INFORMAZIONIFederico SilvestroIstituto Salesiano E. Menichini Business School ed Enti di Formazione Italiana Ruolo: Responsabile delle comunicazioni sociali Area: (responsabile) IT Management Federico Silvestro |
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(Adnkronos) - Nessuna replica nel merito, nessuna risposta alle singole affermazioni. I sindacati interni del Teatro La Fenice di Venezia hanno scelto di non commentare punto per punto le dichiarazioni rilasciate da Beatrice Venezi. "La Rsu ritiene di non commentare le dichiarazioni della maestra Venezi, rilevando che le sue affermazioni non sono orientate a trovare una soluzione", ha fatto sapere tramite l'Adnkronos la Rappresentanza sindacale unitaria a nome degli orchestrali, dei coristi e delle maestranze della fondazione lirico-sinfonica veneziana. La presa di posizione della Rsu arriva dopo l'intervento pubblico della direttrice d'orchestra, che ha rotto il silenzio sulla mobilitazione dei lavoratori della Fenice, in protesta dallo scorso 22 settembre contro la sua nomina a direttrice musicale stabile a partire dal prossimo ottobre. Al centro della contestazione, la valutazione di un curriculum ritenuto non adeguato al prestigio della fondazione veneziana. Durante una conferenza stampa a Pisa per la presentazione di "Carmen" di Georges Bizet al Teatro Verdi, al debutto in cartellone venerdì 23 gennaio, Venezi ha affrontato, martedì 20 gennaio, per la prima volta la vicenda con toni ironici e difensivi. "Dico soltanto che sono così raccomandata che lavoro praticamente, esclusivamente all'estero", ha dichiarato, aggiungendo che parlerà della questione "a tempo debito". A chiudere, la citazione calcistica di Vujadin Boskov: "La partita è chiusa solo quando l'arbitro fischia". Nel suo intervento ha anche evocato l’immagine internazionale della Fenice, sostenendo che fuori dall'Italia ci si chieda come sia possibile che un teatro finanziato con fondi pubblici sia "di fatto gestito dai sindacati", in un contesto definito "totalmente anarchico". Proprio su questi passaggi la Rsu ha evitato qualsiasi controreplica dettagliata. La scelta è quella di non alimentare uno scambio polemico, ma di ribadire che le dichiarazioni della direttrice non affrontano il nodo centrale della protesta né aprono spiragli di confronto. Ha invece commentato Nicola Atalmi, segretario generale della Slc Cgil Veneto: "Beatrice Venezi ha rotto il silenzio sulla vicenda che la riguarda dimostrando un atteggiamento arrogante e sprezzante nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro La Fenice. Un approccio che non aiuta certo a rasserenare il clima. Come non aiuta disprezzare in maniera così evidente le istanze dei musicisti, o affermare che il Teatro sia preda di una 'situazione anarchica sotto il controllo del sindacato', una descrizione che ci riporta peraltro ad anni bui, quando si gridava al pericolo anarchico e sindacale per invocare le maniere forti del manganello". La Slc Cgil Veneto proseguirà "a sostenere con decisione le Rsu del Teatro La Fenice, che si sono opposte a questa nomina, lo ribadiamo, per questioni di merito come il curriculum inadeguato all'incarico in un teatro prestigioso come La Fenice, e la modalità della nomina, avvenuta dall'alto e senza consultare le maestranze come consuetudine". Sulla vertenza Fenice-Venezi interviene anche la Slc Cgil di Pisa: "Beatrice Venezi ha rilasciato dichiarazioni gravi e inappropriate, denigrando pubblicamente il ruolo dei sindacati e il lavoro delle maestranze. Inaccettabile che sia avvenuto al Teatro Verdi, che da sempre ha visto la Cgil portare avanti in maniera costruttiva il proprio futuro, e che sia accolto in un clima che sembra legittimare una posizione di superiorità rispetto a chi lavora ogni giorno per il funzionamento del teatro". "La vicenda - spiega la Slc Cgil pisana