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(Adnkronos) - Nuova maglia per l'Inter contro il Pisa. In occasione della 22esima giornata di Serie A, oggi, venerdì 23 gennaio, i nerazzurri indossano il quarto kit della loro stagione, dedicato alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che nei prossimi giorni vedranno come tedofori anche l'allenatore Cristian Chivu e il vicepresidente Javier Zanetti. La maglia, divisa tra nero e un blu acceso, con l'arancione a colorare le strisce laterali e lo sponsor, con dettagli a far intravedere la sagoma di una montagna. Per la prima volta nella storia Nike appare su una maglia da calcio con il logo Nike ACG, nell'incontro tra pallone e sport outdoor. Insieme al quarto kit verrà lanciata inoltre una nuova collezione che si ispira proprio ad ambiente e abbigliamento tecnico da montagna.
(Adnkronos) - L’Intelligenza artificiale sta ridefinendo in modo sempre più strutturale i confini dei processi della selezione del personale, introducendo nuove opportunità di efficienza e innovazione ma anche sollevando interrogativi rilevanti sul piano della trasparenza, dell’equità e della responsabilità. Se non adeguatamente governata, l’Ia rischia di rafforzare e amplificare discriminazioni già presenti, in particolare quelle di genere. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica: l’Ia può essere considerata una vera e propria 'infrastruttura civile' in grado di influire sul capitale di fiducia del patto sociale. In un contesto in cui il lavoro resta la soglia decisiva della cittadinanza, l’ingresso degli algoritmi nei processi di selezione può consolidare asimmetrie esistenti o, al contrario, contribuire ad abbattere barriere storiche. E' quanto emerge dallo studio 'Intelligenza artificiale e bias di genere nel reclutamento del personale', curato dall’Università della Calabria e dal Politecnico di Bari, con il coordinamento del professore Salvatore Ammirato, e promosso dalla Fondazione Magna Grecia. I risultati sono stati presentati oggi a Roma durante il convegno 'Ia nella selezione del personale. La nuova sfida della leadership inclusiva', organizzato da Federmanager in collaborazione con la stessa Fondazione e con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che ha visto manager hr (risorse umane), imprenditori e accademici discutere delle implicazioni etiche e operative dell’uso dell’Ia nei processi di recruitment. Il rapporto costituisce una delle tappe del progetto nazionale 'Privacy Tour', promosso da un ampio partenariato che coinvolge istituzioni, imprese e centri di ricerca. E rimanda istantanee significative dimostrando che l’Ia applicata alla selezione del personale rischia, se non ben governata, di riprodurre e amplificare i pregiudizi (bias) già presenti nei dataset e nei processi organizzativi. Spiega Salvatore Ammirato, responsabile scientifico della ricerca: “l’Intelligenza artificiale non è un decisore neutrale, ma uno strumento che riflette le scelte di chi lo progetta e lo utilizza. Non è l’Ia a decidere al posto delle persone ma sono le persone a decidere come l’Ia prende decisioni”. Da qui l’importanza di una leadership consapevole e inclusiva, capace di governare gli algoritmi affinché diventino un’opportunità di equità e non un fattore di nuove discriminazioni. Per Pierpaolo Pontrandolfo, professore presso il Politecnico di Bari e attuale presidente dell’Associazione italiana di ingegneria gestionale, “è necessario che qualunque innovazione tecnologica sia principalmente finalizzata a migliorare il benessere delle persone e della società. A tal fine occorre grande responsabilità e consapevolezza da parte di chi la usa. Questo è particolarmente vero per l’Ia perché, da un lato è un’innovazione radicale e pervasiva, quindi estremamente impattante, dall’altro è connotata da una grande semplicità di utilizzo, che aumenta il rischio di un uso improprio”. Un dato particolarmente significativo dello studio riguarda il livello di consapevolezza sull’uso dell’Intelligenza artificiale: solo il 13% dei partecipanti al sondaggio infatti, dichiara di utilizzare concretamente strumenti di Ia nei processi di selezione, dimostrando la scarsa percezione della presenza di algoritmi già oggi integrati nei software Hr. Non stupisce allora che la ricerca evidenzi ancora un altro aspetto interessante da tenere in considerazione nelle decisioni future e che viene chiamato 'bias blind spot': ovvero la tendenza, da parte dei selezionatori, a riconoscere l’esistenza di pregiudizi nei processi di valutazione, senza però individuarli nelle proprie scelte. Se da un lato si ammette dunque l’esistenza di discriminazioni di genere, dall’altro