(Adnkronos) - "Non mando truppe da nessuna parte. E se decido di mandarle, non lo dico...". Le parole di Donald Trump non sono sufficienti per allontanare l'ipotesi di una 'fase 2' della guerra in Iran. Un'invasione di terra di portata limitata e nettamente circoscritta, e in particolare un'operazione dei Marines per riaprire lo Stretto di Hormuz, è uno sviluppo da prendere in considerazione nel conflitto che si avvia a chiudere la terza settimana. Lo stallo nel Golfo Persico continua a produrre effetti dirompenti sul mercato del petrolio: Teheran blocca il traffico di greggio e le quotazioni del Brent volano abbondantemente oltre i 100 dollari a barile. "Pensavo che i prezzi sarebbero cresciuti di più. Quando lo Stretto sarà riaperto, caleranno rapidamente", dice Trump. Il quadro rimane estremamente complicato, con l'ulteriore escalation innescata dall'attacco di Israele contro il giacimento iraniano di gas naturale di South Pars. Per la Casa Bianca, l'azione di forza diventa un'opzione che può scalare le classifiche. Il Wall Street Journal è l'ultimo in ordine di tempo a ipotizzare che gli Usa potrebbero andare all'assalto di una serie di isole - compresa la fondamentale Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano - per acquisire basi operativa o almeno una leva negoziale con Teheran. Il Pentagono, come è noto, ha disposto l'invio nella regione della 31esima unità di spedizione dei Marines, forza di circa 2.200 uomini imbarcata sulla nave anfibia Uss Tripoli, attesa in Medio Oriente dal Giappone entro poco più di una settimana. L'unità, autosufficiente e specializzata in raid via mare e via aria, offre a Washington nuove potenziali soluzioni. Secondo fonti citate dal Wsj, gli Usa potrebbero decidere di colpire le infrastrutture energetiche di Kharg - con possibili ripercussioni anche sull'economia globale - oppure occupare l'isola per utilizzarla come strumento di pressione senza danneggiare i mercati. Le operazioni potrebbero avvenire con sbarchi anfibi direttamente dalla Uss Tripoli o tramite incursioni aeree con elicotteri e jet F-35B. Tra le ipotesi allo studio c'è anche la presa di isole all'ingresso dello stretto, come Qeshm - che ospita basi navali e sistemi missilistici in tunnel sotterranei - oppure Kish e Hormuz, utilizzate da Teheran per attività militari e logistiche. Il controllo di queste posizioni consentirebbe alle forze statunitensi di intercettare imbarcazioni veloci e contrastare attacchi contro le rotte commerciali. "Non utilizziamo lo Stretto di Hormuz, ma lo difendiamo per tutti gli altri. Farò quello che serve per tenere i prezzi sotto controllo", dice il presidente americano. "In realtà mi aspettavo numeri molto peggiori. Tutto questo passerà presto", aggiunge, disinnescando anche il caso provocato dall'attacco israeliano al giacimento iraniano di gas di South Pars. Teheran ha reagito prendendo di mira raffinerie e impianti GNL in Qatar, Arabia Saudita, Kuwait: una reazione a catena che lascia il segno sui mercati. "Ho detto a Netanyahu di non attaccare le infrastrutture energetiche e lui si è adeguato. Non ne abbiamo discusso nei dettagli - agiamo in modo autonomo - ma siamo molto in sintonia. C'è coordinamento. A volte prende iniziative, ma se non le condivido non si ripetono", aggiunge Trump ribadendo quanto espresso in un post sul social Truth: Israele ha agito autonomamente senza consultare la Casa Bianca, sebbene i media americani - sulla base di informazioni fornite da fonti israeliane - affermino che Israele ha agito dopo aver consultato Washington. A puntellare la versione trumpiana provvede Netanyahu. "Israele ha agito da solo contro il complesso gasiero di South Pars. In secondo luogo, il presidente Donald Trump ci ha chiesto di sospendere qualsiasi nuovo attacco e noi ci stiamo conformando", dice il premier israeliano, che in conferenza stampa fissa alcuni paletti. "Per prima cosa - dice smentendo le voci relative alla sua morte - sono vivo, siete testimoni". A Netanyahu preme smentire la ricostruzione secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati trascinati in guerra da Israele. "Qualcuno pensa davvero che si possa dire al presidente Trump cosa fare? Per favore... Trump prende sempre le sue decisioni in base a ciò che ritiene sia meglio per l'America" e per le "generazioni future", aggiunge. Giorno dopo giorno, si ha l'impressione che a tratti Trump e Netanyahu combattano due guerre diverse per obiettivi parzialmente differenti. "Israele sta aiutando, con mezzi propri, a riaprire lo Stretto di Hormuz contribuendo agli sforzi americani", dice il primo ministro evidenziando sintonia e unità di intenti. I due paesi puntano ad ottenere un regime change a Teheran: missione estremamente complessa, ai limiti dell'impossibile se si considera la capacità con cui l'Iran sopravvive all'eliminazione di figure apicali. Netanyahu non esclude il crollo, ma si prepara a convivere con lo status quo: "Ci sono molti segnali che il regime iraniano stia cedendo. Stiamo lavorando per creare le condizioni per il suo collasso. Potrebbe sopravvivere oppure no, ma se lo farà sarà nel suo momento di massima debolezza".
