INFORMAZIONIVodafone Telecomunicazioni Ruolo: HR and Organization - Training Expert Area: Human Resource Management Elena Arienti |
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(Adnkronos) - Il Dipartimento di Giustizia renderà pubbliche "più di tre milioni di pagine, tra cui oltre 2.000 video e 180.000 immagini in totale" relative al caso Epstein. Lo ha annunciato in conferenza stampa il vice procuratore generale americano Todd Blanche, assicurando che il Dipartimento di Giustizia "non ha protetto il presidente Trump". "Non abbiamo protetto o non protetto nessuno, penso che ci sia una fame o una sete di informazioni che non credo potrà essere soddisfatta dalla revisione di questi documenti - ha ammesso in conferenza stampa - Non posso farci nulla". Per Blanche Trump ha espresso sempre "lo stesso messaggio coerente" riguardo al suo rapporto con Jeffrey Epstein. "Non c'è stato alcun cambiamento. La sua indicazione al Dipartimento di Giustizia era di essere trasparenti, di rendere pubblici i documenti, di essere il più trasparenti possibile, ed è esattamente quello che abbiamo fatto". Todd Blanche ha anche assicurato che non esiste nessuna "client list" segreta di personaggi noti coinvolti nel caso Epstein. "C'è questa convinzione diffusa che in qualche modo esista una serie d'informazioni nascoste sugli uomini di cui siamo a conoscenza, che stiamo insabbiando o che abbiamo deciso di non perseguire penalmente, ma non è così - ha chiarito - Se veniamo a conoscenza d'informazioni e prove che ci consentono di perseguire penalmente questi uomini, potete star certi che lo faremo". Il vice procuratore ha informato di aver applicato "ampie omissioni" ai file. "Le categorie di documenti non divulgati includono quelli che la legge consente di non divulgare, i fascicoli che contengono informazioni personali identificabili delle vittime, i fascicoli personali e medici e fascicoli simili - ha spiegato Blanche - La loro divulgazione costituirebbe una chiara e ingiustificata violazione della privacy personale". "Abbiamo oscurato tutte le donne raffigurate in qualsiasi immagine o video, a eccezione di Ghislaine Maxwell. Non abbiamo oscurato le immagini di nessun uomo, a meno che non fosse impossibile oscurare la donna senza oscurare anche l'uomo - ha chiarito - A tal fine, tuttavia, e per garantire la trasparenza, se un membro del Congresso desidera esaminare qualsiasi parte della produzione in forma non oscurata, è invitato a prendere accordi con il dipartimento per farlo". Blanche ci ha tenuto a ribadire l'impegno del Dipartimento di Giustizia per la tutela delle vittime. "Il procuratore generale, il direttore dell'Fbi e i nostri partner in tutta l'amministrazione lavorano duramente ogni giorno per proteggere i più vulnerabili tra noi con misure di protezione di questa portata - ha spiegato, ammettendo tuttavia che - gli errori sono inevitabili. Naturalmente, vogliamo correggere immediatamente eventuali errori di censura che il nostro team potrebbe aver commesso". Ha infine reso noto che il Dipartimento di Giustizia ha creato un indirizzo e-mail e una casella di posta elettronica per le vittime "per correggere le omissioni e qualsiasi dubbio, quando opportuno".
(Adnkronos) - Negli ultimi anni aprire una Partita Iva in Italia non è mai stato così strategico. Ed il 38%, quindi quasi 4 lavoratori su 10 scelgono di avviare la propria attività nei primi tre mesi dell’anno. Secondo l’analisi di Fidocommercialista (https://fidocommercialista.it/), servizio di consulenza fiscale specializzato in lavoratori autonomi e microimprese condotta su quasi 9mila clienti, sempre più freelance e aspiranti imprenditori stanno scegliendo di avviare la propria attività tra gennaio e marzo, all’inizio dell’anno. Una tendenza che non nasce dal caso, ma da un’attenta valutazione fiscale e finanziaria. Gennaio, febbraio e marzo rappresentano il momento ideale per iniziare con il piede giusto, sfruttando al massimo le agevolazioni fiscali e pianificando meglio i flussi di cassa. "Il momento in cui si apre una partita Iva può fare davvero la differenza -spiega Nicola Primieri, co-founder FidoCommercialista- anche poche settimane di anticipo o ritardo possono tradursi in migliaia di euro di imposte in più o in meno nei primi anni di attività". Il regime forfettario, oggi accessibile fino a 85.000 euro di ricavi annui, prevede un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni per chi risponde ai requisiti di 'start-up'. Un dettaglio spesso trascurato è che le agevolazioni quinquennali decorrono per periodi d’imposta, non in base ai mesi effettivi di attività. Aprire a novembre o dicembre significa quindi 'consumare' un anno intero di aliquota ridotta per poche settimane di lavoro. "Chi inizia a gennaio sfrutta il regime agevolato per intero, pianifica meglio i ricavi e ha più controllo sui flussi di cassa - continua Primieri di FidoCommercialista - aprire a fine anno, al contrario, può