INFORMAZIONIMedia Consultants srl Comunicazione e Marketing Ruolo: General Manager & Chief Scientist Officer Area: Top Management Ferdinando Aldè |
INFORMAZIONIMedia Consultants srl Comunicazione e Marketing Ruolo: General Manager & Chief Scientist Officer Area: Top Management Ferdinando Aldè |
(Adnkronos) - "Trump is dead", "Trump è morto". La fake news decolla negli Stati Uniti, con un picco di ricerche su Google e la diffusione dell'hashtag #trumpisdead su X. La bufala relativa alla morte del 79enne presidente degli Stati Uniti, tra tweet e messaggi, prende il largo tra i sospetti: Trump, scrivono in tanti, non si vede da giorni. L'ultima apparizione pubblica, si fa notare, risale alla riunione del gabinetto di mercoledì 26 agosto. Online rimbalzano foto recenti che mostrano lividi sulla mano destra del presidente. Una scena non inedita: nei mesi scorsi, la Casa Bianca ha disinnescato il caso facendo riferimento alle numerose strette di mano. Complice la 'sparizione' di Trump, basta poco per alimentare la valanga, che travolge in particolare le ricerche su google. Ad accendere la miccia contribuiscono le dichiarazioni del vicepresidente JD Vance che, giovedì a Usa Today, si dice 'pronto' in caso di "terribile tragedia". E poco importa che il numero 2 della Casa Bianca aggiunga: "Il presidente gode di una salute incredibilmente buona". Un'occhiata ai trend negli Stati Uniti aiuta a definire il quadro. Cosa cercano gli utenti americani nella giornata di sabato 30 agosto? Attorno alle parole 'Donald Trump' prendono forma una serie di domande: Trump è morto? Dov'è Trump oggi? Trump sta bene? I post pubblicati sul social Truth, su argomenti vari ed eventuali, non bastano per convincere gli scettici. Alla fine, nella tarda mattinata americana, ecco la 'prova'. Anzi, le prove. Trump si presenta con la nipote Kai nel suo golf club in Virginia per il consueto sabato tra fairway, green e putt.
(Adnkronos) - "Ci aspettavamo un'esenzione per i prodotti alcolici italiani, e europei in generale, in quanto non sostituibili con i prodotti americani, essendo delle indicazioni geografiche per lo più riservate al nostro Paese e agli altri Paesi fortemente produttori di questo genere di bevande, come anche la Francia. Sicuramente quello che sarà da capire nei prossimi giorni è se ancora ci sono spiragli per un'esenzione da questi dazi". Così, con Adnkronos/Labitalia, Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio nazionale Grappa, commenta la dichiarazione congiunta Ue-Usa che ha formalizzato oggi l'intesa politica raggiunta lo scorso 27 luglio in Scozia tra la presidente Von der Leyen e il presidente Trump in materia di dazi, con tetto massimo al 15%, e che non prevede esenzioni per vino e superalcolici. E Caffo, amministratore delegato del Gruppo Caffo 1915, sottolinea l'importanza del mercato Usa per il comparto ricordando che "secondo i dati Nomisma, il valore dell’export di distillati italiani si aggira intorno ai 2 miliardi di euro annui, con gli Stati Uniti che rappresentano circa il 13% di questo valore. Il 2024 aveva registrato un incremento del 26% delle esportazioni verso il Nord America". Secondo l'imprenditore "nel caso in cui questi dazi vengano definitivamente confermati anche per vino e superalcolici serve un orizzonte temporale certo. Non ci dobbiamo ritrovare qua il mese di agosto dell'anno prossimo a discutere se i dazi dal 15 poi passano al 30 o al 50%. Se è veramente il 15 almeno che sia confermato per un periodo abbastanza lungo, penso a un orizzonte temporale di 3 o 5 anni che permetta alle aziende dei vari Stati europei e anche alle istituzioni proposte di potersi organizzare per gestire questi maggiori costi sui mercati americani". E Caffo sottolinea la necessità da parte dei diversi stati Europei e della stessa Ue eventualmente di "dedicare delle risorse alla promozione in maniera tale da non fare crollare i volumi di esportazione di vino e alcolici negli Stati Uniti da parte dell'Italia e dell'Europa in generale", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Luglio 2025 è stato il terzo luglio più caldo a livello globale, con una temperatura media di 16,68 °C, 0,45 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020. Inoltre, è stato più freddo di 0,27 °C rispetto al record di luglio 2023 e di 0,23 °C nel confronto con luglio 2024, il secondo più caldo. Lo rende noto il Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con finanziamenti dell'Ue. Guardando, poi, alla media stimata del periodo 1850-1900, luglio 2025 è stato di 1,25 °C più caldo, diventando quindi il quarto mese degli ultimi 25 con una temperatura globale inferiore a 1,5 °C rispetto al livello preindustriale. Il periodo di 12 mesi da agosto 2024 a luglio 2025 è stato di 0,65 °C superiore alla media del periodo 1991-2020 e di 1,53 °C superiore al livello preindustriale. Secondo Carlo Buontempo, direttore del C3S, "due anni dopo il luglio più caldo mai registrato, la recente serie di record di temperatura globale è terminata, almeno per ora. Ma questo non significa che il cambiamento climatico si sia arrestato. Abbiamo continuato ad assistere agli effetti del riscaldamento globale in eventi quali il caldo estremo e le inondazioni catastrofiche di luglio. Se non stabilizziamo rapidamente le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, dovremo aspettarci non solo nuovi record di temperatura, ma anche un aggravamento di questi impatti, e dobbiamo prepararci a questo". La temperatura media sul territorio europeo a luglio 2025 è stata di 21,12 °C, 1,30 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020, rendendo il mese scorso il quarto luglio più caldo mai registrato nel Continente.