(Adnkronos) - Diagnosi e montaggio della carrozzeria, verniciatura e lattoneria: sono queste le tre discipline in cui si sono cimentati, raggiungendo il podio, Nicola Pasceri, Daniele Mango e Gianluca Giargiana nella Car clinic champions, la prima edizione del contest per premiare i migliori carrozzieri indetto da Car Clinic, network di carrozzerie leader in Italia. Dopo aver affrontato le selezioni nelle eliminatorie che si sono tenute tra gennaio e febbraio nei centri Car clinic di Torino, Pero (MI), Roma e Bologna ed essersi contesi il podio con gli altri finalisti nell’ultima gara tenutasi giovedì 12 marzo nel centro Car Clinic di Milano – Lambrate, Nicola Pasceri, Daniele Mango e Gianluca Giargiana hanno raggiunto l’ambito titolo di migliori carrozzieri Car Clinic d’Italia. Operando su più autovetture in un confronto serrato, ciascuno di loro si è aggiudicato il primo posto per una delle 3 specialità che nella carrozzeria rappresentano le principali attività. Nicola Pasceri, 40 anni da Roma ha raggiunto il primo posto per la fase di stacco, riattacco e diagnostica della carrozzeria, grazie alla capacità di riassemblare, ricalibrare e riconoscerne le diverse problematiche – anche invisibili come può succedere nelle collisioni a bassa velocità - individuando soluzioni per restituire l’auto in condizioni perfette e sicure. Gianluca Giargiana, 43 anni da Milano si è aggiudicato il primo gradino del podio per la fase di verniciatura, dimostrando una grande abilità nella riverniciatura della carrozzeria con accompagnamento in sfumatura dei pannelli adiacenti utilizzando tecniche standardizzate e strumenti tecnologici all’avanguardia. Daniele Mango, 50 anni da Roma si è posizionato al primo posto per la lattoneria, grazie alla sua abilità nel gestire una mansione tra le più antiche del settore con cui la carrozzeria danneggiata viene ripristinata attraverso tecniche di raddrizzatura e battitura, attraverso strumenti e attrezzature innovative disponibili in tutti i centri Car clinic. “Questa prima edizione della Car clinic champions certifica il valore strategico degli investimenti formativi che quotidianamente dedichiamo ai nostri Tecnici Carrozzieri e la loro passione per questa affascinante professione” commenta Simone Brown, hr & organization director di Car clinic “abbiamo potuto vedere da vicino la competenza e la precisione dei nostri collaboratori in un ambiente fortemente dinamico e con tutta la pressione di una competizione, ma il livello è stato altissimo, esattamente come ci aspettavamo. Faccio le mie congratulazioni a Nicola Pasceri, Daniele Mango e Gianluca Giargiana che hanno primeggiato in ogni specifica disciplina e hanno dimostrato una dedizione costante, affrontando l'intera gara — dalle qualifiche alla finale — con estrema professionalità. Esattamente come fanno ogni giorno con le vetture di tutti i nostri clienti”. ”Questa competizione è nata con molteplici obiettivi: da un lato valorizzare la professionalità e l’eccellenza dei nostri tecnici carrozzieri, promuovere la diffusione al pubblico degli elevati standard qualitativi a cui tendiamo quotidianamente, l’adozione costante delle migliori tecnologie sul mercato e in ultimo rafforzare il senso di appartenenza che ci lega come azienda”, commenta Fabrizio Panicco, founder & ceo di Car clinic “Le emozioni e la passione vissute durante questa sfida mi hanno reso orgoglioso del nostro team. Desidero congratularmi con i nuovi campioni Nicola Pasceri, Daniele Mango e Gianluca Giargiana esprimendo loro il mio più sincero apprezzamento per l’impegno e il talento dimostrati”.
(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.