risulta più difficile riconoscere come elementi quali l’aspetto fisico, tono di voce o rigidità biografiche continuino a influenzare, anche in modo indiretto, le decisioni di selezione. Lo studio propone infine un percorso metodologico volto allo sviluppo di tecnologie più sicure, trasparenti e inclusive, in linea con il quadro normativo italiano ed europeo. “E' quantomai necessario - dichiara Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia - immaginare percorsi di governance e trasparenza, puntando a modelli che consentano ai professionisti di comprendere le motivazioni dietro ogni decisione automatizzata, mantenendo però sempre una supervisione umana. L’innovazione per essere davvero tale, deve essere adottabile perché verificabile, e verificabile perché governata. Non si tratta di nutrire una fiducia acritica nella presunta neutralità della tecnologia, ma di contribuire alla costruzione di criteri minimi di trasparenza e pratiche di controllo che permettano a imprese e istituzioni di usare questi strumenti senza scaricare i rischi sulle persone. In questo equilibrio tra tecnologia e responsabilità si gioca il futuro del lavoro”. “L’Intelligenza artificiale - spiega dice Valter Quercioli, presidente di Federmanager - rappresenta un’opportunità concreta per migliorare la qualità dei processi di selezione e rendere le organizzazioni più evolute. Perché questo potenziale si realizzi pienamente, è fondamentale che i manager guidino l’innovazione, integrando responsabilmente queste tecnologie nei processi decisionali con competenze e visione. Attraverso il lavoro della Commissione Intelligenza artificiale e del Gruppo Federmanager Minerva, Federmanager è impegnata a rafforzare la cultura manageriale e ad accompagnare le organizzazioni verso un utilizzo dell’Ia capace di generare valore, inclusione e sviluppo per il lavoro e per il sistema produttivo”. “Per il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane l’Intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica di trasformazione, che può contribuire a rendere i processi di selezione più efficaci solo se accompagnata da una solida governance, da competenze adeguate e da una forte responsabilità organizzativa. In FS siamo impegnati a promuovere modelli di utilizzo dell’IA fondati su trasparenza, supervisione umana e inclusione, affinché l’innovazione tecnologica diventi uno strumento di equità e valorizzazione dei talenti”, aggiunge Valeria Rizzo, group learning & integration office del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Il convegno si è concluso con un richiamo all’importanza della formazione continua e dell’adozione di politiche inclusive. Contrastare i bias di genere non è solo un imperativo etico, ma una strategia vincente per la crescita delle imprese: le aziende inclusive registrano migliori performance finanziarie e maggiore capacità di innovazione. La sfida futura, in linea con l’AI act europeo, è garantire che l’Intelligenza artificiale diventi una leva di equità, supportando la leadership umana senza mai sostituirla integralmente nelle decisioni che riguardano dignità e talento delle persone.
(Adnkronos) - Quasi 9 persone su 10 nel mondo riconoscono l’urgenza dei temi ambientali e chiedono imballaggi davvero circolari. In occasione della Giornata Mondiale della Lattina, Cial - Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio richiama l’attenzione sul ruolo della lattina in alluminio come esempio concreto di economia circolare, alla luce dei dati emersi dal nuovo report internazionale 'Global Recycling Habits and Attitudes 2025', realizzato su iniziativa di 'Every Can Counts', in Italia 'Ogni Lattina Vale', il progetto attivo oggi in 21 Paesi, nato per sensibilizzare i cittadini al riciclo dell’alluminio fuori casa e coordinato nel nostro paese da Cial. Dallo studio basato su un campione di oltre 16mila persone in 16 Paesi, Italia inclusa, emerge un quadro chiaro: i cittadini sono consapevoli dell’urgenza ambientale e riconoscono che la responsabilità del riciclo è condivisa tra persone, industria e istituzioni e chiedono con forza packaging realmente sostenibili e riciclabili all’infinito. Il primo dato evidente è il livello di preoccupazione per le grandi questioni ambientali: quasi 9 persone su 10 considerano 'importanti' temi come il cambiamento climatico, l’inquinamento da rifiuti e la gestione dei materiali. Allo stesso tempo, oltre 7 su 10 dichiarano che la plastica e i rifiuti dispersi rappresentano un problema 'molto' o 'estremamente' rilevante. In questo contesto, il riciclo dell’alluminio viene percepito come una risposta concreta e misurabile: un materiale permanente, che può essere riciclato