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(Adnkronos) - L'accordo con l'Iran "è difficile" e il cambio di regime a Teheran "sarebbe la cosa migliore". Donald Trump invia nuovi segnali che somigliano ad un nuovo ultimatum. Il dialogo tra Stati Uniti e Iran è complesso e il presidente americano continua a fare riferimento ad un'opzione militare che torna ad essere più concreta che mai. "Partirà molto presto" una seconda portaerei verso il Medioriente, ne avremo bisogno, se non raggiungiamo un accordo'', dice Trump facendo riferimento al trasferimento della Uss Gerald R. Ford, cardine della flotta a stelle e strisce, dai Caraibi al Medioriente. La 'armada' già schierata comprende otto cacciatorpediniere lanciamissili in grado di intercettare missili balistici iraniani, sistemi di difesa antimissile terrestri e sottomarini capaci di lanciare missili da crociera Tomahawk contro obiettivi in territorio nemico. La Casa Bianca non ha ancora deciso se colpire militarmente, secondo il quadro che il New York Times delinea sulla base di informazioni fornite da tre alti funzionari dell'Amministrazione. Tra le ipotesi al vaglio ci sono attacchi militari contro il programma nucleare iraniano e contro la capacità di Teheran di lanciare missili balistici. Trump starebbe valutando anche scenari che includono l'impiego di commando americani contro specifici obiettivi militari. I toni di Trump cambiano nel corso della giornata. Di ritorno dall'evento a cui partecipa a Fort Bragg, in North Carolina, il presidente risponde anche alle domande sull'eventuale cambio di regime a Teheran. "Mi sembra che sarebbe la cosa migliore che possa accadere. Da 47 anni parlano, parlano e parlano. E nel frattempo abbiamo perso molte vite, va avanti da tanto. Abbiamo già un'enorme potenza di fuoco sul posto e altro sta arrivando", dice il numero 1 della Casa Bianca. "Abbiamo una situazione in cui abbiamo inviato verso l'Iran un grande gruppo navale con una portaerei. Mi piacerebbe riuscire a raggiungere un accordo, ma finora è stato difficile. Pensavo che l'ultima volta saremmo arrivati a un'intesa: loro ora vorrebbero averla fatta. Ma poi è successo quello che è successo, 'Midnight Hammer'...", aggiunge. Trump ribadisce che l'attacco compiuto lo scorso anno "ha annientato i siti nucleari. Cosa c'è da colpire? Qualsiasi cosa rimanga...". La condizione posta a Teheran, sul programma nucleare iraniano, è perentoria: "Non vogliamo nessun arricchimento" dell'uranio. "Devono darci l'accordo che avrebbero dovuto darci la prima volta... Vogliono parlare, ma finora ci sono molte chiacchiere e niente fatti". Stati Uniti e Iran terranno martedì a Ginevra un secondo round di colloqui sul programma nucleare di Teheran, scrive intanto Axios citando un funzionario statunitense e tre fonti informate. Del team statunitense che si impegnerà nei colloqui farà parte il consigliere e cognato del presidente americano, Jared Kushner, e l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, hanno affermato le fonti. Si prevede che la delegazione iraniana sarà guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ai negoziati è attesa anche la partecipazione del ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi, che sta mediando tra le parti.
