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(Adnkronos) - “L'iniziativa a cui diamo vita con Findus” che prevede la donazione di 25 porzioni di minestrone per ciascuna di quelle ritirate dai passanti in Piazza Gae Aulenti a Milano “per noi è molto preziosa perché si inserisce nel solco della collaborazione che abbiamo attivato da qualche anno. Banco Alimentare, infatti, è beneficiario delle eccedenze di produzione surgelate di Findus, che arrivano sulle tavole di persone e famiglie in difficoltà dando loro il conforto di un pasto caldo o di un pacco alimentare, anche grazie alla collaborazione con le tante organizzazioni che si occupano di questo sul territorio e collaborano con noi in rete”. Lo ha detto Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione Fondazione Banco Alimentare Ets, alla conferenza stampa, organizzata da Findus a Milano, per celebrare il 60esimo anniversario del Minestrone Findus. “L'iniziativa è molto importante anche per il prodotto che verrà messo a disposizione - spiega Malaguti - perchè chi ha poca disponibilità economica rinuncia ad alcuni alimenti e, tra questi, ci sono anche le verdure. Pertanto, poter offrire il minestrone, oltre a dare un conforto caldo per chi lo riceverà, è importante anche dal punto di vista nutrizionale”. “Banco Alimentare è un'organizzazione che nasce nel 1989 in Italia proprio dall'intuizione di un imprenditore che operava nell'alimentare. Quindi, lavorare con le aziende del mondo profit è nel nostro Dna. Per noi è fondamentale ricevere sostegno perché viviamo di esso per poter operare sul territorio: donazioni di alimenti e di fondi. La sinergia che nasce con Findus in occasione di questo evento speciale, alla sua prima edizione, speriamo che trovi strada lunga e Findus che si confermi il nostro prezioso compagno di Banco”, conclude.
(Adnkronos) - La formazione manageriale come vera e propria infrastruttura strategica, determinante per la resilienza del sistema produttivo e l'efficacia delle politiche attive del lavoro. E' il messaggio cardine emerso da 'Futuro presente', l’evento di Fondirigenti svoltosi oggi all’Auditorium Togni di Federmanager, dedicato alla presentazione dei risultati delle iniziative progettuali di studio e modellizzazione delle competenze promosse dal Fondo. Un appuntamento che, come sottolineato dal presidente Marco Bodini, rappresenta la sintesi di un percorso strutturato di ricerca e co-progettazione volto a trasformare l'analisi dei fabbisogni dei dirigenti industriali in percorsi di alta formazione per imprese e management. I numeri certificano il ruolo di guida del Fondo: 14.200 imprese aderenti, oltre 84.300 manager interessati, con un trend di crescita costante nel tempo. L’esercizio 2025 si è chiuso con una raccolta record di 40 milioni di euro, che ha permesso di finanziare oltre 2.800 piani formativi per un totale di 412.000 ore di formazione a beneficio di circa 22.000 dirigenti. I dati riflettono un trend di crescita della domanda che dal 2021 ha segnato un +40%, evidenziando la necessità di un mix bilanciato tra competenze tecniche e soft skills. In un mercato del lavoro in costante mutazione, la capacità di guidare i processi di cambiamento si rivela infatti decisiva quanto la padronanza delle tecnologie abilitanti. E in questo senso, saper anticipare le tendenze relative alle competenze diviene decisivo. Le iniziative strategiche, promosse dai soci Confindustria e Federmanager, sono state realizzate in sinergia con università ed enti di ricerca proprio per tradurre i trend emergenti in modelli organizzativi replicabili. I progetti, sviluppati secondo il framework Esg, hanno coperto ambiti fondamentali: dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dal welfare aziendale alla resilienza delle filiere. Il patrimonio di strumenti generato - modelli modulari, piattaforme digitali e tool di autovalutazione - punta a definire il profilo di competenze di un nuovo modo di essere manager: una figura strategica capace di sintetizzare l'innovazione tecnologica con la valorizzazione del capitale umano, facendo leva sul ruolo decisivo della formazione continua. In questo senso, il direttore generale Massimo Sabatini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un lifelong learning strutturato: in un contesto di obsolescenza accelerata, dove i dati Ocse indicano un ciclo di vita delle competenze digitali inferiore ai tre anni, la formazione cessa di essere episodica per farsi permanente. In questa prospettiva, i fondi interprofessionali sono chiamati sempre più a garantire qualità e misurabilità degli interventi, operando in una logica di sussidiarietà rafforzata dalle nuove linee guida del Ministero del Lavoro. Al dibattito, moderato dalla giornalista Maria Cristina Origlia, hanno preso parte Pierangelo Albini (Confindustria), Mario