in una nota - evidenzia la distanza tra chi gestisce un teatro e chi lo mantiene vivo, e mette in luce come l'assegnazione di incarichi prestigiosi possa dipendere più da logiche politiche che dal merito, con ripercussioni sulla dignità e le condizioni del personale. Il Verdi non è un palcoscenico per esternazioni ideologiche o battute fuori luogo: è un luogo di lavoro pubblico, dove operano professionalità che affrontano precarietà, carichi crescenti e continui tagli ai finanziamenti decisi dal governo Meloni. Ridicolizzare il sindacato e le rivendicazioni dei lavoratori non è solo offensivo, ma profondamente irresponsabile". "Il rispetto per i lavoratori e le loro rappresentanze non è un'opzione, ma un dovere imprescindibile, soprattutto in un settore culturale sempre più fragile e sotto attacco e assecondare questa narrazione significa indebolire il ruolo critico e comunitario dei teatri italiani", conclude la nota sindacale. E proprio la Cgil in vista dei concerti pisani diretti da Venezi sembra intenzionata a chiedere ai propri iscritti che lavoreranno al Teatro Verdi di indossare la spilletta anti-Venezi realizzata dalle maestranze della Fenice come "protesta silenziosa" nei confronti della nomina imposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Infine una novità arriva da Lucca. Non sarà il Teatro del Giglio della città natale di Beatrice Venezi il luogo in cui si consumerà, forse, il calumet della pace tra la direttrice d'orchestra e gli orchestrali della Fenice di Venezia, secondo quanto riferisce "Il Tirreno". Per stemperare le tensioni scaturite dalla nomina della 35enne lucchese a direttrice musicale dell'iconico teatro lagunare, nelle scorse settimane l'amministratore unico del Teatro del Giglio, Giorgio Angelo Lazzarini, aveva lanciato la proposta di ospitare in città un concerto della Fenice diretto proprio dalla stessa Venezi. Un'idea che aveva raccolto l'assenso sia del sindaco della città toscana, Mario Pardini, sia del sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi. A far scattare il semaforo rosso ci ha pensato, però, il primo cittadino del capoluogo veneto, nonché presidente della Fondazione della Fenice, Luigi Brugnaro. Il sindaco di Venezia ha dichiarato che il Teatro del Giglio non sarebbe "il luogo adatto" per sancire la pace, o almeno una tregua, tra l'Orchestra e la direttrice. Resta sul tavolo la possibilità che il primo concerto dell'era Venezi possa tenersi non in Italia bensì all'estero, un'altra scelta criticata dai lavoratori della Fenice in virtù dei costi esosi per le casse pubbliche derivanti da una trasferta di questo tipo. Lazzarini, che si era già mosso per quantificare i costi di un evento di questa portata, si è detto sorpreso del no ricevuto da Brugnaro. "Sinceramente non me l'aspettavo - ha detto al 'Tirreno' - Il nostro Teatro accoglierà martedì 10 febbraio un concerto dell'Orchestra del Maggio Fiorentino diretto niente meno che da Zubin Mehta. E devo dire, inoltre, che da parte degli orchestrali lagunari non c'era stata una chiusura a questa proposta. Anzi, tutt'altro. Al di là della risposta, sono contento che il sindaco di Venezia si sia espresso sulla vicenda. Mi auguro che sia il primo di una serie di interventi fattivi capaci di sanare la situazione". Lazzarini rivendica, assieme al sindaco Pardini, di aver smosso con la sua proposta l'ambiente istituzionale veneziano: "Se questa proposta, per quanto rifiutata da Brugnaro, avrà avuto il merito di provocare un’inversione di tendenza nell’approccio alla questione, dopo tutte le denigratorie accuse subite da Venezi, allora saremo felici. Le ingiuste critiche rivolte alla direttrice d'orchestra non hanno provocato un danno d'immagine solo alla Fenice ma anche all'Italia intera". Nei giorni scorsi il sindaco di Lucca era intervenuto con un'intervista all'Adnkronos