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(Adnkronos) - Riordinare, razionalizzare e armonizzare un quadro normativo decisamente complesso, rispondendo alle nuove e attuali esigenze di salute e accesso ai farmaci, tenendo conto da un lato della sostenibilità del sistema e dall'altro dell'invecchiamento della popolazione, che vede un aumento dell'incidenza delle malattie croniche. Sono i temi al centro del digital talk 'Verso la nuova legislazione farmaceutica. Il confronto tra istituzioni, industria e cittadini', promosso da Adnkronos in collaborazione con Egualia, che dà voce ai protagonisti della riforma: Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e promotore del disegno di legge per il nuovo Testo unico della legislazione farmaceutica; Stefano Collatina, presidente Egualia; Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati; Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. Il digital talk - online dalle 12 del prossimo 2 febbraio sui canali web e social di Adnkronos - si inserisce in un momento cruciale per il sistema farmaceutico italiano, oggi regolato da un quadro normativo estremamente articolato e frammentato, con oltre 100 leggi e più di 700 provvedimenti. Sul disegno di legge delega che affida al Governo il compito di adottare entro il 2026 uno o più decreti legislativi per razionalizzare e rendere più efficace la governance del settore, è arrivato in questi giorni il via libera della Conferenza unificata delle Regioni. Oltre a chiarire l'iter che attende il provvedimento nei prossimi mesi, nel corso del talk si metteranno a fuoco gli obiettivi e l'impianto della riforma, con particolare attenzione all'equilibrio tra innovazione, sostenibilità per l'accesso alle cure e stabilità del sistema, valutando l'impatto concreto del Testo unico su cittadini e pazienti, sulla governance della spesa, i modelli distributivi, fino al ruolo strategico dei farmaci equivalenti e biosimilari per garantire l'accesso alle cure. L'appuntamento con il digital talk 'Verso la nuova legislazione farmaceutica. Un confronto tra istituzioni, industria e cittadini' - il prossimo 2 febbraio sui canali web e social di Adnkronos - è l'occasione per scoprire, grazie al dialogo tra istituzioni, industria e società civile, la riforma in atto nella legislazione farmaceutica, in equilibrio tra il favorire un migliore e più equo accesso ai farmaci e la necessità di coniugare innovazione terapeutica, sostenibilità economica e tutela del diritto alla salute, rafforzando il Servizio sanitario nazionale e rispondendo alle nuove esigenze sanitarie, industriali e sociali del Paese.
(Adnkronos) - "C'è bisogno di una grande azione che porti il risultato che vogliamo tutti: passare da 630 miliardi di export del nostro Paese a 700 miliardi nell'arco dei prossimi tre anni. E le fiere per il nostro Paese sono un veicolo raggiungibile, gestibile, di successo, che riesce con il proprio tipico sistema dell'aggregazione a sostenere tutto il sistema manifatturiero meglio di chiunque altro". Così, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX, l'associazione che rappresenta le fiere italiane a valenza internazionale. Napoleone infatti ricorda che "la singola azienda, evidentemente grande o piccola che sia, riesce a fare le sue attività in base al fatturato che realizza, all'organizzazione, alla storia, all'heritage che si porta dietro, ma l'insieme delle capacità creative, qualitative, uniche del nostro sistema industriale, nel momento in cui c'è aggregazione e una buona rappresentazione, rappresentano il massimo. Tra l'altro uno dei grandi veicoli su cui sarà da lavorare è proprio il sistema delle ambasciate italiane, che stanno cambiando il loro ruolo aumentando rispetto a prima il ruolo di sostegno commerciale e di immagine alla nostra impresa, al made in Italy nei diversi Paesi del mondo", sottolinea il presidente di IT-EX. Per Napoleone quelle del made in Italy "sono capacità oggettivamente di leadership assoluta in alcuni settori e, attraverso le fiere italiane quando si fanno in Italia, e internazionali quando andiamo all'estero, riusciamo a rafforzare questa posizione. Per cui sempre più andare aggregati, in maniera qualitativa con progetti unici, e devo dire di gran qualità, ci permette di riuscire ad affermare questa leadership", spiega. Ruolo centrale sarà per le fiere quello delle nuove tecnologie. "Si parla tanto di intelligenza artificiale, si vedono degli esempi però è poco praticata, per una mancanza di know-how di conoscenze, di personale in grado a gestirla. Di certo le nuove tecnologie saranno parte integrante del settore in particolare nella gestione dei rapporti con i compratori, nella gestione dei rapporti con tutto il sistema che gira intorno al settore. E l'ia poi diventerà anche molto importante dal punto di vista della creatività se non altro per avere delle linee di riferimento di quello che sta succedendo. E' centrale però restare concentrati sull'Italia del saper fare bene le cose, fatte a mano e con grande qualità", conclude.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.