Cardoni (Federmanager), Natale Forlani (Inapp) e Massimo Temussi (ministero del Lavoro). Di particolare rilievo il contributo dei soci del Fondo, Confindustria e Federmanager: il direttore generale di Federmanager, Mario Cardoni, ha sottolineato in particolare il valore delle iniziative strategiche che consentono di far emergere i reali fabbisogni su cui orientare i piani formativi che devono essere non solo di qualità ma utili: Pierangelo Albini, direttore lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria, ha messo in risalto il contributo decisivo della formazione continua per la competitività delle imprese, e l’importanza di disporre di competenze manageriali sempre aggiornate e capaci di guidare le transizioni. L’evento si è concluso con il conferimento dei premi di laurea Giuseppe Taliercio, istituiti da Fondirigenti per valorizzare il merito dei giovani ricercatori sui temi del management. I riconoscimenti sono stati assegnati a Pietro Campana (Università di Napoli Federico II), Elisa Fasoli (Università di Pavia) e Benedetta Zanotti (Università Cattolica di Piacenza) per i loro studi su trasformazione digitale, leadership sostenibile e attrazione dei talenti nelle pmi. Contributi scientifici che, onorando la memoria di Giuseppe Taliercio, contribuiscono a delineare nuovi paradigmi di competenze manageriali necessari per garantire la competitività del Paese nel lungo periodo. Tutti i materiali presentati durante l’evento, comprese le tesi di laurea e le sintesi delle iniziative strategiche, sono disponibili gratuitamente sulla library online del Fondo, accessibile su www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - Da rifiuto a risorsa grazie allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani. Questo l’obiettivo di Neofos, un programma di sperimentazione con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal Mase - Materie Prime Critiche e guidato da Gruppo Cap, insieme a MM Spa, Politecnico di Milano (Polimi) e Università di Bologna (Unibo). Il progetto coinvolge tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica, creando un modello di economia circolare unico in Italia per integrazione territoriale. Il fosforo è un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali, di particolare interesse per il settore dell’automotive, come le batterie litio-ferro-fosfato. A causa del progressivo depauperamento delle riserve minerali globali e della sua designazione come Critical Raw Material, cresce l’interesse per le attività di Urban Mining, che permettono di produrre localmente fosforo e ridurre la dipendenza dai mercati extra Ue. In questo scenario Cap, da sempre impegnata nello sviluppo di progetti di economia circolare, ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto che partirà dall’impianto di Bareggio, dove sarà installato un primo impianto dimostrativo, capitalizzando l’esperienza e il know-how acquisito negli anni nella gestione della BioPiattaforma di Sesto San Giovanni. Al contempo, con il coinvolgimento di MM, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano, il progetto si radica strategicamente sul territorio, consentendo di testare soluzioni innovative direttamente nei grandi impianti di uno dei poli d’eccellenza europei nel trattamento acque. Nel dettaglio, il progetto Neofos mira a sviluppare approcci circolari innovativi per il recupero del fosforo e per la produzione di materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate. Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue tramite la tecnologia S2Ebpr (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico, nel pieno rispetto dei nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale. In questa fase, MM mette a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio reali e imprescindibili per la modellazione dei processi di rimozione biologica e per la definizione degli scenari di implementazione tecnologica su scala metropolitana. In parallelo, Neofos prevede il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento. Il materiale estratto sarà trasformato in sali di fosforo (struvite) o in altri composti puri, utilizzabili come fertilizzanti o in processi industriali. Con l’ottimizzazione dei processi sarà possibile ottenere prodotti di alta qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando la sostenibilità complessiva. Infine, il focus di indagine si sposterà sull’integrazione delle tecnologie e sulla loro scalabilità. Verranno valutati costi, benefici ambientali e possibilità di applicazione su larga scala, definendo strategie per la gestione dei materiali secondo i criteri di End of Waste e massimizzando efficienza e sostenibilità. In questo modo, Neofos punta a creare un modello replicabile di gestione del fosforo che coniughi innovazione, economia e rispetto dell’ambiente.