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(Adnkronos) - Mario Carrieri, tra i grandi fotografi italiani del secondo Novecento e tra gli ultimi artisti della sua generazione, è morto nella sua casa di Milano all'età di 93 anni. La cerimonia per l'ultimo saluto, riporta l'Adnkronos, si terrà martedì 14 aprile alla Casa Funeraria San Siro, in via Corelli 120 a Milano, dalle ore 14 alle 16.30. Nato a Milano il 5 novembre 1932, figlio del poeta e critico d’arte Raffaele, Mario Carrieri all'inizio degli anni ’50 viene assunto alla Mondadori per occuparsi della catalogazione dell’archivio fotografico del settimanale "Epoca", da poco introdotto sul mercato dall’editore milanese. Trascorre il periodo centrale del decennio alla lavorazione di diversi cortometraggi pubblicitari, in parte trasmessi dalla Rai durante "Carosello", ottenendo riconoscimenti (il Diploma di Gran Premio e la Coppa Apc) in occasione del Festival del Cinema pubblicitario della Fiera Campionaria del 1956. Nel 1957 abbandona ogni attività per dedicarsi all’elaborazione di un ampio progetto fotografico su Milano, e fra il gennaio e l’agosto dell’anno successivo esegue con una macchina di piccolo formato 3.500 scatti entro la cinta daziaria: 134 vengono scelti nel 1959 per formare la sequenza, suddivisa in dieci scene, del volume "Milano, Italia", edito per i tipi di C.M. Lerici e accolto dalla critica con sostanziale indifferenza. L’unica voce a levarsi con fermezza in sua difesa è quella di un altro fotografo, Ugo Mulas, il cui intervento determina fra i due l’inizio di un profondo legame d’amicizia. Il Museum of Modern Art di New York e altri musei europei acquisiscono, per le loro collezioni, numerose immagini del volume. A cominciare dal 1962, Carrieri gira nell’arco di due anni il materiale per i "Cinque Dolori", un cortometraggio liberamente ispirato ai versi del poeta Eugenio Montale. Nel frattempo, su suggerimento di Roberto Sanesi, progetta un documentario, mai realizzato, sulla vita e l’opera di Dylan Thomas da filmare nel Galles, terra natale del poeta. Seguono quindici anni in cui Amilcare Pizzi, tipografo di riferimento per le edizioni d’arte internazionali, incarica Carrieri di prendere in tutto il mondo le immagini per una collana patrocinata dall’Unesco sul patrimonio artistico dell’umanità. Particolare rilevanza hanno quelle dedicate alla scultura antica, da quella etrusca a quella greca, da quella romana a quella egizia, per la quale riceve un’ulteriore commessa dalla Menil Foundation di Houston. Nei primi anni ’70 Carrieri trasferisce la propria attività nello studio milanese appena abbandonato da Ugo Mulas, gravemente malato, in via Spallanzani, e inizia un’intensa collaborazione che dura fino a tempi recenti con le più importanti firme dell'architettura, come Aldo Rossi, Renzo Piano, Norman Foster, Richard Meier, Rem Koolhaas. Trascorre a Venezia i fine settimana del triennio 1972-1974, ma delle oltre 17 000 diapositive a colori che vi esegue non riesce a fare il libro che aveva originariamente immaginato, deluso dalla difformità del corpus fotografico finale rispetto alle sue aspettative. Fra il 1975 e il 1977 realizza una lunga serie di immagini a colori e in bianco e nero sulla scultura africana, esposte nei primi mesi del 1981 al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e pubblicate, oltre che nel catalogo della mostra (Mazzotta) con un’introduzione di Emilio Tadini, in una tiratura speciale de "La mia Africa" di Karen Blixen commissionata lo stesso anno dalla Olivetti. A cominciare dal 1978 lavora sul tema della natura morta, portando a compimento una ricca collezione di opere. Sul finire degli anni ’90 Carrieri si dedica all’interpretazione fotografica della scultura di Auguste Rodin. Le sue immagini formano una sezione autonoma di un’esposizione itinerante degli originali presentata in anteprima nell’agosto del 1999 nella Chiesa di San Stae a Venezia, e accompagnano il relativo volume "Rodin: Plasters and Bronzes" edito da Robert Gordon e dal Gruppo Mondiale Est. Per oltre quarant'anni si è dedicato a fotografare fiori: nel 2023 alle Gallerie d’Italia di Milano ha presentato la mostra "Amati fiori", con opere di grandi dimensioni della sua ricerca artistica dedicata al tema della "tragicità dell’umana esistenza".
