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(Adnkronos) - Nessuna replica nel merito, nessuna risposta alle singole affermazioni. I sindacati interni del Teatro La Fenice di Venezia hanno scelto di non commentare punto per punto le dichiarazioni rilasciate da Beatrice Venezi. "La Rsu ritiene di non commentare le dichiarazioni della maestra Venezi, rilevando che le sue affermazioni non sono orientate a trovare una soluzione", ha fatto sapere tramite l'Adnkronos la Rappresentanza sindacale unitaria a nome degli orchestrali, dei coristi e delle maestranze della fondazione lirico-sinfonica veneziana. La presa di posizione della Rsu arriva dopo l'intervento pubblico della direttrice d'orchestra, che ha rotto il silenzio sulla mobilitazione dei lavoratori della Fenice, in protesta dallo scorso 22 settembre contro la sua nomina a direttrice musicale stabile a partire dal prossimo ottobre. Al centro della contestazione, la valutazione di un curriculum ritenuto non adeguato al prestigio della fondazione veneziana. Durante una conferenza stampa a Pisa per la presentazione di "Carmen" di Georges Bizet al Teatro Verdi, al debutto in cartellone venerdì 23 gennaio, Venezi ha affrontato, martedì 20 gennaio, per la prima volta la vicenda con toni ironici e difensivi. "Dico soltanto che sono così raccomandata che lavoro praticamente, esclusivamente all'estero", ha dichiarato, aggiungendo che parlerà della questione "a tempo debito". A chiudere, la citazione calcistica di Vujadin Boskov: "La partita è chiusa solo quando l'arbitro fischia". Nel suo intervento ha anche evocato l’immagine internazionale della Fenice, sostenendo che fuori dall'Italia ci si chieda come sia possibile che un teatro finanziato con fondi pubblici sia "di fatto gestito dai sindacati", in un contesto definito "totalmente anarchico". Proprio su questi passaggi la Rsu ha evitato qualsiasi controreplica dettagliata. La scelta è quella di non alimentare uno scambio polemico, ma di ribadire che le dichiarazioni della direttrice non affrontano il nodo centrale della protesta né aprono spiragli di confronto. Ha invece commentato Nicola Atalmi, segretario generale della Slc Cgil Veneto: "Beatrice Venezi ha rotto il silenzio sulla vicenda che la riguarda dimostrando un atteggiamento arrogante e sprezzante nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro La Fenice. Un approccio che non aiuta certo a rasserenare il clima. Come non aiuta disprezzare in maniera così evidente le istanze dei musicisti, o affermare che il Teatro sia preda di una 'situazione anarchica sotto il controllo del sindacato', una descrizione che ci riporta peraltro ad anni bui, quando si gridava al pericolo anarchico e sindacale per invocare le maniere forti del manganello". La Slc Cgil Veneto proseguirà "a sostenere con decisione le Rsu del Teatro La Fenice, che si sono opposte a questa nomina, lo ribadiamo, per questioni di merito come il curriculum inadeguato all'incarico in un teatro prestigioso come La Fenice, e la modalità della nomina, avvenuta dall'alto e senza consultare le maestranze come consuetudine". Sulla vertenza Fenice-Venezi interviene anche la Slc Cgil di Pisa: "Beatrice Venezi ha rilasciato dichiarazioni gravi e inappropriate, denigrando pubblicamente il ruolo dei sindacati e il lavoro delle maestranze. Inaccettabile che sia avvenuto al Teatro Verdi, che da sempre ha visto la Cgil portare avanti in maniera costruttiva il proprio futuro, e che sia accolto in un clima che sembra legittimare una posizione di superiorità rispetto a chi lavora ogni giorno per il funzionamento del teatro". "La vicenda - spiega la Slc Cgil pisana in una nota - evidenzia la distanza tra chi gestisce un teatro e chi lo mantiene vivo, e mette in luce come l'assegnazione di incarichi prestigiosi possa dipendere più da logiche politiche che dal merito, con ripercussioni sulla dignità e le condizioni del personale. Il Verdi non è un palcoscenico per esternazioni ideologiche o battute fuori luogo: è un luogo di lavoro pubblico, dove operano professionalità che affrontano precarietà, carichi crescenti e continui tagli ai finanziamenti decisi dal governo Meloni. Ridicolizzare il sindacato e le rivendicazioni dei lavoratori non è solo offensivo, ma profondamente irresponsabile". "Il rispetto per i lavoratori e le loro rappresentanze non è un'opzione, ma un dovere imprescindibile, soprattutto in un settore culturale sempre più fragile e sotto attacco e assecondare questa narrazione significa indebolire il ruolo critico e comunitario dei teatri italiani", conclude la nota sindacale. E proprio la Cgil in vista dei concerti pisani diretti da Venezi sembra intenzionata a chiedere ai propri iscritti che lavoreranno al Teatro Verdi di indossare la spilletta anti-Venezi realizzata dalle maestranze della Fenice come "protesta silenziosa" nei confronti della nomina imposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Infine una novità arriva da Lucca. Non sarà il Teatro del Giglio della città natale di Beatrice Venezi il luogo in