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(Adnkronos) - "Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare". Lo dice all'AdnKronos, Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, con riferimento al voto di fiducia previsto alla Camera sul Dl Ucraina. I deputati vannacciani chiamati al voto sono i due ex leghisti, Edoardo Ziello (oggi responsabile dell'organizzazione e tesoriere di Fnv), Rossano Sasso e l'ex Fdi, Emanuele Pozzolo. "Infatti - aggiunge - ho sempre detto che non siamo uno strumento della sinistra che vuole destabilizzare la Nazione, a differenza di quanto viene sostenuto da alcuni e lo dimostriamo nei fatti". "Manterremo i nostri ordini del giorno che contengono l’impegno ad interrompere le forniture di armi, a favore dell’esercito di Zelensky e voteremo, altresì, contro nel voto finale", rende noto il generale. "Non ci prestiamo ai giochini di chi vorrebbe addossarci l’etichetta di essere insieme ai Bonelli, Fratoianni, Renzi, Conte e Schlein di turno, ma, al contempo, non rinunciamo alla nostra identità". L'ex capo della Folgore conferma quindi che restano all'esame dell'Assemblea tre loro ordini del giorno in cui si chiede all'esecutivo Meloni di "interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell'Ucraina" e anche di "proseguire e rafforzare l'impegno dell'Italia nelle sedi internazionali e multilaterali, al fine di incentivare un'intensificazione degli sforzi diplomatici verso tutte le parti coinvolte, con l'obiettivo di giungere a una pace giusta, possibile e duratura". (di Francesco Saita) Tra manifesti dei 'futuristi' di Vannacci con sfida alla Lega e proteste delle opposizioni, è arrivato oggi all'esame della Camera il decreto Ucraina sul quale il governo ha posto ieri la fiducia. Dopo le dichiarazioni di voto sulla fiducia, la chiama inizierà dalle 13.30. Dalle 16.45, quindi, il prosieguo dell'esame del provvedimento. Il decreto - che contiene disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance - dovrà poi passare all'esame del Senato e quindi convertito in legge entro il 2 marzo. "Porre la fiducia non è un modo di scappare", ma "obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se continuano ad appoggiare", ha intanto spiegato ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto in aula alla Camera replicando agli interventi dei deputati dell'opposizione. Porre la fiducia "è un atto serio di posizionamento politico della maggioranza e la serietà dell'atto è fisicamente rappresentata dalla mia presenza", ha sottolineato ancora, aggiungendo: "La motivazione reale della decisione del governo non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più". "Non lo so, dai frutti li riconosceremo, come dice il Vangelo...", le parole di Crosetto, interpellato prima di porre la questione di fiducia sul decreto e rispondendo così a chi gli chiedeva un commento sull'ipotesi voto contrario dei parlamentari vannacciani. E proprio secondo i deputati vicini al generale, la richiesta di fiducia sul dl Ucraina "certifica di un Salvini sempre più schiacciato dalla morsa delle proprie contraddizioni". A dirlo in Aula è stato ieri Edoardo Ziello, ora nel gruppo Misto. "Su questo argomento, le armi all'Ucraina, Salvini si era sempre speso in modo contrario per poi contraddirsi nei fatti, chiedendo ai suoi parlamentari di votare costantemente a favore", ha spiegato il deputato. "La Lega, che ha chiesto la fiducia, pesava di uscire dalle proprie contraddizioni cercando di spostare l'attenzione sul nostro campo, di Futuro nazionale. Ma la Lega non potrà scappare dalle sue responsabilità perché i nostri Ordini del giorno sono presenti e dicono di interrompere immediatamente le forniture di armamenti a Zelensky", ha proseguito. "Salvini si è assunto una gravissima responsabilità, quella di non permettere al Parlamento di discutere e votare un nostro emendamento che chiedeva quello che lui a parole ha sempre chiesto, far cessare le forniture di armamenti per Zelensky. La coerenza sta a Salvini come la puntualità sta ai treni che dovrebbe gestire come ministro dei trasporti", ha detto ancora Ziello. Quindi la protesta: 'Stop soldi per Zelensky, più