INFORMAZIONIGianluca MicilloHult EF Corporate Education Business School ed Enti di Formazione Italiana Ruolo: Account & Business Development Director Area: Sales Management Gianluca Micillo |
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(Adnkronos) - Il melanoma "non ha un'età precisa di insorgenza": può comparire teoricamente in qualsiasi fase della vita. "Tuttavia, esistono alcune fasce di età a cui si presta maggiore attenzione. E' estremamente raro nell'infanzia e quasi impossibile negli adolescenti, a meno di condizioni particolari come la presenza di un nevo congenito gigante o di rarissime forme di melanoma (ad esempio il melanoma spitzoide a crescita nodulare). Nel giovane adulto, invece, il melanoma può comparire, con una distribuzione simile tra uomini e donne. Il picco principale di incidenza si registra intorno ai 50-55 anni. Esiste poi un melanoma dell'anziano, generalmente meno aggressivo, che interessa soprattutto le aree del corpo cronicamente esposte al sole, come il viso, ed è legato a un'esposizione solare prolungata nel tempo. Per questo motivo occorre proteggersi con filtri solari tutto l'anno, non solo d'estate". Lo spiega all'Adnkronos Salute Giovanni Pellacani, presidente della Sidemast (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse), commentando il Ddl per la prevenzione del melanoma approvato in Senato il 27 gennaio scorso e ora alla Camera per l'approvazione definitiva. "Il sole è senza dubbio il principale fattore di rischio per il melanoma, anche se non è responsabile di tutti i casi di melanoma - ricorda il presidente di Sidemast - Il Ddl non lo menziona esplicitamente, ma lo include nel concetto di prevenzione, che comprende sia la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) - ovvero guardarsi la pelle, segnalare al medico una lesione strana - sia la prevenzione primaria, cioè l'evitare i fattori di rischio". L'esposizione solare agisce attraverso due meccanismi differenti. "Il primo è l'esposizione intermittente: scottature e lampade abbronzanti, che sono vere e proprie scottature concentrate. Questo tipo di esposizione - sottolinea Pellacani - è fortemente associato al melanoma che colpisce giovani e adulti, soprattutto se le scottature avvengono prima dell'adolescenza. Bambini e adolescenti non dovrebbero mai scottarsi, ma proprio in questa fascia d'età il rischio è più frequente". Il secondo meccanismo, prosegue l'esperto, "è l'esposizione cronica al sole che riguarda soprattutto il melanoma dell'anziano, meno aggressivo, tipico di chi ha passato tutta la vita all'aperto, per lavoro o per sport. In ogni caso, è fondamentale proteggere la pelle: usare filtri solari adeguati, cercare l'ombra e ridurre il tempo di esposizione diretta, soprattutto per chi vive o lavora molto all'aperto". Il Ddl, che istituisce la Giornata di prevenzione del melanoma, per i dermatologi ha un ruolo molto importante perché per la prima volta, attraverso un decreto legge - quindi una legge dello Stato - viene posta un'attenzione formale e istituzionale sulla prevenzione di un tumore rilevante, ad alta incidenza e che colpisce anche persone giovani. Il melanoma, infatti, ha un'incidenza elevata. "Per incidenza si intende il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno: in Italia si registrano circa 16 nuovi casi ogni 100mila abitanti all'anno - ricorda Pellacani - Un elemento positivo rispetto ad altri tumori è la relativamente bassa mortalità. Questo non significa che il melanoma non sia aggressivo dal punto di vista biologico, ma che se diagnosticato precocemente può essere asportato senza conseguenze per il paziente. Oggi esistono anche terapie efficaci nelle fasi più avanzate della malattia, ma l'obiettivo resta sempre quello di evitare di arrivare a questi trattamenti, che pur non essendo 'costosi' sono comunque impegnativi per il paziente". Il grande vantaggio del melanoma "è che compare sulla pelle: quindi si può vedere e riconoscere - precisa il presidente Sidemast - Il dermatologo è in grado di diagnosticarlo anche nelle fasi iniziali e precoci, ma spesso è lo stesso paziente a segnalarlo, oppure il medico di medicina generale o un altro specialista che visita il paziente per altri motivi. La Giornata di prevenzione ha quindi lo scopo di aumentare l'attenzione sia tra tutti gli operatori sanitari sia nella popolazione generale, per favorire l'identificazione del melanoma il più possibile nelle fasi iniziali". La Giornata della prevenzione del melanoma si basa innanzitutto sull'informazione: spiegare cos'è il melanoma, renderlo noto, portare attenzione mediatica e sociale sul tema. "Questo può aiutare chi ancora non sa di essere paziente a riconoscere una lesione sospetta e può facilitare anche il lavoro dei medici durante le visite. Accanto all'informazione - rimarca Pellacani - le Regioni possono organizzare campagne di prevenzione e screening, che devono coinvolgere la medicina generale, i servizi di prevenzione e la medicina del territorio, oltre ovviamente al dermatologo che è lo specialista con maggiore esperienza diagnostica. La diagnosi del melanoma nelle fasi iniziali, infatti, non si fa di solito a occhio nudo, ma richiede strumenti specifici. La prevenzione del melanoma è fondamentale per la diagnosi precoce e dovrebbe iniziare in autonomia, con l'auto-osservazione della propria pelle, già dall'adolescenza". "Se una persona nota un neo insolito o una lesione nuova che prima non c'era - forme asimmetriche, più colori, margini irregolari - è importante segnalarlo e farlo valutare da un medico", avverte Pellacani. Anche "l'autoesame e l'auto-prevenzione sono più importanti di un controllo dermatologico annuale fatto in modo indiscriminato. Tuttavia, non tutta la popolazione deve fare una visita dermatologica ogni anno. E' sufficiente osservarsi e, in caso di dubbio, rivolgersi al medico di medicina generale che potrà eventualmente indirizzare al dermatologo". Ma chi deve fare i controlli? "Esiste una piccola fascia di popolazione a maggior rischio composta da persone che hanno più di 50 nei, di cui almeno 5 cosiddetti atipici. Si tratta di soggetti con molti nei irregolari, diversi tra loro per forma, dimensione e margini. Queste persone, già dall'età adulta (dai 18 anni in su), dovrebbero essere seguite da uno specialista. Rappresentano circa il 2-3% della popolazione, ma in questo gruppo si concentra circa la metà dei melanomi diagnosticati ogni anno. Con controlli periodici e l'uso della strumentazione adeguata, il rischio può essere significativamente ridotto", assicura il presidente Sidemast. "Non è quindi necessario, né possibile, che tutti si rivolgano al dermatologo: 60 milioni di abitanti e 3.500 dermatologi non renderebbero sostenibile un simile approccio. L'indicazione resta osservarsi, rivolgersi al medico in caso di dubbio, e accedere allo specialista solo quando necessari", conclude Pellacani.
