(Adnkronos) - Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center nominato da Trump, si è dimesso con una lettera pubblicata su X in cui sostiene di non poter “in coscienza” sostenere la guerra in Iran. Il documento, però, contiene una serie di affermazioni false o distorte che stanno già scatenando reazioni bipartisan, e hanno convinto la Casa Bianca a scaricarlo con insolita velocità. Kent è un ex ufficiale delle forze speciali dell'esercito americano con oltre due decenni di servizio in teatri come Iraq, Afghanistan e Siria. Ha costruito la sua carriera politica cavalcando le teorie del complotto di Trump: si è candidato al Congresso nel 2022 sostenendo che le elezioni del 2020 fossero state rubate e definendo i partecipanti al 6 gennaio "prigionieri politici". Ha perso sia nel 2022 sia nel 2024 contro la democratica Marie Gluesenkamp Perez nello stato di Washington. Trump lo ha nominato direttore del Nctc nel febbraio 2025 e il Senato l'ha confermato a luglio. Prima di quella nomina era consigliere senior della direttrice dell'intelligence Tulsi Gabbard. La prima moglie di Kent, Shannon Kent, era un tecnico delle comunicazioni crittografate della Marina americana. Il 16 gennaio 2019 si trovava a Manbij, nel nord della Siria, quando un attentatore suicida dell'Isis fece esplodere il suo giubbotto esplosivo fuori da un ristorante frequentato dal personale americano. Shannon morì insieme ad altri tre americani: fu la prima donna americana uccisa in combattimento in Siria dall'inizio delle operazioni contro l'Isis. Nella lettera di dimissioni, Kent scrive che sua moglie è morta in una guerra “fabbricata da Israele”. Nella lettera, Kent accusa Israele di aver “trascinato” gli Usa nella disastrosa guerra in Iraq, costata migliaia di vite americane. Una frase che replica una delle narrazioni antisemite più longeve del panorama cospirazionista americano. I fatti storici dicono l'opposto: la guerra in Iraq del 2003 fu decisa dall'amministrazione Bush sulla base di intelligence americana (rivelatasi falsa) sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Il governo israeliano, anzi, avvertì l'amministrazione americana che un Iraq destabilizzato avrebbe rafforzato l'Iran, vero nemico strategico di Israele. Presentare Israele come l'architetto del disastro iracheno è una distorsione storica che appartiene al registro del cosiddetto "Zionist Occupied Government" (Zog), teoria del complotto di matrice suprematista bianca. Kent nella lettera loda il raid del gennaio 2020 che uccise il generale iraniano Qassem Soleimani come esempio di come Trump sappia usare la forza senza trascinarsi in conflitti interminabili. Solo che nel 2020, all'epoca del raid, Kent avesse pubblicamente avvertito che quella stessa operazione rischiava di scatenare una guerra in piena regola con l'Iran, e la criticava apertamente. La fretta con cui l'amministrazione Trump ha preso le distanze da Kent non è solo ideologica. Secondo fonti dell'amministrazione riferite da Fox News, Kent era considerato un "leaker", uno che spiffera le informazioni riservate ottenute in virtù del suo ruolo, da mesi era stato escluso dai briefing di intelligence presidenziale e non era stato coinvolto in nessuna discussione relativa all'Iran. La Casa Bianca, sempre secondo le ricostruzioni apparse sui media conservatori americani, aveva già chiesto a Tulsi Gabbard di licenziarlo per le presunte fughe di notizie, ma la direttrice dell'intelligence non aveva mai agito. Le sue dimissioni arrivano quindi quando era già di fatto messo da parte, il che trasforma la lettera da atto di coscienza a sfogo di un funzionario già esautorato. Kent appartiene a quella frangia del movimento Maga che ha abbracciato le posizioni di Tucker Carlson sull'”America First” spinte fino all'ostilità aperta verso Israele. Già dal 2022, quando era ancora candidato al Congresso, Kent si era opposto pubblicamente ai finanziamenti americani all'Ucraina, sostenendo che l'invasione russa sarebbe stata provocata dagli stessi Stati Uniti attraverso l'espansione della Nato verso est, ricalcando perfettamente la posizione del Cremlino. Ha frequentato ambienti vicini al cosiddetto paleoconservatorismo e al nazionalismo bianco online, in particolare il gruppo dei Proud Boys, posizioni che lo avevano già messo in rotta di collisione con altri esponenti dell'amministrazione come il direttore dell'Fbi Kash Patel, dopo che tentò di accedere ai sistemi Fbi per indagare sull'assassinio di Charlie Kirk, avanzando ipotesi di coinvolgimento straniero.
