(Adnkronos) - Mario Adinolfi 'usa' il calcio per attaccare il mondo musulmano. Il giornalista e fondatore del 'Popolo della Famiglia' ha commentato, a modo suo, i tanti episodi, piuttosto insoliti, per usare un eufemismo, andati in scena durante la finale di Coppa d'Africa tra Marocco e Senegal. Dalle proteste per il rigore di Brahim Diaz, con il Senegal che ha abbandonato momentaneamente il campo in segno di dissenso, gesto che la federazione marocchina, dal canto suo, ha usato come pretesto per presentare ricorso. E poi c'è l'asciugamano 'voodoo' di Mendy, che alcuni tifosi hanno provato a sottrarre all'ex portiere del Chelsea. Tutta legna al fuoco, insomma, per Adinolfi: "Si può affermare che le sceneggiate da sottosviluppati a cui abbiamo dovuto assistere nel corso della finale Marocco-Senegal comprovano l’inferiorità civile e culturale del mondo islamico", ha scritto sulla propria pagina Facebook, "continuo a rafforzarmi nel pensiero che la predicazione maomettana sia stata e sia un crimine verso la dignità della persona umana". Ma non solo: "PS. Ovviamente prova ulteriore sono anche le carceri egiziane, ciò che hanno fatto a Regeni, il regime talebano, le bande libiche, i tagliagole di Hamas che dominano Gaza, i folli ayatollah che sparano in mezzo agli occhi dei manifestanti e impiccano quelli che arrestano, gli affiliati all’Isis che comandano in Siria, gli animali di Boko Haram che rapiscono e uccidono i cristiani in Nigeria, i pakistani che li perseguitano e li condannano a morte per blasfemia, i tunisini e gli algerini che spacciano e stuprano. Però con le immagini dalla finale di Coppa d’Africa quanto sia l’Islam il male del mondo lo avete capito persino voi".
(Adnkronos) - L’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli acquisisce al patrimonio dell’ateneo la chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua. Il monastero, adiacente alla sede del Dipartimento di Economia dell’ateneo campano, è stato consegnato oggi, 19 gennaio 2026, al rettore, Gianfranco Nicoletti, alla presenza del delegato all’edilizia, Gianfranco De Matteis, del Sindaco di Capua, Adolfo Villani, del vicesindaco ed assessore alla Pubblica Istruzione, Marisa Giacobone e della responsabile del Servizio patrimonio del Comune, Raffaella Esposito. L’acquisizione, realizzata mediante donazione modale da parte del Comune di Capua, è vincolata all’onere di destinare l’immobile alle attività proprie dell’Università, per l’accrescimento culturale dei giovani nonché per importanti iniziative di elevato livello culturale e sociale di interesse della comunità locale. L’obiettivo è la valorizzazione della Chiesa, attualmente in disuso, attraverso la realizzazione di una sala di rappresentanza dell’Ateneo per lo svolgimento di eventi pubblici ma anche di attività specifiche a supporto del Dipartimento di Economia. La Chiesa conventuale, conosciuta come Santa Maria delle Dame Monache, è un gioiello di architettura medievale, ubicata ad est del Corso Gran Priorato di Malta, un tempo, al di fuori della porta urbica definita Sant’Angelo. La sua costruzione, secondo alcuni, si farebbe risalire all’871, mentre altri studiosi la posticipano al 943, quando venne distrutto il convento di Alife in seguito ad un’incursione saracena, facendo trasferire le monache in sede capuana. L’edificio attuale presenta una pianta a croce greca a cinque navate, con bracci a terminazione curva e un portico a tre campate voltate a botte, sorretto da capitelli corinzi. La facciata è scandita da tre serliane e sormontata da un elegante fastigio barocco. Importanti ampliamenti furono realizzati tra il basso medioevo e l’età moderna: il refettorio, il dormitorio, il chiostro, il coro e il campanile (intorno al 1174); la ricostruzione della tribuna e dell’altare maggiore nel 1494; e nel XVI secolo un riassetto generale del monastero benedettino ad opera di Benvenuto Tortelli, che lo trasformò in una sorta di insula delimitata da vie pubbliche.