(Adnkronos) - Dopo un periodo di assestamento, il mercato del lavoro italiano si appresta a vivere un 2026 di profondo cambiamento. Secondo i dati della nuova Salary survey 2026 di Michael Page, leader internazionale nella ricerca e selezione specializzata, il futuro delle carriere sarà plasmato da tre vettori fondamentali: l'integrazione pervasiva dell'Intelligenza artificiale, l'urgenza della sostenibilità (Esg) e l'adeguamento alla normativa europea sulla trasparenza retributiva. Il report evidenzia come il 2026 sarà un anno di mutamento qualitativo delle competenze richieste dalle aziende che non cercano più solo specialisti, ma figure ibride capaci di governare la tecnologia con una visione di business orientata all’etica e al benessere. “Il mercato del lavoro - precisa Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page - sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Il 2026 mette al centro una doppia evoluzione: quella delle competenze e quella delle retribuzioni. Per restare competitive nell’attrazione dei talenti, le aziende devono oggi superare il vecchio concetto di stipendio (che naturalmente rimane cruciale) per abbracciare strategie di talent retention basate su flessibilità, valori condivisi e trasparenza”. Uno dei punti centrali dell’indagine di Michael Page riguarda l’impatto della nuova direttiva Ue sulla trasparenza salariale che imporrà alle aziende di indicare le fasce retributive già negli annunci di lavoro, eliminando le zone d'ombra nelle negoziazioni. Ad oggi, la strada è ancora in salita: la survey rileva che il 66% delle aziende italiane non dispone ancora di una struttura salariale trasparente e di reporting sul pay gap. Il 32% dei dipendenti percepisce ancora un divario retributivo di genere. “Il concetto di retribuzione equa - precisa Mainini - non si limita solo al concetto di parità salariale di genere, ma vuol dire riconoscere il valore che ogni persona porta in azienda per assicurarsi che venga retribuita in modo adeguato. Le prime bozze che circolano confermano che le aziende saranno tenute a fornire ai dipendenti informazioni sui range retributivi in azienda e dovranno rendere accessibili i criteri per aumenti di stipendio, promozioni e livelli aziendali. Si getteranno le basi per la creazione di un asset strategico per attrarre e trattenere i migliori talenti attraverso la fiducia, la trasparenza e un modello organizzativo maturo”. Sono tre i settori chiave del 2026. 1) Finance: il valore delle competenze ibride. Oggi il finance è il cuore pulsante della strategia aziendale: è la funzione che guida la trasformazione, anticipa i rischi, costruisce valore, protegge il futuro. Mentre private equity, Ia e nuove normative accelerano la trasformazione, le aziende devono farsi trovare pronte, e i professionisti devono aggiornare le proprie competenze per cogliere le opportunità che arriveranno. Il 2026 non sarà un anno di transizione, sarà un anno di svolta. La domanda si sposta su profili ibridi: Controller esperti in analisi di dataset complessi, contabili con forti skill digitali e cfo capaci di agire come partner strategici del business. 2) Green energy e construction. Il settore è in espansione con la crescente domanda di energia; l’Italia rimane un territorio ricco di opportunità di lavoro e carriera per gli specialisti del fotovoltaico e dell’eolico. Non mancano, inoltre, interessanti occasioni in ambito constuction, soprattutto per profili in ambito produzione di cantiere, come direttori e capi cantiere, ma anche all’interno dell’ufficio tecnico, in particolare nel reparto gare. 3) Sales: il focus sulla customer experience. Si registra un picco di richieste nel settore dei del retail e dell’hospitality. La spinta nasce dalla necessità di gestire canali di vendita digitali e di rafforzare la fidelizzazione del cliente in contesti altamente competitivi. Attivo anche il settore servizi B2B, in particolare con profili in ambito Ict. Inoltre, molto richieste sono le figure dedicate all'export, soprattutto nei settori industriali. “Il mercato del 2026 - conclude Tomaso Mainini - premierà le organizzazioni capaci di investire in cultura aziendale e tecnologia. Per i professionisti, la chiave del successo risiederà nella capacità di aggiornare costantemente le proprie skill tecniche affiancandole a solide competenze relazionali”. Per analizzare trend di mercato e stipendi l'11 e il 12 febbraio Michael Page organizza una serie di live session per approfondire dove si concentrano le maggiori opportunità di lavoro e quali sono i livelli retributivi per ciascun professionista, anche alla luce delle novità della trasparenza salariale.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività – premette -. La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I – continua Terenghi – vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti”. Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione – aggiunge – Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti – in Veneto e Campania – che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna”. Inoltre, “attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.