INFORMAZIONIMinistero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Istituzioni e Pubblica Amministrazione Centrale Ruolo: Mobility Manager Area: Finance, Administration and Control Francesco Corsaro |
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(Adnkronos) - La meningite meningococcica B preoccupa il Regno Unito, dove si sono registrati già due decessi. Un caso che, secondo i medici italiani della Società italiana di pediatria, deve far riflettere sull'importanza dei vaccini "arma efficace per proteggere bambini e adolescenti", ricordano proponendo un decalogo delle cose più importanti da sapere su questa infezione. Ecco le 10 cose da sapere sulla meningite meningococcica: 1) Che cosa è? La meningite meningococcica è un’infiammazione dei tessuti che avvolgono cervello e midollo spinale. 2) Si tratta dell’ unica forma di meningite? No, vi sono diverse forme di meningite. La forma infettiva batterica, anche se rara, è la forma più grave. In Italia, i batteri più frequentemente responsabili di meningite batterica sono streptococco pneumoniae (meningite pneumococcica) e neisseria meningitidis (meningite meningococcica). 3) È veramente pericolosa? La meningite meningococcica è particolarmente pericolosa perché può portare nel 5-10% a morte o causare gravi danni nel 10-20% dei sopravvissuti (come sequele neurologiche, psicologiche, fisiche con rischio di cecità, sordità o paraplegia). 4) Come si trasmette? La trasmissione avviene per via respiratoria attraverso la saliva e le secrezioni nasali con la tosse, con gli starnuti o parlando a distanza ravvicinata. Nella maggior parte dei casi è trasmessa da soggetti portatori che non sviluppano la malattia. In una piccola percentuale però si può manifestare la meningite con o senza una infezione sistemica generalizzata (sepsi). 5) Come riconoscerla? I sintomi iniziali possono essere aspecifici: irritabilità, inappetenza, febbre, nausea e mal di gola. Ciò può comportare un ritardo nella diagnosi, ad esempio può essere scambiata con una banale infezione delle vie aeree superiori. La classica triade (febbre, cefalea e rigidità del collo) si riscontra in una minoranza dei casi. 6) Si può curare? In genere sì, tuttavia in alcuni casi, anche quando la malattia viene diagnosticata rapidamente e trattata rapidamente, si può avere la morte nell’arco di 24-48 ore (meningite fulminante). 7) Come prevenirla? Esistono diversi sierogruppi di Neisseria Meningitidis. Quelli che causano la malattia nel bambino sono A, B, C, Y, W e meno frequentemente X. Attualmente sono disponibili vaccini per prevenire l’infezione, offerti gratuitamente nell’ambito dell’attuale Piano nazionale prevenzione vaccinale del Ministero della Salute: si tratta del vaccino anti meningococco B, anti meningococco C e anti meningococco Acwy. E ancora. 8) Quando fare la vaccinazione? È importante vaccinare il proprio bambino in base alle indicazioni del Calendario vaccinale, non rimandandola per la paura infondata di somministrare troppi vaccini in poco tempo. Infatti, la malattia può colpire chiunque a qualunque età, ma i bambini al di sotto dei 5 anni di età, e in particolare quelli di età inferiore a 1 anno, sono a maggior rischio. 9) E nel caso di adolescenti? È importante vaccinare gli adolescenti in quanto a quell’età si risulta essere particolarmente esposti al rischio di contrarre l’infezione da meningococco. 10) Quali sono gli effetti collaterali della vaccinazione? Gli effetti collaterali sono generalmente lievi e simili a quelli delle altre vaccinazioni. Tra i più frequenti vi sono febbre e dolore/rossore nella sede della vaccinazione, gestibili con i comuni trattamenti farmacologici presenti in commercio su indicazione del pediatra.