sicurezza per gli italiani', la scritta sul maxi striscione esposto ieri pomeriggio in piazza Montecitorio dai tre deputati di Futuro Nazionale Roberto Sasso, Ziello ed Emanuele Pozzolo."Non rifiuteremmo aiuti umanitari al popolo se avessimo la certezza che quei soldi servissero davvero al popolo ucraino", la spiegazione di Sasso. A chiudere la giornata di protesta di Futuro Nazionale, anche il post dal titolo 'dal 2022 al 2026: cronistoria dell'incoerenza' del suo leader Roberto Vannacci: "La Lega - ha scritto ieri sui social - chiede al governo di porre la fiducia sul decreto di invio armi all'Ucraina per evitare di far palesare il voto di coscienza ( o le assenze in aula) di molti leghisti che dal 2022 seguono e credono nelle indicazioni del partito. Io sono sempre coerente con i mie principi ed i mie valori!". A protestare ieri in Aula non solo i vannacciani ma anche il M5S, Avs e Pd, secondo i quali il governo avrebbe posto la fiducia e usato il Parlamento per regolare 'lotte interne' alla destra e arginare una spaccatura in maggioranza sul tema. "Forse noi del Movimento 5 stelle - ha detto Aula Riccardo Ricciardi, capogruppo M5s alla Camera - siamo dei poveri illusi. Pensiamo di venire tutte le settimane in Parlamento per vederlo lavorare sulle cose che servono al Paese. Questa settimana pensavamo di discutere della guerra in Ucraina, delle armi. Invece 14 emendamenti, fiducia e il Parlamento che non produce nulla. Nel frattempo abbiamo crisi industriali, lavoratori pagati 2,50 euro l’ora, manifestazioni di piazza criminalizzate e accuse di essere le nuove Br per chi denuncia la situazione delle politiche abitative o del diritto allo studio. Siamo stanchi di vivere in un Paese dove non si può camminare per strada per l’insicurezza, ma si parla di uno pseudo comico che non va a Sanremo. E in questo clima si utilizza il Parlamento per una lotta interna a un partito? Questo governo cerca di nascondere palesemente uno dei suoi fallimenti più grandi: la vittoria militare dell’Ucraina sulla Russia". "Meloni - aggiungeva - due anni fa diceva a dei comici che aveva una grande idea sull’Ucraina. Ecco: la stiamo ancora aspettando. Io poi non ho poi capito se in quest’aula c’è un altro gruppo di opposizione. Ma probabilmente si farà come sempre nella storia dell’estrema destra di questo Paese: si mostra il petto e poi si scappa. Il gruppo di Vannacci è l’unica cosa che arriva più in ritardo dei treni di Salvini. Oggi si svegliano e capiscono che siamo in guerra. Ci hanno messo tre anni per capire che potevano votare i nostri impegni sull’Ucraina e sul ReArm". "Noi continueremo a proporre provvedimenti su scuola, salario minimo, settimana corta, emergenza abitativa. Forse siamo dei poveri illusi, ma siamo pagati per fare questo lavoro e anche nella maggioranza dovrebbero ricordarselo", concludeva Ricciardi. Duro anche Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa : "Per la prima volta viene messa la questione di fiducia" per l'invio di armi all'Ucraina. "C'è una deflagrazione della maggioranza, di un pezzo di quella che era la maggioranza, che attacca il suo stesso partito in questo gioco delle parti ipocrita, che non parla un linguaggio chiaro. E' solo una lotta di potere interno alla maggioranza. Avete un vestito molto stretto, corto, dovete andare da un altro sarto", l'accusa di Bonelli. "Noi come Avs abbiamo sempre avuto una posizione molto coerente - ha aggiunto-. Noi con Vannacci non abbiamo nulla a che fare, perché non abbiamo nulla a che fare con i fascisti e con coloro i quali che vengono in questo Parlamento a portare istanze che non solo non ci rappresentano, ma che combatteremo". Al termine della conferenza dei capigruppo della Camera, a intervenire è stata quindi la presidente dei deputati del Partito democratico, Chiara Braga. Le opposizioni, ha detto, hanno stigmatizzato "quello che è avvenuto oggi, perché è evidente anche dopo le parole della nuova compagine del gruppo Misto, del gruppo di Vannacci, che si è consumata una frattura profonda dentro la maggioranza. L'uso dello strumento della fiducia è tutt'altro che un'assunzione di responsabilità, ma la volontà di misurarsi