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(Adnkronos) - Francesco Calogero, fisico teorico di fama mondiale, simbolo dell'eccellenza scientifica italiana e instancabile difensore del disarmo e della pace, è morto sabato 31 gennaio a Roma all'età di 90 anni. Calogero, professore emerito del Dipartimento di Fisica dell'Università "La Sapienza" di Roma, non è stato solo uno dei più grandi studiosi di sistemi dinamici, ma anche una voce autorevole nella lotta contro le armi nucleari, tanto da ritirare personalmente a Oslo nel 1995 il Premio Nobel per la Pace assegnato alle "Pugwash Conferences on Science and World Affairs", di cui fu segretario generale nel periodo 1989-1997. La notizia della scomparsa, come riporta l'Adnkronos, è stata data in una nota dal fisico Paolo Maria Santini dell'Ateneo romano. Nato a Fiesole (Firenze) il 6 febbraio 1935, figlio del filosofo Guido Calogero, Francesco trascorse parte della sua infanzia a Scanno, in Abruzzo, dove il padre era stato confinato dal regime fascista. Qui entrò in contatto con importanti intellettuali antifascisti, tra cui Gaetano Fichera, che lo introdusse alle prime idee di matematica, e Carlo Azeglio Ciampi, allievo di suo padre alla Scuola Normale di Pisa. Calogero si laureò con lode in Ffisica presso l'Università di Roma nel 1958 e iniziò una carriera accademica brillante, che lo portò a diventare nel 1976 professore ordinario di fisica teorica presso la stessa "Sapienza", ruolo che mantenne fino al pensionamento nel 2009. Il suo contributo alla fisica matematica è stato enorme. Calogero è noto per aver studiato e sviluppato modelli integrabili e sistemi dinamici a molti corpi, con particolare attenzione alle equazioni non lineari, sia differenziali sia funzionali. Tra le sue scoperte più celebri c'è il sistema Calogero-Moser, uno dei modelli fondamentali della meccanica statistica e della fisica dei sistemi complessi. La sua produzione scientifica comprende oltre 340 articoli internazionali e cinque monografie, tra cui "Isochronous Systems" pubblicata dall'Oxford University Press nel 2008. I suoi lavori hanno avuto un impatto profondo e duraturo, tanto da essere riconosciuti a livello internazionale con prestigiosi premi, tra cui nel 2019 il Premio Dannie Heineman per la Fisica Matematica dell'American Physical Society e il Premio del Presidente della Repubblica dall'Accademia dei Lincei. Ma Francesco Calogero non è stato solo uno scienziato: è stato un uomo profondamente impegnato nella società e nella politica internazionale della scienza. Fin dal 1962, durante la crisi dei missili di Cuba, iniziò a interessarsi al problema delle armi nucleari, rendendosi conto dei rischi globali connessi alla proliferazione atomica. Questo impegno lo portò a diventare una delle figure di riferimento del movimento internazionale per il disarmo, fondando e collaborando con istituzioni come Isodarco (International School on Disarmament and Research on Conflicts) e Uspid (Unione Scienziati per il Disarmo). Dal 1989 al 1997 fu segretario generale delle Pugwash Conferences on Science and World Affairs, organizzazione internazionale che riunisce scienziati di tutto il mondo per promuovere il disarmo e la risoluzione dei conflitti. In questa veste, il 10 dicembre 1995, ritirò personalmente a Oslo il Premio Nobel per la Pace, assegnato alle Pugwash e a Joseph Rotblat "per i loro sforzi volti a diminuire il ruolo delle armi nucleari nella politica internazionale e, nel lungo periodo, per eliminarle". Durante il suo mandato, organizzò oltre 70 conferenze internazionali, promuovendo il dialogo tra scienziati, politici e società civile e consolidando il ruolo della diplomazia scientifica nella prevenzione dei conflitti. Calogero ha inoltre affrontato le questioni più delicate legate alla sicurezza globale, tra cui la gestione delle scorte di uranio arricchito nella Russia post-sovietica, contribuendo a strategie concrete per prevenire che materiale nucleare potesse cadere nelle mani di gruppi paramilitari. La sua attività non si limitava ai soli articoli scientifici: ha pubblicato oltre 420 articoli e due libri su argomenti di scienza e società, in italiano e in inglese, affrontando temi di controllo degli armamenti, disarmo e rischi della proliferazione nucleare. Accademicamente, il suo lavoro sui sistemi dinamici isocroni e sulle soluzioni esatte di equazioni complesse ha aperto nuove strade alla fisica matematica. Le sue ricerche sui fenomeni non lineari e sulle interazioni a molti corpi hanno portato a risultati originali e innovativi, dimostrando come la teoria matematica possa risolvere problemi concreti di fisica fondamentale. L'Accademia dei Lincei, nel riconoscergli il Premio del Presidente della Repubblica, sottolineò come Calogero avesse identificato "nuove famiglie di equazioni integrabili per sistemi a molti corpi collegate alla teoria classica delle funzioni speciali, mostrando la fecondità dei suoi metodi e aprendo nuove prospettive in fisica matematica". Oltre al Nobel e ai premi scientifici, Calogero è stato insignito nel 2006 del Premio Nazionale Nonviolenza, riconoscimento che sintetizza l'impegno per la pace che ha accompagnato tutta la sua vita, parallelo alla ricerca scientifica di altissimo livello. La comunità scientifica e accademica ricorda in Calogero un esempio raro di equilibrio tra ricerca teorica e impegno civile. Come docente e poi professore emerito della "Sapienza", ha formato generazioni di giovani fisici, trasmettendo non solo conoscenze scientifiche ma anche un'etica della responsabilità verso la società. In uno degli ultimi incontri con colleghi e studenti, poche settimane fa, ha ricordato il fisico Santini sul sito internet dell'Università "La Sapienza", esprimeva amarezza nel constatare come la parola "disarmo", che per lui era stata una ragione di vita, fosse spesso sostituita da quella di "riarmo", a sottolineare la drammaticità dei tempi contemporanei. (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Mentre l’innovazione tecnologica cambia gli scenari della sicurezza con inedita rapidità, l’Europa è chiamata a rispondere alle sfide globali tra i giganti dell’innovazione e i nuovi equilibri geopolitici. Tra carenza di profili professionali e normative in continuo aggiornamento, quale sentiero prenderanno l’Italia e l’Unione Europea per sviluppare e consolidare la loro posizione in settori cruciali nelle tecnologie abilitanti e nella transizione digitale? Se ne è parlato a Roma nella giornata inaugurale del 'Master universitario di ii livello in homeland security – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management' dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm). Giunto alla XVIII edizione, organizzato da Ucbm Academy e diretto dal professor Roberto Setola, ordinario di Automatica presso la facoltà dipartimentale di ingegneria Ucbm, il master è un punto di riferimento per istituzioni e aziende per il reperimento di figure specializzate nella prevenzione e gestione delle minacce cyber. “Il master in homeland security Ucbm è giunto alla sua diciottesima edizione – ha sottolineato Setola- è un corso che vuole formare professionisti della sicurezza puntando da un lato a una visione olistica in cui si integrano aspetti di sicurezza fisica, logica e cyber. Dall’altro il master homeland security Ucbm crede nella collaborazione pubblico-privato partendo dall’assunto che nessuno può fare sicurezza da solo, che la sicurezza è un obbligo etico e morale e che fare sicurezza non è un costo ma un investimento per le aziende. Questi sono gli obiettivi principali del master Homeland security di Ucbm: in questi diciotto anni i nostri studenti si sono detti soddisfatti di quanto hanno appreso e messo in pratico nei loro contesti lavorativi e professionali". Tra gli autorevoli ospiti della giornata il Questore di Roma Roberto Massucci che nella sua lezione ha sottolineato: "Oggi è una giornata importante perché, come rappresentante delle istituzioni ho la possibilità di incontrare i giovani del master in Homeland Security, professionisti che si interessano al mondo della sicurezza guardando al loro futuro professionale in un tempo in cui il tema della sicurezza sta diventando sempre più trasversale. Abbiamo parlato dell’esigenza di mettere in sicurezza territori e comunità e del valore aggiunto che aziende e persone possono dare alla sicurezza complessiva del sistema, in una collaborazione sempre più strutturata tra mondo privato e mondo pubblico per raggiungere il vero obiettivo principale nel mondo della sicurezza che è quel