ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Jannik Sinner alle prese con domande su spaghetti spezzati e natiche fotocopiate. L'azzurro, che si appresta a giocare le semifinali degli Australian Open, a Melbourne è un personaggio in campo e fuori. Tra i vari impegni extra tennis, ecco l'apparizione a The Hundred, lo show con Andy Lee e Sophie Monk. Sinner si disimpegna brillantemente nel programma in cui bisogna indovinare quante persone, su 100, compiono determinate azioni, soprattutto 'insolite'. Si parte col botto e l'altoatesino è preso alla sprovvista. Quanti australiani, tra i 100 interpellati e collegati in video, hanno fotocopiato il loro sedere? "Di che si tratta esattamente?", chiede Sinner. "Gli australiani a volte sono pazzi...", aggiunge l'azzurro quando riceve una spiegazione sulla dinamica particolare. L'idea, però, in fondo non è così strana: "Perché no?", dice Sinner, che azzarda un improbabile 63% come risposta: la quota reale è 4%. Quindi, l'affronto. Qual è la percentuale di australiani che spezzano gli spaghetti prima di cuocerli? "Nooo... mamma mia, ho una brutta sensazione", dice l'azzurro, che propone un allarmante 44% e non va lontano dalla verità: 37%. E' Sophie Monk a giustificare la scelta così diffusa Down Under: "Gli spaghetti sono troppo lunghi, io li spezzo 3 volte". E Sinner inorridisce...
(Adnkronos) - "Riguardo al Mercosur e agli accordi che si stanno perfezionando, ci auguriamo tutti che si riescano a risolvere le difficoltà di questo momento. Ci rendiamo conto che va ben valutata l'operazione dal punto di vista della nostra agricoltura, ma è altrettanto vero che con l'intesa si aprirebbero dei mercati da centinaia di milioni di compratori, in un momento in cui gli Stati Uniti, per esempio, stanno vivendo una fase complessa". Così Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX, l'associazione che rappresenta le fiere italiane a valenza internazionale.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.