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(Adnkronos) - "Le sfide sono tante per quanto riguarda l'ente nazionale di previdenza e assistenza. Innanzitutto, la prima funzione che noi abbiamo è quella di controllare sempre, tenere ben sotto controllo la sostenibilità dell'ente, l'equilibrio, perché questa è la cosa principale di cui ci dobbiamo incaricare. Detto questo però, l'ente non significa solo 'elargire pensioni', come qualcuno può pensare: dobbiamo anche ideare iniziative importanti per far sì che ci sia una popolazione della nostra categoria che sia in continua evoluzione, e in particolare che vi sia un ricambio generazionale costante e continuo". Lo ha detto Stefano Dalla Mutta, neopresidente dell'Enpacl, intervenuto all'apertura dei lavori dell'assemblea dei Consigli provinciali dei consulenti del lavoro a Torino. "Per fare questo l'Enpacl ha la necessità -ha continuato- di stare al fianco della categoria e di tutti gli organi che la compongono, attraverso il sostegno concreto di tutte quelle iniziative volte a spingere verso le politiche attive di categoria per fare entrare i giovani, innanzitutto, e poi per farli restare in categoria, che come sappiamo è uno degli elementi più difficili in questo periodo. Il tema del calo demografico è annoso in tutte le categorie, noi fortunatamente teniamo, come numeri siamo stazionari". "Però questo non vuol assolutamente dire -ha avvertito- che abbassiamo la guardia, perché assieme alla demografia della categoria controlliamo anche l'indice di rapporto fra iscritti e pensionati. Questi due valori saranno sempre attenzionati, monitorati e studiati da parte del nostro Consiglio di Amministrazione", ha concluso.
(Adnkronos) - La formazione si conferma uno degli strumenti chiave per entrare o consolidare la propria posizione nel mercato del lavoro. In un contesto in cui le imprese chiedono sempre più competenze specialistiche, l’aggiornamento professionale diventa un fattore determinante per la crescita delle persone e dell’economia. Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Iziwork spa, nel 2025 sono stati organizzati oltre 400 corsi di formazione, svolti sia in presenza sia online. Ai percorsi hanno partecipato più di 2.000 corsisti, per un totale complessivo di oltre 15.000 ore di formazione erogate. I corsi hanno coperto diversi ambiti professionali: dalla formazione per operai specializzati alle attività di segreteria e back office, fino ai comparti del turismo e della grande distribuzione organizzata. Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore aumento delle attività formative, in linea con la fase di crescita e di ampliamento dell’organizzazione. L’obiettivo è incrementare sia il numero dei corsi sia il totale delle ore di formazione e dei partecipanti. L’analisi dell’Osservatorio ha inoltre esaminato il profilo dei partecipanti. Le donne rappresentano il 68% dei corsisti: tra queste, il 70% è diplomato, il 20% laureato e il 10% possiede il diploma di scuola media. Gli uomini sono il 32% dei partecipanti: il 66% è diplomato, il 21% laureato e il 13% possiede il diploma di scuola media. Il livello di istruzione tra uomini e donne appare sostanzialmente simile. Resta però significativo il dato sulla partecipazione maschile: solo un corsista su tre è uomo, nonostante i percorsi formativi analizzati siano completamente gratuiti. “I dati confermano che, ad oggi, la formazione rappresenta uno degli strumenti principali per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ma anche per consentire a chi è già occupato di accrescere le proprie competenze attraverso percorsi di upskilling e reskilling progettati ad hoc.” Dichiara Elisabetta D’Anna training manager di Iziwork: “Nell'ultimo anno, in modo particolare, abbiamo gestito numerosi percorsi di questo tipo in sinergia con le nostre aziende clienti, permettendo a molti lavoratori e lavoratrici di accrescere e sviluppare le proprie competenze e, di conseguenza alle imprese, di avvalersi di collaboratori sempre più compenti.”
(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura.