INFORMAZIONIGiuseppe Amandini |
INFORMAZIONIGiuseppe Amandini |
(Adnkronos) - Il tremore viene considerato generalmente l'allarme per eccellenza quando si parla di morbo di Parkinson. La patologia, però, è caratterizzata anche da una serie di sintomi che non coinvolgono le alterazioni del movimento e che, soprattutto, possono manifestarsi con ampio anticipo rispetto al tremore. "Ci sono aspetti del Parkinson che non riguardano il movimento", spiega la professoressa Rachel Dolhun, neurologa presso la Michael J. Fox Foundation for Parkinson's Research, come si legge sul Washington Post. "Per molto tempo abbiamo pensato a questa malattia come un disturbo del movimento, ma ora vediamo che colpisce tutto il corpo in modi diversi", afferma. La patologia è uno dei disturbi neurologici più diffusi al mondo. Si calcola che i casi saranno oltre 25 milioni entro il 2050. Se la componente ereditaria caratterizza il 10-15% dei pazienti, il resto dei casi non è riconducibile ad una causa nota. I sintomi ad oggi possono essere gestiti con farmaci disponibili, ma di fatto non esiste una cura risolutiva. Una diagnosi precoce consente di intervenire con maggiore tempestività e garantire una migliore qualità di vita. In tal senso, diventa fondamentale individuare i segnali che - anche un decennio prima del tremore - possono rappresentare spie della malattia e che rappresentano la fase prodromica della patologia. Il morbo di Parkinson danneggia i neuroni che producono dopamina, sostanza chimica che trasmette segnali tra le cellule e svolge un ruolo essenziale nel controllo del movimento e della coordinazione cerebrale. Quando compaiono i sintomi motori, il 50-70% dei neuroni in questione nella substantia nigra, area cerebrale vitale il movimento volontario, non è più attivo. Gli studi condotti negli ultimi 20 anni hanno acceso i riflettori su 4 potenziali sintomi che possono precedere lo sviluppo della malattia. L'incapacità di percepire gli odori spesso viene considerato un effetto collaterale di un semplice raffreddore. Negli anni scorsi, caratterizzati dalla pandemia di covid, il problema è stato associato al coronavirus. Gli scienziati, però, evidenziano che oltre il 90% delle persone con morbo di Parkinson perde gradualmente l'olfatto nel corso di un lungo periodo di tempo. Il processo può iniziare anche decenni prima della comparsa dei sintomi motori. "Abbiamo stimato che la perdita dell'olfatto si verifichi 20 anni prima della diagnosi della malattia", ha detto Ronald Postuma, professore di neurologia e neurochirurgia alla McGill University di Montreal, in Canada. "Le persone che perdono l'olfatto hanno un rischio circa cinque volte maggiore di sviluppare il Parkinson in futuro. Le persone perdono la capacità di percepire e identificare gli odori e spesso non se ne rendono nemmeno conto perché il processo è graduale". La causa dell'anosmia, in questo quadro, non è del tutto nota: si ipotizza che la malattia abbia origine nella sezione del cervello che controlla l'olfatto, con danni provocati ai neuroni da proteine anomale. Indicazioni possono essere tratte dall'osservazione del sonno. Nella fase REM il corpo entra in una fase di paralisi muscolare, con sogni vividi e elevata attività cerebrale. Alcune persone, però, tendono a 'recitare' i propri sogni con un'attività motoria inconsueta. Secondo la ricerca, il 50-70% delle persone con disturbi comportamentali del sonno REM è destinato a sviluppare la malattia. La stipsi cronica, che può durare diverse settimane, colpisce due terzi delle persone affette da Parkinson. La malattia può coinvolgere i nervi che rivestono il tratto digerente: gli studi, osserva il Washington Post, hanno rilevato la presenza di accumuli di proteine anomale nei neuroni che rivestono l'intestino delle persone affette da Parkinson. Una meta-analisi di nove studi ha rilevato che le persone con stitichezza, avevano il doppio delle probabilità di sviluppare il Parkinson rispetto a quelle con attività intestinale regolare. Una ricerca in particolare ha monitorato 6.790 uomini di età compresa tra 51 e 75 anni per un periodo di 24 anni: chi evacuava meno di una volta al giorno presentava un rischio maggiore di sviluppare il Parkinson. "Anche le persone che soffrono di stitichezza tra i 20 e i 30 anni sembrano avere una maggiore probabilità di contrarre il Parkinson 30 o 40 anni dopo", ha detto Postuma. "La malattia colpisce i nervi che controllano l'intestino o la stitichezza è un fattore di rischio anche per il Parkinson?". Il quarto segnale d'allarme è rappresentato dall'ipotensione posturale, nota anche come ortostatica. Si tratta del calo della pressione sanguigna che si verifica quando una persona passa dalla posizione seduta o sdraiata a quella eretta. Si possono manifestare vertigini, stordimento e persino svenimento. Tale condizione può essere associata alla disidratazione, al basso livello di zuccheri nel sangue o agli effetti del caldio. "Quando è di origine neurologica – in altre parole, non dovuta a disidratazione, farmaci o problemi cardiaci – nella metà dei soggetti coinvolti è associata allo sviluppo del Parkinson o di una condizione correlata", ha detto Postuma. "Quindi è un fattore di rischio molto elevato. La maggior parte delle persone, tuttavia, non ha una causa neurologica". Le prove, evidenzia il Washington Post, non sono così solide come per altri marcatori. In generale, i 4 'segnali' da soli non bastano per anticipare una diagnosi di Parkinson oltre ogni ragionevole dubbio. Potrebbero essere legati singolarmente a una causa o condizione medica diversa. La presenza di più marcatori contemporanei, però, rendono opportuno consultare il medico. "Se si iniziano a combinare alcuni di questi sintomi, il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson in futuro aumenta notevolmente", ha affermato Kelly Mills, direttrice del Parkinson's Disease and Movement Disorders Center presso la Johns Hopkins Medicine. "Se una persona soffre di stitichezza, perdita dell'olfatto e 'sogni irreali'", la situazione non va trascurata anche se "non bisogna necessariamente trarre conclusioni affrettate senza prima aver effettuato una valutazione".
(Adnkronos) - "C'è bisogno di una grande azione che porti il risultato che vogliamo tutti: passare da 630 miliardi di export del nostro Paese a 700 miliardi nell'arco dei prossimi tre anni. E le fiere per il nostro Paese sono un veicolo raggiungibile, gestibile, di successo, che riesce con il proprio tipico sistema dell'aggregazione a sostenere tutto il sistema manifatturiero meglio di chiunque altro". Così, in un'intervista ad Adnkronos/Labitalia, Raffaello Napoleone, presidente di IT-EX, l'associazione che rappresenta le fiere italiane a valenza internazionale. Napoleone infatti ricorda che "la singola azienda, evidentemente grande o piccola che sia, riesce a fare le sue attività in base al fatturato che realizza, all'organizzazione, alla storia, all'heritage che si porta dietro, ma l'insieme delle capacità creative, qualitative, uniche del nostro sistema industriale, nel momento in cui c'è aggregazione e una buona rappresentazione, rappresentano il massimo. Tra l'altro uno dei grandi veicoli su cui sarà da lavorare è proprio il sistema delle ambasciate italiane, che stanno cambiando il loro ruolo aumentando rispetto a prima il ruolo di sostegno commerciale e di immagine alla nostra impresa, al made in Italy nei diversi Paesi del mondo", sottolinea il presidente di IT-EX. Per Napoleone quelle del made in Italy "sono capacità oggettivamente di leadership assoluta in alcuni settori e, attraverso le fiere italiane quando si fanno in Italia, e internazionali quando andiamo all'estero, riusciamo a rafforzare questa posizione. Per cui sempre più andare aggregati, in maniera qualitativa con progetti unici, e devo dire di gran qualità, ci permette di riuscire ad affermare questa leadership", spiega. Ruolo centrale sarà per le fiere quello delle nuove tecnologie. "Si parla tanto di intelligenza artificiale, si vedono degli esempi però è poco praticata, per una mancanza di know-how di conoscenze, di personale in grado a gestirla. Di certo le nuove tecnologie saranno parte integrante del settore in particolare nella gestione dei rapporti con i compratori, nella gestione dei rapporti con tutto il sistema che gira intorno al settore. E l'ia poi diventerà anche molto importante dal punto di vista della creatività se non altro per avere delle linee di riferimento di quello che sta succedendo. E' centrale però restare concentrati sull'Italia del saper fare bene le cose, fatte a mano e con grande qualità", conclude.
(Adnkronos) - "L'olio di palma sostenibile è un ingrediente molto importante per l'industria alimentare. In virtù della sua grande versatilità e della sua stabilità organolettica nel tempo, può essere impiegato in numerose applicazioni, sia tal quale, sia trasformato”.Sono le parole di Lucia Gramigna, R&D Oils and fats manager di Unigrà, azienda italiana che opera nel settore della trasformazione e vendita di oli e grassi alimentari, margarine e semilavorati destinati alla produzione alimentare, in occasione del seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a Gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro durante il quale è stato presentato il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. Gramigna si sofferma poi sulla sicurezza dell’olio di palma utilizzato dall’Industria italiana: “Subisce un processo di raffinazione - illustra - e durante questo processo, tutti gli step sono controllati nella maniera più dettagliata e precisa possibile per assicurare al consumatore un olio neutro, stabile e sicuro da tutti i punti di vista”, afferma. “Come azienda produttrice di olio di palma raffinato e di molti prodotti che lo utilizzano - approfondisce - proponiamo prodotti in cui i vantaggi dell'olio di palma sono esaltati al meglio, grazie alla qualità che riusciamo a garantire durante i processi per la sua produzione”, le sue parole.