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(Adnkronos) - Quando torna Dusan Vlahovic? Luciano Spalletti 'avvicina' il rientro del centravanti serbo, aprendo al rinnovo di contratto con i bianconeri. Oggi, venerdì 20 marzo, il tecnico della Juventus ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Sassuolo, valido per la 30esima giornata di Serie A, facendo aumentare le speranze dei tifosi bianconeri per un possibile ritorno tra i convocati di Vlahovic, ai box per infortunio da diversi mesi. "Vlahovic convocato? Valuteremo bene insieme e tra un po' usciranno le convocazioni", ha detto Spalletti rispondendo a domanda diretta, "dobbiamo valutare domani mattina perché qualcuno ha degli acciacchini e si capirà domani. La panchina è sempre stata di grande aiuto perché attraverso la panchina abbiamo creato l'imprevisto e sbocchi differenti". Spalletti ha inoltre parlato del suo possibile rinnovo di contratto con la Juventus, che scadrà al termine della stagione: "Durante la sosta si discuterà il rinnovo? Sì mi sembra aver individuato un momento corretto, ci sono meno stress e c'è il tempo necessario. Da parte mia c'è tutta la disponibilità a sentire cosa la società vuole dirmi", ha detto Spalletti, aprendo di fatto a una sua permanenza sulla panchina bianconera. Il tecnico della Juve ha inoltre parlato della questione portieri, con Perin che sembra aver 'rubato' il posto a Di Gregorio: "Ora sono nelle condizioni di giocare tutti e due da titolare. Secondo me ha fatto bene questo periodo a Di Gregorio, ha fatto dei ragionamenti diversi e l'ho visto bello determinato. Qualsiasi cosa andrò a scegliere avrò una risposta positiva da tutti e due".
(Adnkronos) - Le aziende italiane non hanno ben chiaro quali sono i costi 'nascosti' del turnover e quali sono le motivazioni che portano le persone a cambiare lavoro. E' quanto emerge dao risultati del report di Adecco e Jobpricing, visionato in anteprima da Adnkronos/Labitalia, che analizza l’impatto economico del turnover nelle aziende. In particolare, secondo la ricerca, il 33% dei lavoratori ha cambiato lavoro nell’ultimo anno, con un aumento medio del 18,1% dello stipendio. Le aziende sottovalutano infatti il peso della retribuzione, che è invece il principale motivo di dimissioni per il 43% dei lavoratori, seguito da mancata valorizzazione della carriera (36%). E non è ininfluente il ruolo della leadership. Il rapporto con il responsabile è determinante, nelle proprie scelte, per il 39% dei lavoratori. Tuttavia, le aziende lo classificano solo al 4° posto tra le cause del turnover. Ma quali sono i costi 'nascosti' del turnover? Il turnover pesa economicamente tra il 30% e il 50% della Ral (Retribuzione annua lorda) del dipendente dimissionario, ma l’88,5% delle aziende non ne calcola sistematicamente i costi. La perdita di know-how (19%) e i costi di formazione (17,6%) sono le voci più impattanti. Nelle grandi imprese, i costi del turnover aumentano al crescere del livello di responsabilità, raggiungendo il 34% della Ral per i dirigenti, contro il 21% nelle pmi. I dati sul tasso di turnover nel 2024 mostrano che quasi un’azienda su tre (28,4%) ha registrato un tasso di turnover inferiore al 3%, ma un altro 27,7% ha superato il 10%. Il 33% dei lavoratori ha infatti cambiato lavoro nel corso dell’ultimo anno. Secondo le aziende, i lavoratori cambiano lavoro per iniziare nuove esperienze in settori differenti (59%), più che per spostarsi verso la concorrenza (41%). Al momento delle dimissioni, il 66% delle aziende è disposta a ricorrere a un rilancio economico significativo per trattenere i talenti. Sempre il 66% delle imprese non ha una strategia per fronteggiare il turnover: non sono previsti piani di back up per il personale dimissionario e non sono stati attivati processi di recruiting preventivi. Non solo: l’88,5% delle aziende non dispone di una valutazione sistematica dei costi generati dal turnover. Su una scala da 1 a 10, ecco i costi più impattanti secondo le aziende: perdita di know-how e inefficienze (7,7); costi di formazione per una nuova risorsa (7,2); mancata esecuzione di attività (6,6). Secondo l'analisi le aziende italiane stimano il costo di una vacancy al 26% della Ral del dipendente uscente, con un impatto economico che varia sensibilmente in base al ruolo (da una media di 33.383 euro per un dirigente a 8.074 euro per operai non specializzati); In valore assoluto si tratta di circa 15.000 euro in media per vacancy. Ma secondo le analisi di mercato il costo del turnover si colloca tra il 30% e il 50% della Ral del