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(Adnkronos) - Giorgia Meloni oggi a Parigi per il vertice sullo Stretto di Hormuz. La presidente del Consiglio sarà in Francia per il vertice organizzato dal presidente Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer. L'Europa, più volte criticata dal presidente americano Donald Trump con attacchi diretti anche alla premier italiana, cerca una linea comune e una strategia in relazione alla 'via del petrolio' paralizzata da settimane dall'Iran e sottoposta da giorni al blocco navale degli Stati Uniti. Al summit, che dovrebbe coinvolgere circa 40 paesi, parteciperà anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz, come evidenzia la Bild. La Germania, quando la guerra tra Usa e Iran sarà terminata, sarebbe disposta a schierare navi per sminare lo Stretto e mettere in sicurezza il braccio di mare determinante per il 20% del commercio del petrolio mondiale. Merz, scrive Bild, ha espresso la disponibilità della Germania a contribuire alla sicurezza dello Stretto. L'intervento di Berlino è subordinato a un mandato delle Nazioni Unite, a una decisione del governo e all'approvazione del Bundestag. "Siamo ancora lontani da questo obiettivo", la posizione attuale del cancelliere. Il piano dell'Europa, come anticipato dal Wall Street Journal, prevede la creazione di una coalizione internazionale con l'obiettivo di ripristinare la sicurezza della navigazione nello Stretto una volta terminato il conflitto iraniano, senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. L'iniziativa si dovrebbe configurare come una missione difensiva con operazioni di sminamento e con il dispiegamento di navi militari per garantire il transito delle imbarcazioni. Macron ha precisato che la missione escluderebbe le "parti belligeranti", ovvero Stati Uniti, Israele e Iran, e non sarebbe sotto comando americano. Il vertice di Parigi servirà a limare differenze che, secondo il WSJ, dividono Francia e Regno Unito: Parigi ritiene che l'assenza degli Stati Uniti renderebbe la missione più accettabile per Teheran, mentre Londra teme ripercussioni nei rapporti con Washington. Il piano si articolerebbe in tre fasi: evacuazione delle navi bloccate, bonifica delle mine e successivo pattugliamento con scorte militari. Lo stop al traffico navale nello Stretto di Hormuz ha effetti in particolare sul commercio del petrolio e, quindi, sui prezzi dei carburanti. Il costo di benzina e diesel nell'ultimo mese e mezzo è aumentato in molti paesi, Italia compresa. La crisi di Hormuz investe il settore dell'energia, con conseguenze a cascata. Senza una soluzione in tempi brevi, il settore aereo va incontro in Europa ad una complessa gestione delle scorte di carburante, con il rischio di una riduzione dei voli. Hormuz è determinante anche per il commercio dei fertilizzanti: in prospettiva, i problemi si tradurrebbero in un aumento dei prezzi destinato ad avere ripercussioni anche sui costi di prodotti alimentari largamente diffusi. L'iniziativa del Vecchio Continente è stata bocciata senza appello da Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha definito "molto triste" il piano che verrà discusso a Parigi. Il numero 1 della Casa Bianca considera "straordinario" il blocco navale attuato da Washington. "Si sta rivelando molto solido, fortissimo", dice. "L'Iran è bloccato, non sta facendo affari. Nessuna nave può superare la nostra marina", aggiunge. Il blocco potrebbe addirittura allargarsi, a giudicare dalle dichiarazioni del generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori congiunti. Gli Stati Uniti, dice in un briefing al Pentagono, daranno la caccia alle navi di qualsiasi Paese che possa fornire "supporto materiale" all'Iran in altre regioni. "Oltre a questo blocco le nostre forze armate, attraverso operazioni e attività in altre aree di responsabilità, daranno attivamente la caccia a qualsiasi nave battente bandiera iraniana o a qualsiasi nave che tenti di fornire supporto materiale all'Iran", afferma. "Questo include le navi della flotta ombra che trasportano petrolio iraniano. Sono imbarcazioni che eludono le normative internazionali, le sanzioni o i requisiti assicurativi".
(Adnkronos) - “Dal 15 aprile al 15 maggio sono aperte le iscrizioni al Premio giovani comunicatori, che quest’anno raggiunge la nona edizione. Questo premio nasce per dare l’opportunità ai giovani di confrontarsi in maniera meritocratica, oggettiva, sulla base di brief che importanti aziende danno sulle varie verticali del mondo della comunicazione”. Queste la parole di Pierangelo Fabiano, segretario generale di International Corporate Communication Hub, durante la presentazione della nona edizione del Premio giovani comunicatori Icch, a Roma. Il contest annuale è dedicato a studenti universitari e giovani professionisti tra i 18 e i 35 anni, che desiderano mettersi alla prova e confrontarsi con sfide reali nel campo della comunicazione e del Public Affairs. Al centro dell’iniziativa ci sono infatti i brief aziendali, che spaziano dal public affairs alle media relations, sui quali i partecipanti sono chiamati a sviluppare proposte progettuali. “I ragazzi risponderanno a questi brief con dei progetti il più possibile rispondenti, offrendo una visione creativa e nuovi spunti alle aziende”, ha aggiunto Fabiano, evidenziando il valore del confronto diretto con il sistema produttivo. Il processo di selezione entrerà nel vivo a metà giugno: “Al termine del 15 giugno, quando saranno ricevuti tutti i progetti, il comitato composto dai principali manager della comunicazione si riunirà per decretare i vincitori”, ha spiegato. Per ciascuna categoria – studenti e giovani professionisti – sarà individuato un vincitore. Previsti anche riconoscimenti concreti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. “Lo studente vincitore potrà ottenere una borsa di studio a copertura totale di un master oppure uno stage curriculare in azienda”, ha sottolineato Fabiano. “Per il giovane professionista è prevista una fee di 1.000 euro e l’opportunità di presentare il proprio progetto direttamente ai manager dell’azienda di riferimento”. L’obiettivo del premio, ha concluso, è duplice: “Dare ai giovani la possibilità di mettere in evidenza il proprio talento nel mondo della comunicazione e del public affairs e, allo stesso tempo, offrire alle aziende uno strumento per individuare nuovi profili qualificati”.
(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete.