ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Raggiunto dall’Adnkronos Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, risponde alle indiscrezioni stampa che lo vorrebbero prossimo portavoce della premier Meloni. “Sì, ho letto queste indiscrezioni stampa. Di vero c’è solo che nei giorni scorsi la premier mi ha sondato informalmente per capire una mia eventuale, futura, disponibilità nella gestione della comunicazione, affiancando il collega Fabrizio Alfano che segue già tutta la comunicazione di Palazzo Chigi e del Consiglio dei Ministri. Una chiacchierata, come tante altre in questi mesi, a cui non è seguita assolutamente alcuna decisione da parte mia. E’ ovvio che qualora dovessi prenderla in considerazione ne informerei per tempo prima l’azienda dimettendomi conseguentemente da direttore del Tg1. Ma allo stato, ripeto, non c’è nulla”. Era stato 'Il Foglio', stamattina, a riportare la notizia del vicino addio di Chiocci alla direzione del Tg1 per diventare portavoce di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. "La premier - scrive il quotidiano - vuole dare più forza alla comunicazione inaugurando la seconda fase del suo governo: quella che guarda alle elezioni del 2027. E magari cercare di costruire anche un rapporto migliore con la stampa (alla Casa Bianca, come si sa, si è vantata di non parlare con i giornalisti italiani). Chiocci è considerato dalla presidente del Consiglio una persona di assoluta fiducia. Un amico e un consigliere, oltre che un cronista di razza in grado di gestire i casi più complicati (come la fatale intervista che fece all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano proprio ai microfoni del Tg1 lo scorso anno)". Più tempo di parola all'opposizione che al governo. E' il 'record' del Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci, unico telegiornale della rete ammiraglia a conseguire un simile risultato negli ultimi 15 anni, come emerge da una rilevazione dell'Osservatorio di Pavia che analizza la serie storica mensile della percentuale di tempo in voce dedicato a esponenti del Governo e delle Opposizioni all’interno delle edizioni del Tg1, dal gennaio 2010 al luglio 2025, secondo i criteri e le definizioni stabiliti dall’Agcom. E' stato lo stesso direttore Chiocci a diffondere il report in una breve riunione tenuta in tarda mattinata con la redazione dopo le indiscrezioni pubblicate dal Foglio secondo cui sarebbe in procinto di assumere l'incarico di portavoce della premier Meloni. Come già anticipato all'Adnkronos, Chiocci avrebbe ribadito ai suoi che allo stato degli atti "non c'è nulla" di concreto in queste indiscrezioni, rassicurando i giornalisti. Nel corso dell'incontro, Chiocci avrebbe inoltre rivendicato i risultati della sua direzione, spiegando tra l'altro che l'Osservatorio di Pavia, quindi un ente terzo rispetto alla Rai, ha certificato come il 'suo' Tg1 sia il più equilibrato degli ultimi 15 anni e quello che ha dato maggiore spazio all’opposizione. In particolare, secondo il report dell'Osservatorio di Pavia consegnato da Chiocci ai redattori, negli ultimi 15 anni "la media del tempo di parola risulta pari al 33,5% per il Governo e al 22,7% per le Opposizioni". Tuttavia, "nel corso del periodo della ultima direzione del Tg1 (giugno 2023-presente) la media della quota di tempo in voce dedicata al Governo è stata del 22,9%, inferiore di un terzo a quella media dedicata all’Esecutivo nel quindicennio in oggetto (33,5%), e, a maggior ragione, a quella dedicata al Governo dalle direzioni precedenti della Testata, sempre nel periodo considerato (35,2%). La quota di tempo in voce dedicata alle Opposizioni dal Tg1 durante la presente direzione (32,1%) è superiore di poco meno di un terzo a quella media totale del periodo (22,7%)". Inoltre, rileva l'Osservatorio, "se si prendono in considerazione solo i periodi in cui vi è stata una dialettica parlamentare ordinaria, al di fuori, quindi, dei governi tecnici di larghe intese (Monti e Draghi), la media di tempo in voce dedicata alle Opposizioni dalle direzioni precedenti è stata del 27,7%. Il tempo dedicato alle Opposizioni dalla presente direzione, quindi, risulta superiore del 15% a quella dedicata alle Opposizioni dalle direzioni precedenti".
