(Adnkronos) - Oltre il 90% dei dentisti conosce le tecnologie basate sull'intelligenza artificiale e più del 77% pensa che avranno un forte impatto sul loro lavoro. Un dato che fotografa un settore in rapida evoluzione, in cui però la differenza non la fa la disponibilità degli strumenti, ma la capacità di integrarli davvero nella pratica clinica. Oggi l'Ia trova già applicazioni concrete nello studio dentistico: supporta la lettura delle immagini diagnostiche, aiuta a identificare precocemente le patologie, contribuisce alla pianificazione di trattamenti ortodontici e implantari e permette di simulare risultati estetici, come il design del sorriso. Ma il vero cambiamento non è solo tecnologico, è un cambio di paradigma. "L'intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento in più, ma un acceleratore di un nuovo modo di fare odontoiatria, più preciso, più personalizzato e sempre più orientato alla prevenzione", sottolinea Davide Fanelli, General manager Southern Europe e Italia di Haleon, azienda leader nella salute orale. Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il passaggio da un modello reattivo a uno predittivo. "Se in passato si interveniva quando il problema era già evidente, oggi l'Ai consente di individuare segnali precoci, migliorare l'accuratezza delle diagnosi e costruire percorsi di cura sempre più personalizzati - spiega Gaetano Isola, associato di Malattie odontostomatologiche - La prevenzione, quindi, non è più solo legata ai comportamenti quotidiani, ma diventa sempre più supportata dai dati". Parallelamente si afferma un modello data-driven in cui i dati diventano un elemento centrale del processo decisionale. Le tecnologie di Ai permettono di analizzare grandi quantità di informazioni - dalle radiografie alla storia clinica - trasformandole in indicazioni utili per il dentista e più comprensibili anche per il paziente. "Il dato sta diventando un vero alleato clinico - rimarca Isola - aiuta a prendere decisioni più informate e a rendere il percorso di cura più chiaro e condiviso". Nonostante il potenziale, il gap tra innovazione e adozione resta una sfida cruciale. Se le tecnologie sono sempre più avanzate, la loro integrazione nella pratica quotidiana richiede competenze nuove: dalla capacità di scegliere strumenti affidabili all'interpretazione corretta dei risultati, fino all'integrazione nei flussi di lavoro senza perdere la centralità del paziente. "Il rischio è che l'Ia resti una promessa, se non viene accompagnata da formazione e aggiornamento continuo - avverte Fanelli - La tecnologia da sola non genera valore: è la competenza che la trasforma in beneficio reale per il paziente". Per questo motivo Haleon ha lanciato 'Odonto-Ia', una serie di video-podcast che mette a confronto odontoiatri ed esperti di tecnologia su casi concreti: dalla diagnosi assistita alla chirurgia guidata, fino alla progettazione digitale del sorriso. La serie, disponibile su YouTube e Spotify - si legge in una nota - ha l'obiettivo di offrire ai professionisti uno spazio di confronto e approfondimento su una tecnologia che sta ridefinendo il modo di fare odontoiatria. Lo scopo è ridurre il divario tra potenziale tecnologico e applicazione reale, rendendo l'Ai più accessibile e comprensibile per i professionisti. "L'intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive anche nella salute orale. Il nostro impegno è accompagnare i professionisti in questo cambiamento, favorendo conoscenza, confronto e utilizzo consapevole delle tecnologie", conclude Fanelli.
