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(Adnkronos) - Etiopia crocevia e spartiacque del Piano Mattei. A due anni dal lancio del progetto, il viaggio di Giorgia Meloni ad Addis Abeba del 13 e 14 febbraio si configura come una sorta di 'tagliando' politico e operativo della strategia italiana in Africa: una verifica, condotta insieme ai partner africani, dello stato di avanzamento del Piano, della sua capacità di mobilitare risorse e di tradurre gli impegni in risultati concreti. La missione dell'inquilina di Palazzo Chigi si articola su due appuntamenti. Venerdì 13 febbraio, alle ore 18:00, la presidente del Consiglio parteciperà al secondo vertice Italia-Africa - il primo ospitato nel continente - dedicato proprio al Piano Mattei e al coordinamento delle iniziative avviate dall'Italia. Sabato 14 febbraio Meloni prenderà invece parte, in qualità di ospite d'onore, alla riunione plenaria della 39ª sessione ordinaria dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Unione Africana, massimo organo politico dell'organizzazione continentale. Per Roma, Addis Abeba rappresenta anche un punto di continuità politica. Proprio nella capitale etiope, nell'aprile 2023, Meloni aveva avviato un dialogo strutturato su migrazioni e stabilità nel Corno d'Africa. Un percorso che ha avuto un'ulteriore tappa nel luglio 2025 con la co-presidenza del vertice Onu sui Sistemi Alimentari e la visita a Jimma. Il doppio appuntamento di febbraio è quindi chiamato a misurare il passaggio dalla fase di impostazione a quella di consolidamento del Piano ispirato alla figura del fondatore dell'Eni, Enrico Mattei. Il bilancio che la premier presenterà ai partner africani indica che nel 2025 sono stati mobilitati tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro, stando a quanto riferito da fonti diplomatiche. Le risorse provengono dal Fondo Italiano per il Clima, dal Plafond Africa di Cassa Depositi e Prestiti e, in misura determinante, da una linea multi-donor attivata con la Banca Africana di Sviluppo. In questo schema l'Italia punta a svolgere un ruolo di catalizzatore: a ogni euro investito da Roma corrisponde un cofinanziamento dell'istituzione africana, generando un effetto leva che ha già attirato contributi di partner internazionali come Emirati Arabi Uniti e Danimarca. Secondo le stesse fonti, il rafforzamento finanziario e operativo ha determinato un cambio di scala nella presenza italiana in Africa, "oggi più strutturata e continuativa rispetto al passato", sia per numero di Paesi coinvolti sia per ampiezza dei settori di intervento. L'impostazione perseguita dal governo "non si limita a progetti spot", viene spiegato. In parallelo è cresciuto anche il perimetro geografico del Piano: dai 9 Paesi individuati nel 2024 si è passati agli attuali 14, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento nel 2026. Sul piano operativo, il Piano Mattei si sta traducendo in una serie di cantieri settoriali. Dal confronto con i leader africani è emersa come prioritaria la dimensione idrica, indicata come la principale variabile per la sicurezza alimentare e la stabilità sociale. In Marocco, per esempio, l'Italia è capofila di un ambizioso progetto sull'acqua insieme a Francia, Germania e Commissione europea, segno dell'integrazione del Piano Mattei nel quadro del Global Gateway dell'Unione europea. In Tunisia e Algeria sono già attivi progetti di irrigazione e agricoltura in aree desertiche, mentre in Mozambico e Tanzania proseguono interventi nel settore energetico. Un esempio emblematico è la partecipazione italiana al Corridoio di Lobito, che collegherà l'Africa occidentale e orientale dall'Angola allo Zambia, passando per la Repubblica Democratica del Congo. Un pilastro centrale resta quello della formazione. Nel 2026 è prevista l'apertura, nel sud dell'Algeria, di un centro di eccellenza per la formazione di tecnici locali, in linea con l'obiettivo dichiarato di trasferire competenze e ridurre la dipendenza da assistenza esterna. Il Piano Mattei non ha progetti specificamente dedicati all'immigrazione. Tuttavia, osserva chi lavora da vicino al dossier, "se riusciamo a migliorare l'accesso all'energia, creare lavoro, rafforzare la formazione e la qualità dei servizi essenziali, questo consente alle persone di scegliere se restare nel proprio Paese o migrare legalmente. È una conseguenza indiretta, non l'obiettivo principale". Un esempio è la Tunisia: il memorandum siglato col Paese nordafricano "ha prodotto anche una significativa riduzione degli arrivi irregolari", viene sottolineato. Analogamente, progetti in Senegal e Costa d'Avorio, realizzati con l'Ifad in aree particolarmente fragili, contribuiscono a stabilizzare territori esposti a forti pressioni migratorie. Non mancano tuttavia le 'dolenti note'. Le difficoltà legate ai tempi di attuazione - in particolare per quanto riguarda le procedure amministrative e le ratifiche parlamentari nei Paesi partner - restano un nodo irrisolto. La struttura di missione del Piano è al lavoro su una semplificazione dei passaggi normativi, con l'obiettivo di rendere più rapida l'erogazione delle risorse a partire dal 2026. La presenza ad Addis Abeba di oltre venti capi di Stato e di governo africani, insieme al segretario generale dell'Onu António Guterres, viene letta dalle fonti italiane come un indicatore della credibilità politica del Piano Mattei, che il governo punta a consolidare come strumento di politica estera di lungo periodo. Il Piano, rimarcano le stesse fonti, non è legato a una singola persona o a un singolo governo: "Mai come in questo momento l'Italia è stata interlocutrice centrale per i leader africani. Disperdere questo patrimonio sarebbe un errore". (di Antonio Atte)