(Adnkronos) - Dalle Alpi al plateau antartico per conservare la storia del clima. E' stato inaugurato l'Ice Memory Sanctuary, l'infrastruttura scavata sotto strati compatti di neve dove sono state trasferite le due carote di ghiaccio alpino estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia) e dal Grand Combin (Svizzera). Contenenti la memoria dell'atmosfera del passato, le carote di ghiaccio sono ora conservate in sicurezza alla Stazione Concordia in una grotta nel ghiaccio progettata per preservare i campioni dei ghiacciai montani per le future generazioni di scienziate e scienziati. L'apertura in Antartide del primo archivio per la conservazione delle carote di ghiaccio - spiegano i partner fondatori di Ice Memory Foundation - segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca' Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera). Dopo un viaggio di più di 50 giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro, prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, hanno raggiunto la Stazione italo-francese di Concordia, nel cuore dell'altopiano antartico. Avvenuto nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Arrivate a destinazione, le carote di ghiaccio sono state archiviate nell'Ice Memory Sanctuary inaugurato oggi: una grotta ricavata nel ghiaccio e progettata appositamente per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio. Anche qualora i ghiacciai dovessero scomparire, queste carote di ghiaccio rappresentano un'eredità per le generazioni future: costituiranno una risorsa a lungo termine per la ricerca scientifica e per i processi decisionali basati su evidenze scientifiche. Vere e proprie capsule del tempo, racchiudono l'atmosfera del passato che da oggi sarà protetta per i decenni e i secoli a venire. Le due carote di ghiaccio alpine sono state estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e dal Grand Combin (Svizzera, 2025). I due campioni sono salpati a metà ottobre 2025 a bordo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, nell'ambito della 41esima campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Operato dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), il carico di 1,7 tonnellate di ghiaccio è stato mantenuto a una temperatura costante di -20 °C / -4 °F per l'intera durata del viaggio. Ha attraversato il Mar Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il Pacifico, quindi l'Oceano Meridionale e il Mare di Ross prima di raggiungere la Stazione Mario Zucchelli il 7 dicembre 2025. Da qui, un volo speciale reso possibile dall'Enea nell'ambito del Pnra e operato senza riscaldamento nella stiva di carico per garantire l'integrità dei campioni a -20 °C, ha trasportato le carote di ghiaccio attraverso l'interno del continente antartico fino alla Stazione italo-francese Concordia, a 3.233 metri di altitudine. L'Ice Memory Sanctuary è una grotta lunga 35 metri e alta e larga 5 metri, scavata interamente negli strati di neve compatta a circa 5 metri sotto la superficie, per una profondità totale di 9 metri. Sotto il coordinamento tecnico e la progettazione dell'Unità Tecnica Antartica dell'Enea e con la collaborazione dell'Istituto Polare Francese (Ipev), sono stati condotti diversi test (a partire dalla campagna estiva 2018-2019) per garantire la massima durata possibile del deposito, limitando al contempo l'impatto della costruzione sull'ambiente antartico, in conformità con il Protocollo di Madrid. La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l'anno si mantengono prossime a -52 °C. La condizione di conservazione delle carote di ghiaccio garantisce che i campioni siano protetti dalle fluttuazioni ambientali e dalle contaminazioni. In risposta alla fusione irreversibile dei ghiacciai del mondo, la Ice Memory Foundation ha individuato ghiacciai a rischio di scomparsa e siti di particolare rilevanza e, dal 2015, ha già coordinato, realizzato o sostenuto dieci campagne di perforazione di carote di ghiaccio a livello globale, coinvolgendo team scientifici di oltre tredici Paesi. "Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory Foundation garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora", spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all'Università Ca' Foscari Venezia e senior associate member del Cnr-Isp. Decine di altre carote di ghiaccio del patrimonio Ice Memory provenienti da tutto il mondo - Ande, Pamir, Caucaso, ecc… - si uniranno a queste prime due nel loro nuovo 'rifugio' negli anni a venire. Il patrimonio Ice Memory è concepito come eredità comune dell'umanità. "Affinché queste carote possano continuare a servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale. La creazione di un simile modello di governance rappresenterebbe un risultato fondamentale del Decennio delle Nazioni Unite per l'Azione nelle Scienze della Criosfera", dichiara Thomas Stocker, Università di Berna, presidente della Ice Memory Foundation. "Siamo l'ultima generazione che può agire - afferma Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation - È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un'eredità per l'umanità".