(Adnkronos) - "Premetto che non amo polemiche tra Ordini professionali, e specialmente se hanno ad oggetto tentativi di entrata in ambiti di altri Ordini. Io credo che tra ordini professionali debba esistere un clima di unità, solidarietà e condivisione dei percorsi. Poi è chiaro che ci sono situazioni che possono anche essere discusse ma non amo le polemiche. Detto questo io prendo atto della reazione della nostra categoria, una reazione di orgoglio, con la consapevolezza che quando le proprie attività sono oggetto di desiderio di terzi vuol dire che abbiamo fatto bene, con un percorso in questi 20 anni ricco di soddisfazioni, e solo l'inizio di quello che faremo in futuro". Così Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, intervistato sulla web tv di categoria risponde sulle polemiche innescate dalla decisione dell'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) che ha confermato, che il protocollo Asse.Co. (Asseverazione di conformità contributiva e retributiva) rimane di esclusiva competenza dei consulenti del lavoro, respingendo la richiesta del consiglio nazionale dei dottori commercialisti di estenderla anche a loro. E la polemica ha riguardo anche altre competenze dei consulenti del lavoro. "Mi viene da sorridere -ha continuato De Luca- perchè quando il legislatore, dalla legge Biagi in poi, ha individuato in maniera esclusiva i consulenti del lavoro per assegnargli delle funzioni lo ha fatto sulla base di due considerazioni. Una è certamente il tema della competenza, della specializzazione, sin da quando i nostri giovani iniziano il loro percorso di studi e poi di tirocinio c'è una conoscenza verticale dei temi". "L'altra considerazione -ha spiegato ancora De Luca- arriva dal ministero del Lavoro: Sacconi, Damiano, Giovannini, Poletti, tutti i ministri che hanno firmato i provvedimenti che hanno assegnato ai consulenti del lavoro la potestà di intervenire in materia di conciliazione dei rapporti di lavoro. di arbitrato, di conciliazione dei contratti, di politiche attive, hanno considerato che quando si devolve in sussidiarietà un potere dello Stato a un ordine professionale questo può avvenire solo se c'è la vigilanza. Quindi, il ministero del Lavoro ha un potere, lo devolve, vigila su quel potere, assegnato a un ente o categoria professionale con caratteristiche ben precise, e quindi anche in questo caso ci troviamo davanti a delle polemiche non certamente legate a una valenza pubblica ma privata insomma", ha concluso De Luca.
(Adnkronos) - Fire accoglie "favorevolmente il decreto di revisione del meccanismo dei Certificati bianchi da poco firmato dal Mase ed attualmente all’esame della Corte dei Conti. Le nuove regole introducono una maggiore flessibilità e semplificazioni sia per i proponenti che per la presentazione dei progetti, oltre a definire gli obblighi fino al 2030 in linea con le previsioni del Pniec". "Questo induce ad essere ottimisti circa la continuità della crescita del meccanismo in atto da qualche anno - osserva Fire - La conferma dei vari meccanismi di flessibilità, con riduzione progressiva dei titoli virtuali negli anni, consentirebbe comunque di affrontare eventuali periodi di carenza di Tee senza eccessivi traumi. La previsione di introdurre uno schema d'aste, che sarebbe stato utile per promuovere interventi non sufficientemente supportati dei certificati bianchi, è declassata a possibilità, ma comunque rimane e dunque lascia aperto uno spiraglio". In sintesi, "per quanto riteniamo che sarebbe possibile introdurre misure più spinte per ottenere di più da questo schema, riteniamo che sia stato fatto un passo avanti positivo e che ci sia spazio per ulteriori rafforzamenti nei prossimi anni, nell'interesse delle imprese, degli enti e del Paese. Come Fire continueremo a collaborare con le istituzioni di riferimento in quest'ottica".