miglioramento continuo in grado di costruire il benessere della comunità”, ha aggiunto ancora. Per affrontare senza incertezze il quadro attuale non bastano le competenze ma serve disporre delle tecnologie abilitanti in grado di far avanzare il Paese lungo la complessa transizione digitale: ne ha fornito un quadro la dottoressa Donatella Proto, direttore generale direzione tecnologie abilitanti Mimit, ministero delle imprese e del made in Italy. “L’innovazione non è soltanto una questione di risorse, ma anche di competenze e di definizione di un nuovo quadro regolatorio – ha sottolineato Proto - L’innovazione è lo strumento per garantire la competitività del Sistema Europa e passa attraverso le università e la loro capacità di collaborare con le imprese. Per questo, poiché sicurezza e innovazione sono strettamente correlati e il tema delle competenze è uno dei prerequisiti per governare l’innovazione, master come quello in Homeland security rappresentano uno dei contenitori su cui investire per governare questo cambiamento così rapido che vede l’Europa stretta nella morsa globale in un nuovo ordine multipolare”. Le nuove minacce espongono in particolare agli attacchi le grandi istituzioni di interesse nazionale, come gli istituti bancari. A descrivere l’esperienza di Intesa Sanpaolo, che dal 2022 supporta il master homeland security Ucbm, l’ex generale dei Carabinieri Antonio De Vita, chief security officer del gruppo bancario, Francesco Zio, Corporate and Physical Security di Intesa Sanpaolo e Elisa Zambito Marsala, head of education ecosystem and global value programs Intesa Sanpaolo che ha sottolineato: “Intesa Sanpaolo sostiene dal 2022 il master in homeland security, valorizzando una partnership strategica con l’università Campus Bio-Medico di Roma, eccellenza riconosciuta a livello internazionale. In un contesto geopolitico e tecnologico sempre più complesso, la sicurezza rappresenta un fattore abilitante fondamentale e lo sviluppo di competenze qualificate è essenziale per rafforzare la resilienza e la competitività delle imprese. Investire nell'alta formazione significa contribuire in modo concreto alla crescita di professionalità in grado di affrontare le sfide globali presenti e future”, ha aggiunto. Altro tassello fondamentale nel sistema della sicurezza è costituito dalla Polizia postale che previene e contrasta il cybercrimine e tutela la sicurezza delle comunicazioni. Del nuovo quadro normativo e del bilanciamento tra pubblica sicurezza e sicurezza nazionale ha parlato il direttore del servizio della Polizia Postale e della sicurezza Cibernetica Ivano Gabrielli: “La sicurezza cibernetica oggi è uno degli assetti principali a cui deve guardare la sovranità degli stati. Presidiare le infrastrutture critiche e tecnologiche e i domini cibernetici dal punto di vista delle interrelazioni che avvengono nel mondo delle imprese e istituzioni è centrale in tutte le agende politiche del mondo occidentale. Bisogna infatti avere competenza nel comprendere chi fa cosa, quali siano le interazioni, soprattutto all’interno di un quadro normativo molto complesso. I professionisti che si formano al master in Homeland Security Ucbm hanno la capacità di orientarsi tra le istanze della tecnica e quelle della compliance giuridica per poter costruire al meglio le architetture di sicurezza destinate a supportare e perimetrare le attività economiche e della pubblica amministrazione”. Il master in 'Homeland security Ucbm – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management', mira a formare tecnici e professionisti in grado di supportare il processo di analisi delle esigenze di sicurezza, di identificazione delle contromisure da adottare e di progettare e sviluppare soluzioni integrate per ciò che riguarda l’attuazione, la gestione e l’esercizio di procedure e sistemi di sicurezza. Il Master è articolato in attività didattica, tirocinio formativo e project work per complessivi 60 crediti (Cfu) e un totale di 1500 ore. Nei suoi sedici anni di vita il master in Homeland Security Ucbm ha formato e avviato oltre 450 figure oggi attive nelle più importanti realtà industriali italiane, dove garantiscono la sicurezza delle infrastrutture e la continuità dei servizi.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.