(Adnkronos) - “Il vigente Testo unico dell'edilizia è più che maggiorenne avendo raggiunto i cinque lustri. In questo arco di tempo è stato oggetto di numerosi interventi di modifica puntuali ma oggi non basta più una revisione: serve un Codice integralmente nuovo possibilmente di natura legislativa e non regolamentare come il DPR, che dia al Paese una cassetta degli attrezzi all'altezza degli obiettivi di rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo e sicurezza del patrimonio costruito che l'Europa e l'Agenda 2030 ci chiedono”. Così si è espresso Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni in occasione della partecipazione al convegno 'Il progetto di nuovo Codice delle costruzioni' tenutosi oggi presso la Camera dei Deputati. “Il Consiglio nazionale degli ingegneri - ha proseguito Perrini - ritiene utile il disegno di legge delega oggi all'esame del Parlamento. Un anno fa, quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avviò la consultazione attraverso la piattaforma digitale, il Cni partecipò congiuntamente con il Consiglio nazionale degli architetti e con il Consiglio nazionale dei geometri. Il contributo fu elaborato dal nostro Gruppo di Lavoro sulle normative edilizie e urbanistiche e si concentrò su tre priorità: il principio della responsabilità professionale non solidale, limitata nel tempo e circoscritta all'attività effettivamente svolta; il fascicolo digitale del fabbricato e l'anagrafe delle costruzioni; le norme tecniche per le costruzioni. Desidero sottolineare che tutti e tre i punti che avevamo proposto sono stati recepiti nella legge delega. E' la conferma che quando il dialogo istituzionale è reale, i risultati arrivano”. L'impostazione della riforma, a giudizio del Cni, è quella giusta: sostituzione e abrogazione delle norme vigenti, non ennesima stratificazione. Tuttavia, il presidente Perrini ha tenuto a sottolineare anche alcune criticità che per il Cni vanno corrette. La prima riguarda lo stato legittimo degli immobili. La legge delega prevede che sia il professionista ad asseverare i titoli pregressi, con responsabilità anche penale. Questo meccanismo risulta squilibrato: la conoscenza della storia edilizia di un immobile compete in primo luogo al proprietario, mentre si chiede al tecnico di garantire la legittimità di atti e provvedimenti storici sui quali non ha avuto alcun controllo. La seconda criticità riguarda la doppia conformità. Per le lievi difformità il principio del suo superamento va nella giusta direzione. Ma per le costruzioni in zona sismica permane l'obbligo di conformità alle norme tecniche vigenti sia al momento della realizzazione sia a quello del rilascio del titolo in sanatoria. Questo doppio vincolo rischia di rendere la sanatoria impraticabile per un numero molto ampio di immobili, vanificando nella pratica lo sforzo di semplificazione ed anche di messa in sicurezza del patrimonio esistente. La terza criticità riguarda il rapporto con la pianificazione urbanistica. La legge delega sembra ammettere interventi di natura urbanistica in assenza di strumento attuativo e consente cambi di destinazione d'uso in deroga alla pianificazione. Questo approccio preoccupa il Cni: il governo del territorio richiede una visione organica degli interventi. Senza un progetto urbanistico d'insieme, si rischia la frammentazione e l'incoerenza. Serve una riforma della legge urbanistica nazionale, incentrata non più sull'espansione ma sulla rigenerazione, sulla prossimità dei servizi, sulla sostenibilità e sull'inclusione sociale. “La legge delega - ha concluso Perrini - è un punto di partenza, non di arrivo: la qualità della riforma si misurerà sui decreti legislativi attuativi. Per questo chiediamo che nella fase di redazione del nuovo Codice sia garantito un coinvolgimento strutturato delle professioni tecniche. I Consigli Nazionali delle professioni tecniche si rendono disponibili ad avviare un tavolo di lavoro permanente per la stesura del nuovo testo normativo. Il Consiglio nazionale degli ingegneri è pronto a fare la propria parte, con competenza e spirito costruttivo”.
(Adnkronos) - "Lo stakeholder engagement significa avere relazioni continuative con tutti i territori e i diversi pubblici con cui un'azienda ha a che fare: dai clienti, ai fornitori, alle istituzioni, ai dipendenti, oltre alle varie comunità di riferimento”. Così Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability e Regional Affairs in A2a, in occasione dell’evento ‘Stakeholder engagement. Misurare l’impatto per creare valore’ oggi a Roma. Realizzato da A2a in collaborazione con Assonime, l’incontro vede il contributo dei partner strategici The European House Ambrosetti e Sda Bocconi School of Management di Milano. Durante l’appuntamento è stato presentato l’Engagement Value Index report con cui il Gruppo ha misurato gli impatti generati sui territori. Per Ventura, "è necessario misurare tutto il lavoro che viene fatto sui territori perché è un importante investimento di risorse, in termini economici, di tempo, sia da parte dell'azienda che da parte degli interlocutori con cui siamo in contatto”, afferma. Poi aggiunge: “Si tratta di un beneficio concreto sia per le aziende che per le comunità. Dal dialogo con gli stakeholder nascono anche opportunità e si possono mitigare eventuali rischi che altrimenti non verrebbero intercettati”. Ma in che modo A2a ha sistematizzato lo stakeholder engagement? “Abbiamo delle riunioni fisse nel corso dell'anno in cui le proposte di dialogo vengono tradotte in attività concrete”, conclude Ventura.