ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - No fermo del Governo ad usare i fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina (13,5 mld in totale, 1 solo per il 2026 ma ad opera ferma) per aiutare Sicilia, Sardegna e Calabria a fronteggiare i danni subiti a causa di mareggiate e tempeste; danni che ammontano complessivamente a una cifra ancora non definita, presumibilmente circa 2 miliardi e mezzo di euro. Ma quelli per il Ponte sullo Stretto sono fondi dirottabili ad altro, dal momento che esistono sulla carta dei bilanci dello Stato e delle Regioni, ma che non sono ancora stati spesi per la costruzione, perché manca il progetto esecutivo approvato e il via libera definitivo della magistratura contabile? E quale è il prezzo da pagare in caso di cambio di 'destinazione d'uso' di questi fondi? L'Adnkronos ne ha parlato con Luciano Monti, professore di Politiche dell'Unione Europea presso l'università Luiss Guido Carli che, da esperto di politiche di coesione, ha prontamente ribaltato la domanda: "Direi che l'interrogativo da porsi è: che cosa è immediatamente disponibile ora?". "Innanzitutto - elenca l'esperto - il Fondo europeo di solidarietà (Fsue) che scatta anche in casi di catastrofi naturali regionali quando i danni sono superiori all'1,5% del pil della regione interessata. Nella regione Sicilia il Pil del 2024 ammonta a 116,9 miliardi euro, quindi il danno deve essere superiore a 1,75 miliardi di euro. Se lo è scatta la possibilità di chiedere l'Fsue entro 12 settimane dal disastro ed è possibile ottenere un contributo di 500 milioni. In contemporanea si possono riprogrammare i fondi siciliani Pr Fesr 2021-2027 (il Programma Regionale cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per il periodo 2021-2027, ndr)". Quante risorse ci sono nel Pr Fesr e quante sono già state impegnate? "Ci sono 5,7 miliardi di euro (non tutti utilizzabili per il dissesto idrogeologico) - risponde - e al 31 dicembre la Regione Sicilia ne ha impegnati 1,2 miliardi dunque il 21%, ma spesi 274 milioni, cioè il 4,7%. Vale a dire che c'è un ampio margine di spesa ma una incapacità a spendere: il problema vero della Sicilia non è avere i fondi. Ma spenderli". Monti sollecita: "Ci sono già ampie risorse attivabili immediatamente; sono state spese solo in parte e decadono nel 2027. Usiamole!". Ma al di là di ciò i fondi destinati al Ponte sarebbero utilizzabili per l'emergenza maltempo? "Dal mio punto di vista è assolutamente demagogico ed anacronistico prendersela con il Ponte. E' una trovata strumentale delle opposizioni e di chi è contrario a questa grande opera - ribatte il professore della Luiss - E lo dico io che non ci sono particolarmente affezionato. Ma ricordo che la stessa Ue, che ancora ha allocato poco, la ha dichiarato fondamentale nel corridoio Ten-T Stoccolma-Palermo (il quinto dei nove assi prioritari del sistema di reti transeuropee dei trasporti - ndr). Quindi, per rispondere alla sua domanda: sì tramite una legge di bilancio è giuridicamente possibile spostare talune risorse e de-finanziare un'opera che non è tra l'altro partita, caricandosi del costo delle penali da pagare alla società Stretto di Messina Spa per la cancellazione del contratto. Ma è inutile e controproducente farlo", conclude. (di Roberta Lanzara)
(Adnkronos) - Il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, ha partecipato su invito del presidente della commissione Giustizia, Ciro Maschio, all’audizione nell’ambito dell’esame del Disegno di legge delega c. 2628 Governo, recante 'Delega al Governo per la riforma della disciplina dell’ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile'. Alemanno ha ringraziato il presidente della commissione per l’invito e il Governo per avere inserito nel testo della delega un’espressa tutela della tutela dell’attività svolte dai professionisti ex lege 4/2013, quali i tributaristi. Il presidente dell’Int ha rimarcato alcuni passaggi della delega in particolare, oltre all’art. 2 lettera a che contiene la tutela dei professionisti associativi ai sensi della legge 4/2013, un passaggio della relazione introduttiva alla Delega: '...il Legislatore delegato non sarà chiamato ad attribuire ai dottori commercialisti e agli esperti contabili nuove competenze professionali, bensì a censire le attività professionali già previste in altre disposizioni di legge (ove sia eventualmente prevista anche la riserva di attività)...'