cui si consumerà, forse, il calumet della pace tra la direttrice d'orchestra e gli orchestrali della Fenice di Venezia, secondo quanto riferisce "Il Tirreno". Per stemperare le tensioni scaturite dalla nomina della 35enne lucchese a direttrice musicale dell'iconico teatro lagunare, nelle scorse settimane l'amministratore unico del Teatro del Giglio, Giorgio Angelo Lazzarini, aveva lanciato la proposta di ospitare in città un concerto della Fenice diretto proprio dalla stessa Venezi. Un'idea che aveva raccolto l'assenso sia del sindaco della città toscana, Mario Pardini, sia del sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi. A far scattare il semaforo rosso ci ha pensato, però, il primo cittadino del capoluogo veneto, nonché presidente della Fondazione della Fenice, Luigi Brugnaro. Il sindaco di Venezia ha dichiarato che il Teatro del Giglio non sarebbe "il luogo adatto" per sancire la pace, o almeno una tregua, tra l'Orchestra e la direttrice. Resta sul tavolo la possibilità che il primo concerto dell'era Venezi possa tenersi non in Italia bensì all'estero, un'altra scelta criticata dai lavoratori della Fenice in virtù dei costi esosi per le casse pubbliche derivanti da una trasferta di questo tipo. Lazzarini, che si era già mosso per quantificare i costi di un evento di questa portata, si è detto sorpreso del no ricevuto da Brugnaro. "Sinceramente non me l'aspettavo - ha detto al 'Tirreno' - Il nostro Teatro accoglierà martedì 10 febbraio un concerto dell'Orchestra del Maggio Fiorentino diretto niente meno che da Zubin Mehta. E devo dire, inoltre, che da parte degli orchestrali lagunari non c'era stata una chiusura a questa proposta. Anzi, tutt'altro. Al di là della risposta, sono contento che il sindaco di Venezia si sia espresso sulla vicenda. Mi auguro che sia il primo di una serie di interventi fattivi capaci di sanare la situazione". Lazzarini rivendica, assieme al sindaco Pardini, di aver smosso con la sua proposta l'ambiente istituzionale veneziano: "Se questa proposta, per quanto rifiutata da Brugnaro, avrà avuto il merito di provocare un’inversione di tendenza nell’approccio alla questione, dopo tutte le denigratorie accuse subite da Venezi, allora saremo felici. Le ingiuste critiche rivolte alla direttrice d'orchestra non hanno provocato un danno d'immagine solo alla Fenice ma anche all'Italia intera". Nei giorni scorsi il sindaco di Lucca era intervenuto con un'intervista all'Adnkronos per difendere pubblicamente la concittadina: "Quando una professionista viene messa sotto accusa prima ancora di essere giudicata sul campo, non siamo più nel terreno del confronto artistico, ma in quello della censura preventiva - ha dichiarato Pardini - Si può dissentire – ed è legittimo farlo –, ma qui si sta andando oltre: a Beatrice Venezi viene contestato il diritto stesso di svolgere il proprio lavoro. Questo, da sindaco e da cittadino, non posso accettarlo. Sarà il suo percorso alla Fenice a parlare, non le polemiche costruite prima". (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Il Gruppo Saviola ha perfezionato un’operazione di finanziamento da 200 milioni di euro, con garanzia Sace della durata 12 anni, finalizzata a sostenere il piano di sviluppo 2025-2029. L’operazione, si legge in una nota, è stata strutturata da Banca Finint nel ruolo di arranger e loan & Sace Agent, e vede la partecipazione di primari istituti di credito in qualità di sottoscrittori del finanziamento: UniCredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena, Banco Desio, Crédit Agricole, Bper e Banca Popolare di Sondrio. Il finanziamento, spiega la nota, consentirà al Gruppo Saviola di potenziare la propria capacità produttiva, attraverso l’espansione e l’ammodernamento dello stabilimento di Sustinente in provincia di Mantova, e l’acquisto di impianti all’avanguardia, progettati secondo i criteri Esg. Gli investimenti sono finalizzati a rafforzare e ottimizzare i processi produttivi, ampliare la gamma prodotti e migliorare l’efficienza energetica ed ambientale, accelerando il percorso di crescita, trasformazione tecnologica e internazionalizzazione del Gruppo. L’operazione è stata seguita dal team Finance del Gruppo Saviola, guidato da Luigi Cortellazzi (Head of Finance), con il supporto di Giuseppe Lotta (Finance Specialist). Per Banca Finint la direzione Corporate & Investment Banking ha agito con un team composto da Nicolò Andreotti (Head of Lending & Debt Advisory) e Marco Giaretta (Head of Minibond & Direct Lending), coordinati da Simone Brugnera (Head of Corporate Debt). Nell’operazione, per gli aspetti contrattuali del finanziamento, Gruppo Saviola è stato assistito dallo studio Molinari con un team guidato dal partner Andrea Taurozzi e composto dall’avvocato Daria Davoli e dal trainee Elia Cossu Lunesu; mentre gli istituti finanziatori sono stati assistiti dallo studio Herbert Smith Freehills Kramer, con la partner Emanuela Da Rin e gli avvocati Federico Cocito e Martina Scicolone.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.