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(Adnkronos) - "L'età media della forza lavoro in Italia ha raggiunto il 48,7 anni, il valore più elevato in Europa; in 20 anni il numero dei lavoratori con più di 50 anni è raddoppiato; nelle dichiarazioni fiscali dal 2004 al 2023 è cresciuta la quota di reddito dichiarata dai contribuenti con almeno 65 anni ed è diminuita quella dei contribuenti tra i 15 e 44 anni, dal 37 al 23 per cento. Cosa implica questa dinamica? Una profonda incidenza, tra l'altro, su produttività aggregata, sistema della previdenza, domanda di servizi pubblici. In termini più semplici, possiamo dire che non è più sostenibile un modello sequenziale, in cui nella vita prima ci si forma, poi si lavora e poi si va in pensione. È probabile e anche in qualche modo auspicabile che la divisione fra queste tre fasi sia meno netta. Infatti, se la vita professionale si allunga, sarà sempre più importante aggiornare in modo continuo le competenze. E pensiamo, tra l'altro, alla pervasività dell'intelligenza artificiale o, in ambito manifatturiero, della robotica". Ad affermarlo è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti in un messaggio inviato in occasione del Ceo Meeting del Consorzio Elis. Allo stesso modo, sottolinea Giorgetti, "la maggiore anzianità, lungi dall'essere un gap in termini di produttività, si correla spesso ad una expertise tecnica difficilmente sostituibile e pertanto preziosa da salvaguardare nel passaggio generazionale. Inoltre, con l’allungarsi dell’aspettativa di vita aumentano i lavoratori nelle professioni non usuranti, che vogliono comunque restare attivi nel mercato del lavoro, magari a tempo parziale. La comprensione di questa dinamica alla base della cosiddetta silver economy fu il fondamento delle riforme degli anni 2000 dell'allora ministro del Lavoro, Roberto Maroni. In una linea di continuità con questa impostazione il nostro governo in tre anni e mezzo ha introdotto diversi interventi con una direttrice comune: favorire la permanenza al lavoro di personale esperto sia nel settore pubblico sia in quello privato, contrastare la carenza di competenze e contenere in questo modo anche la spesa previdenziale. Voglio incitare, in particolare, l'incentivo per aumentare lo stipendio in busta paga a chi sceglie di rimandare la pensione anticipata". "Fin qui le azioni del governo - sottolinea Giorgetti-, ma sarebbe irrealistico e pure sbagliato pensare che la transizione demografica nel mondo del lavoro possa essere affrontata primariamente con misure pubbliche di welfare. Il ripensamento dei modelli organizzativi e l’investimento sistematico sul capitale umano lungo l’intero arco della vita lavorativa sono compiti che spettano in primis a ciascuna organizzazione. Compiti gravosi, certamente. Per questo, affrontarli insieme, unendo gli sforzi come avviene in seno al Consorzio Elis, è una strada intelligente, un percorso di condivisione basato su analisi dei dati, sperimentazione e diffusione di soluzioni concrete e individuazione di proposte di sistema. Voglio riconoscere che il progetto “GenerAzione Talento” è proprio questo, un’attestazione di questo approccio".
(Adnkronos) - In occasione del suo 60° anniversario, Danone Italia festeggia un traguardo d’eccellenza riconfermando la Certificazione per la parità di genere (Uni/PdR 125:2022), rilasciata da Bureau Veritas, uno dei principali organismi di certificazione accreditati a livello internazionale. La certificazione, ottenuta per la prima volta nel marzo 2023, evidenzia l’impegno concreto dell’azienda nel promuovere un ambiente di lavoro equo, inclusivo e attento a valorizzare le persone in tutte le fasi della loro vita professionale e personale, grazie a politiche di sostegno alla genitorialità e alle attività di cura, all’empowerment femminile e all’inclusione. Questo risultato importante è stato celebrato durante l’evento '60 anni di Danone: crescere creando valore. Oltre la parità di genere: salute, persone e cura per un impatto positivo', svoltosi presso la sede di Milano dell’azienda. L’iniziativa ha offerto un’occasione di confronto su come la parità di genere possa generare valore per le persone e per la società. All’evento hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni – tra cui Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità con un contributo video; Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia e Alessia Cappello, assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano - e del mondo aziendale, arricchendo il dibattito con testimonianze dirette su inclusione, lavoro e valore condiviso. Per suggellare simbolicamente la giornata, si è inoltre svolto il taglio del nastro dei nuovi uffici aziendali, progettati con attenzione al benessere dei 'danoners', come amano chiamarsi le persone che lavorano in Danone, a conferma della centralità del capitale umano nella strategia di Danone Italia. Nel 2026 Danone ha raggiunto un punteggio di ricertificazione pari a 95,7 su 100, registrando un miglioramento di 5 punti rispetto all’anno precedente: un risultato significativo che testimonia un percorso in continua evoluzione, guidato dalla convinzione che la valorizzazione delle persone sia la base per costruire organizzazioni più inclusive, innovative e sostenibili. La ricertificazione per la Parità di genere ottenuta da Danone Italia è stata resa possibile grazie a risultati tangibili: nel 2025 le donne costituiscono il 62% dei dirigenti, il 73% delle promozioni totali del 2025 è stato assegnato a donne, il 68% delle donne ha una delega di budget rispetto al 32% degli uomini e il 100% di chi lavora nell’organizzazione, donne e uomini, beneficia di una remunerazione variabile che assicura la corresponsione equa del salario. Questi dati testimoniano la solidità e la maturità del percorso intrapreso dall’azienda a sostegno delle pari opportunità e dell’inclusione. “Esperienze come quella di Danone - ha commentato Simona Tironi, assessora all’Istruzione, Formazione, Lavoro di Regione Lombardia - dimostrano che la parità di genere si costruisce con politiche strutturate, misurabili e continuative nel tempo Il punteggio raggiunto e i risultati ottenuti in termini di crescita professionale e valorizzazione delle competenze rappresentano un segnale importante anche per il nostro territorio. Regione Lombardia è oggi la prima in Italia per numero di certificazioni e per strumenti di sostegno attivati su questi temi, a conferma di un impegno concreto e continuativo. In questa direzione, lavoriamo per rafforzare un ecosistema in cui imprese e istituzioni collaborino per creare condizioni di lavoro sempre più inclusive e capaci di sostenere le persone in tutte le fasi della vita”. La certificazione attesta quindi l’adozione di un sistema strutturato e misurabile per la promozione delle pari opportunità, basato su indicatori che riguardano cultura e strategia aziendale, governance, gestione delle risorse umane, opportunità di crescita professionale, equità retributiva e tutela della genitorialità e dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. “Mi fa molto piacere - ha affermato l’assessora allo Sviluppo economico e Politiche del lavoro Alessia Cappello del Comune di Milano - festeggiare con Danone Italia, un doppio traguardo di eccellenza, da un lato la presenza dell’azienda da sessant’anni in Italia, dall’altra il conseguimento della ricertificazione per la parità di genere, che rappresenta concretamente l’impegno verso i dipendenti e anche verso il contesto in cui l’azienda è inserita Policy concrete e attente alle esigenze dei collaboratori, come quelle che attua Danone, non sono solo un buon esempio per le altre organizzazioni, ma costituiscono dei veri e propri modelli per sperimentare formule innovative di conciliazione vita lavoro in un’epoca in cui c’è sempre maggior bisogno di “cura” verso le persone, specie i propri dipendenti”. Per Danone, la parità di genere si inserisce in una visione più ampia e profondamente umana: costruire un ambiente di lavoro capace di accompagnare e sostenere le persone nei passaggi più significativi della loro vita. Un impegno che prende forma in un modello strutturato su quattro pilastri. Il pilastro culturale promuove una cultura fondata su rispetto, inclusione e autentica valorizzazione delle diversità lungo tutto il percorso professionale. Quello psico-affettivo si prende cura della dimensione emotiva, offrendo supporto attraverso sportelli psicologici e spazi di ascolto e condivisione all’interno delle community aziendali. Il pilastro economico si traduce in strumenti concreti di welfare e in forme di sostegno finanziario pensate per i momenti di maggiore bisogno. Infine, il pilastro organizzativo garantisce flessibilità e attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavoro, grazie a congedi e programmi dedicati. Un sistema integrato che mette al centro la persona, riconoscendone bisogni, aspirazioni e unicità. Questo impegno si traduce in politiche strutturate pensate per accompagnare situazioni di fragilità, cambiamento e responsabilità familiari. Oncology Recovery Policy: un impegno che si fa presenza, accanto alle persone che affrontano un percorso oncologico. Un sistema di tutele e attenzioni che intreccia supporto psicologico, flessibilità lavorativa, strumenti di welfare e congedi dedicati, per accompagnare con cura e continuità ogni fase, dalla terapia al rientro, restituendo serenità e dignità al tempo della guarigione. Caregiver Policy: il riconoscimento autentico di un gesto quotidiano di responsabilità e amore. A chi si prende cura di familiari o persone fragili, l’azienda offre sostegno concreto attraverso congedi retribuiti e strumenti dedicati, alleggerendo il peso di un impegno prezioso e spesso invisibile, e valorizzandone il profondo significato umano e sociale. Parental Policy: un percorso di accompagnamento che accoglie e sostiene la genitorialità in ogni suo momento. Dalla preparazione alla nascita fino al rientro al lavoro, la policy mette a disposizione servizi legali, psicologici, educativi ed economici, insieme a congedi potenziati e programmi continuativi, favorendo un equilibrio