(Adnkronos) - Startmeup Aps annuncia ufficialmente il lancio del Fondo cultura d'impresa, il primo fondo pensato per costruire una generazione di studenti capaci di leggere, progettare e abitare il mondo dell'impresa: una risposta concreta a un sistema scolastico che ancora fatica a preparare i giovani alle sfide del lavoro e dell'innovazione. Il Fondo nasce dalla visione di GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps, che da anni lavora per costruire un'infrastruttura educativa capace di portare cultura d'impresa nelle aule italiane con metodo, continuità e indipendenza pedagogica. E' lo strumento attraverso cui privati, imprese, fondazioni e istituzioni potranno sostenere l'educazione imprenditoriale e civica nelle scuole secondarie italiane, nel pieno rispetto dell'autonomia didattica e dell'indipendenza dei contenuti formativi. L’idea nasce da una convinzione precisa: chi sostiene la formazione non deve poter orientare ciò che viene insegnato. E' una distinzione che sembra ovvia, ma che raramente trova forma contrattuale e strutturale nella realtà italiana. Proprio per questo, il Fondo cultura d'Impresa la garantisce per costruzione, non per dichiarazione. Startmeup Aps è oggi presente in cinque regioni italiane - Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia e Marche - con un programma triennale di educazione imprenditoriale e civica rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il percorso è strutturato su tre anni: fondamenti e metodo nel terzo anno, pianificazione e gestione di progetto nel quarto, sintesi, leadership e orientamento nel quinto. Il programma è erogato attraverso un videocorso asincrono, strumento standard progettato per docenti e studenti, certificabile ai fini delle attività di Formazione e sviluppo delle competenze, allineato al Sillabo Miur per l'Educazione imprenditoriale e ai framework europei Entrecomp e Digcomp. I docenti accedono al percorso senza oneri: la centralità della figura insegnante è un principio non negoziabile del modello Startmeup. Ad oggi Startmeup in meno di due anni ha raggiunto oltre 4.000 studenti in tutta Italia, coinvolto più di 15 università e attivato percorsi in decine di scuole secondarie distribuite in diverse regioni. Il Fondo Cultura d’Impresa nasce con tre obiettivi chiari e misurabili. Il primo è la continuità programmatica: garantire stabilità ai percorsi formativi avviati nelle scuole, evitando interruzioni legate alla mancanza di risorse e assicurando una copertura pluriennale agli istituti coinvolti. Il secondo è l’equità territoriale: estendere l’accesso alla formazione imprenditoriale anche alle aree più distanti dai principali hub dell’innovazione, dove il divario tra sistema scolastico e mondo del lavoro è più marcato e difficilmente colmabile con strumenti ordinari. Infine, il Fondo punta su qualità e aggiornamento dei contenuti: investire in ricerca e nello sviluppo di nuovi moduli didattici, mantenendo un allineamento costante con i framework europei, affinché le competenze trasmesse siano coerenti con le esigenze attuali del mercato e dell’ecosistema dell’innovazione, non con quelle di ieri. "In Italia continuiamo a formare studenti per un mondo che non esiste più. Non è colpa degli insegnanti, non è colpa delle scuole: è un problema di infrastruttura. Il Fondo Cultura d'Impresa nasce per costruire quella infrastruttura, con metodo, con risorse vere e con una garanzia precisa: nessuno che finanzia potrà mai decidere cosa si insegna. Abbiamo visto troppi programmi educativi trasformarsi in strumenti di comunicazione aziendale. Il nostro modello esiste per evitare esattamente questo. Le imprese che scelgono di aderire al Fondo non stanno comprando visibilità: stanno investendo nel capitale umano del Paese. E' un atto di responsabilità, prima ancora che di interesse”, conclude GianMarco Ingafù Del Monaco, presidente di Startmeup Aps. Le aziende che aderiscono non acquistano spazio in aula né visibilità nei contenuti didattici: il loro contributo si traduce direttamente in ore di formazione erogate, studenti raggiunti, docenti supportati. Dal punto di vista fiscale, le erogazioni al Fondo sono strutturate come sponsorizzazioni ai sensi dell'art. 108 del TUIR, strumento preferibile per le imprese che non beneficiano ancora delle deduzioni previste dall'art. 83 del Codice del Terzo Settore.
