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(Adnkronos) - Gli occhi più attenti lo avranno notato. E si saranno chiesti il perché. Durante le Olimpiadi, tanti fuoriclasse dello sport - supportati nel corso dell'anno da importanti sponsorizzazioni - non mostrano marchi che non siano quelli ufficiali dei Giochi Olimpici. Nemmeno sui social. Dalla ricchissima Eileen Gu a Federica Brignone, da Dominik Paris a Jutta Leerdam, succede anche a Milano Cortina 2026. E c'è un motivo: la 'rule 40' della Carta Olimpica. Le Olimpiadi rappresentano, per ogni atleta, il momento clou della carriera. Ore, giorni, mesi e anni di allenamenti, sacrifici e rinunce che culminano in prove di pochi minuti, a volte pochi secondi. Per tutti l’ambizione è una medaglia, ma c'è anche l’orgoglio di rappresentare un Paese, la possibilità di trasformare una passione in una professione. Anche per questo, i Giochi Olimpici sono un punto di arrivo in termini di visibilità, per sfruttare al massimo una vetrina che capita (forse) ogni quattro anni. Con un paradosso: nel momento di massima esposizione mediatica, entra in gioco una regola centrale nel sistema olimpico. La 'rule 40' della Carta Olimpica, introdotta nel 1991 e nata per tutelare gli sponsor ufficiali delle Olimpiadi. Aziende che investono cifre enormi per associare il proprio marchio all’evento sportivo più seguito al mondo. La norma limita l’uso commerciale del nome, dell’immagine e delle prestazioni degli atleti (e di tutti i soggetti accreditati) durante il cosiddetto blackout period o 'silenzio olimpico'. Una fase che inizia pochi giorni prima dell’apertura della rassegna a cinque cerchi e termina dopo la cerimonia di chiusura. L'avvocato Luca Ferrari, Global Head of Sports dello studio legale Withers e advisor legale di tanti campioni come Novak Djokovic e Lewis Hamilton, ha approfondito il tema con l'Adnkronos: "Fino a Londra 2012 - spiega al telefono - si trattava di un divieto quasi assoluto. Con l’esplosione dei social media e la crescente pressione degli atleti, il Cio ha progressivamente ammorbidito la regola a partire da Rio 2016, introducendo alcune deroghe". Per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, il silenzio olimpico è iniziato il 26 gennaio e si concluderà il 26 di febbraio. Bisogna però fare qualche distinzione: "Al di fuori del periodo - precisa Ferrari - le aziende non sponsor delle Olimpiadi possono utilizzare l’immagine di un atleta, a condizione che la comunicazione non sia a tema olimpico e non crei, nemmeno indirettamente, un’associazione con i Giochi, il Cio, il Comitato organizzatore o con i team nazionali partecipanti. In altre parole, l’atleta può comparire in una campagna pubblicitaria, ma non come atleta olimpico, né attraverso simboli, riferimenti o contesti che evochino i Giochi". Durante l'evento, cambia invece tutto: "Nel periodo di silenzio, i limiti diventano più stringenti. Le aziende non sponsor possono utilizzare l'immagine dell'atleta solo a condizioni rigorose e cumulative". In primo luogo, la comunicazione deve rispettare le policy del Cio e del Coni relative alle categorie merceologiche incompatibili con i valori del movimento olimpico, come tabacco, alcol, gioco d’azzardo o attività ritenute immorali. In secondo luogo, l’advertising non deve in alcun modo includere properties olimpiche, né in forma verbale né visiva: "Sono quindi vietati riferimenti ai Giochi, ai team nazionali, alle medaglie, agli impianti olimpici o a contesti che possano evocare la competizione". Un ulteriore limite centrale riguarda il contenuto del messaggio: "Non può esserci alcun endorsement di prodotto che crei un collegamento, diretto o indiretto, tra il brand e la performance sportiva dell’atleta" aggiunge Ferrari. La comunicazione, insomma, deve qualificarsi come 'pubblicità generica'. Ma cosa si intende per pubblicità generica? Secondo le linee guida del Cio, una pubblicità può definirsi così solo se ricorrono tutte le seguenti condizioni. In primo luogo, la comunicazione non deve presentare alcun collegamento