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(Adnkronos) - L'effetto positivo dell'attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la 'quantità' di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l'orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata. Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell'esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un'analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all'esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena", spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell'Università del Massachusetts e autore principale dello studio. "Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche". I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l'ipertensione, il diabete e l'obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l'attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a 'All of Us', ampio studio nazionale Usa. I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell'arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all'esercizio fisico, ovvero sull'aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra. Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l'iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L'ora esatta risultata migliore di tutte? L'esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica. Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell'esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell'esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell'esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. "In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull'intensità dell'attività", conclude Patel. "Ora, con un americano su tre in possesso di un dispositivo indossabile, stiamo acquisendo la capacità di analizzare l'esercizio fisico minuto per minuto, e questo apre molte possibilità in termini di nuove analisi". Tuttavia, una precisazione: i risultati, dicono gli esperti, mostrano solo un'associazione e non indicano se l'abitudine di fare esercizio fisico al mattino presto causi miglioramenti negli indicatori di salute. Anche fattori biologici come ormoni, sonno o genetica potrebbero giocare un ruolo nelle associazioni osservate, così come fattori comportamentali e psicologici: fare esercizio fisico al mattino presto potrebbe portare a livelli di energia più elevati e a scelte alimentari più sane durante la giornata, oppure potrebbe essere più comune tra le persone che danno priorità alle abitudini salutari in generale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare raccomandazioni più precise.
(Adnkronos) - Si è svolto oggi il Welfare Day 2026, l’appuntamento di Comunicazione Italiana dedicato al welfare development, realizzato in collaborazione con Pluxee Italia, azienda leader a livello globale nel settore dei benefit aziendali e dell’engagement dei dipendenti. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 ospiti, tra hr director, hr manager e professionisti del settore, in aggiunta a 100 collegati in streaming, con l’obiettivo di approfondire modelli, strumenti e prospettive per lo sviluppo di politiche di welfare sempre più efficaci e orientate al benessere delle persone. La giornata si è aperta con il talk show “Il benessere come leva strategica: dalla teoria alla pratica aziendale”. Con la partecipazione di realtà quali Asm Terni, Avio, Capgemini, Conserve Italia, Gruppo Bcc Iccrea, Inps e Nokia, il panel ha affrontato il passaggio da un approccio dichiarativo al benessere a un sistema strutturato di politiche e iniziative in grado di generare impatto concreto sulle persone e sulle organizzazioni, affrontando nodi cruciali come la misurazione dei risultati, il coordinamento interno e il rischio di interventi frammentati. A seguire, il Main Keynote della giornata, tenuto da Tommaso Palermo e Giuseppina Ardagna – rispettivamente Managing Director e Communication & PR Manager di Pluxee Italia – ha offerto una lettura data-driven del welfare aziendale, mettendo in relazione le scelte delle imprese, i comportamenti delle persone e gli impatti su attrattività, retention e benessere organizzativo. “Il Welfare Day si conferma come uno dei principali momenti di confronto sulle tematiche del benessere in azienda, dei benefit e dell’engagement delle persone. Siamo particolarmente orgogliosi di aver presentato nuovi dati e insight a sostegno di una visione del welfare come elemento strategico per le organizzazioni, e non più accessorio. Incrociando in modo sistematico il punto di vista dei lavoratori e quello delle imprese, emerge un welfare motore di crescita, interno ed esterno, che tocca attrazione, retention e produttività. Un welfare che crescerà ulteriormente dimostrando valore HR misurabile, concretezza e supporto alle esigenze quotidiane per i dipendenti, superando i gap di comunicazione che ancora oggi permangono tra aziende e dipendenti” ha dichiarato Anna Maria Mazzini, Marketing & Product Director Italy di Pluxee, a margine dell’evento. Altro momento di grande interesse è stata l’intervista a Carine Vitu, Hr Vice President Emeaa di Pluxee Group, che ha offerto una prospettiva internazionale sui trend emergenti in materia di benefit e welfare, evidenziando le differenze di interpretazione e le principali sfide e opportunità per le organizzazioni in un contesto globale. Nel corso della mattinata, i talk show hanno approfondito due direttrici centrali, con la partecipazione di speaker di primarie aziende italiane e internazionali: da un lato il tema del welfare inclusivo, inteso come capacità di rispondere a bisogni differenziati lungo le diverse fasi della vita e del lavoro; dall’altro il ruolo del welfare come leva di engagement, in un contesto in cui il lavoro è sempre più parte di un equilibrio più ampio tra tempo, relazioni e realizzazione personale.