(Adnkronos) - 'Sprint Rules - La nuova stagione della content economy', è l'evento promosso dall'Unione nazionale consumatori alla Camera dei Deputati, dedicato alle nuove regole dell’influencer marketing, la responsabilità nella comunicazione online e la tutela del pubblico. L’incontro è stato promosso su iniziativa dei deputati Giulia Pastorella e Antonio D’Alessio e organizzato nell’ambito del progetto Sprint, dedicato alla valorizzazione di creator, contenuti e storie di valore. L’appuntamento ha riunito istituzioni, professionisti del settore, esperti di comunicazione e creator per analizzare l’evoluzione della content economy e il ruolo delle regole nel consolidamento di questo mercato. Il confronto si è aperto con un focus sulla dimensione normativa e sul quadro regolatorio che si sta delineando anche in Italia per il mondo dell’influencer marketing. Sono intervenuti: Massimiliano Dona (presidente di Unc e content creator), Francesca Pellicanò (Agcom- Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), Vincenzo Guggino (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) e Jacopo Ierussi (Ace-Associazione creator economy). A introdurre i lavori un contributo video dell’europarlamentare Brando Benifei, dedicato alle priorità europee sul tema della regolazione delle piattaforme e della comunicazione digitale. Si è poi allargato lo sguardo alle implicazioni sociali e culturali della comunicazione online: dalla responsabilità dei contenuti pubblicati sui social media al tema della tutela dei più giovani e dell’esposizione pubblica nell’ambiente digitale. Ne hanno discusso: Federico Rognoni (vidosertalent), Gennaro Romagnoli, Valentina Fiorenza-The Blonde Lawyer e Matteo Flora con contributi che hanno offerto prospettive diverse sul fenomeno, tra media, psicologia, comunicazione digitale e professione dei creator. "Il fatto che - afferma l'onorevole Giulia Pastorella - Giorgia Meloni abbia partecipato al podcast di fedez certifica che il mondo dei content creator e influencer è entrato nel mainstrem come mezzo di comunicazione importante. Bene che per la seconda volta alla Camera si parli di questa professione e delle nuove regole che l’Italia, avanguardia europea, si è data per questo settore". “Negli ultimi anni la creator economy è cresciuta molto rapidamente e oggi rappresenta una parte sempre più rilevante dell’ecosistema dei media e della comunicazione”, spiega Massimiliano Dona, presidente Unc. “Per questo è importante aprire un confronto sulle regole che possono accompagnare questa crescita, rendendo più trasparente il rapporto tra creator, piattaforme e pubblico”. L’incontro vuole offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, professionisti del settore e protagonisti della comunicazione digitale per riflettere su come la creator economy stia evolvendo da fenomeno emergente a settore sempre più strutturato dell’economia dei media. Proprio in questi giorni arriva la notizia che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha appena pubblicato le FAQ operative che traducono finalmente la normativa in indicazioni concrete. Da quando il Codice di condotta per gli influencer è entrato in vigore, i dubbi pratici si sono moltiplicati. Le norme c’erano, ma nella quotidianità dei creator restavano molte zone grigie. Agcom risponde ora con due documenti: uno pensato direttamente per i creator, organizzato per situazioni concrete, e uno più tecnico destinato a professionisti, agenzie e brand. L’impostazione è volutamente pratica: le risposte non si limitano a richiamare obblighi normativi, ma forniscono criteri chiari su come comportarsi nei casi più frequenti. L'Unc elenca i principali. 1) I tool delle piattaforme non bastano (da soli). Una delle domande più ricorrenti: 'Paid partnership' o 'Contenuti brandizzati' di Instagram sono sufficienti? Agcom chiarisce: questi strumenti possono essere utili, ma non sostituiscono la disclosure testuale (es. 'Pubblicità/ADV/Sponsorizzato da), che deve risultare subito visibile. Se il tool non è chiaramente percepibile, la dicitura va comunque inserita in sovraimpressione e/o in apertura di caption. 