(Adnkronos) - Cresce nelle pmi italiane la consapevolezza del ruolo decisivo delle competenze manageriali nella gestione dei passaggi critici del proprio percorso di crescita: ricambio generazionale, nuovi assetti societari, trasformazione digitale, sempre più spesso trovano nella formazione dei dirigenti la leva capace di trasformare i processi di cambiamento in nuove leve di competitività. Lo conferma la graduatoria dei piani formativi finanziati con l'Avviso 2/2025 di Fondirigenti, pubblicata ieri, che fotografa bisogni, priorità e livelli di maturità delle imprese chiamate a governare, al loro interno, cambiamenti rapidi e complessi. Sono 152 i piani finanziati, che coinvolgeranno 239 dirigenti per un totale di 13.753 ore di formazione, con una media di 57,6 ore per dirigente e una richiesta media di finanziamento di poco più di 12mila euro per piano. Il dato più significativo è che il 75% dei piani formativi presentati ha superato la soglia di ammissibilità, con oltre la metà dei progetti idonei (53%) nella fascia più alta di valutazione, tra 85 e 100 punti. Una positiva evoluzione, che conferma il trend già evidenziato con i precedenti Avvisi, segno dell’elevata qualità delle proposte e di una progettualità più matura e consapevole da parte delle imprese. Vista la qualità complessiva dei progetti e dell'ampiezza della risposta, il cda di Fondirigenti ha deliberato di andare oltre lo stanziamento iniziale di 1,5 milioni di euro, euro per finanziare tutti i 152 piani idonei, per un investimento complessivo di oltre 1,8 milioni di euro che premia la crescita della progettualità nelle pmi. "La graduatoria - sottolinea Massimo Sabatini, direttore generale di Fondirigenti - restituisce l'immagine di pmi sempre più consapevoli del fatto che, per attraversare fasi complesse come un passaggio generazionale o un'operazione societaria, servono competenze adeguate di governo, metodo e visione, dove la formazione può fare la differenza Colpisce, in particolare, la crescita della qualità progettuale degli interventi, nelle fasce di merito più alte, segno che le imprese stanno investendo in percorsi sempre più concreti e immediatamente utili, per prendere decisioni migliori e più tempestive". A livello territoriale, Veneto ed Emilia-Romagna hanno registrato il maggior numero di piani approvati, seguite dalla Lombardia; nel Mezzogiorno spicca la Campania. Diverse regioni con poche candidature hanno tuttavia raggiunto il 100% di approvazione, indice di una capacità progettuale solida e diffusa. I piani valutati evidenziano una adeguata correlazione tra i processi di 'metamorfosi' aziendale e i percorsi di rafforzamento delle competenze tecnico-manageriali, funzionali a ridefinirne l’identità, la struttura organizzativa e la visione strategica. I casi più virtuosi testimoniano un pensiero strategico di cambiamento, volto a garantire continuità e crescita nel lungo periodo, che comporta una profonda trasformazione culturale e organizzativa. Rispetto ai contenuti, i progetti nell'area del passaggio generazionale mostrano una forte attenzione alle competenze in materia di governance, alla mappatura e valorizzazione delle competenze, al mentoring e trasferimento del know-how, alla definizione di KPI e sistemi di performance management per rendere la transizione più solida. Dal canto loro, l'area delle operazioni societarie evidenzia un approccio orientato al rafforzamento strutturale delle competenze manageriali, con focus ricorrenti su finanza strategica, valutazione d'impresa, compliance e gestione del rischio, spesso con un'attenzione che si estende alla conoscenza delle filiere e dei mercati internazionali. L'area della trasformazione digitale funzionale alla crescita delle pmi si conferma infine di particolare interesse, soprattutto sui temi dell’Intelligenza Artificiale, integrazione dei sistemi, cybersecurity, analytics e governance dei dati. "Con l'Avviso 2/2025 - spiega Marco Bodini, presidente di Fondirigenti - abbiamo voluto mettere a fuoco i momenti chiave in cui le Pmi si giocano continuità e competitività, ovvero il ricambio generazionale, gli assetti societari e la trasformazione digitale come leva di efficienza e di governo La risposta così ampia e di elevata qualità pervenuta dalle imprese conferma, da un lato, lo straordinario ruolo abilitante della formazione continua nelle grandi trasformazioni aziendali, dall'altro chiama sempre più in causa Fondirigenti come partner delle imprese, soprattutto di quelle di minori dimensioni, per aiutarle a trasformare cambiamento e complessità in momenti di opportunità di crescita". "Il Fondo sottolinea - ha sempre avuto come tratto distintivo quello della qualità dell'azione formativa: l'innalzamento dell'asticella e la qualità dei piani ricevuti mostrano che il sistema produttivo e manageriale è pronto ad impegnarsi in questa direzione". La graduatoria completa è disponibile sul sito di Fondirigenti: https://www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.