quello che sta succedendo al Washington Post con i parametri e le logiche della nostra editoria e del nostro giornalismo vuol dire evitare, più o meno consapevolmente, di inquadrare la vera natura del problema. Quello americano è un mercato completamente diverso dal nostro, con numeri e abitudini di consumo del prodotto giornalistico che non corrispondono ai nostri, né dal punto di vista quantitativo né da quello della capacità di influenza e di penetrazione delle grandi testate. La differenza sostanziale è che, a differenza dell'Italia, negli Stati Uniti non c'è un'emergenza legata alla progressiva estinzione dei lettori né, tantomeno, a una inesorabile contrazione dei ricavi. Il grande giornalismo americano, per meriti acquisiti sul campo sia sul piano dell'autorevolezza sia delle scelte strategiche, e anche per il gigantesco bacino di utenza che garantisce la lingua inglese, può contare su fondamentali industriali e su un radicamento nella società che consentono di gestire la complessa transizione in corso, inclusa la delicata partita che si gioca sull'intelligenza artificiale e la concorrenza spesso sleale dei giganti del tech. Questo, senza sottovalutare le criticità strutturali che pure ci sono: dalla riduzione dei ricavi pubblicitari, all'invadenza degli algoritmi che regolano le attività dei social network e alla concorrenza dei chatbot dell'AI. L'elemento chiave per leggere il delicato passaggio che sta vivendo il Washington Post, e che rischia di compromettere le fondamenta del giornalismo americano, è però un altro e riguarda la rottura del vincolo di indipendenza, il patto sui cui, anche dichiarando e difendendo interessi di parte, si è sempre regolato il rapporto con il lettore. Il tema non è più solo industriale ma tira in ballo un asset che un grande giornale americano come il Washington Post non può perdere per strada: la credibilità. Un interessante articolo della Columbia Journalism Review cita le parole nette di un dipendente della testata che, ragionando delle conseguenze dello sviluppo dell'intelligenza artificiale, dice: "Siamo stati fermati dall'approccio umano, la nostra dirigenza ha distrutto il nostro brand". Queste parole si legano proprio al concetto di credibilità e alla reazione dei lettori rispetto a una serie di scelte fatte, la cui origine la redazione del Post fa risalire alla decisione di Bezos di ritirare all'ultimo minuto l'endorsement per kamala Harris durante la corsa alla Casa Bianca, ricordando che nei giorni successivi 250mila lettori hanno cancellato i loro abbonamenti al Washington Post. Non sono più i tempi del 'watergate', alla Casa Bianca c'è Donald Trump e Jeff Bezos fa i suoi calcoli ma la storia del giornalismo americano, quella che il Washington Post ha contribuito a scrivere, è a un bivio: da una parte c'è l'investimento sulla qualità da garantire ai lettori, che negli Stati Uniti sono anche abbonamenti e ricavi, dall'altra la resa a un declino che rischia di essere rapido e irreversibile. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - eDreams Odigeo (di seguito 'la società' o in breve 'eDO'), la piattaforma di abbonamenti di viaggio leader nel mondo, ha diffuso oggi i nuovi dati sulla soddisfazione dei clienti relativi al servizio Prime in Italia. I dati indicano che il sentiment degli iscritti ha raggiunto un nuovo massimo storico, con un net promoter score (nps) medio di 61 per la categoria 'accommodation' durante l'ultimo trimestre. Sulla scala nps standard di settore, che va da -100 a +100, un punteggio di questa portata è classificato come eccellente. Questo record segna l'ultimo traguardo di un trend di crescita costante durato cinque anni. Le analisi condotte dal 2021 a oggi confermano che l’effetto abbonamento si sta progressivamente rafforzando, offrendo un valore costantemente superiore rispetto all'esperienza di viaggio standard. Mentre i tassi di soddisfazione risultano aumentati per tutti i clienti, riflettendo i miglioramenti generali della piattaforma, il sentiment dei membri Prime ha subito un'accelerazione molto più rapida. Oggi, in Italia, i membri Prime valutano la propria esperienza il 36% in più rispetto agli utenti standard non abbonati. Il divario di soddisfazione tra i due gruppi è aumentato negli ultimi cinque anni, a dimostrazione del fatto che le caratteristiche esclusive del programma Prime stanno creando un livello di esperienza premium ben distinto. Questi risultati seguono i significativi investimenti nella proposta di valore di Prime, tra cui l'introduzione di opzioni di flessibilità (come la possibilità di cancellare le prenotazioni per qualsiasi motivo) e un'offerta di prodotti ampliata con offerte riservate ai soci su voli, hotel, pacchetti, noleggio auto e treni. Le performance attuali supportano la tabella di marcia strategica della società, che punta a raggiungere 13 milioni di abbonati entro il 2030 (rispetto agli oltre 7,7 milioni di oggi), confermando che il servizio sta diventando sempre più attraente per i consumatori alla ricerca di una soluzione di viaggio flessibile e orientato al valore. Dana Dunne, ceo di eDreams Odigeo ha dichiarato: "Il raggiungimento di questo picco storico nella soddisfazione degli abbonati è una pietra miliare significativa che convalida la nostra visione: offrire ai nostri membri un'esperienza premium basata sull'intelligenza artificiale. Quando abbiamo lanciato Prime, abbiamo aperto la strada a una categoria completamente nuova, quella dei viaggi in abbonamento, che prima semplicemente non esisteva". "Questi punteggi record - ha spiegato - confermano che, man mano che facciamo crescere la nostra piattaforma aggiungendo prodotti e perfezionando il servizio giorno dopo giorno, il valore che offriamo diventa sempre più evidente per i nostri membri. Il crescente divario tra abbonati e utenti standard dimostra che il modello su abbonamento offre fondamentalmente un'esperienza superiore. Ci impegniamo a continuare a guidare la categoria degli abbonamenti di viaggio in Italia e non solo, con una piattaforma che migliora ogni singolo giorno, assicurando che i nostri iscritti abbiano sempre il miglior partner possibile per i loro viaggi".
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.