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(Adnkronos) - "Siamo decisamente soddisfatti" che la Procura di Milano "ha aperto una indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Italia per il reato di ricettazione, e per concorso in diffamazione. Chiederemo identico intervento contro Youtube, Meta e TikTok". Lo sostengono, in una nota, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, difensori di Alfonso Signorini al centro di un'indagine su un presunto sistema illecito denunciato da Fabrizio Corona. "Non è possibile, neanche per i colossi del web, limitare l’accesso alle tutele o alle azioni giudiziarie di fronte ad azioni illecite di tale gravità. Questi operatori macinano ricavi superiori al nostro Pil, e pretenderebbero attraverso strutture societarie complesse e l’imposizione all’utente di forme rigorose di segnalazione delle pubblicazioni illecite, di rendere difficoltoso se non inaccessibili ogni legittima richieste di verifica e rimozione di notizie false o documenti acquisiti illecitamente. Ogni tentativo di corrispondenza con questi signori assume toni dilatori e pilateschi, spesso si rinvia a procedure o interlocutori di comodo. E intanto il danno come i ricavi aumentano giorno dopo giorno" si sottolinea. "Queste multinazionali compiono una scelta precisa nell’organizzare il proprio modello industriale, preferiscono assumere consapevolmente il rischio di coinvolgimento nelle condotte criminose di soggetti spregiudicati e pregiudicati, come nel nostro caso, piuttosto che dedicare tempo adeguato e investire risorse importanti per riscontrare adeguatamente e tempestivamente le numerose richieste di oscurare contenuti lesivi dei diritti altrui. In alcuni casi, si rovinano reputazioni in altre si distrugge la vita alle persone" aggiungono i legali. Il web, come dimostrano i numeri di visualizzazioni di 'Falsissimo', sono "uno strumento a disposizione dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo deresponsabilizzato. Anche dopo precise e documentate richieste di rimozione e oscuramento" si legge nella nota dei legali Aiello e Missaglia. "I numeri sono dalla loro parte, a fronte di miliardi di flussi e inserzioni quotidiane, produttivi di ricavi e utili fantasmagorici, perché preoccuparsi di investire parte importante di questi utili in un apparato etico che impedisca in tempo reale la pubblicazione di contenuti lesivi e illeciti. Nel nostro caso nulla è accaduto anche dopo l’ennesima richiesta, è stato pure ignorato un preciso provvedimento del giudice civile, si è preferito tenere tutto in rete e continuare a macinare ricavi e a liquidare percentuali all’autore degli illeciti". Per i difensori di Signorini "Addirittura si continua a fornire un palcoscenico senza controlli o condizioni, come se niente fosse accaduto, consentendo reiterazione delle medesime condotte e aggravamento degli effetti del reato. È Inaccettabile. È criminale".
(Adnkronos) - Mentre l’innovazione tecnologica cambia gli scenari della sicurezza con inedita rapidità, l’Europa è chiamata a rispondere alle sfide globali tra i giganti dell’innovazione e i nuovi equilibri geopolitici. Tra carenza di profili professionali e normative in continuo aggiornamento, quale sentiero prenderanno l’Italia e l’Unione Europea per sviluppare e consolidare la loro posizione in settori cruciali nelle tecnologie abilitanti e nella transizione digitale? Se ne è parlato a Roma nella giornata inaugurale del 'Master universitario di ii livello in homeland security – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management' dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm). Giunto alla XVIII edizione, organizzato da Ucbm Academy e diretto dal professor Roberto Setola, ordinario di Automatica presso la facoltà dipartimentale di ingegneria Ucbm, il master è un punto di riferimento per istituzioni e aziende per il reperimento di figure specializzate nella prevenzione e gestione delle minacce cyber. “Il master in homeland security Ucbm è giunto alla sua diciottesima edizione – ha sottolineato Setola- è un corso che vuole formare professionisti della sicurezza puntando da un lato a una visione olistica in cui si integrano aspetti di sicurezza fisica, logica e cyber. Dall’altro il master homeland security Ucbm crede nella collaborazione pubblico-privato partendo dall’assunto che nessuno può fare sicurezza da solo, che la sicurezza è un obbligo etico e morale e che fare sicurezza non è un costo ma un investimento per le aziende. Questi sono gli obiettivi principali del master Homeland security di Ucbm: in questi diciotto anni i nostri studenti si sono detti soddisfatti di quanto hanno appreso e messo in pratico nei loro contesti lavorativi e professionali". Tra gli autorevoli ospiti della giornata il Questore di Roma Roberto Massucci che nella sua lezione ha sottolineato: "Oggi è una giornata importante perché, come rappresentante delle istituzioni ho la possibilità di incontrare i giovani del master in Homeland Security, professionisti che si interessano al mondo della sicurezza guardando al loro futuro professionale in un tempo in cui il tema della sicurezza sta diventando sempre più trasversale. Abbiamo parlato dell’esigenza di mettere in sicurezza territori e comunità e del valore aggiunto che aziende e persone possono dare alla sicurezza complessiva del sistema, in una collaborazione sempre più strutturata tra mondo privato e mondo pubblico per raggiungere il vero obiettivo principale nel mondo della sicurezza che è quel miglioramento continuo in grado di costruire il benessere della comunità”, ha aggiunto ancora. Per affrontare senza incertezze il quadro attuale non bastano le competenze ma serve disporre delle tecnologie abilitanti in grado di far avanzare il Paese lungo la complessa transizione digitale: ne ha fornito un quadro la dottoressa Donatella Proto, direttore generale direzione tecnologie abilitanti Mimit, ministero delle imprese e del made in Italy. “L’innovazione non è soltanto una questione di risorse, ma anche di competenze e di definizione di un nuovo quadro regolatorio – ha sottolineato Proto - L’innovazione è lo strumento per garantire