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(Adnkronos) - Episodio arbitrale in Bologna-Milan. Oggi, martedì 3 febbraio, nella sfida valida per la 23esima giornata di Serie A, i rossoneri hanno firmato il gol del 2-0 grazie a un calcio di rigore conquistato e realizzato da Christopher Nkunku. Succede tutto al 38': Modric lavora il pallone tra le linee per Loftus-Cheek, che serve un assit perfetto per l'attaccante francese. Nkunku, solo davanti a Ravaglia, sposta il pallone ma trova il contatto con il portiere del Bologna in uscita: Manganiello non ha dubbi e indica il dischetto. Le immagini mostrano come, nel tentativo di colpire il pallone, Ravaglia trovi le gambe di Nkunku, che sbatte sul petto del portiere rossoblù, slanciato verso la sfera, e cade. Il check del Var serve non solo a confermare il contatto falloso tra i due, ma anche a verificare la posizione dell'attaccante milanista. Dopo alcuni secondi di attesa, la posizione di partenza sull'assist di Loftus-Cheek viene giudicata buona e il rigore confermato. Il successivo piatto destro proprio di Nkunku spiazza Ravaglia e vale il 2-0.
(Adnkronos) - Le compagnie aeree di tutto il mondo sono a caccia di migliaia di piloti, assistenti di volo e tecnici di manutenzione. La crescita esponenziale del trasporto aereo, anche in Italia, nei prossimi anni richiederà infatti un notevole aumento di nuovi professionisti qualificati. E’ quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dai due colossi aeronautici mondiali, la statunitense Boeing e l’europea Airbus. Secondo la Boeing, entro il 2044 nel mondo saranno necessari 600mila nuovi piloti, 1 milione di hostess e steward e 710mila tecnici. Simili le stime di Airbus, che sempre fino al 2044 prevede che saranno assunti a livello globale 633mila piloti, 1,01 milioni di assistenti di volo e 705mila tecnici. Le opportunità di lavoro offerte dal settore del trasporto aereo saranno tra i temi al centro di Fly Future 2026, l’unico evento nazionale di orientamento e informazione dedicato ai giovani che intendano entrare nei settori dell’aviazione e dello spazio. Questo evento, giunto alla quinta edizione, si svolgerà nei giorni 12 e 13 febbraio presso la Macroarea di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata. “Il settore aerospaziale è in notevole crescita, in Italia e in tutto il mondo, e le aziende sono alla ricerca di un gran numero di figure professionali, offrendo lavori sicuri, ben retribuiti e con prospettive di crescita per il futuro”, conferma Luciano Castro, presidente di Fly Future. “Durante il nostro evento, centinaia di giovani e studenti provenienti da istituti superiori e università di tutta Italia potranno incontrare manager e professionisti affermati del mondo dell’aviazione e dello spazio, da cui potranno trarre informazioni preziose per scegliere i percorsi formativi più adatti e per trovare le migliori opportunità di lavoro e di carriera”, aggiunge. Fly Future 2026 sarà aperto giovedì 12 febbraio da un convegno inaugurale sul tema 'Professione Volo. Le opportunità di lavoro e di carriera nel settore dell’aviazione di linea', che vedrà la partecipazione di piloti di primarie compagnie aeree, come Ita Airways, Aeroitalia, Neos, EasyJet e Wizz Air. Il programma delle due giornate prevede poi altri dieci convegni e conferenze, a cui parteciperanno piloti civili e militari, astronauti, manager di scuole di volo, dirigenti di enti e imprese aerospaziali, professionisti ed esperti. Sarà anche allestita un’ampia area espositiva con i desk di circa 25 aziende ed associazioni aerospaziali, oltre a due mostre aeromodellistiche dei velivoli utilizzati dalle Frecce Tricolori in 65 anni di attività e degli aerei che hanno fatto la storia di Alitalia. Saranno inoltre celebrati due importanti eventi della storia aerospaziale italiana: l’80° anniversario della fondazione nel 1946 delle compagnie aeree Lai-Lnee aeree italiane e Alii-Aerolinee italiane internazionali (che nel 1957 si fusero in Alitalia) e il 30° anniversario della missione Sts-75 dello shuttle Columbia che nel 1996 portò in orbita i due astronauti italiani Maurizio Cheli e Umberto Guidoni con il satellite a filo Tss-1R. 'Fly Future 2026' è organizzato dall’associazione Ifimedia, dall’Università di Roma Tor Vergata e da Mediarkè con la collaborazione di Enav. Main sponsor sono Urbe Aero Flight Academy, Avio e Its academy per Mobilità Sostenibile e Aerospazio Puglia, mentre i partner sono Professional Aviation Academy, Cantor Air, FlyBy Aviation Academy, Aero Club di Roma, Quick Turn Engine Center Europe, Mobilita Its Academy Lombardia e Its Meccatronico Lazio Academy.
(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.