(Adnkronos) - La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà oggi ad Addis Abeba per la seconda edizione del Vertice Italia-Africa, in programma nella capitale etiope alla vigilia della 39ª Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione Africana. Si tratta della prima volta che il summit si svolge sul continente africano, dopo la prima edizione ospitata a Roma nel gennaio 2024. Una scelta che, secondo fonti italiane, conferma la volontà del Governo di rafforzare il ruolo dell'Italia come "ponte privilegiato" tra Europa e Africa, in un'ottica di dialogo strutturato e di lungo periodo, fondato su un approccio "da pari a pari" e orientato a una crescita condivisa. Al centro dei lavori ci sarà il punto sullo stato di attuazione del Piano Mattei per l'Africa. Sempre secondo fonti italiane, il Vertice rappresenterà l'occasione per fare un bilancio dei risultati conseguiti, raccogliere le valutazioni dei partner africani e definire le priorità operative per le prossime fasi, confermando la natura del Piano come piattaforma aperta e in evoluzione. Ad oggi il Piano Mattei coinvolge direttamente 14 Paesi africani e ha avviato o consolidato circa cento progetti in settori chiave: energia e transizione climatica, agricoltura e sicurezza alimentare, infrastrutture fisiche e digitali, sanità, gestione delle risorse idriche, istruzione e formazione, oltre allo sviluppo dell'intelligenza artificiale e del dominio spaziale. Fonti diplomatiche sottolineano inoltre la dimensione ormai europea e internazionale dell'iniziativa, grazie alle sinergie con l'Unione europea - anche attraverso il Global Gateway - il G7, l'Unione Africana e diverse istituzioni finanziarie multilaterali. Sul piano finanziario, è stata definita un'architettura innovativa con il coinvolgimento della Banca Africana di Sviluppo e della Banca Mondiale, oltre al rafforzamento della collaborazione con BERS e BEI. Dal lato italiano, spiegano le stesse fonti, sono stati mobilitati oltre un miliardo di euro tra finanziamenti, strumenti concessionali e garanzie. I lavori del Vertice si apriranno nel pomeriggio al Convention Center di Addis Abeba con gli interventi introduttivi della premier Meloni, del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, del presidente dell'Unione Africana e presidente dell'Angola Joao Lourenco, del presidente della Commissione dell'UA Mohammed Ali Youssouf, del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e del presidente palestinese Mahmud Abbas. Seguirà una sessione di confronto politico con i Capi di Stato e di Governo dei 14 Paesi coinvolti nel Piano Mattei, prima degli interventi delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni finanziarie. La missione della presidente del Consiglio proseguirà il 14 febbraio con la partecipazione, in qualità di ospite d'onore, alla sessione plenaria di apertura dell'Assemblea dell'Unione Africana nella Mandela Hall. L'invito rivolto a Meloni viene letto da fonti italiane come un segnale politico di apprezzamento per il percorso di cooperazione consolidato negli ultimi anni tra Italia e UA, anche nel quadro del Piano Mattei. Nel suo intervento in plenaria, la premier ribadirà - secondo quanto si apprende - l'ambizione dell'Italia di rafforzare un partenariato strategico tra Africa ed Europa, sostenendo l'Agenda 2063 dell'Unione Africana e promuovendo strumenti finanziari innovativi, corresponsabilità e crescita condivisa in un contesto geopolitico in cui il continente africano assume un ruolo sempre più centrale.
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.