armonioso tra vita familiare e professionale e contribuendo a una stabilità organizzativa duratura. “Questo riconoscimento - ha sottolineato Pietro Paolo Origgi, hr director di Danone Nutricia - rappresenta un passo significativo nell’ormai consolidato percorso di Danone verso un ambiente di lavoro sempre più equo e inclusivo. È il risultato di un impegno collettivo che negli anni ha rafforzato politiche, processi e iniziative a sostegno delle nostre persone: interventi misurabili che confermano la solidità del nostro impegno e la maturità del nostro modello organizzativo. Per le persone, questo si traduce in fiducia, trasparenza e opportunità reali. Per il business, significa maggior attrattività dei talenti, processi decisionali più efficaci, un vantaggio competitivo in sede di gare, nei bandi e nei rapporti con clienti e stakeholder, una reputazione più solida e un modello organizzativo credibile verso l’esterno, oltre all’accesso a benefici e incentivi, tra cui sgravi contributivi previsti per le aziende certificate, contribuendo alla sostenibilità del nostro modello”. “Siamo orgogliosi - ha dichiarato Nicoletta Palese, business unit manager della divisione certificazione Nord di Bureau Veritas Italia - di valorizzare, con i nostri audit di certificazione, le best practice delle organizzazioni in prima linea per diffondere le pari opportunità. La testimonianza di Danone, particolarmente emblematica sui temi della genitorialità condivisa e del caregiving, è in grado di ispirare le aziende della filiera e del settore, promuovendo quell’evoluzione culturale che oggi non solo è necessaria, ma anche improrogabile”. Nel loro insieme, queste policy all’avanguardia raccontano una visione chiara e coerente: costruire un ambiente di lavoro in cui le persone possano sentirsi veramente sostenute nei momenti che contano, con fiducia e serenità. Momenti come malattia, genitorialità e cura diventano dimensioni riconosciute e supportate, contribuendo a un ambiente di lavoro più inclusivo, sostenibile e orientato al benessere delle persone.
(Adnkronos) - La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (Fire) ha redatto un documento di proposte per l’uso dell’energia evidenziando come "il tema è drammaticamente al centro del dibattito, per la seconda volta in un lustro, e mostra nuovamente il peso delle mancate scelte (di una parte delle imprese, degli enti e dei cittadini) e di una governance poco attenta all’efficienza energetica e altalenante sulle fonti rinnovabili". Secondo Fire, "le soluzioni emergenziali adottate negli ultimi anni risultano poco efficaci e caratterizzate da un uso inefficiente delle risorse economiche"; poiché "le scelte vengono assunte con urgenza, la disponibilità dell’offerta di fronte alla domanda improvvisa mostra limiti di disponibilità e porta a costi più alti e, in una fase di crisi, ci si confronta con una contrazione delle risorse economiche e questo rende più difficile investire sull’uso dell’energia". Il documento individua tre obiettivi centrali: ridurre i consumi nel breve periodo con interventi immediatamente attuabili; rafforzare strutturalmente il sistema energetico migliorando l’efficienza negli usi finali; aumentare la resilienza e la competitività del Paese nel medio periodo. L’efficienza energetica viene indicata come "la leva più costo-efficace", in quanto consente di "ridurre la domanda e, conseguentemente, la necessità di investimenti in capacità di generazione, infrastrutture e approvvigionamenti". Alcune proposte di Fire contenute nel documento riguardano il rafforzamento della governance e la stabilità normativa: estendere l’obbligo di nomina dell’energy manager nel settore industriale a partire da 1.000 tep (dagli attuali 10.000 tep), allineandolo al settore civile e includendo i settori dell’agricoltura e della pesca; accelerare il recepimento delle direttive Eed ed Epbd, in ritardo rispetto alle scadenze europee (il rinvio si traduce in incertezza per le imprese e in costi crescenti di adeguamento; la direttiva Eed introduce, tra l’altro, l’obbligo dei sistemi di gestione dell’energia per le imprese oltre una certa soglia, uno strumento che, a regime, produce benefici strutturali in termini di competitività). E ancora: garantire continuità e prevedibilità agli schemi incentivanti esistenti, assicurando interventi tempestivi dei ministeri competenti in caso di problematiche e blocchi applicativi, come già accaduto con Transizione 5.0 e il Conto Termico; rilanciare il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (Fnee), istituito nel 2017 e mai pienamente operativo, con una revisione che ne semplifichi l’accesso e valorizzi la componente di garanzia rotativa. Altre proposte riguardano: strumenti finanziari per la mobilitazione degli investimenti; misure di riduzione immediata dei consumi; evoluzione del sistema energetico e dei mercati; ottimizzazione delle risorse energetiche e controllo dei data center. "Senza politiche stabili e coordinate - avverte Fire - le crisi energetiche continueranno a ripetersi, con costi crescenti per il Paese".