in un confronto aperto e franco dentro quella che è la maggioranza che fin qui ha sostenuto questo governo su un tema così rilevante come è quello del decreto Ucraina". "Questo tentativo - aggiungeva - di raccontarlo come una scelta di assunzione politica è esattamente il contrario, è sfuggire da questa discussione politica. La destra e la maggioranza sono in grave difficoltà e ci domandiamo se oggi questo Paese possa avere una politica estera gestita, su un tema così importante, in questo modo". "La presidente Meloni dovrebbe assumersi fino in fondo la responsabilità di questo passaggio che si è consumato oggi" perché "delle avvisaglie che abbiamo avuto non è soltanto un fatto tecnico, è un fatto profondamente politico. Vogliamo capire qual è il perimetro oggi della maggioranza che sostiene questo governo e credo che questo sia più che legittimo", concludeva Braga.
(Adnkronos) - "Nel 2025 registriamo una crescita di volumi del 9% e transazioni a +7,7%: un risultato sostenuto dall’ingresso di nuovi clienti (+27%) e da un tasso di fidelizzazione del 98%, che conferma la solidità del nostro modello e il valore riconosciuto dal mercato. Il nostro portafoglio clienti è sempre più diversificato, le aziende continuano a viaggiare, ma con un controllo più stringente della spesa. Utilities, trasporti e logistica e pubblica amministrazione guidano il mix, a dimostrazione della nostra capacità di gestire esigenze settoriali complesse e fortemente regolamentate. Guardando al 2026, la priorità è l’espansione internazionale, siamo l’unica travel management company italiana con un progetto così ampio". Così, con Adnkronos/Labitalia, Giorgio Garcea, Chief commercial and operations officer di Cisalpina Tours International (Cti), sull'andamento dell'azienda in un mercato, quello del business travel, che come emerso dall'Osservatorio business travel 2026 (mercato Italia), attraversa una fase di rallentamento in Italia nel 2025, a causa di dazi, tensioni geopolitiche, differenziazione di strategie aziendali e politiche commerciali protezionistiche da parte dei governi. Fenomeni che hanno spinto le aziende a privilegiare trasferte locali o in Paesi con minori criticità. In questo contesto, secondo gli analisti emerge un picco di viaggi verso gli Stati Uniti nel primo semestre 2025, probabilmente legato alla chiusura di contratti prima dell’introduzione di nuove tariffe doganali. Ma le strategie di Cisalpina per il futuro sono chiare: "affiancheremo lo sviluppo di servizi premium e vip concierge, visto che la domanda evolve verso soluzioni sempre più tailor made: trasferte mirate per top management e funzioni tecniche e una maggiore razionalizzazione degli spostamenti del middle management". In un mercato complesso, Cti registra quindi risultati in controtendenza. Dal travel value (volume d’affari lordo) di 300 milioni di euro del 2015, la società ha raggiunto 640 milioni nel 2025 e opera già in 9 Paesi. La composizione delle aziende clienti evidenzia una maggiore attenzione alla spesa pur mantenendo frequenza di trasferte: al vertice utilities (29%), trasporti e logistica (25%), servizi (16%), a conferma della capacità di Cti di gestire esigenze verticali e complesse. Secondo Garcea "le aziende oggi viaggiano in maniera più consapevole: i top manager e i responsabili tecnici si spostano con maggiore frequenza, ma il middle management pianifica le trasferte con attenzione, ottimizzando i costi". Altro tema in evidenza, l’Osservatorio evidenzia criticità sul Duty of Care, con il 45% delle aziende che ne ha conoscenza parziale o nulla e solo il 45% delle aziende consapevoli che dispone di una travel policy conforme agli obblighi di legge. Garcea sottolinea: "Proteggere i dipendenti in viaggio non è solo un dovere morale o legale, ma un investimento nella continuità operativa e nella reputazione aziendale. Il nostro approccio proattivo intende preparare le imprese al rischio, offrendo soluzioni orientate alla mitigazione, andando oltre la gestione dell’emergenza. Dal periodo post-Covid, le trasferte verso destinazioni con fattori di rischio sono aumentate del 36%: consapevolezza e prevenzione diventano prioritarie per tutti", conclude.