. Un concetto che Alemanno ritiene, non solo assolutamente condivisibile per evitare l’attribuzione di nuove riserve lesive della concorrenza e dannose per i contribuenti, ma la cui enunciazione ed applicazione è resa obbligatoria dalle normative europee in tema di modifiche o nuove regolamentazioni delle professioni (Diretta Ue 2018/958) recepita nel nostro ordinamento con decreto legislativo n° 142/2020 e oggetto di raccomandazione da parte della Corte dei Conti Europea che ha stigmatizzato l’eccesso di attività professionali con funzioni riservate. “Non abbiamo mai posto in dubbio le attuali attività riservate ai dottori commercialisti e agli esperti contabili", dichiara Alemanno. "Infatti non siamo mai entrati -continua Alemanno- nel merito di funzioni collegabili ad istituti come l’adempimento collaborativo o la disciplina della crisi d’impresa per fare solo due esempi delle tante riserve già a favore delle predette professionalità, ma ribadiamo con forza che il tributarista qualificato svolge legittimamente attività professionali in quanto libere e non soggette a riserva, ma lo fa anche in virtù di precise norme legislative come quelle relative alle funzioni di intermediario fiscale abilitato o di assistenza e rappresentanza del contribuente presso l’ Amministrazione finanziaria o in caso di verifiche e accertamenti, nonché la previsione normativa che lo autorizza all’iscrizione nell’albo dei Ctu e dei periti presso il tribunale quale ausiliario del Giudice, anche in questo caso solo alcuni esempi a mero titolo esemplificativo". Il presidente dell’Int ha poi evidenziato come la tutela delle professioni ex lege 4/2013 sia stata inserita per la prima volta in una delega di riforma dell’ordinamento dell’attività di dottore commercialista ed esperto contabile, poiché promulgata successivamente ai precedenti testi ordinamentali di tali professioni, pertanto oggi è doverosa una specifica tutela delle attività svolte dal tributarista in quanto professionista associativo ai sensi della Legge 4/2013. Ciò anche alla luce della Sentenza del Consiglio di Stato n° 9408/2024 che ha decretato la legittimità di un sistema professionale fatto di Ordini e di associazioni e dichiarando tale quadro organizzativo in ambito professionale coerente con il principio della concorrenza. Alemanno ha poi concluso riservandosi di inviare alla Commissione una memoria già predisposta, ma che sarà rivista alla luce di quanto dichiarato da altri soggetti auditi, in cui evidenzierà aspetti delle sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale che indicano in modo inequivocabile quanto il tributarista debba comunicare per evidenziare il proprio status professionale evitando fraintendimenti o identificazioni con altri figure professionali e/o ribadiscono la legittimità del libero esercizio di attività professionali libere o per le quali siano state indicate in capo al tributarista abilitazioni da specifiche leggi dello Stato.
(Adnkronos) - “I sistemi di trattamento dell'acqua possono risolvere tutti i problemi legati all'eventuale inquinamento. I sistemi di trattamento al punto d'uso, cioè quelli installati al rubinetto, vengono utilizzati principalmente per migliorare le caratteristiche organolettiche dell'acqua. Tuttavia, grazie all'adozione di particolari elementi filtranti, come i carboni attivi, membrane o microfiltri, possono anche rimuovere eventuali sostanze indesiderabili. L'importante, in questi casi, è la manutenzione periodica che deve essere effettuata e affidarsi per l'acquisto e la manutenzione ad aziende qualificate e a personale adeguatamente formato”. Sono le parole di Giorgio Temporelli, esperto in normativa e tecnologie per il trattamento delle acque, al talk organizzato oggi a Milano da Culligan, ‘L’acqua del futuro è smart’. “Va sfatato il mito che l'acqua calcarea, cioè l'acqua dura, faccia venire i calcoli renali, che è il pensiero più diffuso. I calcoli renali sono formati essenzialmente da ossalato di calcio, che è prodotto dal metabolismo della persona, piuttosto che ingerito attraverso cibi e vegetali, mentre il calcare presente nell'acqua è carbonato di calcio e non c'entra nulla. Calcio e magnesio fanno bene alla salute umana - spiega l’esperto Temporelli - Diverso è , invece, l’impatto del calcare sulla tecnologia. Sappiamo, infatti, che gli impianti soffrono per la presenza di calcare. Questa problematica l può essere ridotta con l’adozione di opportune tecnologie, come gli addolcitori”. “I Pfas sono considerati inquinanti eterni e da almeno dieci anni se ne parla in modo approfondito. Sono sostanze molto pericolose poiché estremamente persistenti nell'ambiente, grazie alla loro composizione, il legame fluoro-carbonio, che le rende praticamente indistruttibili. Essi permangono nell'ambiente e sono presenti ovunque, anche nelle fonti di alimentazione come cibi e acqua - illustra - Un dato che desta particolare preoccupazione. La nuova normativa li attenziona infatti con tre parametri. I Pfas si possono rimuovere efficientemente - e questo è stato visto dai gestori di acquedotto - con i carboni attivi o, per quelli con la catena ultra corta, con tecnologie più spinte, come l'osmosi inversa”. “Similmente ai Pfas, anche le microplastiche sono considerate inquinanti eterni e si accumulano nell'ambiente - sottolinea Temporelli - La loro presenza nell'acqua è accertata e ci sono molti studi che attestano che l'ingestione di microparticelle di plastica si aggira nell'ordine delle decine di migliaia all'anno. Per rimuoverle dall’acqua servono sistemi di microfiltrazione o ultrafiltrazione, dato che si tratta di particelle solide con dimensioni micrometriche”, conclude.