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(Adnkronos) - Si dice che il doping sia sempre in vantaggio rispetto all'antidoping. Il sospetto, però, è che nel salto con gli sci si vada oltre ogni previsione. Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 stanno per aprirsi ufficialmente e il tema del doping rimbalza sui media. E sotto i riflettori della Wada, l'agenzia mondiale antidoping, rischia di finire il salto con gli sci per il sospetto di una pratica illecita che verrebbe attuata. Tra gli atleti, come scrive anche il New York Times, ci sarebbe qualcuno disposto a iniettarsi acido ialuronico nel pene per guadagnare un vantaggio in gara. Ad accendere i riflettori sul tema è stata per prima la Bild, che ha portato alla ribalta un argomento apparentemente surreale. "Il salto con gli sci è molto popolare nel mio paese, la Polonia. Prometto che darò un'occhiata", dice Witold Banka, presidente della Wada, tra il serio e il faceto. In realtà, tutto appare più logico di quanto possa sembrare a prima vista. Senza troppi giri di parole: l'iniezione di acido ialuronico consentirebbe di aumentare le dimensioni del pene e questo elemento verrebbe rilevato dagli scanner 3D che analizzano e misurano gli atleti per definire le dimensioni delle tute. Genitali più 'abbondanti' consentono ad un atleta di indossare una tuta più larga che, nella competizione, più garantire un rilevante 'effetto vela' in aria. Secondo la rivista scientifica Frontiers, un aumento di 2 centimetri nell'ampiezza della tuta consente di guadagnare fino a 5,80 metri in un salto: un'enormità in una gara olimpica che assegna medaglie. La tecnica illecita funzionerebbe davvero? "E' possibile ottenere un temporaneo e visibile ingrandimento del pene con iniezioni di paraffina o acido ialuronico", dice il professor Kamran Karim, del Maria-Hilf Hospital di Krefeld, alla Bild. Per ora, non ci sono nomi di atleti associati al 'caso'. "Non sono al corrente di dettagli del salto con gli sci e di come tutto questo potrebbe fornire un vantaggio. Ma se venisse fuori qualcosa, lo valuteremmo come se fosse realmente legato al doping", dice Oliver Niggli, direttore generale della Wada. "Ma -evidenzia- finora non ne ho sentito parlare". La disciplina non sta vivendo un momento particolarmente brillante. Il 15 gennaio, due allenatori e un responsabile delle attrezzature della Norvegia sono stati squalificati per 18 mesi: hanno modificato le tute dei migliori saltatori della squadra per ottenere un vantaggio. Il coach Magnus Brevig e l'addetto alle tute, Adrian Livelten, sono stati filmati mentre inserivano cuciture illegali nella zona del cavallo delle tute, già ispezionate dai commissari di gara. Le modifiche illegali avrebbero dovuto aumentare le dimensioni delle tute e rendere gli indumenti più aerodinamici, consentendo così salti più ampi in gara.
(Adnkronos) - "Nel 2025 registriamo una crescita di volumi del 9% e transazioni a +7,7%: un risultato sostenuto dall’ingresso di nuovi clienti (+27%) e da un tasso di fidelizzazione del 98%, che conferma la solidità del nostro modello e il valore riconosciuto dal mercato. Il nostro portafoglio clienti è sempre più diversificato, le aziende continuano a viaggiare, ma con un controllo più stringente della spesa. Utilities, trasporti e logistica e pubblica amministrazione guidano il mix, a dimostrazione della nostra capacità di gestire esigenze settoriali complesse e fortemente regolamentate. Guardando al 2026, la priorità è l’espansione internazionale, siamo l’unica travel management company italiana con un progetto così ampio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giorgio Garcea, Chief commercial and operations officer di Cisalpina Tours International (Cti), sull'andamento dell'azienda in un mercato, quello del business travel, che come emerso dall'Osservatorio business travel 2026 (mercato Italia), attraversa una fase di rallentamento in Italia nel 2025, a causa di dazi, tensioni geopolitiche, differenziazione di strategie aziendali e politiche commerciali protezionistiche da parte dei governi. Fenomeni che hanno spinto le aziende a privilegiare trasferte locali o in Paesi con minori criticità. In questo contesto, secondo gli analisti emerge un picco di viaggi verso gli Stati Uniti nel primo semestre 2025, probabilmente legato alla chiusura di contratti prima dell’introduzione di nuove tariffe doganali. Ma le strategie di Cisalpina per il futuro sono chiare: "affiancheremo lo sviluppo di servizi premium e vip concierge, visto che la domanda evolve verso soluzioni sempre più tailor made: trasferte mirate per top management e funzioni tecniche e una maggiore razionalizzazione degli spostamenti del middle management". In un mercato complesso, Cti registra quindi risultati in controtendenza. Dal travel value (volume d’affari lordo) di 300 milioni di euro del 2015, la società ha raggiunto 640 milioni nel 2025 e opera già in 9 Paesi. La composizione delle aziende clienti evidenzia una maggiore attenzione alla spesa pur mantenendo frequenza di trasferte: al vertice utilities (29%), trasporti e logistica (25%), servizi (16%), a conferma della capacità di Cti di gestire esigenze verticali e complesse. Secondo Garcea "le aziende oggi viaggiano in maniera più consapevole: i top manager e i responsabili tecnici si spostano con maggiore frequenza, ma il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi". Altro tema in evidenza, l’Osservatorio evidenzia criticità sul Duty of Care, con il 45% delle aziende che ne ha conoscenza parziale o nulla e solo il 45% delle aziende consapevoli che dispone di una travel policy conforme agli obblighi di legge. Garcea sottolinea: "Proteggere i dipendenti in viaggio non è solo un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale. Il nostro approccio proattivo intende preparare le imprese al rischio, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dal periodo post-Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: consapevolezza e prevenzione diventano prioritarie per tutti", conclude.
(Adnkronos) - "L’Italia è tra i paesi leader in alcune filiere, può guidare la nuova industrializzazione europea e rivendicare le proprie eccellenze". Lo dice Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, durante la presentazione dei risultati della terza edizione del progetto 'L’Italia in cantiere. Un Clean Industrial Deal Made in Italy' a Roma. “Abbiamo un problema su alcune filiere industriali storicamente deindustrializzate, come chimica e siderurgia, la cui crisi parte dagli anni ’90 e non è colpa del Green Deal europeo”, ha aggiunto Ciafani, sottolineando l’urgenza di azioni concrete. “Vogliamo fare in modo che il Clean Industrial Deal europeo possa vedere l’Italia protagonista, contribuendo alla nuova reindustrializzazione del Vecchio Continente”. Legambiente ha così presentato il Libro bianco con 30 proposte, frutto di un percorso di confronto con le imprese più innovative iniziato nel luglio 2025, “per orientare le politiche industriali verso sostenibilità, innovazione e occupazione green. Speriamo che le politiche industriali possano partire anche dalle nostre 30 proposte”.