2) Dove mettere esattamente la dicitura. Nei post: all’inizio della caption, prima del tasto 'altro/more'. Se usi hashtag, la disclosure va entro i primi tre. Nei video (reel, TikTok, YouTube): in sovraimpressione nelle prime scene e in descrizione. Nelle stories: in sovraimpressione su ogni story promozionale. Nelle dirette: visibile in overlay e ripetuta durante la live. 3) 'In collaborazione con' non va più bene. Per rapporti di committenza, diciture come 'in collaborazione con' o 'in partnership with' non sono idonee perché non rendono chiara la natura pubblicitaria. Vanno usate: 'Pubblicità', 'Advertising', 'ADV' (anche 'ADV+Brand'). 4) Prodotti regalati: quando si può omettere la dicitura Regola generale: 'gifted by... / prodotto inviato da...' Si può omettere solo se sono rispettate tutte queste condizioni insieme: il prodotto non è il focus, non mostra loghi riconoscibili, non c’è collaborazione in corso, il prodotto non è stato già oggetto di contenuti 'adv/gifted', on si concede al brand il riutilizzo del contenuto. 5) Eventi: invited by o ADV? Con contratto o rapporto promozionale in corso: 'Pubblicità/ADV' + brand. Invitati senza contratto: '#invitedby'.../ invitato da...' 6) Contenuti post-evento: quanto a lungo dichiarare? Se pubblichi un recap giorni o settimane dopo, serve disclosure se il brand è ancora riconoscibile (loghi, tag, location). Per prudenza, se il contenuto resta collegato al brand della collaborazione, mantenere la disclosure almeno nei 3 mesi successivi. L'Unc precisa che" i giornalisti iscritti all’Albo non sono qualificabili come influencer rilevanti, perché il Codice deontologico esclude compensi per finalità promozionali. E' invece influencer chi crea contenuti controllando le scelte editoriali a fronte di corrispettivo in denaro, prodotti, servizi o benefici. L’elenco non è un albo professionale. Agcom chiarisce: 'l'Elenco degli influencer rilevanti non abilita all’esercizio della professione'. E' semplicemente un registro pubblico a fini di trasparenza".
(Adnkronos) - "L’integrazione tra la cultura aziendale e strategica di A2a e la Just transition è avvenuta incrociando tre dimensioni, quella organizzativa, quella economico - finanziaria e quella culturale, in questo modo siamo riusciti a considerare la Just transition come un passaggio del nostro piano industriale nella valutazione dei nostri investimenti”. Lo ha detto Roberto Tasca, Presidente di A2a, intervenendo oggi a Roma a ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’, l’evento del Gruppo - realizzato in collaborazione con Assonime e con il contributo di partner strategici quali The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano - dove è stato presentato l’Engagement Value Index report. Poi entra nel dettaglio: “In merito alla dimensione organizzativa, e successivamente a quella economico - finanziaria, ci siamo dotati di una funzione interna che si occupasse strettamente di declinare per noi questi temi con una visione e una rilevanza internazionale. Lo abbiamo fatto trasformando le nostre analisi degli investimenti in processi che tengono conto di questi elementi. Just transition vuol dire, fondamentalmente, occuparsi del futuro del nostro pianeta, delle nostre comunità e dei nostri territori, quindi abbiamo poi cercato di sintetizzare nel nostro piano, che è un piano decennale, quelle che sono le indicazioni”. “Quanto alla terza dimensione - prosegue ancora Tasca - è la dimensione culturale. Abbiamo operato a livello aziendale affinché questi temi fossero compresi, conosciuti e approfonditi e soprattutto affinchè si superasse quel grado di diffidenza che un po' li governa; ovvero: anche oggi, a seguito di quelli che sono i cambiamenti politici europei e internazionali e quelli che sono anche i fattori critici geopolitici del momento, vediamo come in realtà ci sia una resistenza psicologica, anche ad affrontare queste tematiche, legata soprattutto al fatto che si ritengono molto lontane da noi, ecco perché, anche con un passaggio culturale importante, abbiamo lavorato su questo” conclude.