con i Giochi Olimpici, se non per il fatto che vi compaia l’immagine dell’atleta. In secondo luogo, la campagna deve essere già stata pianificata e diffusa sul mercato almeno 90 giorni prima dell’inizio del silenzio olimpico. Infine, l’advertising non può essere intensificato durante il periodo del silenzio olimpico. Molto delicato è il tema dei messaggi di congratulazioni. "Le aziende non sponsor olimpiche - precisa Ferrari - in generale non possono pubblicare congratulazioni durante il blackout period, poiché tali messaggi tendono a creare un collegamento diretto tra il brand e la performance olimpica. Eventuali messaggi di supporto o celebrazione sono ammessi solo al di fuori del periodo dei Giochi e sempre nel rispetto del divieto di utilizzare simboli, immagini o riferimenti riconducibili alle Olimpiadi". Il risultato è un sistema unico nel panorama sportivo: "Proprio nel momento di massima visibilità, l’autonomia commerciale degli atleti viene compressa". Con la costruzione di un delicato equilibrio tra sport, marketing e regole olimpiche. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)
(Adnkronos) - C'è anche un po' di Austria a Cortina in occasione dei Giochi Olimpici, e non solo per gli atleti in gara. L'Austria c'è con i suoi paesaggi innevati, a poca distanza e facilmente raggiungibili dalla 'Perla delle Dolomiti', con l'atmosfera unica delle sue montagne e dello stile di vita alpino e con la passione con cui gli eventi di sport invernali vengono tradizionalmente seguiti. Ma, soprattutto, con la sua ospitalità all’insegna del 'Lebensgefühl', quell’inconfondibile attitudine alla vita tipicamente austriaca, che è diventata anche il claim nella comunicazione di Austria Tourism, l'ente di promozione turistica del paese. Austria Tourism è partner premium del Comitato Olimpico Austriaco alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, per accogliere atleti e ospiti internazionali proprio con il calore del 'Lebensgefühl'. Per Austria Tourism, infatti, i Giochi sono un’occasione per presentare a livello internazionale il proprio marchio, e l'Austria come una destinazione turistica alpina autentica, per ispirare gli appassionati di sport invernali di tutto il mondo e per sottolineare l’impegno per il futuro dello sci rivolto alle prossime generazioni. Fulcro della presenza di Austria Tourism ai Giochi Olimpici è l’Austria House, la 'Casa Austria' a Cortina d’Ampezzo: dopo un'indimenticabile estate olimpica a Parigi, l'Austria House come luogo di incontro, di ospitalità e di eccellenza torna all'insegna dei 'cinque cerchi' più suggestiva che mai. E ha aperto le sue porte a Cortina nella tradizionale Jägerhaus, di fonte a uno degli scenari invernali più spettacolari d'Europa. A inaugurare Austria House una serata-evento domenica sera, che ha visto la partecipazioni dei più alti rappresentanti istituzionali, a partire dal Cancelliere federale austriaco, Christian Stocker, il ministro degli Affari economici, Wolfgang Hattmannsdorfer, il segretario di Stato con delega al Turismo, Elisabeth Zehetner, l'ambasciatore d'Austria in Italia, Michael Rendi, e due campioni austriaci come la medaglia d'argento nello slittino Jonas Müller e la leggenda dello sci Franz Klammer. A fare gli onori di casa Astrid Steharnig-Staudinger, Managing Director di Austria Tourism. "Con questa serata - ha affermato nel suo discorso di benvenuto - celebriamo l'Austria non solo come nazione di sport invernali, ma anche come una destinazione turistica davvero di primo piano sia in inverno sia in estate. L'Austria è conosciuta internazionalmente come destinazione invernale, ma ha così tanto in più da offrire: una cucina pluripremiata con le stelle Michelin e altri importanti riconoscimenti, un'eredità culturale apprezzata in tutto il mondo e la nostra cosiddetta 'Lebensgefühl', quel modo di vivere austriaco espresso in questo termine che non si può tradurre, non si può spiegare, deve essere sperimentato. E questo è esattamente ciò che stiamo portando qui su questo palcoscenico internazionale insieme