(Adnkronos) - Jannik Sinner vede il rientro sempre più vicino. Il numero uno del tennis mondiale tornerà in campo a inizio maggio, agli Internazionali di Roma, dopo aver scontato tre mesi di sospensione per il caso Clostebol. "Sto molto bene, sono riposato e sono contento" ha spiegato in un'intervista a Sky Sport, che uscirà in versione integrale sabato 5 aprile. Nell'intervista, Jannik ha raccontato come ha vissuto questo periodo lontano dai campi: "Ho fatto tante cose diverse. Ovviamente, se potessi scegliere sceglierei di giocare a tennis, però nell’altro senso sto molto bene e non sto neanche pensando tanto al tennis in questo momento". Tutta Italia aspetta il ritorno del numero uno del ranking agli Internazionali di Roma : "Ogni giorno si sta avvicinando - ha aggiunto Sinner, con un invito ai suoi tifosi per il torneo capitolino -. Ogni giorno mi sento meglio fisicamente e mentalmente, anche se ancora manca un bel po’. Ragazzi ci vediamo a Roma, speriamo di prepararci bene. Ci vediamo a Roma".
(Adnkronos) - Negli ultimi anni, il concetto di benessere nei contesti di lavoro si è evoluto fino a diventare un fattore strategico per il successo delle imprese, influenzando non solo la produttività, ma anche il livello di soddisfazione e l’engagement delle dipendenti e dei dipendenti. In questo scenario, la ristorazione aziendale assume un ruolo chiave, non solo come servizio essenziale, ma come vero e proprio strumento di welfare capace di favorire il benessere fisico e mentale di chi lavora. Offrire una pausa pranzo equilibrata, sostenibile e in linea con le esigenze di una vita lavorativa dinamica significa migliorare la qualità della vita in azienda, promuovendo la socialità, il work-life balance e, al contempo, una cultura del cibo più salutare e consapevole. Questi i temi affrontati nel corso dell’evento 'Nutrire il benessere. Il valore della ristorazione aziendale' svoltosi oggi al Cirfood District: un’occasione per fare emergere il valore concreto dei servizi di ristorazione per le aziende, intesi come leva cruciale per la cura e il benessere delle persone, nonché come parte integrante del welfare, grazie a soluzioni innovative e sostenibili capaci di rispondere alle esigenze di un mondo che cambia. Un momento di confronto per ascoltare esperienze di imprese d’eccellenza, con l’importante contributo di esperte ed esperti nell’ambito dell’organizzazione aziendale, della nutrizione e della digitalizzazione, tra cui Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e Fondazione Assolombarda, che, in questo contesto, ha affermato “la qualità dei luoghi di lavoro, nella ‘fabbrica bella’, è un fattore produttivo e competitivo fondamentale. L’impresa, infatti, è una comunità di persone che si ritrovano in un sistema di valori e di interessi condivisi. E dunque i temi della sostenibilità ambientale e sociale, della sicurezza, dell’inclusione, della luminosità e, in generale, del benessere e del welfare sono cardini essenziali di una cultura aziendale che caratterizza positivamente il 'made in Italy' ed è un fattore fondamentale di crescita e di sviluppo". Secondo Calabrò, "la qualità architettonica e di servizio delle mense ha, appunto, una funzione di primo piano. La storia economica ne offre significative testimonianze. E oggi, proprio la complessità dei contesti competitivi, su mercati internazionali sempre più selettivi e severi, impone una riflessione accurata sul tema e una scelta strategica di miglioramento del servizio e delle tante dimensioni del benessere aziendale, come asset per costruire e rafforzare le relazioni positive con il mondo degli stakerholders”. Durante l’iniziativa, Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos, ha inoltre presentato gli insight della ricerca condotta da Ipsos per l’Osservatorio Cirfood district 'Pausa pranzo: abitudini e necessità di chi lavora' che indaga proprio le tendenze e i nuovi bisogni delle consumatrici e dei consumatori nel momento della pausa pranzo. In un contesto professionale pervaso dal fenomeno della cronopenia, una cronica sensazione di mancanza di tempo, il 56% dei lavoratori e delle lavoratrici afferma che proprio l’assenza di tempo incide sui livelli di stress, con ripercussioni sul loro benessere e salute. In questo quadro, l’alimentazione in pausa pranzo sul posto di lavoro può diventare una leva strategica per migliorare il well-being, come afferma il 76% delle persone intervistate secondo le quali la ristorazione aziendale rappresenta uno strumento concreto per il benessere, la qualità della vita e la socializzazione. Al contempo, l’indagine rivela che il 58% di chi lavora e non ha una mensa aziendale auspica l’introduzione del servizio, dato che aumenta al 67% tra gli under 35, per i benefici che essa apporta in termini di praticità e convenienza (71%), gusto, qualità e rispetto di un’alimentazione equilibrata (48%). “Negli ultimi anni, la ristorazione aziendale ha visto un importante sviluppo, frutto di una rinnovata attenzione delle persone verso una nutrizione sana e, al contempo, verso servizi di welfare che sappiano tenere insieme benessere, socializzazione, conciliazione vita-lavoro e sostenibilità. Cirfood ogni giorno serve oltre 100.000 lavoratrici e lavoratori dipendenti