(Adnkronos) - I Paesi dell'Alleanza Atlantica dovranno spendere per la difesa molto più del 3% del Pil per "costruire una Nato più forte, più equa e più letale". Lo afferma il segretario generale della Nato Mark Rutte, in conferenza stampa a Bruxelles, alla vigilia della Ministeriale Esteri. Considerando gli obiettivi che la Nato si pone per aumentare le proprie capacità militari, ha scandito Rutte, "si può presumere", che i Paesi alleati dovranno "spendere" una somma "ampiamente al di sopra del 3% del Pil". "Mentre lavoriamo questo obiettivo, vediamo" che dagli Stati per la difesa "i soldi arrivano, e questo è cruciale". "Viviamo in un mondo pericoloso" e per affrontarlo, ha ammonito il Segretario generale, occorre "costruire una Nato più forte, più equa e più letale. E' quello che serve per rendere sicuro il nostro futuro", aggiunge. "La minaccia della Russia rimane - aggiunge - continua a lavorare con la Cina, l'Iran e la Corea del Nord in modi che non solo danneggiano l'Ucraina, ma creano anche rischi altrove nel mondo". Domani e dopodomani, conclude, i ministri degli Esteri "si ritroveranno qui per lavorare per il nostro fine comune".
(Adnkronos) - Quello del caro degli affitti "è un problema a Milano" e il nuovo studentato che sorgerà in zona Mind "è una parte della soluzione" per la riduzione degli affitti che "richiederà tempo". "Diciamo che qui più Porta Romana e il villaggio olimpico aiuteranno". La zona Mind "è un quartiere destinato a rianere giovane" e portà con sé "un importante senso di allargamento della città". Lo ha detto oggi il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a margine dell'inaugurazione del cantiere del primo studentato del futuro campus dell'Università Statale di Milano. "Noi oggi abbiamo 70.000 studenti fuori sede, ma alloggi universitari per poco più di 10.000 posti, quindi c'è ancora molto da fare" ha aggiunto il sindaco. "I problemi di una volta oggi li vediamo forse anche piu significativi perché ragioniamo sul perimetro di Milano. se li vedessimo sulla città metropolitana qualcosa cambierebbe" ha sottolineato Sala. La riforma della città metropolitana "non è mai stata fatta fino in fondo", quindi "facciamola nei fatti allargando la città e facendola crescere in queste aree". "È una situazione particolarmente favorita perché di fatto sarà una grande spazio dove la popolazione sarà tendenzialmente giovane, in più qua arriva la metropolitana. Un bellissimo progetto, Mind mi pare un percorso irreversibile e positivo" ha poi concluso il primo cittadino milanese.
(Adnkronos) - Due terzi dei principali fiumi italiani è attualmente a rischio erosione con arretramenti della costa che arrivano fino a 10 metri all’anno. Il quadro emerge da uno studio pubblicato sulla rivista 'Estuarine, Coastal and Shelf Science' e condotto da Monica Bini e Marco Luppichini del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. La ricerca ha analizzato i cambiamenti delle coste sabbiose italiane negli ultimi 40 anni, dal 1984 al 2024, con particolare attenzione ai delta fluviali. Utilizzando un software che analizza immagini satellitari, Bini e Luppicchini hanno ricostruito l’evoluzione della costa italiana. Il risultato è che il 66% dei 40 principali fiumi italiani è soggetto all’erosione costiera, percentuale che sale 100% se si escludono le aree protette da difese artificiali. “Il cambiamento climatico sta avendo un impatto significativo sull'evoluzione delle coste italiane - spiega Marco Luppichini - in particolare incidono la diminuzione delle precipitazioni e l’aumento degli eventi meteorologici estremi che alterano il ciclo idrologico e la capacità dei corsi d’acqua di trasportare sedimenti fino alla costa. A questo si aggiungono l’innalzamento del livello del mare, che contribuisce alla scomparsa di tratti di litorale, e l’incremento della temperatura delle acque superficiali del Mediterraneo che intensifica tempeste e mareggiate, accelerando il processo erosivo e riducendo la resilienza delle spiagge”. Secondo lo studio, le aree più a rischio erosione sono il delta del Po, il Serchio, l’Arno, e l’Ombrone in Toscana e il delta del Sinni in Basilicata, tutte zone caratterizzate da un forte arretramento della linea di costa e da una significativa perdita di sedimenti dovuta a fattori climatici e antropici. Il delta del Po è una delle zone più vulnerabili a causa dell'innalzamento del livello del mare e della riduzione del trasporto sedimentario. Nonostante alcune aree mostrino avanzamenti della costa, molte parti registrano un progressivo arretramento, in particolare nei settori meno protetti da opere artificiali. In Toscana le foci dell’Arno e del Serchio sono soggette ad un arretramento costante di 2-3 metri all’anno mentre il delta dell’Ombrone registra una delle situazioni più critiche, con tassi di erosione fino a 5-6 metri all’anno. La ridotta disponibilità di sedimenti, dovuta a modifiche antropiche lungo il corso del fiume, e l'aumento delle mareggiate rende infatti questa zona particolarmente fragile, mettendo a rischio gli ecosistemi del Parco della Maremma e le attività economiche legate al turismo e all’agricoltura. Il delta del Sinni, in Basilicata, rappresenta infine uno dei casi più estremi, con un’erosione che supera i 10 metri all'anno, una delle più alte in Italia. “E’ chiara l’urgenza di adottare strategie sostenibili per gestire le coste, mitigare gli effetti dell’erosione e proteggere le aree più fragili - conclude Luppichini - grazie al nostro studio abbiamo realizzato un database omogeneo per l’intero territorio nazionale così da aiutare una possibile pianificazione degli interventi a difesa delle zone più a rischio, come i delta fluviali, veri e propri 'hotspot' della crisi climatica in corso”.