INFORMAZIONIElisabetta ParrocoAltran spa Consulenza Ruolo: Talent Management Director - Spain Area: (responsabile) Human Resource Management Elisabetta Parroco |
INFORMAZIONIElisabetta ParrocoAltran spa Consulenza Ruolo: Talent Management Director - Spain Area: (responsabile) Human Resource Management Elisabetta Parroco |
(Adnkronos) - Donald Trump riceve Benjamin Netanyahu e continua a scommettere sui negoziati con l'Iran ripresi la settimana scorsa. Il presidente Usa ha incontrato il primo ministro israeliano alla Casa Bianca. Un faccia a faccia a porte chiuse durato quasi tre ore, definito "molto positivo" dal numeri 1 della Casa Bianca che, su Truth, ha sottolineato "le relazioni eccellenti" tra i due Paesi. "Non è stato raggiunto nulla di definitivo, se non che ho insistito affinché i negoziati con l'Iran continuino per vedere se sia possibile o meno concludere un accordo - ha rivelato Trump - Se sarà possibile, ho fatto sapere al primo ministro che questa sarà la soluzione preferibile. Se non sarà possibile, dovremo semplicemente vedere quale sarà l'esito". E ha quindi richiamato alla memoria le azioni militari statunitensi intraprese contro il programma nucleare iraniano. "L'ultima volta l'Iran ha deciso che era meglio non concludere un accordo e sono stati colpiti con l'operazione 'Martello di mezzanotte', che non è andato bene per loro. Speriamo che questa volta siano più ragionevoli e responsabili", ha affermato Trump che avrebbe fatto riferimento a possibili azioni militari statunitensi contro l'Iran, in risposta alla dura repressione dei manifestanti da parte di Teheran. "Con Netanyahu abbiamo discusso degli enormi progressi compiuti a Gaza e nella regione in generale. C'è davvero PACE in Medio Oriente", ha scritto ancora su Truth il presidente degli Stati Uniti, che continua a valutare l'opzione militare. Tre funzionari statunitensi hanno dichiarato al Wall Street Journal che il Pentagono ha dato istruzioni a un altro gruppo d'attacco di portaerei di prepararsi per lo spiegamento in Medio Oriente, nel contesto dei preparativi per una possibile azione. Un primo gruppo d'attacco di portaerei guidato dalla USS Abraham Lincoln è arrivata nella regione alla fine di gennaio. A Teheran, nelle stesse ore, molti funzionari iraniani ritengono che un altro scontro con gli Stati Uniti sia inevitabile e che i colloqui in corso possano solo ritardare l'azione militare americana, secondo il quadro delineato dal Washington Post che citando un funzionario europeo in contatto con la leadership iraniana: "Hanno esaurito tutte le possibilità e lo sanno". Pessimismo trapela anche dalle parole del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, durante le celebrazioni del 47esimo anniversario della Rivoluzione islamica a Teheran. "Lo ribadisco ancora una volta: non cerchiamo armi nucleari. L'abbiamo detto più volte e siamo pronti a qualsiasi tipo di verifica", ha detto. "Tuttavia, un alto muro di sfiducia, creato dagli Stati Uniti e dall'Europa con le loro azioni e parole, impedisce ai colloqui di raggiungere risultati concreti", ha proseguito , sottolineando che "se il mondo vuole davvero la diplomazia, deve mettere fine alle sue azioni provocatorie. L'Iran non si piegherà alle richieste eccessive e non arretrerà di fronte alle ingiustizie". In questo contesto, l'obiettivo di Netanyahu è evitare che un'eventuale intesa tra Iran e Usa penalizzi le strategie di Tel Aviv nella regione. Il primo ministro israeliano nell'incontro con Trump "ha insistito sulle esigenze di sicurezza dello Stato di Israele nel quadro dei negoziati" tra Stati Uniti e Iran: "I due leader hanno concordato di proseguire il coordinamento e gli stretti contatti tra loro", ha dichiarato l'ufficio del leader israeliano in un comunicato. Prima dell'incontro Netanyahu ha firmato per l'ingresso di Israele nel Board of Peace per Gaza, l'organismo internazionale, presieduto da Trump, creato per supervisionare il cessate il fuoco tra Israele e Hamas e la ricostruzione a Gaza.