(Adnkronos) - Mentre vanno esaurendosi i fondi del Pnrr, risalgono project e concessioni. Questo in estrema sintesi, il quadro delineato dal consueto rapporto annuale del Centro Studi del Cni dedicato al mercato dei servizi di architettura e ingegneria. Sul piano generale, anche nel 2025 continua la flessione inaugurata nel 2024. Nell’anno appena concluso le stazioni appaltanti hanno pubblicato bandi di gara per un ammontare complessivo di circa 1 miliardo e 230 milioni di euro, valore in linea con quanto registrato negli anni pre-pandemia. Siamo tornati, dunque, ai valori ante Covid, anche perché, nel periodo in esame, la percentuale degli importi a base d’asta delle gare finanziate con fondi Pnrr si è ridotta ad appena il 2,2%. I servizi di ingegneria tipici (escludendo dunque gli accordi quadro, i bandi con esecuzione dei lavori, i concorsi di idee e progettazione e i bandi per servizi Ict), rappresentano oltre la metà di questo mercato (50,7%), mentre il 30,4% è relativo agli accordi quadro e il 18,8% ai bandi per gli appalti integrati. I dati fanno registrare un progressivo calo degli importi a base d’asta, passati dai 701 milioni di euro nel 2024 ai 624 milioni di euro nel 2025. Oltre il 70% di questi bandi di gara presenta un importo a base d’asta inferiore a 140.000 euro che, in base alla normativa vigente, potrebbero essere affidati senza procedura. Per i bandi con importo a base d’asta superiore a 215.000 euro la percentuale scende al 21% (nel 2024 era del 44,1%), mentre il 5,9% dei bandi pubblicati presenta un importo compreso tra 140.000 e 215.000 euro. A discapito di uno scenario generale che attesta il definitivo rientro dal boom degli anni scorsi, si rileva un sensibile aumento, rispetto al 2024, degli importi destinati ai servizi di ingegneria e architettura negli appalti integrati, nei project financig e nelle concessioni, tanto da spingere il volume degli stanziamenti posti complessivamente a base d’asta per i servizi di ingegneria a varcare quota 25 miliardi di euro, assai più del doppio di quanto rilevato nel 2024. Tra le gare in cui è prevista l’esecuzione dei lavori, nel 2025 sono stati rilevati 532 bandi di appalto integrato per un valore complessivo (includendo l’esecuzione delle opere) pari a 6,1 miliardi di euro. Altre 157 opere sono state messe a gara mediante l’istituto del project financing per un importo complessivo pari a 4,8 miliardi di euro, mentre per 52 gare di concessione sono stati stanziati 9,1 miliardi di euro. Valori complessivi di gran lunga superiori a quelli rilevati gli anni precedenti. “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza e i bonus edilizi - afferma Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni - negli scorsi anni hanno rappresentato per il nostro Paese un’importante opportunità di sviluppo e investimenti che ha portato ad una significativa crescita economica dell’intero comparto. Purtroppo, come stiamo sottolineando da tempo e come era facile prevedere, questo trend non poteva rivelarsi duraturo, essendo i suddetti interventi limitati nel tempo. Va detto, però, che alle flessioni registrate si aggiungono i dati in controtendenza relativi a concessioni e project financing che attestano come per ingegneri e progettisti non manchino le opportunità professionali. Detto questo, non va mai abbassata la soglia dell’attenzione rispetto al tema dell’equo compenso. Il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio bandi della nostra Fondazione Cni attesta, ancora una volta, che un numero significativo delle irregolarità registrate riguarda proprio la violazione dell’equo compenso. In questo senso, il Consiglio nazionale continuerà a difendere l’effettiva applicazione di questo strumento normativo, in particolare in occasione delle proprie interlocuzioni istituzionali”. A conferma di quanto affermato da Perrini, l’attività dell’Osservatorio bandi della Fondazione Cni rivela che dei 3.480 bandi pubblicati nel 2025, in 1.028 casi si è reso necessario un approfondimento più dettagliato dei documenti di gara, a seguito del quale, per 221 gare è stata inviata alla stazione appaltante una lettera di segnalazione dell’anomalia riscontrata. In effetti, le anomalie hanno riguardato principalmente aspetti correlati all’equo compenso e al calcolo dell’importo a base d’asta. “La flessione globale del mercato