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(Adnkronos) - Una madre che ha pubblicato un libro per bambini sul dolore del lutto dopo la morte improvvisa del marito è stata giudicata colpevole del suo omicidio. La vicenda che ha scioccato gli Stati Uniti arriva dallo Utah, dove Kouri Richins, 35 anni, è stata giudicata responsabile da una giuria di aver avvelenato il marito Eric Richins nel marzo 2022, somministrandogli una bevanda contenente fentanyl, un potente oppioide. Il verdetto è arrivato dopo circa tre ore di camera di consiglio. Secondo l’accusa, la donna avrebbe pianificato il delitto per motivi economici: aveva accumulato debiti per milioni di dollari, stipulato polizze assicurative sulla vita del marito e intratteneva una relazione extraconiugale. I pubblici ministeri hanno chiamato più di 40 testimoni, tra cui la donna che ha detto di aver venduto la droga usata per uccidere l'uomo. Richins è stata inoltre riconosciuta colpevole di frode per aver richiesto indebitamente i benefici assicurativi dopo la morte del marito. Le indagini hanno rivelato anche un precedente tentativo di avvelenamento, per il quale è stata condannata per tentato omicidio. Gli inquirenti sostengono che abbia messo la droga in un panino, quasi uccidendolo, aumentato progressivamente le dosi fino a causare la morte del marito, trovato senza vita nella loro casa vicino a Park City. "Voleva lasciare Eric Richins ma non voleva lasciare i suoi soldi", ha detto il procuratore della contea di Summit Brad Bloodworth. Determinante è stata l’autopsia, che ha stabilito come causa del decesso un’overdose di fentanyl: nel corpo dell’uomo era presente una quantità pari a cinque volte la dose letale. Il caso ha suscitato particolare clamore perché, pochi mesi prima dell’arresto nel marzo 2023, la donna aveva pubblicato un libro illustrato intitolato 'Are You With Me?', dedicato proprio al marito definito "un compagno fantastico e un padre meraviglioso", e pensato per aiutare i figli ad affrontare il lutto. Richins si è sempre dichiarata non colpevole. Ora rischia una condanna che va da 25 anni all’ergastolo.
(Adnkronos) - Il Veneto che fa il Veneto (venexus.regione.veneto.it) è la piattaforma digitale progettata e sviluppata da ChainOn sulla base della sua tecnologia per la Regione del Veneto con l’obiettivo di favorire la realizzazione di progetti a beneficio comune sul territorio. L’infrastruttura, che attua la Legge regionale n. 10/2024, è stata presentata da Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, il 13 marzo scorso, in apertura della conferenza stampa sui primi cento giorni della sua amministrazione. L’annuncio di Venexus segna l’avvio della fase operativa del percorso iniziato con l’aggiudicazione nel 2025, da parte di ChainOn, della gara europea indetta dalla Regione del Veneto. ChainOn non si è limitata alla realizzazione dell’architettura tecnologica: ricoprirà un ruolo centrale occupandosi anche del lancio e della gestione operativa della Piattaforma per i prossimi tre anni. Un risultato importante anche nella strategia di ChainOn come sottolinea il ceo Giovanni Palazzi: “Con il contratto con Regione Veneto, ChainOn compie un salto quantico sul piano tecnologico ma, soprattutto, sociale. La nostra piattaforma diventa strumento strategico anche per il settore pubblico, ampliando il business model e divenendo motore concreto di collaborazione tra pubblico e privato. Questa opportunità ci permette di mettere a frutto il nostro know-how per aiutare l’Italia ad affrontare le sfide dello sviluppo e del valore condiviso, dimostrando come l’innovazione possa produrre impatto reale su comunicazione, sostenibilità e Made in Italy attraverso efficienza e benefici concreti per tutti gli stakeholder", spiega. Venexus connette i promotori di progetti a beneficio comune (Regione, Comuni e Province, anche in collaborazione con il terzo settore) con le Società Benefit e le Imprese ESG per la realizzazione di iniziative concrete di pubblica utilità nei settori del sociale, dell’ambiente, dello sport e della cultura. Tra le principali innovazioni della piattaforma vi è l’impiego della tecnologia blockchain, utilizzata per garantire trasparenza, tracciabilità e immutabilità dei processi: elementi da sempre centrali nella proposta tecnologica di ChainOn. La Piattaforma digitalizza l’intero ciclo di vita di una partnership nelle seguenti fasi: onboarding tramite Spid o Cie e iscrizione ai Registri regionali delle Società Benefit, delle Imprese Esg e dei Progetti a Beneficio Comune; sito one-page dei progetti: i promotori descrivono le iniziative su un sito one-page dedicato specificando finalità e modalità di coinvolgimento; matching: la piattaforma favorisce l’incontro tra le esigenze delle imprese ed i progetti presenti, e l’avvio del contatto diretto; lettera di intenti su blockchain: dopo negoziazione e al raggiungimento di un accordo di massima le parti sottoscrivono una lettera di intenti generata automaticamente e notarizzata sulla blockchain della Regione Veneto consentendo la massima trasparenza e la piena certezza legale. La piattaforma misura l’impatto di ogni progetto generando una relazione che può essere utilizzata dalle imprese finanziatrici nelle relazioni di Impatto delle Imprese Benefit e nei Bilanci di Sostenibilità delle aziende Esg. La realizzazione di Venexus nella sua interezza consolida il ruolo di ChainOn come punto di riferimento nella innovazione e digitalizzazione dei processi di sponsorizzazione e partnership. Con Venexus, ChainOn si afferma come operatore di riferimento per le realtà che intendono integrare qualità, sostenibilità, efficienza e misurabilità in un unico sistema moderno e trasparente. Il varo di Venexus rappresenta una tappa importante nel percorso di crescita di ChainOn come sottolinea il ceo Palazzi: “Abbiamo dimostrato di saper costruire infrastrutture digitali complesse per il settore pubblico con la stessa solidità e affidabilità che il mercato privato già ci riconosce. Questo ci proietta con fiducia verso un aumento di capitale che sta suscitando un interesse concreto e qualificato da parte di investitori internazionali che vogliono diventare soci e partecipare alla crescita della società sui mercati globali. Non è un segnale che diamo per scontato: è la conferma che ChainOn ha costruito qualcosa di scalabile, difendibile e capace di generare valore duraturo.”
(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.