e, dal nostro osservatorio, è evidente come sia sempre più cruciale progettare servizi customizzati che sappiano migliorare il well-being e la soddisfazione delle diverse tipologie di utenza, portando nei ristoranti aziendali, che gestiamo ogni giorno, un concetto di ristorazione evoluta, che integra qualità, sicurezza, servizi consulenziali e soluzioni digitali, necessari per garantire un’esperienza che sappia rispondere alle esigenze di chi vive le imprese”, ha affermato Alessio Bordone, group chief sales officer Cirfood. All’interno della ricerca, Ipsos e l’Osservatorio Cirfood district mettono in luce le tendenze in termini di scelte alimentari dei lavoratori e delle lavoratrici dalle quali emerge: una forte attenzione per la salute e il benessere (62%), ossia una predilezione per pasti leggeri, salubri, per la sostenibilità e l’etica (67%) preferendo prodotti a KM0, rispettosi del benessere animale e dell’ambiente, per il gusto e l’esperienza culinaria (58%), per economia e praticità (49%) e che richiamino la tradizione e il Made In Italy (46%). Da un punto di vista delle tendenze nei gusti alimentari, la ricerca rivela preferenze per cucina etnica (62%), poke (48%) e proposte healthy. La ricerca, inoltre, evidenzia come i fattori: costo del pasto (90%), naturalezza degli ingredienti (89%), alimentazione più sana e equilibrata (86%), risparmio di tempo (86%) e socialità nel momento del pasto (69%) guidino i bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori durante la pausa pranzo. In tal senso, la ristorazione aziendale convoglia e soddisfa questa moltitudine di necessità e preferenze mediante un servizio capace di rispondere ad un contesto di continuo mutamento. Come evidenziato da Claudio Stefani, presidente filiera agroalimentare Confindustria Emilia, infatti, “investire sulle persone significa valorizzare ogni momento della loro giornata lavorativa, inclusa la pausa pranzo. Questo tempo non è un semplice intervallo, ma un'opportunità di benessere e socialità che rafforza la cultura aziendale. Fornire un servizio di ristorazione di qualità e allestire spazi accoglienti, non sono quindi da considerare costi per l'azienda, ma un investimento che favorisce un ambiente di lavoro più etico e sostenibile, che contribuisce a creare e diffondere bellezza”. All’evento, moderato dalla giornalista Giusi Legrenzi, sono intervenuti: Chiara Nasi, presidente Cirfood; Antonio Calabrò, presidente di Museimpresa e Fondazione Assolombarda; Enzo Risso, direttore Scientifico Ipsos; Donatella Ballardini, direttore medico e sanitario centro Gruber; Giovanni D’Aprile, executive partner Reply; Marcello Leonardi, regional sales director Cirfood; Luca Marchezzolo, hr manager corporate De’Longhi Group; Michele Pagnoni, manager workplace experience Philip Morris Manufacturing Technology Bologna S.p.A.; Claudio Stefani, presidente filiera agroalimentare Confindustria Emilia e Alessio Bordone, group chief sales officer Cirfood.
(Adnkronos) - Un gruppo di allievi della Return Academy è stato protagonista di una doppia visita programmata nel percorso formativo a Roma: prima nella sede di Almaviva, big player italiano nell'Information&Communication Technology, poi al Dipartimento della Protezione Civile. Quello della Return Academy, con base a Napoli è un percorso formativo sviluppato nell'ambito del Pnrr - Progetto Return, attraverso la Fondazione Return presieduta da Andrea Prota, un progetto di ricerca e partenariato esteso con la presenza di soggetti pubblici e privati. Il progetto Return, di cui l'Università di Napoli Federico II è soggetto proponente, aggrega altre università, partner privati ed enti di ricerca ed è dedicato allo studio dei rischi ambientali, naturali e antropici e, quindi, alle modalità di riduzione di tali rischi, nonché di adattamento sociale alla coesistenza con i rischi stessi. Obiettivo dell'Academy è formare professionalità altamente qualificate "con lo sviluppo di competenze interdisciplinari - spiega Prota - in materia di disaster risk management, in contesti di cambiamento climatico". "Da rilevare - aggiunge - che gli allievi, provenienti da vari contesti nazionali, appartengono a vari ambiti disciplinari, non solo tecnici, ma anche umanistici, a conferma del carattere trasversale di questo percorso”. Durante la visita ad Almaviva, partner del progetto Return, è stata illustrata la Piattaforma Return, struttura informatica in cui vengono condivise le attività di ricerca del progetto. Successivamente, l'esperienza sul campo nel quartier generale del Dipartimento della Protezione Civile, con la visita alle varie sale operative e l'illustrazione delle procedure di monitoraggio e di alert sul territorio, nei vari ambiti (sismico, vulcanico, idrogeologico, meteorologico). Ad accompagnare gli allievi nella visita, i responsabili didattici dell'Academy: Mario Losasso (Università di Napoli Federico II) e Daniela Di Bucci (Protezione civile). "Questa missione a Roma - spiega Losasso - si inquadra nel secondo modulo dell'Academy, che dopo la fase delle lezioni teoriche in aula, punta su esperienze pratiche, con l'auspicio che i nostri allievi possano poi utilizzare fruttuosamente i contenuti acquisiti nei vari campi della loro attività professionale".