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(Adnkronos) - "Non aveva tutti i torti il vecchio Marx quando segnalava come a volte la storia si ripeta la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa. Così, senza offesa, potremmo considerare il golpe Borghese degli anni settanta come una possibile tragedia (scampata) e l’avventura politica del generale Vannacci, addobbato in vestaglia, come una probabile farsa. Lo spazio di manovra del generale sembra infatti assai angusto. Egli si colloca a destra della destra senza tener troppo conto del fatto che nello scacchiere politico attuale di destra ce n’è già molta e per giunta vincente -almeno per il momento. Infatti i primi a prendere sul serio la sua sfida appaiono gli alfieri del centrosinistra. I quali dal lato opposto della barricata elettorale confidano che la lista di Futuro nazionale possa erodere un certo consenso proprio a Meloni e Salvini. Arrivando fino a capovolgere i sondaggi di oggi e le previsioni per domani". "Ora, il galateo della politica dovrebbe riservare ai nuovi arrivati un briciolo di fair play in più -lo riconosco. Ma in questo caso risulta davvero difficile fare esercizi di stile. Vannacci infatti ha violato troppe delle regole che s’era dato. In primo luogo quella di rispettare la sua stessa scelta, quando si candidò con la Lega, si fece eleggere vicesegretario, chiese mano libera nella sua regione e giurò e spergiurò un discreto numero di volte che proprio il suo onore di militare impediva che potesse mai andar via dal “suo” partito. Pronunciamenti che la rete in questi giorni rinnova e ricorda e che creano un certo imbarazzo a tutti i protagonisti di questa faida. Insomma, è piuttosto evidente che Salvini ha fatto male a imbarcarlo e Vannacci ha fatto male a sbarcare. E forse facciamo male anche noi, un po’ tutti, ad occuparci più di tanto dell’argomento. Il punto semmai è cercare di capire se questa proposta così estrema che il generale rivolge al paese abbia un potenziale di consenso tale da giustificare le apprensioni dei critici e il tifo dei seguaci. E più ancora se quel consenso sia tale da evidenziare una crisi strutturale nel rapporto tra le attuali elites politiche e il corpo elettorale". "Si vedrà. Nel frattempo però si dovrebbe cercare di vedere e soppesare anche un’altra cosa. E cioè il fatto che fenomeni come questi, con numeri per il momento così esigui, appaiono più grandi di quel che sono in ragione di un sistema elettorale che sembra fatto apposta per ingigantirli. Considerazione che andrebbe tenuta presente visto che a quanto pare ci troviamo a ridosso di un altro tentativo di riscrivere la legge sulla rappresentanza in vista del prossimo voto. Così, se il peso di Vannacci, stando ai primi sondaggi, viene conteggiato tra l’1 e il 4 per cento, il suo effetto potrebbe diventare cruciale fino a fare la differenza tra una maggioranza e il suo opposto. Argomento che sembra aver acceso qualche sorriso in più dalle parti del centrosinistra e qualche apprensione in più dalla parte opposta. Naturalmente stiamo parlando di numeri del tutto ipotetici che vengono messi in campo -in un dibattito puramente virtuale- a più di un anno dall’appuntamento elettorale. E tuttavia, sempre procedendo per astrazioni, dovremmo piuttosto interrogarci sul rischio di una sfida elettorale in cui -magari da una parte e anche dall’altra- si finisce per giocare il destino del paese sulla dissidenza marginale di un partitino che staccandosi di qua o di là finisce per fare la differenza. Cosa che è già capitata, in passato. Ma che alla fine non sembra concorrere più di tanto alla rappresentatività dei governi che ne discendono. Non sappiamo quale sarà l’effetto Vannacci. Nè se vi saranno altri “effetti” da conteggiare, di qua oppure di là. Ma il pensiero che l’esito delle elezioni possa essere affidato a liste e listarelle che non superano una soglia minima (diciamo almeno il 5 per cento) evoca più di un’ombra sulle virtù del sistema maggioritario. Quel sistema che una volta avrebbe dovuto regalarci una democrazia più funzionale e più rappresentativa". (di Marco Follini)
(Adnkronos) - "La nostra bussola è chiara. È la Costituzione e in particolare l’articolo 97, che ci ricorda che cosa significa essere civil servant. Siamo manager, gestiamo risorse, governiamo processi complessi. Ma la gestione delle risorse è il mezzo, non il fine. Il fine è essere al servizio della comunità nazionale. Ed essere al servizio delle persone richiede una direzione, un orientamento saldo. Questa direzione sono i valori". Con queste dichiarazioni Valeria Vittimberga, direttore generale Inps, è intervenuta in occasione della Conferenza nazionale della Dirigenza Inps, dal titolo ‘La forza dei valori’, svoltasi a Roma. Per Vittimberga l'integrità dell’Istituto è un punto chiave "integrità significa una cosa semplice e difficilissima: che il potere riconosca dei limiti a se stesso. In una grande amministrazione pubblica il potere non è mai astratto. È negli atti, nei tempi, nelle interpretazioni, nelle priorità. Ogni volta che scegliamo la coerenza invece della convenienza, la chiarezza invece dell’ambiguità, la responsabilità invece dello scaricabarile, stiamo facendo molto più che rispettare una regola: stiamo rendendo credibile lo Stato”. “L’Inps non osserva la società da fuori - prosegue - la attraversa. Ed è per questo che ha una responsabilità unica nel trasformare l’equità in architettura concreta delle politiche pubbliche. Centralità della persona Perché ci sia vera equità, non dobbiamo mai dimenticare il centro. E il centro è la persona. La persona è il limite invalicabile”. L’attenzione alla sostenibilità sociale è sempre alta: “Tenere insieme sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale non è un compromesso. È un dovere verso le generazioni che verranno. Sostenibilità significa anche sostenibilità individuale: inclusione, dignità, assenza di discriminazioni. E poiché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, la prima forma di sostenibilità è una società inclusiva nel lavoro. In questo l’Inps è al fianco delle politiche attive del lavoro, a favore di donne, giovani, neet, persone con disabilità. Responsabilità sociale significa famiglia, anziani, fragilità, disabilità”. Infine l'innovazione: "Noi siamo innovativi. Ma non soltanto nella tecnologia. Innovare non significa correre più veloce. Significa scegliere dove andare. La tecnologia moltiplica le possibilità. Ma non decide le priorità. Un’innovazione pubblica senza valori disumanizza. Un’innovazione governata rafforza giustizia, efficienza, prossimità. Innoviamo per migliorare la qualità delle decisioni, ridurre l’arbitrarietà, liberare tempo per la relazione umana. L’intelligenza artificiale è una grande opportunità e una grande sfida. Per questo stiamo lavorando a un modello di intelligenza artificiale del welfare, sovrano, affidabile, alimentato da dati certificati. Un’innovazione giusta. Un’innovazione umana. In questo scenario complesso” conclude Vittimberga.
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).