dei servizi di architettura e ingegneria - osserva Giuseppe Maria Margiotta, consigliere segretario del Cni, con delega al Centro Studi – si riverbera sul posizionamento dei liberi professionisti. La quota di gare da loro aggiudicate nel 2025, sebbene in lieve miglioramento, resta bassa: 36,4% con una quota degli importi aggiudicati del 7,2%. Il dominus del mercato continua ad essere rappresentato dalle società che si aggiudicano il 54,4% delle gare e il 72,5% degli importi. Se i professionisti se la cavano ancora bene nelle gare con importi inferiori a 140mila euro (49% di aggiudicazioni col 45,2% degli importi), già nella fascia compresa tra 140mila e 215mila euro subiscono un drastico ridimensionamento (appena il 2,7% delle gare e l’11,6% degli importi). Per non parlare della fascia oltre i 215mila euro dove a fronte del 3,1% di gare aggiudicate, i professionisti portano a casa solo l’1,4% degli importi. I dati migliorano sensibilmente se si considerano le associazioni tra società e liberi professionisti. A dimostrazione del fatto che, passato il tempo delle ‘vacche grasse’, una delle strategie su cui puntare è quella di dare vita il più possibile a forme di aggregazione professionale”. “Il monitoraggio del Centro studi Cni - dice Marco Ghionna, presidente del Centro studi CNni - mostra con chiarezza che, esaurita la spinta straordinaria del Pnrr, il mercato dei servizi di ingegneria sta cambiando struttura. Diminuiscono i bandi tipici e crescono appalti integrati, project financing e concessioni: un passaggio che richiede più programmazione, competenze tecniche solide e una governance pubblica più consapevole. La marginalizzazione dei liberi professionisti e le numerose anomalie riscontrate nei bandi confermano che il tema dell’equo compenso e della qualità della progettazione resta centrale”. Un’ultima osservazione sui ribassi di aggiudicazione. Dal primo gennaio 2025, con l’entrata in vigore del Correttivo del Codice degli appalti sono state modificate le disposizioni relative ai ribassi di gara, al fine di garantire il principio dell’equo compenso e, allo stesso tempo, di focalizzare maggiormente l’attenzione sulla componente qualitativa delle offerte. Ebbene, l’analisi dei dati evidenzia che nel 2025 il ribasso medio nelle gare con importo inferiore ai 140mila euro è risultato pari al 14,3%, ampiamente inferiore al limite massimo consentito, mentre per le gare sopra soglia il ribasso medio è risultato pari al 32,8%.
(Adnkronos) - In una posizione strategica, direttamente all'uscita di Brunico Est, è stata inaugurata oggi, giovedì 29 gennaio, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L'impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e Iit Hydrogen, con quest’ultima che ne avrà in carico anche la gestione, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato. L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L'idrogeno verde proviene dall'impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti. “La mobilità sostenibile è una priorità per l'Alto Adige e progetti come questo dimostrano concretamente come sia possibile renderla realtà", osserva l'assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider. La località di Brunico è stata scelta appositamente poiché la zona era priva di infrastrutture adeguate per i trasporti alternativi e Brunico è anche un importante snodo economico con un'alta densità di traffico. “Con questo impianto creiamo un'infrastruttura che non è solo ecologica, ma sostiene anche il trasporto pubblico, l'economia locale e il traffico pesante nel loro percorso verso un futuro a basse emissioni”, affermato la presidente di Alperia, Flora Kröss. I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l'idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l'impatto ambientale del settore della mobilità. “L'attenzione all'idrogeno non è casuale. In Alto Adige, una zona di transito fortemente turistica, i trasporti sono responsabili di una parte significativa delle emissioni di CO2 - spiega il direttore generale di Alperia, Luis Amor - Per questo motivo sosteniamo attivamente il Piano Clima Alto Adige e la creazione di una filiera completa per l'idrogeno verde. Alperia fornisce un contributo fondamentale in tal senso, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento di idrogeno per il trasporto pesante, sia per l'elettrificazione del settore dei trasporti". La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da Iit Hydrogen."Con Brunico consolidiamo un percorso decennale iniziato a Bolzano Sud, portando l’idrogeno nella mobilità reale, oggi potenziata dalla sinergia tra i due impianti. Per questa nuova stazione, realizzata chiavi in mano, abbiamo integrato diverse tecnologie in un’unica infrastruttura all’avanguardia, efficiente e sicura. Insieme agli altri quattro progetti Pnrr in corso, questa esperienza ci posiziona come riferimento nazionale nell'intera filiera dell'idrogeno verde, dalla progettazione alla gestione operativa", ha dichiarato Claudio Vitalini, Ceo di Iit Hydrogen.