con i nostri partners". Per il presidente del Comitato Olimpico austriaco, Horst Nussbaumer, "Austria House è un posto in cui le Olimpiadi hanno un impatto che va oltre lo sport e che riguarda gli incontri, il dialogo, il rendere l'Austria visibile in tutta la sua diversità, attraverso risultati sportivi di eccellenza e i valori olimpici ad essi associati". Grandi protagonisti i colori rosso-bianco-rosso della bandiera austriaca per una serata aperta dal cosiddetto 'Heartbeat Moment' con un concerto in stile Coldplay, all'insegna dello scambio tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, del turismo e dello sport. L'Austria House, infatti, durante il periodo delle Olimpiadi, vuole essere un luogo d'incontro per atleti, rappresentanti dei media e ospiti internazionali, con l’obiettivo di celebrare la partecipazione e i successi sportivi e di offrire agli ospiti internazionali un assaggio dello stile di vita austriaco. Chi visiterà l'Austria House potrà vivere l'Austria con tutti i sensi. Ospitalità, cucina e convivialità saranno al centro dell'attenzione. Una vera attrazione è la grande installazione creata per l’occasione dall'artista tirolese Patricia Karg che accoglie visitatori e visitatrici sul piazzale antistante l'Austria House: a forma di un cuore pulsante e fluttuante per rendere 'visibili' le emozioni che si vivono in occasione dei Giochi Olimpici. All’interno, fra le proposte culinarie spiccano un cocktail appositamente creato per l'occasione dal nome 'Lebensgefühl' e la merenda 'Brettljause', che prende spunto dai taglieri tradizionali serviti nei rifugi alpini, in una versione innovativa. Il vero focus è sulle cosiddette 'hidden gems', quelle gemme nascoste dell'offerta turistica regionale austriaca che ne fanno una destinazione per tutto l'anno. E tra le vere 'gemme nascoste' non poteva mancare la cucina, vero elemento centrale della serata grazie alle preparazioni esclusive dello chef salisburghese Vitus Winkler, due stelle Michelin, quattro forchette Falstaff e 'Chef dell'anno 2026' per Gault Millau. "La cucina austriaca è forte della sua autenticità e della straordinaria diversità dei suoi territori. Fiumi, laghi, pascoli e foreste danno forma a ciò che cuciniamo. La qualità culinaria si raggiunge quando rispetti queste origini e lavori con le stagioni, tutto l'anno. I prodotti regionali, le erbe fresche e lo stretto legame con la natura sono sempre le basi, anche in inverno", ha spiegato lo chef. Un approccio sintetizzato nel suo piatto di mezzo ‘F(r)ischfeld - char, sauerkraut, oxymel and watercress': più che una portata, una narrazione delle origini, del territorio e dell'artigianalità. In ricordo dell'evento proprio una 'Hidden Gem Box' contenente non solo selezionati prodotti tipici ma anche un QR code che 'conduce' ad altre destinazioni ed esperienze meno conosciute. Un invito, insomma, a scoprire l'Austria non in una volta sola, ma piano piano, passo dopo passo.
(Adnkronos) - "L’Italia è tra i paesi leader in alcune filiere, può guidare la nuova industrializzazione europea e rivendicare le proprie eccellenze". Lo dice Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, durante la presentazione dei risultati della terza edizione del progetto 'L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy' a Roma. “Abbiamo un problema su alcune filiere industriali storicamente deindustrializzate, come chimica e siderurgia, la cui crisi parte dagli anni ’90 e non è colpa del Green Deal europeo”, ha aggiunto Ciafani, sottolineando l’urgenza di azioni concrete. “Vogliamo fare in modo che il Clean Industrial Deal europeo possa vedere l’Italia protagonista, contribuendo alla nuova reindustrializzazione del Vecchio Continente”. Legambiente ha così presentato il Libro bianco con 30 proposte, frutto di un percorso di confronto con le imprese più innovative iniziato nel luglio 2025, “per orientare le politiche industriali verso sostenibilità, innovazione e occupazione green. Speriamo che le politiche industriali possano partire anche dalle nostre 30 proposte”.