dipendente dimissionario. Dall’analisi di Adecco emerge quindi come i costi legati alla perdita di know-how del dipendente dimissionario e alle relative inefficienze rappresentino circa il 19% del costo totale del turnover, risultando dunque i più impattanti, seguiti dai costi legati alla formazione delle nuove risorse (17,6%) e a quelli dovuti alla mancata esecuzione delle attività (16,2%). Le aziende tendono a sottostimare il costo reale del turnover anche a causa della mancanza di calcoli sistematici. Ciò, unito alla scarsità di piani di backup e recruiting preventivo, denota un approccio poco strategico al tema. Mentre le pmi registrano un costo del turnover in rapporto alla Ral sostanzialmente costante e omogeneo – con una lieve incidenza maggiore solo per i ruoli meno specializzati – le grandi aziende mostrano un andamento lineare crescente. La ricerca Adecco evidenzia, infatti, una correlazione positiva: nelle grandi organizzazioni, all’aumentare del livello di responsabilità, cresce proporzionalmente il costo di sostituzione rispetto alla Ral. Emerge così un paradosso di diseconomia di scala. Ribaltando il principio generale secondo cui la dimensione industriale genera efficienza e abbattimento dei costi, le grandi imprese italiane subiscono l’onere del turnover molto più delle pmi.
(Adnkronos) - Tre giornate di grande esposizione, incontri, confronti e interlocuzioni per tracciare la nuova direzione del futuro energetico globale. Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si è chiuso oggi alla Fiera di Rimini. Le presenze totali sono cresciute del 10%, con quelle estere in aumento del 9% e una forte presenza di investitori. Su 125mila metri quadrati lordi di superficie espositiva e 24 padiglioni, oltre 1.000 brand espositori, di cui 320 internazionali, con prodotti, soluzioni e tecnologie innovative nei sette settori della transizione energetica. Presenti 530 hosted buyer e delegazioni da 59 Paesi, coinvolti grazie al supporto dell’Agenzia Ice e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci); 412 i giornalisti accreditati da tutto il mondo. La manifestazione, inaugurata mercoledì 4 marzo dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha valorizzato competenze industriali e tecnologiche europee e non. Con i suoi 160 convegni, Key 2026 si è confermato uno degli eventi più importanti in Europa sull’energia, differenziandosi per la completezza dell’offerta espositiva e di contenuti. Fra questi, l’importanza dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione, lo storage e l’uso dell’Intelligenza Artificiale per ottimizzare le reti elettriche, prevedere la produzione di energia da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in tempo reale. Una piattaforma che ha unito innovazione tecnologica e finanza, favorendo il dialogo fra ingegneri, sviluppatori di tecnologie, investitori e istituzioni con l’obiettivo di rendere bancabili i progetti e accelerarne la realizzazione, riducendone il rischio. Tra le richieste emerse da associazioni e industrie, anche la necessità di aumentare la flessibilità della rete e adottare regole certe che favoriscano investimenti e competitività per trasformare la transizione energetica da orizzonte a realtà. Grande attenzione al tema della finanza, ai nuovi modelli finanziari e di investimento e ai capitali per la realizzazione dei progetti rinnovabili e agli strumenti innovativi per controllare i costi dell’energia, come nuove forme di finanziamento, green bond, obbligazioni per progetti sostenibili e modelli partecipativi che coinvolgono cittadini, imprese e comunità. Innovazione e green jobs sono stati al centro dell’Innovation District, con 32 Start-up e Pmi innovative e con l’iniziativa Green Jobs&Skills che ha favorito l’incontro fra domanda e offerta di lavoro nell’ambito della sostenibilità. Il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni è stato consegnato a sette Start-up e alle sette aziende espositrici di Key per i loro progetti più innovativi, una per ogni categoria merceologica della manifestazione. In concomitanza, si è svolta una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che nel sistema Confindustria rappresenta le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali. Martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, Key è stata anticipata da una nuova edizione di successo di Key Choice - Unlock the future of Ppa, l’evento B2B di KEY - The Energy Transition Expo, organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Elemens e dedicato ai Power Purchase Agreement.