(Adnkronos) - Marzo 2026 è stato il quarto mese di marzo più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura di 1,48 °C superiore ai livelli preindustriali, e ha registrato la seconda temperatura superficiale del mare (Sst) a livello globale più calda mai rilevata, il che riflette una probabile transizione verso condizioni di El Niño. E' quanto fa sapere il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf). In Europa - avverte C3S - si è registrato il secondo mese di marzo più caldo mai rilevato, con condizioni più secche della media in gran parte del continente. Ciò è avvenuto dopo un febbraio più freddo della media ed eccezionalmente piovoso, con inondazioni diffuse, che ha segnato per il continente il terzo mese di febbraio più freddo degli ultimi 14 anni. Il mese di marzo è stato caratterizzato da condizioni di forte caldo e siccità anche in altre parti del mondo, come in alcune zone degli Stati Uniti e del Messico, in cui è si è assistito a un’ondata di caldo precoce senza precedenti e condizioni di siccità superiori alla media. Come è avvenuto già a febbraio, il C3S ha registrato forti contrasti nelle anomalie di temperatura, con valori sia superiori che inferiori alla media in tutto l’emisfero settentrionale. Nell’Artico, sia l’estensione massima annuale del ghiaccio marino che la media mensile di marzo hanno raggiunto i livelli più bassi mai registrati “I dati di Copernicus per il mese di marzo 2026 raccontano una storia che fa riflettere: una temperatura di 1,48 °C superiore a quella dei livelli preindustriali, l’estensione del ghiaccio marino artico più bassa mai registrata per marzo e temperature superficiali del mare che si avvicinano anch’esse ai massimi storici - osserva Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus presso l’Ecmwf - Ogni dato è di per sé impressionante; nel loro insieme, dipingono il quadro di un sistema climatico sottoposto a una pressione costante e in accelerazione. Dati affidabili, prodotti operativamente con miliardi di misurazioni effettuate da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche, che non sono più un lusso scientifico ma un elemento essenziale per qualsiasi seria risposta politica e di adattamento al clima”. Più nel dettaglio, secondo il set di dati Era5, marzo 2026 è stato il quarto mese di marzo più caldo a livello globale, con una temperatura media dell'aria superficiale di 13,94 °C, ovvero 0,53 °C al di sopra della media di marzo del periodo 1991-2020. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2024. La temperatura media sulla terraferma europea nel marzo 2026 è stata la seconda più calda in assoluto, con un valore di 5,88 °C, ovvero 2,27 °C al di sopra della media di marzo del periodo 1991-2020. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2025. La temperatura media superficiale del mare (Sst) per marzo 2026 nell’area compresa tra i 60°S e i 60°N è stata di 20,97 °C, il secondo valore più alto mai registrato per il mese. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2024, durante l'ultimo fenomeno di El Niño. Molti centri per il clima prevedono per la seconda metà dell'anno una transizione da condizioni neutre a condizioni di El Niño. La Sst giornaliera è aumentata costantemente per tutto il mese di marzo e si sta avvicinando ai valori record registrati nel 2024.