(Adnkronos) - Ieg-Italian exhibition group punta su una professionalità di spicco per lo sviluppo italiano e internazionale di un’area centrale del suo business, quella del food&beverage. Ilaria Cicero è il nuovo global exhibition director della divisione Food&beverage di Ieg che ricomprende il grande Sigep world - che valorizza nel mondo le eccellenze della gelateria, pasticceria panificazione artigianali, pizza e caffè, beer&food attraction, bbtech expo, mixology attraction e le manifestazioni estere collegate al food, in Asia e negli Stati Uniti. Già chief executive officer di IegAsia a Singapore, laureata in Giurisprudenza, Ilaria Cicero ha conseguito un Ph.D. in diritto comunitario europeo, un LL.M. presso l’Università di Londra e diversi master specialistici. In precedenza ha ricoperto i ruoli di group general counsel, m&a executive director e head of corporate & international development division del Gruppo Fiera Milano. Nel settore fieristico e congressuale ha inoltre maturato esperienza in ambiti quali food & beverage, hospitality, lifestyle, retail, oil & gas, interior & design. Nel corso della sua carriera, Cicero ha condotto operazioni di successo, acquisendo competenze in ambiti quali M&A, Venture Capital, IPO e concludendo accordi di joint venture non solo in Italia, ma anche in Germania, Francia, Stati Uniti, Brasile, Turchia, Medio Oriente, Russia, Cina, India, Thailandia, Malesia e Singapore. Oltre all'ambito fieristico, ha lavorato in uno studio legale statunitense, occupandosi di progetti che coinvolgevano fondi di private equity.
(Adnkronos) - “Alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, parliamo di Ultranet, la start up del Gruppo Hgm, dedicata allo sviluppo e alla digitalizzazione dei distretti industriali e a portare negli stessi i progetti di energia green per dare alle Pmi, che nel nostro territorio nazionale rappresentano oltre il 96% delle imprese produttive, un saving sui costi dell'energia, oltre che a rendere disponibile la fibra ottica, oggi abilitatore necessario e fondamentale per tutti i progetti di sviluppo, compresa l’intelligenza artificiale”. Sono le parole di Francesco Sangiovanni, presidente e Founder del Gruppo Hgm - Ultranet, in occasione dell’evento 'Il Progetto Edd - Ultranet nei Distretti Industriali', organizzato dalla stessa azienda nel contesto della quarta edizione di Key – The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg - Italian Exhibition Group di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, svoltasi dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini. (VIDEO) Il Gruppo Hgm Spa è attivo in Italia nel settore delle infrastrutture di telecomunicazioni con la mission di offrire servizi integrati ai principali operatori Tlc e alle Utilities. La società Ultranet Srl, totalmente posseduta da Hgm, agisce in qualità di operatore iscritto al Roc, progetta reti Tlc in fibra e offre in Iru i diritti d’uso di circa 15mila km di rete in fibra ottica spenta e/o di cavidotti vuoti già realizzata o da implementare secondo le esigenze dei propri clienti. Ultranet offre anche il noleggio di centrali telefoniche e di redistribuzione ottica proprietarie, con la possibilità di adibirli a mini Hub (Edge Data Center) sul territorio. “Il Gruppo Hgm nasce trent'anni fa ed è di proprietà della famiglia Sangiovanni, di cui sono onorato di essere non solo il presidente, ma anche il maggiore di tre fratelli che hanno costruito questa bella realtà. Siamo presenti in Italia, ma anche in Brasile con progetti analoghi, in cui portiamo l’energia green e la fibra nei distretti e soprattutto nelle smart city - spiega - Il Gruppo Hgm è un'azienda con oltre 500 dipendenti, un fatturato in continua crescita e, soprattutto, con il proprio headquarter in Italia è basata sui principi degli imprenditori tradizionali”. “Il progetto Edd - Energy Digital District è stato studiato appositamente, quattro anni fa, dal nostro Gruppo per favorire la digitalizzazione e l'energia green dei distretti industriali - sottolinea Sangiovanni - poiché le piccole e medie imprese si trovano spesso in difficoltà sia sull'innovazione digitale sia sul costo delle bollette, che aumenta e non dà alle aziende la possibilità di fare saving sulle loro produzioni”. “Pensiamo che fra dieci anni passeremo da oltre il 40% di aziende dotate di fibra ottica all'80% e che porteremo 300mila imprese a non essere più dipendenti esclusivamente dalla bolletta energetica degli operatori, ma ad approfittare, anche grazie alle comunità energetiche, dei contributi che il governo sta mettendo a disposizione per poter dare loro la possibilità di poter essere indipendenti dai costi energetici, che diventeranno sempre di più, a livello globale, l'ago della bilancia sulle aziende di produzione”, conclude.