(Adnkronos) - Dopo un periodo di assestamento, il mercato del lavoro italiano si appresta a vivere un 2026 di profondo cambiamento. Secondo i dati della nuova Salary survey 2026 di Michael Page, leader internazionale nella ricerca e selezione specializzata, il futuro delle carriere sarà plasmato da tre vettori fondamentali: l'integrazione pervasiva dell'Intelligenza artificiale, l'urgenza della sostenibilità (Esg) e l'adeguamento alla normativa europea sulla trasparenza retributiva. Il report evidenzia come il 2026 sarà un anno di mutamento qualitativo delle competenze richieste dalle aziende che non cercano più solo specialisti, ma figure ibride capaci di governare la tecnologia con una visione di business orientata all’etica e al benessere. “Il mercato del lavoro - precisa Tomaso Mainini, amministratore delegato di Michael Page - sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Il 2026 mette al centro una doppia evoluzione: quella delle competenze e quella delle retribuzioni. Per restare competitive nell’attrazione dei talenti, le aziende devono oggi superare il vecchio concetto di stipendio (che naturalmente rimane cruciale) per abbracciare strategie di talent retention basate su flessibilità, valori condivisi e trasparenza”. Uno dei punti centrali dell’indagine di Michael Page riguarda l’impatto della nuova direttiva Ue sulla trasparenza salariale che imporrà alle aziende di indicare le fasce retributive già negli annunci di lavoro, eliminando le zone d'ombra nelle negoziazioni. Ad oggi, la strada è ancora in salita: la survey rileva che il 66% delle aziende italiane non dispone ancora di una struttura salariale trasparente e di reporting sul pay gap. Il 32% dei dipendenti percepisce ancora un divario retributivo di genere. “Il concetto di retribuzione equa - precisa Mainini - non si limita solo al concetto di parità salariale di genere, ma vuol dire riconoscere il valore che ogni persona porta in azienda per assicurarsi che venga retribuita in modo adeguato. Le prime bozze che circolano confermano che le aziende saranno tenute a fornire ai dipendenti informazioni sui range retributivi in azienda e dovranno rendere accessibili i criteri per aumenti di stipendio, promozioni e livelli aziendali. Si getteranno le basi per la creazione di un asset strategico per attrarre e trattenere i migliori talenti attraverso la fiducia, la trasparenza e un modello organizzativo maturo”. Sono tre i settori chiave del 2026. 1) Finance: il valore delle competenze ibride. Oggi il finance è il cuore pulsante della strategia aziendale: è la funzione che guida la trasformazione, anticipa i rischi, costruisce valore, protegge il futuro. Mentre private equity, Ia e nuove normative accelerano la trasformazione, le aziende devono farsi trovare pronte, e i professionisti devono aggiornare le proprie competenze per cogliere le opportunità che arriveranno. Il 2026 non sarà un anno di transizione, sarà un anno di svolta. La domanda si sposta su profili ibridi: Controller esperti in analisi di dataset complessi, contabili con forti skill digitali e cfo capaci di agire come partner strategici del business. 2) Green energy e construction. Il settore è in espansione con la crescente domanda di energia; l’Italia rimane un territorio ricco di opportunità di lavoro e carriera per gli specialisti del fotovoltaico e dell’eolico. Non mancano, inoltre, interessanti occasioni in ambito constuction, soprattutto per profili in ambito produzione di cantiere, come direttori e capi cantiere, ma anche all’interno dell’ufficio tecnico, in particolare nel reparto gare. 3) Sales: il focus sulla customer experience. Si registra un picco di richieste nel settore dei del retail e dell’hospitality. La spinta nasce dalla necessità di gestire canali di vendita digitali e di rafforzare la fidelizzazione del cliente in contesti altamente competitivi. Attivo anche il settore servizi B2B, in particolare con profili in ambito Ict. Inoltre, molto richieste sono le figure dedicate all'export, soprattutto nei settori industriali. “Il mercato del 2026 - conclude Tomaso Mainini - premierà le organizzazioni capaci di investire in cultura aziendale e tecnologia. Per i professionisti, la chiave del successo risiederà nella capacità di aggiornare costantemente le proprie skill tecniche affiancandole a solide competenze relazionali”. Per analizzare trend di mercato e stipendi l'11 e il 12 febbraio Michael Page organizza una serie di live session per approfondire dove si concentrano le maggiori opportunità di lavoro e quali sono i livelli retributivi per ciascun professionista, anche alla luce delle novità della trasparenza salariale.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.