(Adnkronos) - Con il 100% delle confezioni vendute in Italia progettate per essere riciclate, oltre il 50% dei materiali di packaging già riciclati a livello globale e un +45% di acqua riciclata e riutilizzata nel 2024 rispetto al 2022, Barilla continua a rafforzare il proprio impegno nella gestione responsabile delle risorse. Un percorso che l’azienda ribadisce in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo (18 marzo) e della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo). Risorsa fondamentale per la produzione della pasta e per l’equilibrio degli ecosistemi, l’acqua rappresenta per Barilla un elemento centrale nella gestione sostenibile delle proprie attività. L’azienda - spiega l'azienda in una nota - lavora per ridurne progressivamente il consumo nei processi produttivi, promuovendo un uso responsabile della risorsa e favorendo pratiche di recupero, riciclo e riutilizzo all’interno degli stabilimenti e lungo la catena di approvvigionamento. A supporto di questo approccio integrato, il Gruppo ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla norma Uni En Iso 14001 e sviluppa da anni Analisi del Ciclo di Vita (Lca) dei propri prodotti, con particolare attenzione al Water Scarcity Index, che misura il consumo idrico in relazione alla disponibilità regionale di acqua. Negli stabilimenti l’acqua, che proviene principalmente da acquedotti, pozzi o acque superficiali, è costantemente monitorata per garantire il rispetto delle normative ambientali, mentre i sistemi di trattamento delle acque reflue sono sottoposti a rigorosi controlli per prevenire l’inquinamento. Ogni sito produttivo definisce obiettivi annuali di riduzione dei consumi idrici, monitorati mensilmente attraverso la Supply Chain Scorecard, la piattaforma globale che raccoglie gli indicatori ambientali del Gruppo. Il recupero e riutilizzo dell’acqua è sempre più rilevante: nel 2024 il volume totale di acqua riciclata e riutilizzata è cresciuto del 45% rispetto al 2022, con un incremento ancora più significativo nelle aree a rischio idrico, dove l’aumento ha raggiunto il 164%. Un contributo importante arriva dallo stabilimento di Rubbiano (PR), dedicato alla produzione di sughi e pesti: il miglioramento degli impianti di depurazione ha permesso di incrementare del 28% l’acqua riciclata nel solo 2024 e di recuperare oltre 62.000 m3 di acqua nel triennio 2022-2024 grazie a soluzioni avanzate di riciclo idrico. L’impegno si estende anche alla filiera agroalimentare, con collaborazioni volontarie con i fornitori di pomodoro e basilico per promuovere pratiche agricole più efficienti nell’uso delle risorse idriche. Guardando al futuro, Barilla continuerà a investire nell’efficienza idrica dei propri impianti: nello stabilimento di Rubbiano sono previsti interventi per oltre 5 milioni di euro nell’ambito dell’Energy & Water Plan, il programma da 168 milioni di euro avviato nel 2024, con l’obiettivo di aumentare del 250% l’indice di acqua riciclata nelle aree a maggiore stress idrico entro il 2030 rispetto al 2022. Uno degli esempi più tangibili della strategia di sostenibilità di Barilla riguarda il packaging, una sfida ambientale legata ai rifiuti generati e alle emissioni associate alla produzione. L’azienda lavora per migliorare la protezione del prodotto - riducendo lo spreco alimentare - e per aumentare l’impiego di materiali riciclati, diminuendo l’uso di fonti fossili. Oggi il 100% delle confezioni dei prodotti Barilla venduti in Italia (pasta, sughi e prodotti da forno) è progettato per essere riciclato. A livello globale, oltre il 50% dei materiali utilizzati nel packaging del Gruppo è riciclato, mentre il 71% delle confezioni è a base di carta e cartoncino. Questo percorso si fonda sui Principi del Packaging Sostenibile, introdotti nel 1997 e costantemente aggiornati. Tra gli obiettivi concreti, l’azienda si è data il traguardo di eliminare dal mercato entro il 2030 circa 4mila tonnellate di materiale di packaging grazie a progetti di re-design. Le confezioni di Pasta Barilla rappresentano un caso di riferimento nella progettazione di imballaggi che garantiscono sicurezza e qualità degli alimenti riducendo al contempo l’impatto ambientale. L’azienda utilizza ogni anno quasi 160mila tonnellate di carta e cartone provenienti da filiere forestali gestite in modo responsabile. Simbolo di questo impegno è la Blue Box, realizzata con cartoncino in fibra vergine proveniente da filiere gestite in modo sostenibile. A ciò si aggiunge l’uso di inchiostri a basso odore, che migliorano ulteriormente la riciclabilità nella filiera della carta. Un ulteriore passo significativo è stata l’eliminazione progressiva della finestrella di plastica dalle confezioni, che ha consentito di ridurre l’immissione sul mercato di plastica superflua per circa 126mila kg ogni anno.