per difendere pubblicamente la concittadina: "Quando una professionista viene messa sotto accusa prima ancora di essere giudicata sul campo, non siamo più nel terreno del confronto artistico, ma in quello della censura preventiva - ha dichiarato Pardini - Si può dissentire – ed è legittimo farlo –, ma qui si sta andando oltre: a Beatrice Venezi viene contestato il diritto stesso di svolgere il proprio lavoro. Questo, da sindaco e da cittadino, non posso accettarlo. Sarà il suo percorso alla Fenice a parlare, non le polemiche costruite prima". (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - “I dati del nostro Osservatorio sull’andamento dei centri commerciali mostrano che la domenica rappresenta circa il 19% delle affluenze settimanali e le survey realizzate con il parere dei nostri clienti e visitatori ci dicono che tale percentuale non potrebbe essere recuperata in 6 giorni. Un trend che, da quanto ci sembra, accomuna l’intero settore del commercio. A mio parere, quella della chiusura domenica degli esercizi commerciali si tratterebbe di una scelta estremamente controproducente". Così, con Adnkronos/Labitalia, Roberto Zoia, presidente del Cncc (Consiglio nazionale dei centri commerciali), commenta le parole di Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop, che oggi è tornato su 'La Stampa', a ricordare che le chiusure domenicali farebbero risparmiare alla Gdo oltre 2 miliardi, chiedendo di aprire il dibattito al riguardo. Ma per Zoia con le chiusure domenicali "si andrebbe inevitabilmente a favorire le grandi piattaforme marketplace di origine extra-Eu che, continuando a garantire una disponibilità di servizio assoluta, 7 giorni su 7 e H24, guadagnerebbero ulteriore margine rispetto al commercio fisico". "Basti pensare alle asimmetrie competitive già esistenti, sia a livello normativo che fiscale, che verrebbero amplificate, ma anche per quanto riguarda il rispetto di alcune regole sulla sostenibilità, che si presentano molto stringenti per il commercio tradizionale ed inesistenti per tali piattaforme”, conclude.
(Adnkronos) - "Il tema che affrontate è certamente centrale, è strategico nello scenario della nostra politica, italiana, e della politica europea sul clima. Noi non ci tiriamo indietro sul target ma siamo molto determinati anche a tutelare quelli che sono i diritti dei nostri cittadini e delle nostre imprese". Così il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un video-messaggio in occasione dell'evento 'Gpl e le sue soluzioni rinnovabili a servizio del consumatore. Analisi degli impatti del meccanismo Ets2 nei settori del residenziale, dell’industria e dell’automotive'. "In Italia salgono le emissioni dei trasporti e restano stabili le emissioni del settore residenziale - spiega - L'Ets2, come noto, associa un costo all'emissione dei combustibili usati in entrambi i settori. Il Gpl, meno inquinante di benzina a gasolio, subirà un incremento di prezzo minore e risulterà favorito. E’ un vantaggio che aumenterà con la componente bio, sempre applicando criteri di sostenibilità. L'Ets2 partirà a pieno regime nel 2028, non più nel 2027 e questo ci darà più tempo per prepararci. E’ uno dei risultati ottenuti in Europa, dove abbiamo chiesto flessibilità e semplificazione. Sarà quindi un passaggio graduale anche grazie al Fondo Sociale per il clima che è alimentato dall’Ets2". "Puntiamo quindi ad evitare conseguenze negative che potrebbero interessare tutti i cittadini e le imprese - prosegue - Faremo tesoro delle esperienze del passato per tutelare le nostre comunità. La transizione ecologica ed energetica deve essere fondata su un equilibrio di neutralità, di pragmatismo. Va evitato un approccio ideologico e non vanno creati pesi insostenibili per tutti. Le opportunità ci sono e noi le valorizzeremo al meglio per il sistema paese e per gli italiani".