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(Adnkronos) - Il solito Corentin Moutet agli Australian Open 2026. Nella sfida di oggi, venerdì 23 gennaio, contro Carlos Alcaraz, valida per il terzo turno dello Slam di Melbourne e vinta dallo spagnolo in tre set, il tennista francese ha fatto vedere tutto il suo repertorio, a cui, nel bene e nel male, siamo ormai abituati. In una partita complicata fin dal primo parziale, per la differenza di livello con il numero uno del mondo, Moutet è rimasto fedele a se stesso, concedendosi momenti di 'pazzia' tennistica, alcuni andati a buon fine, altri decisamente meno. Nel primo set il francese ha strappato gli applausi della Rod Laver Arena sfornando una bellissima demi-volée che è diventata una palla corta imprendibile per Alcaraz, sorpreso (o forse no) dalla qualità del colpo dell'avversario. Moutet ha cercato più volte la smorzata come variazione nel corso del match, per interrompere il ritmo forsennato imposto dallo spagnolo, ma spesso senza troppa fortuna. In un punto delicatissimo nel corso del secondo set, quando era riuscito a recuperare due break di svantaggio rimontando sul 4-4, Moutet si è 'esibito' in un colpo che si è trasformato in un clamoroso errore, per la disperazione sua e degli spettatori australiani. Il numero 37 del mondo spinge fuori dal campo Alcaraz, che tenta una disperata difesa alzando la pallina, che corre così verso la metà campo di Moutet. Ma invece di aspettare il rimbalzo per lo smash o piazzare un 'semplice' schiaffo al volo, il transalpino decide di colpire sì al volo, ma provando a fare un'altra corta. Risultato? La pallina finisce in rete e Moutet si dispera, alzando le mani per chiedere scusa, con Alcaraz che piazza nello stesso game il break che deciderà il secondo parziale. Poi si alza il livello dello show. Nel terzo set i due tennisti danno spettacolo e Moutet si esalta, vincendo uno scambio lungo ed esultando a modo suo: prima danza alzando i pugni avanti e indietro, in quella che sembra a tutti gli effetti la Trump Dance che ha spopolato negli Stati Uniti, poi si rivolge direttamente al pubblico con un teatrale inchino. L'errore nel secondo set ha ricordato subito quello nell'ultima Coppa Davis. Nelle Final Eight di Bologna, l'estro di Moutet è stato decisivo (in negativo) per l'eliminazione della Francia. Durante la sfida dei quarti di finale contro il Belgio, nel decisivo match contro Raphael Collignon, dopo aver vinto il primo set e al servizio sul 5-6 per rimanere nel secondo (sul 15-15 nel dodicesimo game), il transalpino aveva infatti tentato una giocata totalmente no sense sotto rete. Moutet ha fintato lo smash, cercando in seguito di chiudere il punto con un tweener, con esito anche in questo caso disastroso. Moutet non è riuscito a colpire la pallina, lisciandola e regalando così un punto cruciale all'avversario, che ha portato a casa il match in rimonta.
(Adnkronos) - Fondata il 26 settembre 1876, Henkel festeggia quest’anno il suo 150esimo anniversario e ricorda la storia che, dai primi passi mossi da Fritz Henkel, ha portato l'azienda a diventare un gruppo globale con circa 47.000 dipendenti in oltre 70 Paesi. Il motto 'Future? Ready!', scelto per accompagnare tutte le celebrazioni, esprime la fiducia nell’evoluzione continua e nel successo di Henkel, anche in un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche, rapide trasformazioni tecnologiche e una crescente volatilità. Al centro dell’anniversario vi sono le qualità che hanno plasmato Henkel sin dalla sua fondazione, in particolare lo spirito pionieristico, la forza innovativa e il senso di responsabilità. "Festeggiamo un traguardo importante nella storia di Henkel, questi 150 anni per noi significano continuità, spirito pionieristico e coraggio di ripensare costantemente lo status quo -afferma la presidente del Consiglio di sorveglianza e del Comitato degli azionisti di Henkel, Simone Bagel-Trah - Siamo tuttora un’azienda a conduzione familiare, portiamo con noi una chiara responsabilità nei confronti dei dipendenti, della società e delle generazioni future. Siamo orgogliosi di come i nostri dipendenti in tutto il mondo continuino a incarnare lo spirito di Fritz Henkel e lo portino avanti ogni giorno. Il nostro purpose 'Pioneers at heart for the good of generations' riassume bene ciò in cui crediamo: creare valore e un impatto positivo grazie al nostro spirito pionieristico e imprenditoriale, tenendo sempre in considerazione il benessere delle generazioni presenti e future". "In questo anniversario speciale -aggiunge Carsten Knobel, ceo di Henkel- vogliamo riaffermare il valore delle nostre capacità, delle nostre persone, della nostra forza innovativa e della nostra cultura aziendale. Il motto 'Future? Ready!' segna un anno di celebrazioni in cui guardiamo con grande orgoglio alla nostra lunga storia e allo stesso tempo con fiducia al percorso che ci attende. Al centro ci sono i nostri dipendenti in tutto il mondo, poiché sono loro la chiave del nostro successo. Vogliamo coinvolgerli attivamente nelle celebrazioni attraverso opportunità concrete come vantaggi nel programma di azionariato, un giorno di ferie aggiuntivo e, naturalmente, una varietà di eventi globali per il compleanno dell’azienda, il prossimo autunno". Tra le iniziative riservate ai dipendenti in occasione dell’anniversario, Henkel offre a chi partecipa al programma di azionariato l’opportunità di integrare ogni investimento con un incremento del 41%, beneficiando in modo ancora più significativo del successo dell’azienda. I dipendenti che investono 100 euro in azioni Henkel riceveranno, ad esempio, azioni per un valore di 141 euro. Inoltre, tutti i dipendenti nel mondo potranno usufruire di un giorno di ferie aggiuntivo nel mese del proprio compleanno nel 2026. Nel corso dell'anno, presso i siti Henkel di tutto il mondo si terranno eventi e attività speciali per ripercorrere la storia dell’azienda in una prospettiva orientata al futuro. Il momento culminante sarà il 26 settembre, giorno della fondazione dell’azienda.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.