comportare contributi immediati e scadenze fiscali attive, senza che l’attività produca reddito sufficiente". La scelta del momento giusto si lega anche ai trend di mercato. Sempre più professionisti puntano al lavoro autonomo, spinti dalla trasformazione digitale e dalla possibilità di lavorare in settori in rapida crescita. Tra i più dinamici: sviluppo software e intelligenza artificiale; marketing digitale e creazione di contenuti; consulenza e formazione online ed e-commerce e servizi digitali. "Sono ambiti in cui l’investimento iniziale è contenuto, ma le possibilità di crescita sono elevate", aggiunge Primieri. "La Partita Iva diventa così lo strumento naturale per intercettare nuove opportunità, con flessibilità e autonomia", spiega ancora. Aprire una Partita Iva non è solo una formalità burocratica: dietro a una scelta apparentemente semplice si nascondono dettagli fiscali che possono fare la differenza tra un avvio vantaggioso e un’inutile perdita economica. Il team di FidoCommercialista segnala tre errori ricorrenti che molti contribuenti commettono senza accorgersene. Sottovalutare il valore temporale delle agevolazioni fiscali. Non basta guardare l’aliquota: il vero vantaggio del regime forfettario sta nel tempo. Le agevolazioni hanno una durata limitata e, se si apre la Partita Iva troppo tardi nell’anno, si rischia di “consumare” un periodo di tassazione ridotta per pochi mesi di attività. "Molti non si rendono conto che ogni anno conta, e che posticipare l’apertura significa ridurre drasticamente il beneficio fiscale complessivo", spiega Primieri di FidoCommercialista. Spesso si crede che aprire a dicembre sia un modo per bloccare il regime agevolato, ma nella maggior parte dei casi è una strategia poco efficiente. Chi inizia a fine anno deve comunque sostenere contributi previdenziali e scadenze fiscali, spesso senza avere ricavi concreti. "Aprire a fine anno ha senso solo se ci sono già contratti o flussi di entrate certi -avverte Primieri- altrimenti si rischia di pagare subito per guadagnare poco". Non coordinare regime fiscale e tempistica di apertura. Infine, uno degli errori più frequenti è considerare la scelta del regime fiscale separatamente dal momento di apertura. In realtà, le due decisioni sono strettamente collegate: un regime vantaggioso può diventare inefficiente se scelto nel periodo sbagliato dell’anno. "Separare queste scelte porta spesso a risultati subottimali", sottolinea il referente di FidoCommercialista. "Pianificare insieme regime e tempistica significa massimizzare le agevolazioni e ridurre rischi e sorprese". conclude.
(Adnkronos) - Su 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dal 2021 al 2024, in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola, l’80% è costituito da plastica tradizionale, nella forma di imballaggi e oggetti usa e getta. E' il risultato del nuovo studio di Legambiente 'Beach e Park Litter', frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Tra i rifiuti usa e getta più trovati ci sono soprattutto tappi, buste, bottiglie e bicchieri in plastica, ma non solo. Oltre alla plastica, sono stati trovati metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), vestiti e tessuti (1,1%), legno (0,5%), rifiuti da cibo (0,3%), rifiuti in materiali misti (0,2%) e, infine, quelli in bioplastiche compostabili e biodegradabili (0,2%), un materiale - spiega Legambiente - ancora non contemplato nei protocolli di monitoraggio ufficiali e che non fa parte della lista che viene utilizzata a livello europeo. “Con questo studio - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - vogliamo riportare l’attenzione sul tema dei rifiuti dispersi nell’ambiente a partire da quelli in plastica tradizionale ma non solo. Si tratta perlopiù di rifiuti monouso che sono tra le cause primarie di littering. Come emerge dal nostro studio, l’inquinamento da littering continua a restare un’emergenza costante in Italia e una minaccia per biodiversità, ambiente ed ecosistemi, nonostante il recepimento della direttiva europea Sup. È importante che l’Italia si impegni per la riduzione dei rifiuti in plastica applicando la direttiva Sup ma anche colmando allo stesso tempo il vulnus normativo creato dalla mancata definizione del concetto stesso di 'riutilizzabile' nella direttiva Sup e nel decreto legislativo 196/2021 di recepimento". Sul fronte bioplastiche, "la cui esenzione dalla direttiva quattro anni fu criticata e non compresa anche a livello europeo, vogliamo ricordare che rappresentano una valida soluzione che ha permesso al paese di ottimizzare la gestione dei rifiuti organici in maniera differenziata e non sono diventate un problema, come confermano i numeri dell’indagine. Conoscere la tipologia e i quantitativi delle bioplastiche, permette di affinare sistemi di raccolta e politiche di prevenzione anche su questi materiali con la sfida appena cominciata con la nascita del consorzio dedicato”.