all’infinito senza perdere qualità e che, una volta raccolto in modo corretto, torna sul mercato sotto forma di nuovi imballaggi - spesso proprio nuove lattine - in tempi molto rapidi. Un altro segnale significativo emerso dalla ricerca è di natura linguistica e culturale: la parola 'circolarità' non è più solo un concetto tecnico. Una persona su due associa spontaneamente il circular packaging a un imballaggio riciclato nello stesso tipo di prodotto, segno che il principio del ciclo chiuso è sempre più presente nel percepito dei consumatori. Questa lettura si riflette anche nei criteri pratici di valutazione: per il 57% degli intervistati, un imballaggio è considerato riciclabile soprattutto quando il packaging è progettato per essere reinserito nello stesso ciclo produttivo, più che in base ad altre caratteristiche come la forma o il materiale. Per molti consumatori, quindi, la circolarità non significa semplicemente 'non buttare via' un materiale, ma chiudere il cerchio, consentendo a un imballaggio di tornare a svolgere la stessa funzione dopo il riciclo. "È ciò che accade con la lattina in alluminio, riciclabile infinite volte senza perdita di qualità e capace di tornare sugli scaffali come nuova lattina, preservando valore materiale ed energia incorporata", rimarca Cial. Allo stesso tempo, il report evidenzia una distanza tra la comprensione concettuale della circolarità e il riconoscimento concreto delle soluzioni che già la rendono possibile: solo il 17% degli intervistati identifica oggi la lattina come il packaging 'più riciclabile'. "Un dato che non mette in discussione l’attenzione dei cittadini verso il tema, ma mostra come la crescente sensibilità ambientale non sempre si traduca automaticamente in una piena conoscenza delle performance dei singoli materiali", osserva il Consorzio. Per Cial e Ogni Lattina Vale, "colmare questo divario è una priorità strategica di comunicazione, attraverso informazione chiara, semplicità del gesto e maggiore consapevolezza dell’impatto del riciclo". Il report conferma che i cittadini non si chiamano fuori: più della metà degli intervistati indica i consumatori come primi responsabili del corretto riciclo delle lattine per bevande. Allo stesso tempo, emerge un quadro di responsabilità diffusa, che coinvolge anche industria e istituzioni: il 39% assegna un ruolo centrale all’industria del packaging, il 36% ai gestori dei rifiuti, il 35% ai brand e il 34% ai governi. Per Cial, "questa fotografia conferma la necessità di un approccio di filiera, che coinvolga cittadini informati e consapevoli, aziende che scelgono imballaggi permanenti e riciclabili all’infinito, istituzioni e sistemi di raccolta in grado di valorizzare al meglio il materiale conferito". Parallelamente, un altro messaggio che emerge dalla ricerca riguarda le aspettative verso le aziende: quasi 9 persone su 10 (87%) ritengono che produttori e brand dovrebbero essere obbligati a utilizzare imballaggi infinitamente o pienamente riciclabili, oppure realizzati con materiale riciclato. La richiesta di packaging 'veramente circolari' non è più una nicchia green, ma un’esigenza trasversale alle diverse fasce d’età e ai Paesi coinvolti. Il report evidenzia inoltre come 7 persone su 10 sarebbero più motivate a riciclare se l’esperienza fosse più coinvolgente, semplice e gratificante, ad esempio attraverso meccanismi di gioco, premi o strumenti digitali capaci di rendere visibile l’impatto dei propri gesti. "È l’approccio che Ogni Lattina Vale porta avanti da anni, trasformando il riciclo delle lattine in un’azione partecipata e 'a portata di mano', grazie a postazioni dedicate, attività di sensibilizzazione e format pensati per coinvolgere il pubblico in modo positivo, in particolare durante grandi eventi e manifestazioni", ricorda Cial. "I risultati della ricerca Every Can Counts confermano che la circolarità non è più un concetto astratto, ma un criterio sempre più presente nel modo in cui cittadini e consumatori guardano agli imballaggi - sottolinea Stefano Stellini, direttore generale di Cial - E quale migliore occasione se non la Giornata Mondiale della Lattina per ribadire il valore di un oggetto che rappresenta l’alluminio come materiale permanente e circolare, capace di mantenere il proprio valore nel tempo. È in questo obiettivo che Ogni Lattina Vale porta il riciclo direttamente sul campo, diventando protagonista nel 2025 delle principali tappe musicali estive, dagli I-Days Milano a Firenze Rocks, dai concerti negli stadi a grandi appuntamenti culturali come Lucca Comics&Games, accompagnando cittadini e filiera verso comportamenti di riciclo sempre più consapevoli, semplici e concreti".