(Adnkronos) - Smog in calo nelle città in Italia. Nel 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all'anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell'aria (20 µg/m3 per il Pm10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il Pm2.5), l'Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe oltre i limiti il 53% delle città per il Pm10, il 73% per il Pm2.5 e il 38% per l'NO2. Sono i dati del nuovo rapporto 'Mal'Aria di città 2026' di Legambiente che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani. Stando al report, nel 2025 sono 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite giornaliero di Pm10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all'anno. La maglia nera quest'anno va a Palermo, con la centralina di Belgio che ha registrato 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano (centralina Marche) con 66 sforamenti, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64 e Ragusa (Campo di Atletica) con 61. Sotto le sessanta giornate si collocano Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento. Nel resto dei capoluoghi monitorati non si registrano sforamenti oltre i limiti di legge e, come già avvenuto negli ultimi anni, nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per Pm10, Pm2.5 e biossido di azoto. La fotografia - rivela l'analisi di Legambiente - cambia radicalmente quando si guarda ai nuovi limiti che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria: il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il Pm10 di 20 microgrammi per metro cubo al 2030. Le situazioni più distanti dall'obiettivo si registrano a Cremona, dove serve una riduzione del 35%, seguita da Lodi con il 32%, Cagliari e Verona con il 31%, Torino e Napoli con il 30%. La situazione è ancora più critica per il Pm2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. I casi più problematici sono Monza, che ha una media annuale attuale di 25 microgrammi per metro cubo e dovrebbe ridurre le concentrazioni del 60%, Cremona con il 55%, Rovigo con il 53%, Milano e Pavia con il 50%, Vicenza sempre con il 50%. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo, con le situazioni più distanti dall'obiettivo registrate a Napoli dove serve una riduzione del 47%, Torino e Palermo con il 39%, Milano con il 38%, Como e Catania con il 33%. "I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Serve invece un cambio di passo: investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi". Il dato più preoccupante è la lentezza con cui molte città stanno riducendo le concentrazioni di inquinanti anno dopo anno. Questa edizione di Mal'Aria ha analizzato i dati di Pm10 degli ultimi quindici anni (2011-2025), calcolando attraverso una media mobile quinquennale la tendenza in ogni città e stimando i valori che potrebbero essere raggiunti entro il 2030. Delle 89 città analizzate, 49 nel 2025 registrano valori di Pm10 superiori al nuovo limite europeo di 20 microgrammi per metro cubo. Di queste, 33 rischiano concretamente di non raggiungere l'obiettivo mantenendo l'attuale ritmo di riduzione: Cremona potrebbe scendere solo a 27 µg/mc, Lodi a 25, Verona a 27, Cagliari a 26. Situazione critica anche per Napoli, Modena, Milano, Pavia, Torino, Vicenza, Palermo e Ragusa (oggi a 28 µg/mc) che potrebbero rimanere tra i 23 e i 27 µg/mc. Potrebbero invece centrare l'obiettivo città come Bari, Benevento, Bergamo, Bologna, Caserta, Como, Firenze, Foggia, Latina, Lucca, Ravenna, Roma, Salerno, Sondrio, Trento e Vercelli, oggi sopra la soglia dei 20 µg/mc ma sulla traiettoria giusta. La fotografia di Legambiente relativa al Lazio vede Roma ancora nella top ten delle peggiori città per concentrazione di NO2, settima come lo scorso anno, con una media annua di 28 µg/mc (microgrammi per metro cubo di aria) e Frosinone, con 55 giorni oltre i limiti, quinta peggior città italiana per giornate di superamento degli attuali valori massimi consentiti di Pm10 (nel report dello scorso anno era il peggior capoluogo in assoluto). Roma, Frosinone e Latina, poi, sono tra i tanti capoluoghi italiani dove si superano i nuovi limiti europei che scatteranno dal 2030.