la competitività del Sistema Europa e passa attraverso le università e la loro capacità di collaborare con le imprese. Per questo, poiché sicurezza e innovazione sono strettamente correlati e il tema delle competenze è uno dei prerequisiti per governare l’innovazione, master come quello in Homeland security rappresentano uno dei contenitori su cui investire per governare questo cambiamento così rapido che vede l’Europa stretta nella morsa globale in un nuovo ordine multipolare”. Le nuove minacce espongono in particolare agli attacchi le grandi istituzioni di interesse nazionale, come gli istituti bancari. A descrivere l’esperienza di Intesa Sanpaolo, che dal 2022 supporta il master homeland security Ucbm, l’ex generale dei Carabinieri Antonio De Vita, chief security officer del gruppo bancario, Francesco Zio, Corporate and Physical Security di Intesa Sanpaolo e Elisa Zambito Marsala, head of education ecosystem and global value programs Intesa Sanpaolo che ha sottolineato: “Intesa Sanpaolo sostiene dal 2022 il master in homeland security, valorizzando una partnership strategica con l’università Campus Bio-Medico di Roma, eccellenza riconosciuta a livello internazionale. In un contesto geopolitico e tecnologico sempre più complesso, la sicurezza rappresenta un fattore abilitante fondamentale e lo sviluppo di competenze qualificate è essenziale per rafforzare la resilienza e la competitività delle imprese. Investire nell'alta formazione significa contribuire in modo concreto alla crescita di professionalità in grado di affrontare le sfide globali presenti e future”, ha aggiunto. Altro tassello fondamentale nel sistema della sicurezza è costituito dalla Polizia postale che previene e contrasta il cybercrimine e tutela la sicurezza delle comunicazioni. Del nuovo quadro normativo e del bilanciamento tra pubblica sicurezza e sicurezza nazionale ha parlato il direttore del servizio della Polizia Postale e della sicurezza Cibernetica Ivano Gabrielli: “La sicurezza cibernetica oggi è uno degli assetti principali a cui deve guardare la sovranità degli stati. Presidiare le infrastrutture critiche e tecnologiche e i domini cibernetici dal punto di vista delle interrelazioni che avvengono nel mondo delle imprese e istituzioni è centrale in tutte le agende politiche del mondo occidentale. Bisogna infatti avere competenza nel comprendere chi fa cosa, quali siano le interazioni, soprattutto all’interno di un quadro normativo molto complesso. I professionisti che si formano al master in Homeland Security Ucbm hanno la capacità di orientarsi tra le istanze della tecnica e quelle della compliance giuridica per poter costruire al meglio le architetture di sicurezza destinate a supportare e perimetrare le attività economiche e della pubblica amministrazione”. Il master in 'Homeland security Ucbm – sistemi, metodi e strumenti per la security e il crisis management', mira a formare tecnici e professionisti in grado di supportare il processo di analisi delle esigenze di sicurezza, di identificazione delle contromisure da adottare e di progettare e sviluppare soluzioni integrate per ciò che riguarda l’attuazione, la gestione e l’esercizio di procedure e sistemi di sicurezza. Il Master è articolato in attività didattica, tirocinio formativo e project work per complessivi 60 crediti (Cfu) e un totale di 1500 ore. Nei suoi sedici anni di vita il master in Homeland Security Ucbm ha formato e avviato oltre 450 figure oggi attive nelle più importanti realtà industriali italiane, dove garantiscono la sicurezza delle infrastrutture e la continuità dei servizi.
(Adnkronos) - In una posizione strategica, direttamente all'uscita di Brunico Est, è stata inaugurata oggi, giovedì 29 gennaio, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L'impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e Iit Hydrogen, con quest’ultima che ne avrà in carico anche la gestione, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato. L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L'idrogeno verde proviene dall'impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti. “La mobilità sostenibile è una priorità per l'Alto Adige e progetti come questo dimostrano concretamente come sia possibile renderla realtà", osserva l'assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider. La località di Brunico è stata scelta appositamente poiché la zona era priva di infrastrutture adeguate per i trasporti alternativi e Brunico è anche un importante snodo economico con un'alta densità di traffico. “Con questo impianto creiamo un'infrastruttura che non è solo ecologica, ma sostiene anche il trasporto pubblico, l'economia locale e il traffico pesante nel loro percorso verso un futuro a basse emissioni”, affermato la presidente di Alperia, Flora Kröss. I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l'idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l'impatto ambientale del settore della mobilità. “L'attenzione all'idrogeno non è casuale. In Alto Adige, una zona di transito fortemente turistica, i trasporti sono responsabili di una parte significativa delle emissioni di CO2 - spiega il direttore generale di Alperia, Luis Amor - Per questo motivo sosteniamo attivamente il Piano Clima Alto Adige e la creazione di una filiera completa per l'idrogeno verde. Alperia fornisce un contributo fondamentale in tal senso, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento di idrogeno per il trasporto pesante, sia per l'elettrificazione del settore dei trasporti". La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da Iit Hydrogen."Con Brunico consolidiamo un percorso decennale iniziato a Bolzano Sud, portando l’idrogeno nella mobilità reale, oggi potenziata dalla sinergia tra i due impianti. Per questa nuova stazione, realizzata chiavi in mano, abbiamo integrato diverse tecnologie in un’unica infrastruttura all’avanguardia, efficiente e sicura. Insieme agli altri quattro progetti Pnrr in corso, questa esperienza ci posiziona come riferimento nazionale nell'intera filiera dell'idrogeno verde, dalla progettazione alla gestione operativa", ha dichiarato Claudio Vitalini, Ceo di Iit Hydrogen.